L'Appunto di Aly Baba Faye

Archive for settembre 2010

Il Fascio e la Kippà

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Il linguaggio è espressione del pensiero. E lo si sapeva. Le parole possono essere armi che possono far male. E anche questo lo si sapeva. Che spesso c’è un uso disinvolto della parola. Pure questo lo si sapeva.  Allora  non dobbiamo sottovalutare il linguaggio e il rischio che Vittorio Foa intravedeva in quel che ha chiamato l’irreverenza della parola (vedi qui). Perciò, mi sembra che siano state sottovalutate le parole del senatore Giuseppe Ciarrapico al riguarda della Kippà come simbolo del traditore. Siamo all’evocazione della classica tesi del Giuda traditore che è la giustificazione dell’odio contro gli ebrei e che ha nutrito le nefandezze del nazismo come manifestazione estrema dell’antisemitismo. Certo se la politica premia e promuove gente come Bossi, Calderoli, Ciarrapico e altri “banalizzatori” del male o “predicatori dell’odio” dobbiamo sapere dove andremo a finire. Mi aspettavo una reazione di indignazione di fronte alle farneticazioni del fascio sulla Kippà. Ma finora non è accaduta. Questione di assuefazione!

Written by Aly Baba Faye

30 settembre 2010 at 21:09

Montezemolo: Non entro in politica!

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(Ansa) – Parigi, 30 SET – ‘Basta con questa storia che entro in politica, l’unico partito che sostengo e’ FF, Forza Ferrari’, afferma Montezemolo. ‘Il dibattito pubblico non puo’ essere riservato a una casta politica. In qualunque Paese del mondo – aggiunge Montezemolo a Parigi per il salone dell’automobile – si puo’ intervenire e criticare. Se uno critica un motore non significa che voglia diventare pilota. Se qualcuno ha il mal di pancia ci sono medicine per curarsi’.

Sarà coerente con quanto dice? Staremo a vedere. Poiché siamo abituati a personaggi che dicono una cosa e ne fanno  un’altra, si spera che almeno Montezemolo sia diverso da quei ciarlatani. Certo di fronte alla mancanza di una classe dirigente seria, se le migliori risorse si tengono lontana dalla politica allora non migliorerà la politica in questo paese. Servirebbero nuove fugure che si mettano al servizio del paese. Questione di credibilità!

Written by Aly Baba Faye

30 settembre 2010 at 20:09

Calearo si dimetta!

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Il caso Calearo grida vendetta. L’ex-presidente degli industriali veneti, da sempre considerato un “falco” nel mondo degli imprenditori, uno che si può tranquillamente definire un “padrone” nel senso letterale del termine. Uno che i lavoratori sono più o meno degli schiavi che non devono rompere i coglioni, che i sindacati sono un vecchio arnese che è d’intralcio per gli interessi delle imprese. Ecco, quel Calearo è stato corteggiato da un partito (si fa per dire) in vena di post-ideologismo e portato in Parlamento a rappresentare il popolo. Ecco oggi quel Calearo si candida a ministro dell’industria del governo dello schieramento avverso alla parte politica che lo ha eletto. Ma perché mai stupirsi, in fondo il trasformismo è sempre esistito nella politica italiana. Oggi si contano circa un centinaio di casi di parlamentari che hanno “trasfugato”. Dunque una politica come arena del cinismo e dell’opportunismo. Una politica che negli ultimi anni ci ha regalato ribaltoni, transumanze politiche e oggi persino compravendita di deputati. Invece no! Il caso Calearo è grave e  dice due cose sulla situazione politica italiana. La prima è che il  progetto partito per il quale il falco del nordest si è candidato non è mai decollato. E questo lo dice anche Massimo Cacciari -un altro intellettuale del Nordest che ha abbandonato il PD. Insomma, il partito liquido si è liquefatto. E il post-ideologismo rileva più da una dimensione del desiderio che non un dato di realtà come dimostra lo stesso Calearo. Il “compromesso storico” si trasforma in una convivenza tra separati in casa ogni volta che si cerca una linea politica chiara. in nome della libertà di coscienza. Il compromesso tra capitale e lavoro secondo cui gli imprenditori sono dei lavoratori  rileva invece dell’ottimismo della volontà. E qui il pensiero va a uno dei padri fondatori (Rutelli) che pure lui ha dovuto  prendere atto che la sua creatura non lo assomiglia per niente e lo ha abbandonato al suo destino di “magma” senza anima né cuore. Ma al netto di tutte queste scorie, la vicenda Calearo è l’emblema di un meccanismo di selezione della classe politica basato su improvvisazioni e clientelismo. Ora che la crisi incalza, 1 giovane su 4 è disoccupato, molte le famiglie hanno difficoltà a sbarcare il lunario, il precariato crea sfacello sociale c’è quel signore eletto con i voti anche di elettori onesti e che dice che non gliene importa nulla di sedere il Parlamento e che non si sente vincolato dalle preferenze datogli come capolista del PD nel nordest. Che arroganza! Io credo che il PD lo debba incalzare a rassegnare le proprie dimissioni. E chi l’ha candidato chieda scusa agli elettori della circoscrizione Veneto 1 che hanno vota la lista di cui Calearo era capolista. Questione di serietà!

Written by Aly Baba Faye

28 settembre 2010 at 19:33

Tra Ed e Grillo: la politica della gente!

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Dunque nel mio taccuino, la giornata politica di ieri è stata segnata da due fatti politici: l’elezione di Ed Miliband a capo del partito laburista inglese e il raduno dei grillini a Cesena. Due fatti che, pur nella loro differenza, assumono il segno di una “rottura” politica. Infatti l’elezione di Miliband è la manifestazione da parte della base laburista di una volontà di ritrovare un’identità di sinistra dopo lo smarrimento nel cammino sulla terza via. Una deriva che di fatto ha portato verso un terzismo rispetto agli interessi in campo. Ed è quel che Ed ha denunciato dicendo che il labour era diventato più un partito per banchieri che non per i lavoratori.  Una critica che, a quanto pare è largamente condivisa dalla base del partito. Dunque una connessione sentimentale con il sentire della base che ha premiato il giovane Miliband. Infatti, dall’impostazione della sua campagna si evidenzia una volontà di ridisegnare un New Left. Ed si dichiara socialista e critica la torsione ideologica che ha accompagnato la traduzione del Giddens pensiero e che ha portato i laburisti a perdere la loro identità e non per colpa del teorico della terza via. Quel che ha in mente il nuovo leader non ha nulla a che vedere con la paura dei compromessi finché ciò non comporti la svendita dell’anima. Va detto che, nel discostarsi dagli errori di Blair e Brown, Ed non rinega le cose buone che sono state fatte. Insomma, mentre la sinistra inglese decideva del proprio futuro, dalle nostre parti, ci si appassionava della proprietà del flat di Montecarlo. E l’unico fatto politico rilevante riguardava, a mio parere, il raduno dei grillini. Proprio quel movimento, bollato come populista e peggiore espressione di antipolitica, ci ha regalato un piccolo esempio di come la politica può essere intesa diversamente dai giochetti tra potentati. Infatti, il grillismo, con tutto i suoi limiti, è un approccio diverso alla politica che mira a scardinare la partitocrazia. Dunque antipartitismo e non antipolitica. So di toccare un tema scivoloso e non mi sfugge il ruolo dei partiti come meccanismi di rappresentanza democratica. Tuttavia ritengo sbagliato e persino temerario continuare a parlare di primato della politica esclusivamente in termini di primato dei partiti. Oggi, la partecipazione alla Polis assume anche forme diverse e fuori dal recinto della politica partitica. Non solo politicismo ma politica in senso lato. Oggi la crisi della politica vede come primo imputato il sistema dei partiti. Partiti che sono divenuti dei gruppi d’interessi paragonabili alle corporazioni. Perciò si registra un’effervescenza di movimenti politici che fanno fortuna sulla denuncia dei partiti e del complesso politico-affaristico. Oggi c’è da riformare la politica ridandogli dignità. In questo senso non sottovalutare né demonizzare fenomeni come  il grillismo che intercettano una domanda di politica nuova.  Servono progetti  e nuove facce che gli danno credibilità. Questione di innovazione!

I Fratelli Miliband

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Ed Miliband è il nuovo leader dei laburisti inglesi. L’ex ministro dell’Energia del governo Blair è stato eletto a Manchester dagli iscritti e rappresentanti del partito, battendo il fratello maggiore David (ex ministro degli Esteri) per una manciata di voti 50,65% contro il 49,35% . Infatti dopo 4 turni e l’eleiminazione degli altri contendenti, la battaglia  era diventata un duello tra i due fratelli Miliband. Ed ha avuto la meglio sul fratello David grazie  ai sindacati e le organizzazioni, che contano per circa terzo di delegati. Alla sua vittoria ha contribuito anche il voto dei pacifisti che non hanno dimenticato la sua posizione sulla guerra in Iraq che definì  “un tragico errore”, ma anche gli ambientalisti che hanno apprezzato il suo operato come ministro dell’Energia. Alla fine il racconto di questa conquista della leadership del partito labourista si ricorderà per il confronto tra due fratelli Miliband. Anche se non hanno rinunciato a fare una battaglia politica vera, non sono stati due fratelli coltelli. Alla fine, per una manciata di voti ha vinto il più giovane. Come per dire largo ai giovani. Oddio stiamo parlando di 2 quarantenni che hanno già esperienze di governo e  di parlementare. Sono contento per il giovane ED anche se la mia preferenza era per Diane Abbott l’unica donna nera al Parlamento britannico, anche lei candidata alla guida del partito. Dopo uno spettacolo del genre che vede due quarantenni e una donna nera contendersi la guida di un grande partito, calarsi di nuovo nella realtà  della politica italiana, dove la lotta per la leadership vede ancora gli stessi protagonisti dai tempi della caduta del muro di Berlino non è una piacevole sensazione.  Questione di rinnovamento!

Written by Aly Baba Faye

26 settembre 2010 at 20:11

Votare? Sì. Anzi no. Ma forse!

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La crisi di governo sembrava imminente. Invece quella a cui abbiamo assistito è soltanto una brutta parodia della crisi della politica. Uno spettacolo di “danza della lingua” che sfoccia  in una gara di pernacchie. La cronistoria di quest’estate politico non la si scorderà facilmente. La richiesta di dimissioni del presidente della Camera da parte della maggioranza che lo ha eletto. Poi Fini a Mirabello che decreta la fine del PDL e lasciò il cerino a B. il quale disse si vota. E Bossi rincarava la dose andiamo alle elezioni a  Novembre.  E poi ci ripensa e dice: con Silvio a volontà,  si va avanti! E l’opposizione preoccupata che lo diffida dal dare la parola agli elettori si cimenta su governi di transizione, governi tecnici, governi di responsabilità nazionale, governi di scopo per cambiare la legge elettorale. Insomma un tormentone estivo all’insegna del si vota,  anzi no, ma quasi quasi. E forse! Ora dopo averle minacciate durante tutta l’estate per bocca dei suoi colonelli, B. ha deciso di tendere la mano al fronte della coalizione dei responsabilisti, coloro che le elezioni sono il male maggiore per il paese. E quasi quasi con “spirito di sacrificio” B. accontenta tutti. E con una dichiarazione,  il sultano di Arcore sembra aver chiuso il sipario estivo del teatrino della politica. Dice basta con il chiacchericcio politico nessuno può responsabilmente invocare le elezioni. E io  invece sono un irresponsabile (leggi qui).  E chiede che si torni al senso delle “responsabilità condivise”. E soprattutto dice di non scommodare gli elettori. Insomma, come recita la canzone “l’estate sta finendo” e con esso le divagazioni d’Agosto.  Dunque, si torni al senso della realtà. I fatti dicono che per ora non ci sono alternative al suo governo. Dunque avanti tutta con il Governo del fare, il migliore Governo dall’Unità d’Italia. Il governo che nella crisi economica più pesante della storia del paese ha tenuto botta e ha impedito che l’Italia finisse come la Greca. Ecco dunque  la buona novella: Silvio c’è e non ci lascerà al nostro destino! Silvio il salvatore della patria, continuerà a guidare questo paese fino alla fine della legislatura.  E forse anche oltre,  in attesa che si faccia vedere un’alternativa. Finché l’Unto del Signore continuerà a fare effetto e finché non arrivi il Papa nero. Sia chiaro Silvio agisce per senso di responsabilità. Lo fa per amor di patria. Lo fa perché la stragrande maggioranza  dei suoi colleghi politici di entrambi i tre poli , in modo più o meno esplicito, glielo chiedono. Anzi alcuni lo hanno proprio “diffidato” dal lasciare  il paese senza guida.  E lui con la sua proverbiale generosità continuerà a favorigli delle sue grazie e con esse le disgrazie del paese. Grazie Silvio perché senza di te proprio non sanno cosa fare. Che Grillo ed altri fuori dal coro, si rassegnino a capire che in questo momento per gli eletti,  le elezioni sono  un fatto eversivo per il paese. E  dunque meno male che Silvio c’è e si sacrifica per loro. Questione di furbizia!

Written by Aly Baba Faye

11 settembre 2010 at 12:01

No ad un Stato latitante

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Dunque è capitato in questo paese che un sindaco, Angelo Vassallo che è noto ai più come un palladino della lotta contro la mafia, viene amazzato e la cosa passa come se niente fosse. Nessuna prima pagina, solo timide prese di posizione e deboli reazioni contro un fatto a dir poco preoccupante. Sembra quasi che l’assuefazione sia diventata una resa alla dittatura delle Mafie. Davvero questa vicende denota una sconfitta preoccupante della democrazia. Davvero non mi spiego come mai di fronte a questo fatto non ci sia stata una mobilitazione forte, una riscossa civile e una risposta democratica. Solo una fiaccolata doverosa ma non una risposta proporzionale alla gravità del colpo inferto allo Stato e alla democrazia. Una fiaccolata a livello locale come se la cosa riguardasse una piccola area del paese. Davvero credo che con questa inerzia politica e civile si è in presenza di una vera anestesia della coscienza civile del paese. Davvero credo che oggi le organizzazioni criminali si sentirano un pò più forte e si rafforzeranno nella loro convinzione che lo Stato o non c’è o un fantasma. Non riesco a capacitarmi in questa situazione imbarazzante e quasi demenziale. O forse in tutto questo c’è qualcosa che sfugge a me? Io mi sarei aspettato dallo Stato, dalle istituzioni e anche dalla società civile una reazione rapida e decisa e una mobilitazione popolare forte. Ma forse si è distratti dall’impegno virtuoso nelle piazze di Teheran e si è smarrito il mostro che si ha casa. Io credo che questa vicenda sia il segnale di una duplice sconfitta sia in termini di investimento nel contrasto alla criminalità che di dimostrazione di credibilità da parte dello Stato. Sembra che lo Stato e la politica siano latitanti. E non è una questione che riguarda il solo il Mezzogiorno ma è una contingenza politica nazionale. D’altronde si sa che uno Stato debole rappresenta un pericolo per la democrazia. Lo Stato nazionale non avrà più credibilità se non riesce a scommettere sul mezzogiorno e sulla sua capacità di essere motore di cambiamento e luogo dove le istituzioni possano avere dignità. Ed è in questo senso che l’affaire Vassallo interpella la coscienza profonda del paese, la credibilità delle sue istituzioni riproponendo il tema della moralizzazione della vita pubblica. Certo con uno Stato latitante è facile che le forze criminali la fanno franca. No! noi non dobbiamo consentire che l’onestà e l’etica siano “semi di martirio” , non dobbiamo consentire che che fare il proprio dovere sia un atto di eroismo, dobbiamo invece mobilitare le coscienze e reagire per dimostrare che lo Stato c’è ed è più forte delle forze criminali. Lo dobbiamo ai veri servitori dello Stato, ai martiri della legalità ma anche ai giovani del mezzogiorno e altrove che sognano un futuro libero dalla mafia.  Questione di etica!

Written by Aly Baba Faye

7 settembre 2010 at 20:22