L'Appunto di Aly Baba Faye

Archive for maggio 2009

Rapporto Istat: un flash!

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Nel 2008 il tasso di disoccupazione degli stranieri è pari all’8,5%, in crescita del 2% rispetto al 2007. E’ quanto si legge nel Rapporto annuale dell’Istat. La crisi non colpisce solo gli italiani: l’anno scorso sono 162mila gli stranieri in cerca di lavoro, ovvero 26mila in più rispetto all’anno precedente. Nell’ultimo trimestre 2008, in particolare, la quota dei disoccupati stranieri ha superato il 10% dell’area dei senza lavoro. I più penalizzati sono gli uomini tra i 40 e i 49 anni: “L’andamento dell’ultimo anno – si legge nel testo – segnala un forte calo delle donne disoccupate con responsabilità familiari, soprattutto di quelle con figli, arrivate a incidere non più del 70% a fronte del 78% di tre anni prima. Al contrario, gli effetti della crisi sembrano aver investito i loro coniugi/conviventi uomini, la cui incidenza è invece aumentata in maniera significativa”. Nel 2008 7 stranieri su 10 dichiarano di aver perso il posto, soprattutto nell’industria e nelle costruzioni; per il 67% di questi si tratta di disoccupazione di breve durata.

Che dire? Che la disoccupazione non è un reato punibile con l’espulsione. Perciò serve una moratoria della Bossi-Fini quanto meno sul contratto di soggiorno.  Serve una moratoria sui licenziamenti per tutti. Questione di rispetto!

Written by Aly Baba Faye

26 maggio 2009 at 20:48

Raid Razzista a Roma

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DSCN0203Il raid razzista contro i bengalesi a Villa Gordiani a Roma è una ennesima vigliaccheria. Ma la cosa che più mi ripugna è il silenzio, l’asuefazione che accompagnano questi atti sempre più circoscritti come semplici fatti di cronaca. Non è esagerata affermare che il razzismo è stato sdoganato nel paese della “brava gente”. Il passaporto che ha traghettato il razzismo nel cuore della società italiana è la deriva sicuritaria che ha diffuso paura e odio nei confronti degli immigrati. Di fronte a questo rigurgito razzista rincresce rilevare che non vi è alcun argine politico o morale. Anzi è palese l’anestesia della coscienza civile in questo paese. Le reazioni contro questi epifenomeni sono sempre circoscrittti. Silenzio e assuefazione sono gli ingredienti in questa situazione di regressione culturale. Una cosa che personalmente mi dispiace è il fatto che non c’è più un movimento antirazzista degno di questo nome. Chi denuncia questi fatti viene individuato come quello che compromette la sicurezza dei cittadini. Forse è da qui che bisogna ripartire se si vuole uscire da questo pantano. La politica e le forze democratiche non possono cavarsela solo con comunicati stampa  di rito mentre quotidianamente praticano l’esclusione degli immigrati dalla rappresentanza come modo per dare dignità politica ai temi della convivenza civile e democratica. Finché non ci sarà consapevolezza che non si tratta di una gentile concessione ma di un investimento strategico per il consolidamento della democrazia allora prevarrà la logica del simbolismo inconcludente. Quel che serve è una politica seria e lungimirante capace di costruire nella società gli anticorpi di una malattia che se non verrà curata ci travolgerà tutti. Questione di responsabilità!

Written by Aly Baba Faye

24 maggio 2009 at 19:31

Nota sulla Meritocrazia

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DSCN0211Oggi un amico su facebook mi ha fatto obiezione sull’uso della parola meritocrazia dicendo in sostanza che sia  secondo lui un affidarsi al “potere di arbitrio padronale”, un ritorno agli anni ’50. L’amico fa anche riferimento ad un articolo di Bruno Trentin contro la meritocrazia. Ecco cosa ho risposto: Ormai il termine “meritocrazia” viene usato nel dibattito pubblico come criterio di valutazione sulla base del merito e parametro per la selezione nei percorsi di mobilità e accessibilità professionale. In questo senso è un sistema di garanzia proprio contro l’arbitrio e la discrezionalità. In questa accezione la meritocrazia si distingue dal favoritismo senza per questo confondersi con l’egualitarismo.  Un esempio semplice per evocare la meritocrazia è l’organizzazione di concorsi pubblici. Naturalmente al netto della trasparenza nell’organizzazione e la gestione di un concorso non deve essere falsata.  E la meritocrazia serve proprio  per evitare questo rischio stabilendo dei criteri oggettivi  per una contendibilità effettiva e trasparente.  Certo sappiamo che anche nei concorsi non sempre c’è la trasparenza! In un paese dove è difficile fare il notaio se non si è figlio/a di notaio, un sistema meritocratico suppone la tutela del principio del diritto contro la tirannia del privilegio” Che dire di più? Non bisogna dimenticare che in via di principio i diritti sono esigibili mentre  i privilegi  no.  Questione di regole!

Written by Aly Baba Faye

23 maggio 2009 at 23:43

Greenomics: E’ ora!

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DSCN0209 Si sa che la “Greenomics” è per il presidente Obama la via di un New Deal. Una riconversione ecologica dell’economia è qualcosa di più di una opzione. E’ un scelta obbligata se si vuole lasciare un pianeta vivibile alle prossime generazioni. Si sa che si tratta di una sfida globale che non si vince in un solo paese fosse il più grande paese del mondo. In questo senso la prossima conferenza sul clima che si terrà a Copenhagen è un appuntamento importante che potrebbe sancire una svolta rispetto a quella di Kyoto. Su questo versante, oltre alla svolta dell’amministrazione americana, sembra che anche il governo di Pekino si stia convincendo di lasciarsi dietro la sua tradizionale rigidità per cominciare a studiare soluzioni in grado di ridurre le sue emissioni inquinanti. Un cambio di passo che riscontra l’entusiasmo del ministro britannico per il “climate change” Ed Milibrand che ne ha riferito sul Guardian, dicendosi convinto che sulla “svolta ecologica” del governo cinese abbia pesato la nuova linea dell’amministrazione Obama. Credo di poter aggiungere anche le prospettive di sviluppo della “Green Economy” e delle opportunità che offre. Dunque la nuova diplomazia preventica basata  sulla concertazione multilaterale dell’amministrazione Obama comincia a produrre qualche risultato. Infatti, oggi sembra si stanno creando le condizioni di base per raggiungere un accordo vincolante ed efficace sulle questioni ambientali. C’è un nuovo clima positivo in cui i diversi governi si sentono più responsabilizzate nel partecipare all’elaborazione di soluzioni comuni condivise. Forse è presto per parlare di “New Global Order” ma quel che è certo è che la leadership basata sull’esempio produce più risultati che non la volontà di coercizione. Ecologia della mente? Questione di intelligenza!

Obama: Israele niente scherzi!

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72A4240B071FA733E7E6050164927 Secondo il quotidiano israeliano Haaretz il presidente Barack Obama, tramite un suo alto funzionario, ha fatto recapitare un messaggio al premier israeliano Benjamin Netanyahu, prima del loro incontro di lunedi prossimo. Ci si chiede cosa ci sia di così urgente da non poter aspettare 4 giorni? La risposta riguarda  il sospetto di un eventuale attacco a sorpresa dell’Iran da parte di Israele. Sospetto che in queste ore prende sempre più quota così da indurre il Presidente americano a mandare un messaggio urgente. Infatti, nel messaggio in sostanza è scritto: niente scherzi, non sorprendermi con un attacco all’Iran. Insomma una diffida tempestiva per impedire un atto che senza dubbio comprometterebbe il nuovo corso della diplomazia americana. Proprio ora che la mano tesa sta producendo un clima distensivo tra Washington e Teheran come dimostra la liberazione della giornalista Roxana Saberi. E poi aprire un nuovo fronte ora sarebbe devastante nel momento in cui in Pakistan è si è aperto un fronte delicatissimo. Dunque “niente scherzi” per davvero. Questione di precauzione!

Written by Aly Baba Faye

14 maggio 2009 at 12:23

Pakistan: The Glocal War!

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carpe diem (ANSA) – GINEVRA, 12 MAG – Oltre mezzo milione di sfollati in soli dieci giorni nel Pakistan nord-occidentale: questo e’ il dato dell’Unhcr. L’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati sottolinea che dallo scorso 2 maggio un totale di 501.496 persone sono fuggite dalle zone degli scontri tra ribelli talebani e forze governative nella valle di Swat. I nuovi sfollati, registrati dalle autorita’ con l’aiuto dell’Alto Commissario, si sommano al mezzo milione gia’ registrato dallo scorso agosto.

Che dire? questa è una guerra ritenuta “strategica”! In gioco c’è la possibilità che l’arma atomica finisca nelle mani dei talebani (leggi qui). Si sa che l’insediamento di un regime talebano in Pakistan cambierebbe tutti gli equilibri della politica globale.  E perciò non è un mistero che sul terreno dei combattimenti ci siano un sacco di mercenari stranieri arruolati per dare man forte al governo di Islamabad.  Non sfugge agli occhi attenti neppure il fatto che i bombardamenti USA in Afghanistan  delle scorse settimane siano strettamente collegati con quel che si sta consumando ora in Pakistan. In ogni caso il Pakistan non può finire come l’Afghanistan. Lo sa Barack Obama che ha ricevuto i rapresentanti ufficiali dei due paesi. Lo sa la Russia che attende di ricevere il Presidente americano. Infatti, il Pakistan è ora diventato la nuova location della guerra globale o se si vuole di una  Glocal War.  Prescindendo da come andrà a finire, si può dire, già da adesso  che gli equilibri geopolitici sono cambiati e probabilmente si è chiusa definitivamente l’era Yalta. Questione di stagione!

Written by Aly Baba Faye

12 maggio 2009 at 22:15

Obama: cento giorni dopo

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ansa_15607094_393001I primi cento giorni alla Casa Bianca, il presidente Obama lo ha festeggiato ieri recandosi ad Arnold, nel Missouri. Un festeggiamento per modo di dire.  Si sa che i 100 giorni sono l’occasione per una prima valutazione sulla direzione di marcia di una nuova amministrazione. Obama ha fatto ieri un discorso sobrio e onesto, dicendosi contento dei progressi fatti dal suo governo, ma non completamente soddisfatto. Soprattutto se si considerano le condizioni incerte in cui versa l’economia del paese. Infatti i dati del primo trimestre parlano di un calo del PIL del 6,1%. Dunque “contento dei progressi” ma “non soddisfatto“. Perché c’è ancora tanto lavoro da fare! Una verità rimane comunque, a suo parere, innegabile. “Abbiamo iniziato il lavoro volto a ricostruire l’America“, e il suo governo ha fatto passi per “rafforzare la classe media“; e qui il riferimento è stato in particolare ai tagli alle tasse avviati con il suo piano di incentivi. Poi sta sotto gli occhi di tutti i passi compiuti in politica estera con il nuovo corso della “Pax America “basata sulla diplomazia della mano tesa. Vedi l’apertura a Cuba, la volontà di riaprire un dialogo onesto con l’Iran ma anche il ritorno al multilateralismo rieccheggiato nel G20 e poi i segnali lanciati alla Turchia. E poi la chiusura di Guantanamo come vero simbolo della svolta. Insomma, la direzione di marcia sembra quella promessa anche se resta il nodo della crisi e delle sue repercussioni. Ecco c’è ancora tanto lavoro da fare e Obama lo sa. Ma dopo 100 giorni alla Casa Bianca la speranza non è scemata come dimostra l’entusiasmo della folla che lo ha ascoltato. Dunque la luna di miele tra Obama e i suoi sostenitori continua. Questione di Feeling!