L'Appunto di Aly Baba Faye

Archive for the ‘Curiosità’ Category

Dopo il Blog Off ora si riparte

Dopo una lunga sosta, diciamo un blog off, l’ultimo post era di maggio 2012, questo blog vuole ripartire. A prova che, nonostante gli stop-and-go, non mi sono arruolato nella schiera di “consumisti modaioli” i quali, in fretta e furia, hanno decretato la “fine della storia” per i blog. D‘altro canto, sono particolarmente affezionato a questo strumento con il quale ho un rapporto di lunga data. Il mio primo blog fu aperto nel 2004 con Tiscali si chiamava simpaticamente “La Caverna di Ali Babà” ma non fu un’esperienza esaltante. Anche perché, oltre a essere allora uno strumento poco conosciuto, l’uso che ne facevo era, a dir poco, minimalista e tecnicamente poco funzionale. Infatti, quel blog era un semplice contenitore per raccolta e archiviazione di miei articoli e pubblicazioni. Un archivio personale aperto ad un pubblico di dimensione piuttosto “clanica”. Perciò venne chiuso nel 2006 dopo mesi di inattività. Da allora lo strumento ha avuto una progressiva popolarità e di fatto aveva trovato il suo “posto al Sole” nella galassia dei media. Così nel 2008 aprì un altro blog, che è questo qui, forte dell’esperienza e della maggiore chiarezza su l’uso dello strumento. A ciò ha contribuito certamente l’esperienza acquisita anche durante la campagna di Obama, che mi ha visto protagonista sia come attivista online che come animatore sul campo assieme ai Democrats Abroad in Italia e in Europa. In fondo questo blog è stato ed è un “diario aperto”, un block-notes dove scrivere, in forma di “appunti” per le mie riflessioni, prese di posizione su fatti della mia contemporaneità. Stante il numero di accessi e di iscrizioni volontarie,forse varrebbe la pena di continuare questa avventura, anche per i lettori. Dunque si riparte! Questione di hobby!

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Written by Aly Baba Faye

11 novembre 2013 at 16:02

8 Marzo tutti i giorni!

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Lo so che dedicare un giorno all’anno per festeggiare la donna può prestare a equivoci. E ogni anno mi tocca ribadire il senso che la festa della donna assume per me. Il modo in cui mi coinvolge. Credo che le donne farebbero volontieri a meno delle mimose regalate un giorno all’anno. Troppo poco! Inoltre, sospetto che molte donne sentano più l’urgenza di essere  rispettate come persone. Non chiedono altro. Non hanno bisogno di gentile concessione. Le donne hanno bisogno di rispetto della loro dignità (ne ho parlato qui). E da questo punto di vista, c’è ancora l’urgenza di cambiare tante cose. C’è l’urgenza di debellare la cultura maschilista dominante. E non servirebbe neanche un elenco delle disparità o delle violenze di cui purtroppo le donne sono “vittime”. Tuttavià devo dire che credo nella forza dei simboli. Anche se non sono risolutivi, essi possono essere di qualche utilità: fosse solo per ricordare la condizione della donna nel mondo! Ed è in questa chiave che concepisco questa riccorrenza del 8 marzo senza cadere in un paternalismo che dall’alto del suo impeto maschilista pretende di “difendere” la donna. Umilmente partecipo, a modo mio, come sono solito fare. Ogni anno il mio modo di festeggiare la donna consiste nella scelta di una figura di donna ordinaria da celebrare come esempio di come le donne siano forti e capaci di interpretazioni positive della vita e dell’umanità. Mi è capitato di scegliere di volta in volta mia nonna materna, mia madre, mia moglie, un’amica ecc… D’altronde sono stato educato da donne essendo orfano di padre! Non cambio registro! E anche quest’anno scelgo di ricordare non solo mia nonna materna alla quale mi legava e mi lega ancora un sentimento di profonda gratitudine, ma vorrei volgere un pensiero ad un’altra mia nonna (quella paterna) che non ho conosciuto ma la cui vicenda personale è un tesoro che custodisco nel cuore. Mia nonna paterna fu rinnegata dalla sua famiglia cattolica perché aveva deciso di seguire il suo cuore. Per amore aveva accettato di sposare un musulmano (mio nonno paterno). Entrambi furono oggetto di ostracismo e dovettero lasciare l’Isola delle conchiglie da dove erano originarie. Questa sua scelta gli ha provocato tante sofferenze, ingiustizie di varia natura. Ma è stato il prezzo da pagare per l’affermazione della sua libertà, l’ha assunto fino in fondo. Questione di forza!

Written by Aly Baba Faye

8 marzo 2012 at 19:13

La Coca Cola e gli immigrati di Rosarno

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 Una volta c’era la Rosarno dei braccianti africani. Quella che era rimbalzata nei media nazionali per la rivolta degli africani vittime di tanti episodi di razzismo. Una rivolta che portò il governo italiano ad organizzare una “deportazione” degli africani. I riflettori puntarono poi sulle realtà lavorative e di vita dei braccianti africani. Storie di schiavismo e di razzismo. Ed è da lì che è partita verosimilmente anche l’inchiesta del giornale inglese The Independent sulle condizioni di lavoro dei braccianti agricoli nella Piana di Gioia Tauro. Un’inchiesta che denuncia condizioni terribili di sfruttamento del lavoro dei braccianti africani, considioni al limite dello schiavismo nella raccolta delle arance che servono a fare l’aranciata (Fanta). Secondo il giornale inglese La Coca Cola si avvantaggerebbe indirettamente dello sfruttamento dei braccianti africani a Rosarno che lavorano in condizioni disumane per 25 euro al giorno. Dopo la denuncia la Coca Cola ha deciso di rompere i contratti di fornitura con le aziende agricole che sfruttano gli immigrati africani mentre gli imprenditori a loro volta si giustificano denunciando una stretta dei prezzi (al limite della strozzatura) da parte del colosso di Atlanta! Fatto sta che c’è ora lo rottura del contratto di fornitura ma è chiaro che la Multinazionale delle bevande non lo abbia fatto per sensibilità ai diritti umani o dei lavoratori o per responsabilità sociale dell’impresa (CSR) quanto per tutelare la sua immagine cosmopolita. Questione di marketing!.

Guardate il video !

Written by Aly Baba Faye

27 febbraio 2012 at 21:42

Della prospettiva post-tecnocratica

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Monti sì e Monti no. Monti nel dopo-Monti. L’oltre-Monti dopo la parentesi Monti. La coalizione Pro-Monti anche senza Monti. Ne abbiamo sentiti di tutti i colori nel dibattito che si è aperto in questi giorni nel mondo politico. La discussione sulla governance tecnocratica è destinata ad accompagnarci da qui alla fine della legislatura e forse anche oltre. Sta di fatto che oggi c’è una bipolarizzazione sulla figura di Monti che ha sostituito quella su Berlusconi  tratto dominante del sentiero tortuoso della cosiddetta Seconda Repubblica. Una seconda repubblica che in realtà si rivela una strana transizione nella quale sembra si sia proceduto per tentativi. Dalla caduta del Muro di Berlino alla discesa in campo di Cavaliere passando per Mani pulite, l’Italia ha visto uno smottamemto continuo del sistema politico. In ogni caso la geografia politica che si sta delineando ha i contorni indefiniti e per alcuni versi incerti. La vicenda del governo Monti sta scombussolando la vita dei partiti e gli “squilibri stabili” del sistema politico italiano. Comunque è presto per tarare con precisione gli effetti di questa esperienza tecnocratica sulla futura riconfigurazione della vita politica. Quel che è certo è che la vicenda politica italiana non sarà più la stessa con il passaggio del governo Monti. Un passaggio che costringerà sempre di più le forze politiche a fare chiarezza rispetto ai loro progetti (leggi qui). Ciò vale soprattutto per i partiti della coalizione arclecchina che sostiene il Governo. C’è un problema di identificazione di queste forze politiche che si pone in termini di schizofrenia tra appropriazione e negazione. E’ facile profezia ritenere che il tema dell’identità si porrà per queste forze politiche. E si sa che sono i progetti che definiscono l’identità delle forze politiche e l’arco delle alleanze possibili. E allora chi pensava alla politica post-ideologica dovrà fare i conti con il fatto che anche le scelte tecnocratiche non sono neutrali ma poggiano anch’esse su una visione ideologica. E dunque si tratterà di individuare i connotati delle scelte e di valutare se combacciano con l’idea di società e la visione prospettiva su cui ciascuna forza politica vorrà far riferimento. E a tracciare le linee di confine sono le opzioni strategiche, l’agenda delle priorità e i blocchi sociali cui si vuol dare voce. Inoltre va detto che la politica non si esaurirà più solo nella dimensione dialettica tra partiti che competono per la conquista della maggioranza dei consensi. Nel contesto attuale diventerà sempre più imponente l’attivismo di altri attori determinati a contendere ai partiti il primato della politica intesa come gestione della cosa pubblica. Infatti, se c’è una lezione che si può trarre dalla caduta del Governo Berlusconi è la relativizzazione del consenso elettorale proprio in virtù della presenza di altri modi di legittimazione come le valutazioni delle agenzie di rating. Se non succederà nulla che restituisca dignità alla democrazia allora la ragion di mercato sarà sempre più dentro la ragion politica (come ho detto qui)  e i popoli saranno sempre più a sovranità limitata. Questione di potere!

Written by Aly Baba Faye

20 febbraio 2012 at 21:31

Il Greco Parametro e la Costante della Crisi!

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In questo post non voglio fare analisi economiche soffisticate sulla crisi finanziaria. Il mio intento è quello di attirare l’attenzione sul paradosso che accompagna il modo con cui si affronta la crisi economico-finanziaria. E nello specifico sul fatto che una crisi di sistema viene spacciata come crisi specifica di solo alcuni paesi. Insomma la crisi dell’euro viene nascosta nella crisi del debito di alcuni paesi dell’eurozona. E qui il riferimento è la Grecia e il rischio di default cui va incontro. Comunque se una stanza brucia in un palazzo non ha senso colpevolizzare gli occupanti di quella stanza ma occorre prima spegnere l’incendio per evitare che crolli tutto il palazzo. Una cosa di buonsenso che bisognerebbe rammentare ad Angela Merkel e al suo ministro del finanze, il quale “consiglia” ai greci di “vendere qualche isola per ripianare i propri debiti”. Una provocazione inaccettabile. Cominciamo a dire che dal salvataggio della Grecia dipende gran parte del futuro dell’Euro e dunque dell’Unione Europa. Per argomentare questa semplice evidenza voglio ricorrere ad un simbologismo che ben si addice al nostro caso: richiamare la costanza matematica π (il “pi greco”) molto usato in matematica e in fisica. Infatti, nella geometria piana, il greco parametro viene definito come il rapporto tra la circonferenza e il diametro di un cerchio, o come l’area di un cerchio di raggio 1 (vedi qui). Dunque userei questo simbologismo per ribadire che la crisi della Grecia è appunto “l’area di un cerchio di raggio 1” rispetto ad una crisi più ampia che avvolge l’eurozona e relativamente l’intero sistema monetario internazionale. Non essendo bravo in matematica mi limito a scommodare il π solo in rapporto alle tecniche di memorizzazione delle cifre che le compongono che è stato oggetti di vari studi. Infatti, ci sono diverse metodi o tecniche mnemoniche per ricordare le cifre di π. Ne riporto alcuni esempi che sono frasi dense di significati: “Tre imperfettibile è degno archetipo di quella serie che svela, volgendo circolare, mirabil relazione“. O ancora: ” Ave o Roma, o madre gagliarda di latine virtù, che tanto luminoso splendore prodiga spargesti con la tua saggezza“. Contando le lettere di ogni parola in ciascuna frase si individuano le prime 12, 14 e 19 cifre decimali di π. Un’altra forma mnemonica più avanzata è “Che n’ebbe d’utile Archimede, da ustori vetri, sua somma scoperta? Umanitade incerta, infantile, che ad ogni progenie vede negato il divin vero. Ma non combatte già la terrena fragilità.” Insomma queste frasi mi sembrano scritte per ricordarci che la crisi greca è parte di una crisi più ampia che ci riguarda tutti ed è saggio affrontarla perché conviene a tutti. Dunque alla Merkel qualcuno dovrebbe dire che siamo tutti greci e che con gli egoismi nazionali non si salva nessuno. Questione di interdipendenza!

Written by Aly Baba Faye

18 febbraio 2012 at 20:54

Sudafrica: Mandela effigiato nelle banconote


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La faccia di Nelson Mandela nelle banconote è l’ennesimo tributo ad un grande uomo, un leader legendario. Madiba se lo merita. L’annuncio, a sorpresa, è stato fatto ieri in una conferenza stampa dal presidente del Sudafrica, Jacob Zuma, e dal direttore della Banca centrale, Gill Marcus. Una scelta che cade in una data simbolo della fine dell’Apartheid. L”11 febbraio1990 fu liberato Madiba dopo 27 anni di carcere per la sua lotta contro l’Apartheid e 4 anni dopo alla stessa data furono organizzate le prime elezioni multurazziali che hanno portato Madiba a capo di un Sudafrica democratico e pacificato. Dunque è per celebrare l’uomo il Governo sudafricana ha fatto questa scelta di mettere l’effigia del padre della Nazione. Una scelta che assume un valore particolare proprio in questa fase delicata per la vita del Sudafrica dove sembra che il virus del razzismo sia ancora presente. Al di là delle questioni di politica interna credo che il mondo libero non può non aderire ad una scelta di onorare un uomo che ha onorato tutta l’umanità. Questione di umanesimo!

Written by Aly Baba Faye

12 febbraio 2012 at 15:52

Se il buongiorno si vede dal mattino…

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E’ presto per formulare un giudizio compiuto sul nuovo governo. Siamo all’inizio di un percorso e ancora deve essere completata la squadra con la nomina dei vice-ministri e sottosegretari. Ma la scelta di figure “tecniche”, un numero limitato di ministri e le competenze attribuite contengono certamente delle indicazioni politiche chiare e nette. Monti sa che, al di là delle tecnicalità, l’azione di governo presuppone delle scelte politiche. Le riforme, si sa, hanno sempre un connotato politico e non sono mai neutrali. Basta vedere le reazioni aggressive della Lega per capire come la sfida è anche politica. Monti ha pienamente consapevolezza che il suo, pur essendo apartitico, dovrà svolgere una funzione politica. E il suo governo non si sottraerà a questa esigenza anche se dovrà armarsi di prudenza e senso di equilibrio. Il poco tempo a disposizione non dovrà essere speso per una governance da galleggiamento. Forse si può azzardare che qualcosa di buono succederà. Negli ultimi giorni, sono stati in molti a rilevare il cambio di stile e la ritrovata credibilità dell’Italia dopo l’insediamento del nuovo governo. Monti si è presentato per primo al Parlamento Europeo e anche questo è un segnale. Poi è stato invitato nel vertice dei paesi leaders dell’UE e questo è un segno di fiducia nel nuovo corso. Nessuno deride più il premier italiano cos scontata fino a qualche mese fa. E poi ci sono ulteriormente fatti compiuti dai suoi ministri che sembrano confermare il fatto che il governo individuato dei “tecnici” intende fare delle scelte a forte valenza politica nel senso nobile del termine. Ecco dunque che le mosse di tre ministri raccontano di una prospettiva politica e di un approdo possibile. L’uscita del ministro del welfare Elsa Fornero sul tema delle pensioni e la disponibilità a dare una mano alle parti sociali per trovare una soluzione meno tramautica alla vicenda della Fiat di Termini Imerese è apprezzabile in termini di equilibrio. La prima visita ufficiale del nuovo titolare della Farnesina Giulio Terzi è stata verso la Turchia. Una scelta che la dice lunga sul desiderio di riposizionamento strategico e sul coraggio della verità (discusso qui) che il nuovo esecutivo vuole assumere per una presenza autorevole in Europa, nel Mediterraneo e nel mondo. Pace, sicurezza e cooperazione sono i principi che si annidano nella mossa di Terzi che senza dubbio ha l’ambizione di dare all’Italia un ruolo da Global Player. Infine c’è il gesto simbolicamente forte del ministro per la coopération internationale e per l’intégration Andrea Riccardi che è andato a fare visita alla tomba di Jerry Masslo, rifugiato politico ucciso il 24 agosto 1989. Dunque possiamo già intravedere una certa coralità nell’azione di governo che sa molto di svolta positiva. Con quest’ultimo gesto il fondatore della Comunità di San Egidio dimostra coerenza con il suo impegno prestigioso nel campo della pace e dei diritti umani. Dunque la logica di apertura e di accoglienza ma anche di uguaglianza nella dignità sono un pedigree di questo governo di “tecnici”. Perciò è legittimo pensare che il governo Monti si candidi a riposizionare l’Italia in Europa e nel mondo, a gestire le complessità della nostra contemporaneità ripristinando i valori fondamentali e la migliore tradizione di questo paese. Così se il buongiorno si vede dal mattino allora c’è da plaudire per incoraggiare il nuovo corso che si apre. Questione di good governance!

Written by Aly Baba Faye

25 novembre 2011 at 13:46