L'Appunto di Aly Baba Faye

Archive for maggio 2011

Buon compleanno Africa!

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Oggi è la ricorrenza della nascita dell’Organizzazione per l’Unità Africana (OUA) ora ribattezzata Unione Africana. Era il 25 Maggio 1963 ad Adis Abeba i giovani Stati nascenti si ritrovarono per affermare l’unità dei popoli. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti. La storia dell’Africa delle nazioni non è ancora gloriosa. Finora non è stata all’altezza delle sfide della contemporaneità. Fame e malnutizione, povertà e miseria, guerra e genocidi, dittature e colpi di stati ma anche saccheggi delle risorse e aggressioni ecologiche, sono i dati salienti del bilancio delle indipendenze. Una diagnostica onesta non può non essere spietata. L’Africa delle indipendenze non ha mantenuto le promesse. C’è una crisi di civiltà che si manifesta in una crisi di identità. E le responsabilità sono sia esogene che endogene. Non mi chiedete di fare le proporzioni perché sarebbe una provocazione perniciosa. Certo, la Tratta dei negri che ha durato 3 secoli e ha visto la deportazione di oltre 100 milioni di africani schiavizzati verso le Americhe. Una ferita che non si è ancora cicatrizzata. La più grande tragedia della storia dell’umanità (rimossa!) ha privato l’Africa della sua forza motrice. Poi la colonizzazione ha depredato le risorse del continente e sconvolto gli equilibri tradizionali basati sull’economia di sussistenza. E tutto questo ha comportato un processo di ulteriore alienazione della Civiltà africana già sconfitta con la disfatta dell’Egitto antico. Sarebbe utile insegnare la Storia anche degli sconfitti. Perché le risorse della memoria non sono residui del passato ma semi per il futuro. Un giorno forse lo capiremo. Nel frattempo l’ignoranza della vicenda africana non aiuta. Per questo si continua a deridere l’Africa. E gli africani vengono guardati dall’alto in basso. Spesso con sufficienza. A volte con disprezzo. I popoli dell’Africa sono considerati come una sottospecie umana. Vengono trattati come gente senza dignità. Una volta erano considerati senza anima. Ora c’è chi trama sotto per una ricolonizzazione dell’Africa. Pare che ci sia persino chi, secondo logiche maltusiane, dispiega processi di disseminazioni dei popoli con la fomentazione di guerre, genocidi e persino diffusioni di malattie e nuove peste. Infatti, in alcuni salotti dell’Europa si parla senza pudore di incapacità degli africani di farcela da soli. C’è persino chi sogna di rimetterci le catene della schiavitù. Perché vogliono accaparsi delle enormi ricchezze del continente. Ecco perché vogliono che restiamo divisi.  E anche qualche fratello e sorella ci mette del suo. I nostri governanti fanno a gara per assecondare ogni sorta di avidità e meschinerie. Ma per fortuna c’è un’altra Africa. Un’Africa che sogna, un’Africa che lotta e non si arrende. Ci sono sparsi nelle comunità locali delle cellule di resistenza e di innovazioni. Ma la forza delle multinazionali e dei potentati locali, ma anche qualche lobby di falsi sviluppatori ci si mette di traverso. Ci sono anche coloro che sognano e lavorano per l’unità dei popoli. Coloro che sperano che un giorno l’Africa si metterà in piede perché dei suoi figli valorosi hanno rifiutato di abbassare lo sguardo. Costa quel che costa hanno deciso di tenere dritta la schiena. In loro vive la memoria di africani nobili come Lumumba, Krumah, Nasser, Cabral, Sankara, Cheikh Anta Diop e altri. In cuor loro batte la generosità di Mandela, Senghor, Houphouet Boigny e altri figli ancora. Il Panafricanismo, e l’idea di rinascita di una Civiltà Africana nuova è la benzina che alimenterà la speranza di libertà, giutizia e prosperità. E così un’Africa libera potrà dare un contributo prezioso per l’edificazione di una Civiltà dell’Universale come risultante da un processo osmotico di un dialogo rispettoso tra le diverse componenti della famiglia umana. Per arrivare a questa prospettiva ci sono oltre l’unità e la soggettività anche la realizzazione delle 3 R del processo di normalizzazione delle relazioni tra Africa e Occidente: Riconoscimento, Risarcimento e Riconciliazione. Solo così il contributo dell’Africa, in questo periodo di globalismo, potrà servire per la costruzione di un Umanesimo integrale. Buon compleanno Africa!

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Ballottaggi a Milano: la variabile islamica!

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Dunque il botto registrato nel primo turno delle elezioni a Milano ha stordito il centrodestra, e inferto un duro colpo al Sultano di Arcore ma anche a Umberto il Padano. La performance di Giuliano Pisapia è stato un colpaccio. Milano vacilla. La sua amministrazione per i prossimi anni potrebbe essere affidata al centrosinistra dopo tanto tempo. Una prospettiva allettante per molti, un incubo per altri. La perdita di Milano non può non avere effetti sulla politica nazionale. Anzi potrebbe travolgere la stessa stabilità del governo Berlusconi. Lo sa il Sultano e lo sa anche il capo Padano. Tuttavia, si dice che Letizia Moratti abbia sbagliato campagna elettorale. Ma Lei dice che anche il Sultano di Arcore abbia sbagliato avendo voluto trasformare il voto in un Referendum su di sè. In ogni caso non c’è da attardarsi sui commenti del dopo-voto e sulle interpretazioni di una sconfitta che tale rimane e che potrebbe diventare anche una disfatta. Dunque da qui al ballottaggio, c’è da capire come Pdl e Lega intendono rimediare. Dai primi segnali di avvio della campagna per i ballottaggio sembra che il centrodestra voglia far leva sulla paura. Un ingrediente ever green nella saga della propaganda di destra. E così tra gli argomenti su cui far leva c’è lo spauracchio dell’Islam. E già! Pare che Magdi Allam il Cristiano si sia candidato per diventare assessore all’integrazione in una eventuale giunta Moratti. Si sa Egli è uno specialista dell’anti-islamismo militante. In ogni caso quel che è ipotizzabile è che la variabile islamica potrebbe entrare in gioco e diventare centrale e persino decisiva nella battaglia elettorale. Non sarei sorpreso se prima del voto la stampa ci consegnasse la notizia di un attentato sventato in estremis. Naturalmente i responsabili saranno membri di qualche cellula dormiente legata non soltanto ad Al Qaeda ma alla Moschea di viale Jenner. Tra l’altro sono circa 10 anni che Magdi il Cristiano descrive quella moschea come un covo di terroristi ma finora le sue insinuazioni non hanno avuto riscontro. Comunque una campagna su questo argomento sarebbe il segno della disperazione per il centrodestra. Ma potrebbe produrre risultati secondo alcuni “spin imams“. Un argomento in grado di offrire un arsenale propagandista molto assortito. E giù di lì con i discorsi di gruppi che vogliono vendicare la morte di Bin Laden. E giù di lì con rischi di proliferazioni di moschee a Milano. E giù di lì con le minacce delle radici cristiane di Milano. Tutti discorsi funzionali a mobilitare il popolo del “jihadismo” padano. Insomma, una campagna fatta su questo terreno potrebbe segnare forse l’esito finale. Spero che il centrosinistra sia attrezzato per  controbattere con un argomentario altrettanto efficace il discorso dell’odio e della paura. Confido nello staff di Pisapia e i partiti che lo sostengano. Questione di comunicazione!

Caro ministro, mi chiamo Aly

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Signor Tremonti,

mi chiamo Aly Baba, sono di origine senegalese e cittadino italiano da quasi trent’anni. Vorrei che mi spiegasse perché mai uno che si chiama Ali non può fare il sindaco a Bologna o in un’altra città. Le faccio questa richiesta dopo averla sentito comiziare così: «Quando mi hanno detto che le primarie del Pd le aveva vinte uno che si chiama Virginio Merola, pensavo di essere a Napoli. Invece ero a Bologna. Troppe persone vengono da fuori e un prossimo sindaco potrebbe chiamarsi Ali. Anzi Ali Babà. Così i babà li dà a Merola». Capisco che siamo in campagna elettorale e capisco pure che lei stia giocando una partita politica tutta personale volta a mettere un’opa sul dopo-Berlusconi. Certo le deve essere venuta tanta acquolina in bocca dopo che Silvio aveva avanzato il suo nome come eventuale suo successore. E poi la successiva reazione di Umberto il Padano che ha notificato a Silvio un “sempre che la Lega glielo presti” rivendicando così una sorta di diritto di proprietà su di Lei. In ogni caso Le auguro che quella di Silvio non sia un’investitura precoce e che quella di Umberto non La porti sulla cattiva strada. Ma ora che Lei se ne esce con questa dichiarazione, che potrebbe figurare tra i più alti standard comunicativi del registro leghista, cioè anti-meridionalista e xenofobo, avrei qualche motivo per sentirmi offeso e con me anche i cittadini napoletani. Tuttavia, avendoci riflettuto, ho deciso di prendermela a ridere, non tanto perché sia una battuta divertente ma semplicemente perché la sua esternazione potrebbe essere la spia di un disegno politico che annuncia l’imminenza del dopo-Berlusconi. Dunque una buona prospettiva per lei e per molti italiani che non ne possono più di vivere in questo sultanato. Allora “apriti Sesamo”! Insomma, voglio dire che la sua svolta popolar-leghista è la spia di un possibile disegno politico. Un disegno forse già deciso tra Lei e i suoi amici della Lega per cui se le elezioni amministrative dovessero andare male in diverse città del Nord, soprattutto Milano allora ci sarà l’accelerazione della sua scalata verso palazzo Chigi. Infatti, l’unica via per realizzare questo suo sogno è di rafforzare il suo sodalizio con Umberto il Padano. Resta però l’incognita su cosa farete fare a Silvio considerando che non è affatto scontato che Egli approdi al Quirinale come aspirerebbe. In ogni caso, Le consiglierei un po’ di mitezza, perché l’Italia ha bisogno di uomini e donne che sanno guardare le persone negli occhi. E comunque se Lei sopravviverà a Berlusconi è molto probabile che vedrà un’Italia nuova dove il nome, la provenienza o il colore della pelle non saranno barriere per potere assumere il ruolo di sindaco di una città italiana. Con rispetto, La saluto.

Aly Baba Faye.

Lettera già pubblicata qui: http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/126540/caro_ministro_mi_chiamo_aly