L'Appunto di Aly Baba Faye

Archive for ottobre 2009

Regione Lazio: Paola Concia per vincere

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250px-Anna_Paola_Concia_Uguali Proviamo ad immiginare che la candidatura di Renata Polverini venga confermata dal centrodestra. E’ una giovane donna capace e rispettata dai lavoratori e dagli imprenditori. E’ una figura che esce fuori dal recinto tradizionale della destra: una pragmatica che sta al merito. Ha traghettato la sua organizzazione nell’agone del sindacalismo che conta. Un fatto riconosciuto anche dalle altre confederazioni. La sua sarà una candidatura difficile da battere perché insidiosa. La Polverini, a prescindere dagli schieramenti, può pescare voti a 360 gradi. Abbonata al salotto televisivo di Floris, la sua è  una figura che piace e riscuote consenso anche  a sinistra. E’ donna ed è giovane, due “carte” imprescindibili per un auspicato rinnovamento della politica italiana, una politica  statuaria in un paese che soffre di “sindrome del colosseo“; ovvero una politica paternalistica che non scommette  né sul  dato di genere né su quello  di generazione. Dunque quella di Renata Polverini è una candidatura innovativa, forte  e di prestigio. Per questa ragione e considerando, anche il potenziale effetto negativo in termini elettorali dell’Affaire Marrazzo, è necessario che il centrosinistra individua una candidatura altrettanto forte che sia in grado di  competere per vincere. Per me il nome è uno solo: Anna Paola Concia. Paola è una battagliera, una persona onesta e trasparante. Già me la immagino dire ai laziali “non ho nulla da nascondere e vi dirò sempre la verità“. E per coincidenza Paola è coetanea della Polverini e sarebbe bello mettere a confronto i percorsi dell’una come traghettatrice del suo sindacato nell’alveo della democrazia sociale e dell’altra come esponente di spicco della battaglia per i diritti civili con la sua trasparenza e le scelte di libertà.  A mio avviso Paola Concia è la migliore narrazione che il centrosinistra può offrire all’elettorato laziale in questa fase. Con Paola Concia vincere si può basta crederci. e Poi se si dovesse perdere allora sarebbe comunque una bella pagina di politica, di quella politica capace di assolvere ad una funzione pedagogica. Questione di coraggio!

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Written by Aly Baba Faye

31 ottobre 2009 at 09:41

Mamma li turchi!

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La visita del Premier turco Erdogan in Iran e i propositi attribuitogli sul programma nucleare e sulla politica d’Israele sono un segnale che merita una riflessione. La Turchia dopo anni di umiliazione come paese che mendica un biglietto d’ingresso nell’Unione Europea, sembra sia decisa ad affermare la propria dignità di popolo con una grande storia e di  far sentire la propria voce nel concerto delle nazioni. E’ questa, in sostanza, il significato profondo del tentativo di riannodare i fili di una politica estera che guarda al mondo musulmano. Il Governo di Ankara  cerca  di  riposizioniarsi sulla scena globale con un protagonismo nuovo. Dunque l’affermazione del diritto dell’Iran al  nucleare e l’annuncio di una serrata nei suoi rapporti con Israele sono la cifra di un nuovo corso della diplomazia di Ankara. Sembra che Erdogan abbia dichiarato che “le relazioni bilaterali con Israele subiranno ripercussioni se lo stato ebraico non mettesse fine alla “tragedia umanitaria” nella striscia di Gaza e non riannodasse il dialogo con i palestinesi. E poi ha aggiunto che “quanti parlano di disarmo nel mondo devono essere” i primi a iniziare.  Dunque, il diritto dell’Iran ad avere il nucleare , se non è una rivendicazione anche per se di tale diritto, rimette in discussione ogni credibilità del trattato di non proliferazione e della stessa NATO di cui la Turchia è un alleato. Insomma nel nuovo attivismo di Ankara ci sono tutti gli ingredienti che derivano dalla mancanza di lungimiranza dell’Europa. Di fatto l’UE ha ceduto alla turchofobia mascherata da “purismi” e/o false armonie culturali, da “ansie identitarie” e islamofobie. Un atteggiamento che ha determinata un ripiegamento della Turchia verso se stesso e verso il mondo musulmano. Eppure Obama, durante la sua visita in Turchia, aveva caldeggiata molto l’ingresso della Turchia nell’UE non tanto per “gentile concessione” ma come un’ opzione strategica per i nuovi assetti della global governance. Peccato che l’appello di Obama sia caduto nel vuoto. E l’ottusità politica e la paura hanno avuto la meglio sulla capacità di guardare al futuro e persino di pensare alla convenienza. Una Turchia in Europa sarebbe una garanzia di maggiore sicurezza e un OPA sul dialogo con l’islam come archtrave di un mondo di pace. Peccato che, in nome di radici giudaico-cristiane, l”Europa abbia rinunciato a muoversi sul sentiero dell’universalismo come Big Player sulla nuova scena globale.  Questione di ottusità!

Written by Aly Baba Faye

27 ottobre 2009 at 12:45

L’Uomo Nero di Franceschini!

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20080516 La scelta di Franceschini di nominare Touadi come suo vice in caso di vittoria alle primarire del PD fa discutere. Molti sono coloro che mi hanno chiamato per chiedere la mia opinione. E finalmente questa volta non devo plaudire a Gianfranco Fini il nuovo palladino della convivenza tra diversi. Tuttavia, la questione che sembra destare l’attenzione di molti è la motivazione con cui Franceschini ha giustificato la scelta: “l’ho scelto perché nero“. Alcuni sollevano un dubbio sulla pertinenza dell’idea di un “voto razziale”. Premetto che sarebbe un grave torto nei confronti di Touadi limitare questa scelta come una mano tesa a “calimero”. Touadi è un’intellettuale di grande spessore e uno politico abile che sa destreggiarsi bene ed è uno che si è sempre sotratto al folklorismo esotico. Chi conosce la sua storia  sa che ha sempre puntato sulla qualità del suo operato. Lo ha dimostrato sia nella sua attività di giornalista che come insegnante. Da tre anni è in politica dimostrando di non temere confronti con nessuno perché sa di non avere niente in meno rispetto a coloro che hanno occupato posti di direzione politica. Anzi! Touadi fa parte della cerchia ristretta di parlamentari più colti in questa legislatura. Per quanto riguarda il riferimento alla sua identità etnica da parte di Franceschini, credo sia riconducibile ad una sorta di “discriminazione positiva” e alla volontà di decostruire una visione di inferiorizzazione razziale presente nella società e nella politica italiana. Solo per questa ragione rappresenterebbe una scelta di rottura o come dice lo stesso Touadi: una “lucida follia”. Infatti, finora l’essere “nero” è uno svantaggio, un disvalore sociale in una società dominata dal WASP. Perciò non posso non cogliere la scelta di Franceschini come un atto corraggioso anche se non mi sfugge la mossa elettoralistica che mira a captare qualche voto di opinione. Mi auguro solo che sia il preludio ad una apertura delle porte del potere politico alle persone di etnie diverse in maniera tale che la rappresentanza politico-istituzionale assomigli sempre di più alla società reale. Anche se so che non basta un caso singolo, ma ci credo molto alla forza dei simboli e dell’esempio positivo. Poi fatemelo dire finora l’uomo nero era visto come un mostro che faceva paura ai bambini. Almeno nella narrazione politico-elettorale di Dario Franceschini l’uomo nero è diventato bravo, buono e illuminato. Questione di rappresentazione!

Written by Aly Baba Faye

23 ottobre 2009 at 09:19

L’ora dell’Islam

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250px-Bishop_Angelo_Bagnasco_(2005) Decisamente il Presidente della Camera Gianfranco Fini non smette di stupire. Non è consuetudine vedere uomini politici rischiare il “consenso” fino a diventare impopolari nel proprio elettorato. Fini ormai è di quelli. L’ultima uscita sull’ora di religione anche per i musulmani fa discutere. E la sua parte politica è costretta a correggere o a fare chiarimenti. Non è nel programma della coalizione dicono. Le priorità del paese sono altre. Ma lui sembra interpretare il suo ruolo istituzionale come dover di garantire l’interesse generale. Non posso che plaudire. In ogni caso la sua uscita è giustissima da un punto di vista delle pari opportunità. E se l’ora di religione ci deve essere allora ogni comunità religiosa ne dovrebbe avere diritto. La libertà religiosa e di culto è un diritto. L’islam è la seconda religione d’Italia e i musulmani non sono figli di un Dio minore. Detto questo io personalmente sono perché la scuola pubblica resti laica e lasci alle scuole confessionali l’insegnamento religioso.

Al Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI,  che mette le mani avanti dicendo che “non è nella nostra cultura” è incomprensibile. Ma il cristianesimo non aveva una vocazione universale oppure è circoscrivibile solo all’interno di una cultura nazionale o locale? Poi se l’ora di religione islamica ci deve essere come possa rappresentare una minaccia per la tradizione. Ma dov’è scritto che i cristiani o cattolici saranno obbligati a seguire l’ora di Islam! Ma allora di cosa stiamo parlando? Di purezza o di cultura non contaminata? Di negazione del diritto di culto? E poi che c’entra la cultura, la tradizione e le radici dei popoli con il cristianesimo? Io credo che Gesù sia troppo grande e il suo messaggio è universale e non può essere proprietà di una cultura o ancorato a delle radici! Questione di proporzione!

Written by Aly Baba Faye

18 ottobre 2009 at 20:37

E ora anche il Premio Nobel

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F62795B5AAE54EE8D7C61B6C83F1E5Waw! Pare sia stata la reazione alla notizia dalle parti di Washington. Neanche un anno dall’approdo alla Casa Bianca Barack Obama vince anche il Premio Nobel. Decisamente questa è vera “baraka“. Una buona stella. Chi mi conosce sa che tifavo per Gino Strada e per Emergency. Tuttavia la scelta di dare il Nobel per la Pace al presidente Barack Obama mi piace perché ha un chiaro significato di investimento politico. Le motivazioni sono chiare e hanno a che fare con l’annuncio di un nuovo corso della Pax Americana  rispetto alla politica dello scontro di civiltà. Dunque non è un premio “a consuntivo” cioè un riconoscimento di risultati già raggiunti bensì una “premiazione preventiva” ovvero un incentivo a tradurre in atti concreti gli annunci fatti. Come lui stesso dice “è un invito ad agire”. Ed ecco il punto: può un Premio Nobel per la Pace fare la Guerra? Si direbbe di No. E perché mai quella dell’Afghanistan non è considerata una guerra? Certo non l’ha scatenata lui ma a quanto ci è dato sapere non ha intenzione di ritirarsi nonostante l’impossibilità di vincere lì. E perché mai si deve ignorare il rischio di apertura di un nuovo fronte con l’Iran che vedrebbe proprio Obama come possibile attore di una guerra? Spero che il comitato abbia valutato bene anche questi aspetti. Personalmente il mio augurio è che questo Premio Nobel sia davvero un invito a evitare quanto meno una nuova guerra contro l’Iran. L’apertura di un nuovo fronte bellico contro  la potenza politica del Medioriente vanificherebbe tutti i buoni propositi presenti nei suoi discorsi da presidente Globale, a partire da quel del Cairo. Per ora non ci resta che dire Aleykoum Salaam Barack. Questione di speranza!

Written by Aly Baba Faye

9 ottobre 2009 at 17:15

Nude o coperte, dov’è la libertà?

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Se non fosse drammaticamente un dibattito politico, si potrebbe tranquillamente pensare che si tratti di una farsa. Invece il tema nazionale che sta tenendo banco in questi giorni è la nuova “emergenza burqa”. Sembra che il destino del paese sia legato al voyeurismo politico reclamato dalla Lega. Ci dicono che  sia urgente  spogliare le donne “coperte” le quali offendono la “tradizione” del bel paese. Ormai la politica ci ha abituato a questi slanci di surrealismo  tragicomico (vedi qui). La verità però è un’altra ed è che la proposta della Lega inaugura la solita campagna elettorale. Quella basata sull’individuazione del nemico che viene da fuori. Il tentativo è quello di delimitare il perimetro del confronto elettorale  su imbecilità demagogiche su cui i leghisti sanno di essere più competitivi nonostante lo sforzo volontaristico di qualche improbabile competitors alla ricerca di consenso.  Come dire c’est la politique! Detto questo, rispetto alla discussione io personalmente dico che non sono affatto un tifoso del burqa. Anche se temo che si dice Burqa pensando ad ogni indumenti come l’hijab e il chador che non sono incompatibili con il dovere di farsi identificare. In ogni caso quello del Burqa rinvia a un tema che ha sempre suscitato passioni sopratutto per i maschi: il corpo delle donne.  Dispiace costatare che la “donna-corpo”  è spesso oggetto di mercificazione. Su questo Freud non ha tutti i torti. Comunque la si mette, la questione di fondo resta quella del controllo “sociale” del corpo delle donne. Che le si costringe in maniera velata a spogliarsi o che le si obbliga apertamente a mettersi il velo non cambia niente il fine è lo stesso: disporre del corpo della donna. Che le si vuole corpo-esposto o corpo-nascosto è una questione di prospettiva. Resta sempre il tema del dominio sociale sulle donne e la negazione della loro autonomia e libertà.  La rappresentazione della donna-oggetto ormai è una questione transculturale che nasconde una vera violenza . E’ questo il punto che nessuno vuol affrontare ponendo al centro del dibattito la donna, la sua soggettività e la dignità della donne. In fondo che siano coperte o in copertine, le donne sono quasi sempre chiamate a non “disporre liberamente del loro corpo” e questo è inacettabile. Questione di dominio.

Written by Aly Baba Faye

8 ottobre 2009 at 19:02

7 Ottobre 1989: La Prima contro il razzismo

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Foto-masslo Correva l’anno 1989. Il 24 Agosto a Villa Literno fu assassinato Jerry Essan Masslo (nella foto), un rifugiato sudafricano fuggito dal regime dell’Apartheid. La coscienza civile del paese fu scossa e nel giro di poche settimane fu convocata a Roma la prima Manifestazione nazionale contro il razzismo il 7 Ottobre. Quel giorno 150.000 persone accorsero a Roma per dire no al razzismo. Per me fu un battesimo personale perché in quell’occasione fui tra gli oratori sul palco di piazza del popolo. Da quel dì sono passati 20 anni e sembra che la società italiana abbia metabolizzato il razzismo che è diventato una banale normalità in un contesto di anestesia della coscienza collettiva. Ora anche nella diaspora della sinistra, pochi sono le voci che si levano contro il razzismo. E rincresce costatare che che siamo nel bel mezzo di un processo di “razzializzazione” della società. Questione di scontro di Civiltà

Written by Aly Baba Faye

7 ottobre 2009 at 18:53