L'Appunto di Aly Baba Faye

Archive for novembre 2010

Bossi e Fini: i gemelli diversi!

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Bossi e Fini.  Umberto il Padano e Gianfranco il Nazionalista. Sono i gemelli diversi della politica italiana. Seconda Repubblica. Sono due tra i maggiori protagonisti della cosiddetta seconda Repubblica. Le loro vicende politiche sono speculari e i loro percorsi si intrecciano in un destino di competizione umana e politica. La cifra del loro rapporto è come lo ying e lo yang dove però situazioni mutevoli assegnano ruoli diversi di volta in volta all’uno piuttosto che all’altro. Insomma, due personaggi legati da un rapporto dialettico in cui si alternano sentimenti e interessi diversi. Amore e odio, conflitto e collaborazione sono un continum del loro sodalizio nell’agorà. I loro rapporti sono la metafora di convergenze paralleli o di divergenze compattibili.  Gianfranco il patriota coltiva “religiosamente” il suo nazionalismo patriottico  mentre Umberto il Padano coltiva il suo nazionalismo padano con puntigliosa velleità secessionista. Il primo venera il Tricolore mentre il secondo lo denigra un giorno sì e l’altro pure. E spesso è accaduto che sono loro a dover decidere le sorti di un loro comune alleato/nemico politico: il Sultano di Arcore.  Nel ’94 fu Bossi che staccò la spina al primo governo Berlusconi (vedi qui) prendendo su di sè anche l’ira di Gianfranco il quale giurò: “mai più con Bossi neanche per un café.”  Ma poi si son ritrovati a braccetto e in nome della difesa nazionale hanno concepito assieme la Bossi-Fini, la legge sull’immigrazione attualmente in vigore. Chissà quanti café sono stati digeriti per preparare quella legge. Ma si sa la politica è una cosa così. Poi la cronaca politica degli ultimi anni racconta della conversione di Fini, il quale rinnegò la Bossi-Fini che  forse gli sembra pieno di mostruosità quasi fosse un compendio di “parole di troppo” e dunque scritto da stronzi. Ma il pentimento di Fini sembra sincero e le sue prese di posizioni sull’immigrazione spiazzano la sinistra e fanno incavollare il Patriarca Padano. Oggi i due si sono ritrovati nel sentiero del destino, con sempre una crisi di governo all’ordine del giorno e sempre con il famoso Sultano di Arcore.  Questa volta però le parti sono invertite, Bossi vuol salvare B mentre Fini cerca di affondarlo. L’incontro  pare abbia prodotta  solo una fumata nera (come riportato qui). Gianfranco il Patriota è determinato. A lui è toccato  l’onore di sfiduciare l’ex amico-alleato, quando dalla Convention di Perugia – dove si è riunita la sua ennesima nuova creatura FLI- ha chiesto a Silvio di rassegnare le proprie dimissioni. Ora, non so cosa succederà nei prossimi giorni e come proseguirà la trattativa tra i due ma quel che è certo è  l’irreversibilità della crisi. Ma quale che sarà la soluzione non potrà fare a meno dei gemelli diversi. Questione di prot-agonismo!

Obama: Cambierà il vento?

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Il 4 novembre 2008 si registrava un fatto storico. Il popolo americano aveva sorpreso positivamente  il mondo portando Barack Hussein Obama alla Casa Bianca. Il ragazzo gracile con il nome strano ce l’aveva fatto e  aveva suscitato tanta speranza nel mondo.  Speranza e cambiamento erano le parole della  rivoluzione obamiana.  Le parole d’ordine di “Hope and change” gli hanno valso anche il premio Nobel per la Pace 2009. Sembrava che la storia dovesse prendere un nuovo corso. Sembrava che  era finalmente arrivato il tempo di un mondo nuovo pacificato dove la Promessa Americana diventava la cifra di una nuova civiltà umana globalizzata. Da Chicago a Nairobi passando per Giakarta e ovunque nel mondo la speranza brillava di luce diversa (come ho detto qui). Insomma Hope was shining” come si direbbe da quelle parti! Ma due anni dopo, sembra che le speranze si siano già dissipate e che la “normalità” di sempre abbia sovvrastata la rivoluzione.  Almeno sembra questa la causa che spiega la sconfitta dei “democrats” nelle elezioni di “mid-term”. Una sconfitta che non può non essere ritenuta come giudizio sull’amministrazione Obama. Lo stesso presidente americano ha detto che si assume la responsabilità della scconfitta. I suoi si giustificano dicendo che il suo operato non è stato comunicato bene. Tant’è! Resta il fatto che molti americani che avevano votato per Obama ,con tanto entusiasmo due anni fa, ora sono delusi. Al di là di coloro che si aspettavano virtù messianiche, di certo tra i delusi ci sono molti tra pacifisti e ambientalisti che si sentono traditi per le promesse mancate. E molti americani della “middle class” non hanno visto alcun miglioramento nelle loro condizioni di vita. Dunque, in attesa del “change” si può immaginare che per i molti il sogno sia svanito.  Questione di aspettative!

Written by Aly Baba Faye

4 novembre 2010 at 20:32

L’Ora di Susanna!

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Dunque come era già deciso da tempo. E’ avvenuto il cambio al vertice della CGIL. Susanna Camusso subentra a Guglielmo Epifani. Ed è la prima volta che una donna viene chiamata a guidare la più grande confederazione sindacale  italiana. Davvero una bella notizia. Conosco Susanna dal 1991, è una persona preparata, equilibrata ma determinata, è una grande contrattualista. Sono certo che saprà traghettare la Cgil verso il sindacalismo del XXI° secolo. Auguri a Susanna!

Written by Aly Baba Faye

3 novembre 2010 at 21:06

Governo: Fini(toh)

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 Chissà se sia giunto il momento di staccare la spina oppure si opterà per l’accanimento terapeutico? La crisi è palese. Silvio sembra stia per uscire di scena. Gli smarcamenti degli alleati si evidenziano. Persino, quelli di lungo corso come Biondi hanno iniziato a contrapporre al bunga bunga una nuova waka waka. Appunto una marcia che potrebbe determinare un processo centrifugo dalla maggioranza. Vedremo chi parteciperà alle danze propiziatorie. Chissà un Pisanu? E perché no un Tremonti? Oppure quei liberali perbene che hanno creduto alla rivoluzione berlusconiana. Vedremo! Per ora la questione è chiara: scenario da fin de règne e resta solo da sapere quando, come e chi staccare la spina. Fini o Bossi?  FLI o la Lega? Chi fa cosa? Staccare la spina comporta oneri ed onori. Perciò l’attendismo ci sta. E’ necessario per ciascuno valutare le proprie mosse, come in una partita a scacchi. Nel momento in cui scrivo, è presumibile che le cose andranno nel modo seguente: Fini opterà per il ritiro dei ministri FLI dal Governo così  da sancire, seppur in modo indiretto, una mozione di sfiducia al Premier. In tal caso la mossa di Fini lascerebbe ancora il cerino acceso nelle mani di Silvio e della Lega. Se il Governo continuerà il suo galleggiamento allora la lenta logorià sarà tutto a beneficio degli finiani che si saranno smarcato da Silvio senza venire meno alla lealtà nei confronti degli elettori. Così facendo toglie l’argomento del mancato rispetto del mandato degli elettori che gli potrebbero far pesare. Ma Gianfranco è  molto abile e se riesce a portare a termine il suo disegno, per lui e  per i suoi, sarebbe una vittoria morale e un buon biglietto da vista per il suo progetto di nuova destra republicana . E la Lega? Quel che è certo è che non può permettersi il lusso di logorarsi assieme al Governo. Umberto il Padano sa di poter contare su una certa redditività elettorale. Ma sa altresì di poter lucrare in caso di gallegiamento del governo, soprattutto se ne è il principale sostegno. Umberto il Padano potrebbe anche strizzare l’occhio alle altre forze di opposizioni su l’ipotesi di un governo delle riforme oppure essere protagonista nel seno della “coalizione dei responsabili”. Comunque sia per la Lega, l’unica ragione per lasciare il governo a galla, sarebbe quello di realizzare la grande Riforma federalista che possa contemplare una forte autonomia impositiva (federalismo fiscale). Ci sarebbe altresì sul tavolo della devolution, oltre al Senato Federale anche questioni delicate come la polizia federale. Se la Lega pensa di poter ottenere risultati allora il gioco potrebbe valere la candela. E sarebbe un successo politico che la Lega potrà rivendere in campagna elettorale. Ma se Bossi non è certo di ottenere risultati allora anche la Lega potrebbe scegliere o una rottura dolce ovvero farsi promotrice di un passaggio di timone tra Silvio e l’amico Giulio mettendo sul piatto della bilancia il sostegno a B. per il Quirinale. Ma sappiamo che Silvio non resterà con le mani in mano e giocherà la sua partita del governo fino in fondo. Anche a lui non conviene andare alle urne e per l’ascesa al Quirinale ha bisogno di tempo. Perciò, è molto probabile che opti per una governance da galleggiamento anche per temporeggiare. Ma se messo all’angolo dalla Lega dopo che Fini ha ritirato i suoi ministri, Silvio ricattabile potrebbe essere costretto ad accettare la soluzione Tremonti. Una soluzione che potrebbe interessare anche l’opposizione se diventasse un governo di scopo: riforme istituzionali (federalismo e legge elettorale) e pacchetto  anticrisi. Una sorta di governo di salute pubblica per rimettere il paese in carreggiata. Invece se B.  rifiuterà di cedere lo farà con l’intento di legare il suo destino a quello dell’intera classe politica secondo il vecchio motto Après moi le déluge. Stante così le cose e in attesa del Pàpa nero è meglio Giulvio Tremosconi! Questione di salvezza!