L'Appunto di Aly Baba Faye

Archive for giugno 2009

Cinafrica: la voglia di deserto!

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cina La Cina colonizzerà o no l’Africa? Se con il termine colonizzazione intendiamo il sistema di saccheggio che le potenze europee hanno sperimentato in Africa per secoli allora la risposta al quesito iniziale sarebbe negativa. Ciònondimeno la Cina sfrutterà l’Africa sia come mercato che giacimento materie prime. Ma lo farà senza imporre la propria lingua, il proprio sistema di valori ma solo e esclusivamente in termini di business. Allora perché l’onda crescente di allarmismo sulla presenza cinese in Africa?  Sarà solo un grido al lupo al lupo da parte dell’Europa che teme per se stesso e i propri interessi? Può anche darsi! Anzi certamente c’è anche di questo come dimostra la propaganda anticinese. Ma sarà assai superficiale fermarsi su questa querelle o guerra economica tra un gigante in ascesa e una potenza in rischio di declino. La presenza cinese in Africa va considerata per quel che è, appunto il disegno di conquista economica di un mercato importante per il futuro dell’economia globale. Da questo punto di vista un buon studio di intelligence economica suggerisce che il tema vero della penetrazione cinese in Africa stia nell’obbiettivo (non ancora dichiarato) di comprare il deserto del Sahara e quello di kalahari. La Cina sarebbe interessatissima a competere nel mercato energetico del futuro, acquisendo e  trasformando i deserti africani in grandi distretti energetici (specie per i rinnovabili solare e eolico) dove localizzare poi nuove piattaforme industriali della Green Economy. I deserti sono un giacimento inestimabile di risorsa energetiche (vedi qui) e all’occorrenza i deserti possano servire  anche da colonie di popolamento. E gli africani? Certamente saranno consenzienti! Ma non so dire quanto il loro sia effettivamente  un consenso informato. D’Altronde la “svendita” dell’Africa è già in corso come dimostrano l’offerta gratuita di terreni a potenze economiche e imprese  straniere solo sulla base di vaghe promesse di investimento. Un fenomeno che sta già alimentando un vero e proprio saccheggio di terre. La Cina per ora non sembra direttamente implicata perché punta come si è detto sui due pezzi pregiati: appunto il Sahara e il Kalahari. Questione di miraggio!

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Un uomo e la sua storia!

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E_MichaelJackson Quella di Michael Jackson è un emblema di una umanità problematica. Una vita di pieni e vuoti, di luci e ombre, di successi e sofferenze. E’ la fragilità dell’essere di un uomo avvolto da una profonda incertezza ontologica. La parabola della sua vita è quella di un “enfant prodige” che a soli 5 anni sobbalza nel mondo del Showbiz assieme ai cinque fratelli: i Jackson Five. Ma Michael era diverso dagli altri fratelli. Il suo talento artistico era fuori norma come d’altronde la sua personalità. Nel 1971 inizia la carriera da solista ed è forse anche l’inizio di una profonda solitudine. Ma per l’artista il talento si traduce in canzoni subliminali e concerti che hanno regalato emozioni a milioni di giovani in tutto il mondo. Ma successi e soldi non gli sono bastati come scudo contro la sofferenza. Le presenze sui palcoscenici e l’essere una macchina da sogni per milioni di fans non gli sono bastati per combattere una solitudine interiore. Michael era diverso. Diverso di una diversità che lo rendeva irraggiungibile. Diverso di una diversità che gli creava disagio. Disagio che lo ha portato a cercare ostinatamente un sè diverso di quello che era. Una ricerca sfrenata che lo ha portato a rincorrere con la chirurgia plastica un altro sè. Davvero Michael Jackson era diversa.  Non è mai stato come gli altri. La  sua vita  è stata un’avventura dove il dramma umano era scritto come un romanzo surreale. Ecco il paradosso tragico di una vita che nessuno deve giudicare e che tutti debbano guardare con rispetto. Perché, oltre il parossimo di una vita piena degna di un personaggio mitico, in fondo Michael è stato solo l’espressione parossistica della fragilità dell’essenza umana.  Ora, finalmente si spera che possa riposare in pace. Ciao Michael!

Written by Aly Baba Faye

26 giugno 2009 at 08:20

FAO: un miliardo di affamati!

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Ansa (Roma). Per la prima volta nella storia umana, oltre un miliardo di persone in tutto il mondo risultano sottonutrite. Lo rende noto la Fao, che ha rivisto al rialzo le stime per il 2009 sul numero di persone che soffrono la fame, indicando la cifra di 1,02 miliardi. Tale cifra supera di oltre 100 milioni il livello dell’anno scorso e rappresenta circa un sesto della popolazione mondiale. Questo aumento della fame a livello mondiale – spiega la Fao – non è la conseguenza di raccolti insoddisfacenti, ma della crisi economica mondiale che ha ridotto i redditi e aumentato la disoccupazione. E anche nelle nazioni sviluppate la denutrizione è divenuta un problema crescente, riguardando 15 milioni di persone. La fame nel mondo – sottolinea l’agenzia delle Nazioni Unite – ha mostrato un trend di lenta ma continua crescita nell’ultimo decennio. Quest’anno il numero di persone vittime della fame è previsto crescere globalmente dell’11%, secondo le stime della Fao basate su analisi del Dipartimento per l’Agricoltura degli Stati Uniti. Quasi l’intera popolazione sotto-nutrita vive nei Paesi in via di sviluppo ma una fetta di 15 milioni riguarda i Paesi sviluppati. In Asia e nel Pacifico circa 642 milioni di persone soffrono di denutrizione cronica; nell’Africa Sub-Sahariana 265 milioni; in America Latina e nei Caraibi 53 milioni; nel Vicino Oriente e nel Nord Africa 42 milioni.La situazione di crisi economica di alcuni Paesi in via di sviluppo – nota la Fao – è anche aggravata dal fatto che i trasferimenti monetari (le rimesse) degli emigrati nei loro Paesi d’origine sono diminuiti sostanzialmente nel corso di quest’anno, causando una notevole riduzione delle riserve estere e dei redditi familiari. La diminuzione delle rimesse, insieme al previsto declino degli aiuti ufficiali allo sviluppo, ridurrà ulteriormente la capacità dei Paesi di avere accesso al capitale necessario a sostenere la produzione e a creare reti di sicurezza e schemi di protezione sociale per i poveri. Mentre i prezzi alimentari sui mercati internazionali sono diminuiti nel corso degli ultimi mesi, i prezzi interni nei Paesi in via di sviluppo sono scesi assai più lentamente e sono rimasti più alti in media del 24% alla fine del 2008 rispetto al 2006. La Fao nota infine che i prezzi dei generi alimentari di base, sebbene siano diminuiti, restano ancora più alti del 24% rispetto al 2006, e del 33% rispetto al 2005
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Written by Aly Baba Faye

23 giugno 2009 at 08:24

Obama: il Barack d’Egitto

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Si è scritto molto sul discorso di Obama al Cairo (lo trovi qui). Certamente un bellissimo discorso di un personaggio che ci propone una leadership morale prima ancora che politica. Durante la sua campagna elettorale aveva spesso ripetuto che “andremo a riparare il mondo! E per ora bisogna ammettere che i segnali che la sua Amministrazione sta dando sembrano confermare la volontà espressa dinnanzi agli suoi elettori. In ogni caso la sintesi del discorso, che è il succo dell’Obama pensiero, si riassume nella sua locuzione latina preferita: E pluribus Unum!

Detto questo e scusandomi per il brusco atterraggio nel bel paese  vorrei rilevare alcuni fatti simbolici. Mentre Obama stava facendo il suo bellissimo discorso al Cairo, un vero manifesto per un nuovo umanesimo, il Premier italiano lamentava che a Milano ci fossero troppi africani. Nelle stesse ore da qualche parte nel Nordest  si immagina Magdi Cristiano Allam,  egiziano  naturalizzato italiano e convertito al cristianesimo,  fare la sua campagna elettorale come capolista dell’UDC argomentando con passione la difesa dell’identità cristiana dell’Europa. Che dire? Forse nel paese del premier Berlusconi, non c’è spazio per un Obama e il meglio che ci si può attendere è un Magdi d’Italia. Questione di visione!

Written by Aly Baba Faye

7 giugno 2009 at 11:47