L'Appunto di Aly Baba Faye

Archive for the ‘Società’ Category

Revoca della cittadinanza: un mero atto propagandista!

indexvallsL’Assemblea Nazionale Francese ha approvato un emendamento di modifica della Costituzione francese che consente di revocare la cittadinanza francese ai condannati per terrorismo. E’ un emendamento fortemente voluto dal premier Manuel Valls all’indomani della strage di Parigi del 13 novembre in cui un commando di Is massacrò 130 persone. Il testo aveva ricevuto un’accoglienza ostile sia da destra che da sinistra, portando addirittura alle dimissioni la ministra della Giustizia, Christiane Taubira. Il provvedimento, che inserisce il principio di revoca della nazionalità nella Costituzione, non fa nessun riferimento alla doppia nazionalità, ma si limita a definire un principio generale. Attraverso questo emendamento, l’articolo 2 del progetto di revisione della Costituzione rimanda ad una legge ad hoc, che definirà le condizioni della revoca della nazionalità francese e dei suoi diritti per chi ha commesso atti terroristici o che destabilizzano lo Stato. Ho l’impressione che, al di là di essere uno spot elettorale, siamo di fronte ad un atto inutile che non dà nessun valore aggiunto alla politica di sicurezza e di lotta contro il terrorismo. Cosa pensano che importi ad un potenziale terrorista o un condannato per terrorismo di perdere il passaporto? Non sanno forse che i terroristi di qualunque nazione provengono sono persone che odiano la vita e disprezzano l’umanità. Che i terroristi sono persone disperate pronte a morire perché hanno già la morte nell’anima? Dunque, l’unico messaggio che ha voluto dare il governo francese è l’ostracismo ovvero l’idea che i terroristi nati e cresciuti in Francia non appartengono alla Francia. Ma dietro questa scelta inutile e meramente propagandista, c’è solo l’idea che l’islam non c’entra con la Francia nonostante i milioni di musulmani francesi. Se pensano che questa norma sia un deterrente contro il terrorismo allora siamo freschi. Questione di emotivismo!

Written by Aly Baba Faye

10 febbraio 2016 at 14:51

Grillo Democratico: Ma quale tipo di democrazia?

Ieri Grillo aveva indetto un referendum tra gli iscritti del suo movimento sul tema dell’abolizione della norma sul reato di immigrazione clandestinità. Su 24932 votanti 15839 si sono espressi a favore dell’abolizione del reato di immigrazione clandestina mentre 9093 hanno votato per il suo mantenimento. Comunque sia la maggioranza si è espressa positivamente a favore della cancellazione di una norma “barbara” espressione del peggior cattivismo bossifiniano. Un voto che vincola quello la delegazione parlamentare a favore dell’abrogazione della norma. E il fatto che tra i votanti la civiltà abbia prevalso sulla barbaria è una cosa buona da salutare con sollievo. Certo i numeri sono una frazione minima della platea degli elettori che hanno votato Grillo alle politiche. E’ questo, un dato su cui riflettere perché potrebbe forse dire qualcosa in più sulla fenomenologia del Grillismo, sulla natura e l’identità del movimento che lo interpreta, sulla sua forza attuale e sulle prospettive future. Ma in questa nota mi preme porre una domanda specificamente sul metodo usato ieri ovvero il ricorso al referendum online tra gli iscritti per decidere. Certo quando si consultano gli iscritti e che il parere sia vincolante è una buona cosa per l’idea di democrazia cui viene associata. Ma dipende. Sì perché qui in ballo potrebbero esserci diverse cose: sperimentazione di democrazia deliberativa fino a forme pure di democrazia diretta. Se come nella prima ipotesi si è trattato di dibattito pubblico che precede e legittima la decisione dei rappresentanti il metodo è più che positivo. Se invece si vuol andare ad una forma di governo nella quale la volontà del popolo non viene espressa tramite l’elezione di rappresentanti ma direttamente dal popolo stesso, tramite la cosiddetta deliberazione allora avrei qualche dubbio. Così come se si tratta di democrazia diretta o partecipativa intesa come quella forma di democrazia nella quale i cittadini, in quanto popolo sovrano, sono direttamente legislatori e amministratori del bene pubblico io avrei qualche dubbio. In ogni caso resta il fatto che in una società complessa come quella italiana l’uso del referendum deve essere maneggiato con cura per evitare derive pericolose. Ci sono questioni che vanno mediate dalla politica e non possono essere lasciate all’opinione pubblica. Oggi referendum per abolizione dei partiti o dei sindacati, per la pena di morte, contro l’omossessualità, contro l’immigrazione ecc.. avrebbero esiti scontati. Ecco perché qualche apprensione l’ho avuta ieri quando ho saputo del referendum di Grillo. La parabola di Grillo quale che sarà l’epilogo dovrebbe (e me lo auguro) contribuire a rivitalizzare la politica, a consolidare la democrazia e non a distruggerla. Questione di responsabilità!

Written by Aly Baba Faye

14 gennaio 2014 at 13:13

Dopo il Blog Off ora si riparte

Dopo una lunga sosta, diciamo un blog off, l’ultimo post era di maggio 2012, questo blog vuole ripartire. A prova che, nonostante gli stop-and-go, non mi sono arruolato nella schiera di “consumisti modaioli” i quali, in fretta e furia, hanno decretato la “fine della storia” per i blog. D‘altro canto, sono particolarmente affezionato a questo strumento con il quale ho un rapporto di lunga data. Il mio primo blog fu aperto nel 2004 con Tiscali si chiamava simpaticamente “La Caverna di Ali Babà” ma non fu un’esperienza esaltante. Anche perché, oltre a essere allora uno strumento poco conosciuto, l’uso che ne facevo era, a dir poco, minimalista e tecnicamente poco funzionale. Infatti, quel blog era un semplice contenitore per raccolta e archiviazione di miei articoli e pubblicazioni. Un archivio personale aperto ad un pubblico di dimensione piuttosto “clanica”. Perciò venne chiuso nel 2006 dopo mesi di inattività. Da allora lo strumento ha avuto una progressiva popolarità e di fatto aveva trovato il suo “posto al Sole” nella galassia dei media. Così nel 2008 aprì un altro blog, che è questo qui, forte dell’esperienza e della maggiore chiarezza su l’uso dello strumento. A ciò ha contribuito certamente l’esperienza acquisita anche durante la campagna di Obama, che mi ha visto protagonista sia come attivista online che come animatore sul campo assieme ai Democrats Abroad in Italia e in Europa. In fondo questo blog è stato ed è un “diario aperto”, un block-notes dove scrivere, in forma di “appunti” per le mie riflessioni, prese di posizione su fatti della mia contemporaneità. Stante il numero di accessi e di iscrizioni volontarie,forse varrebbe la pena di continuare questa avventura, anche per i lettori. Dunque si riparte! Questione di hobby!

Written by Aly Baba Faye

11 novembre 2013 at 16:02

Del Rischio di Ribellione fiscale!

Quel che è acccaduto ieri a Romano di Lombardia, in provincia di Bergamo è l’ennesimo segnale di una disperazione crescente. Un uomo di di 50 anni, armato di pistole, entra nella sede dell’Agenzia delle Entrate e sequestra delle persone per oltre 6 ore. Inutile dire il sollievo per il fatto che questa vicenda non è finita in tragedia. Davvero poteva finire molto male ma per fortuna questo atto dimostrativo non ha fatto vittime tra i sequestrati. Tuttavià la gravità del fatto resta un’impronta “signifcativa” della tensione sociale derivante dalla disperazione dei cittadini colpiti da una crisi economica pesante perché è una crisi di sistema aggravata da un rigorismo ciecco. Comunque va detto, senza ambiguità, che quel che è accaduto non deve essere relegato nel catalogo degli atti di follia individuale. Quel che è accaduto va ricongiunto ad un contesto generale di crescente disagio economico e sociale. Basta ricordare i tanti altri fatti di disperazione che hanno portato al suicidio più di 32 persone. Purtroppo si tratta niente meno che della punta di un iceberg. E questo interpella senza dubbio anche la politica e le sue responsabilità o meglio la non-assunzione della sua responsabilità. Dunque serve un’inversione di tendenza nella politica fiscale che deve essere all’insegna dell’equità. L’austerità della Merkel va bene in un paese come la Germania ma non deve essere imposta a tutti i paesi del’UE. L’Italia non è la Germania e la Germania non ha le stesse fragilità economiche e sociali che ci sono in Italia. Perciò la cura da cavallo all’insegna del rigorismo merkeliano rischia di produrre macelleria sociale, cavalcando il solco delle fragilità italiane e portando al default moltissime famiglie. Se non si vuol arrivare alla rivolta diventa necessaria la presa in considerazione delle tante obiezioni fiscali. In Italia la giustizia e l’equità imporrebbero l’applicazione più intelligente del principio di progressività della tassazione, la riarticolazione della spesa pubblica a cominciare dalla razionalizzazione dei costi di funzionamento dello Stato e della politica. Serve un riassetto del sistema fiscale che faccia leva sull’allentamento e la diversificazione della pressione fiscale e sulla lotta senza quartiere all’evasione e all’eluzione fiscale. Ma non si può punire allo stesso modo chi, disponendo di grandi patrimoni, evade e  chi per ragioni di sopravvivenza elude il fisco. Nella situazione di povertà crescente bisogna trovare il modo di applicare forme di esenzione fiscale alle persone e alle famiglie al limite della sopravvivenza. Una fiscalità che oltre all’equità aiuti la ripresa attraverso il rilancio dei consumi e della produzione. Questione di Giustizia!

8 Marzo tutti i giorni!

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Lo so che dedicare un giorno all’anno per festeggiare la donna può prestare a equivoci. E ogni anno mi tocca ribadire il senso che la festa della donna assume per me. Il modo in cui mi coinvolge. Credo che le donne farebbero volontieri a meno delle mimose regalate un giorno all’anno. Troppo poco! Inoltre, sospetto che molte donne sentano più l’urgenza di essere  rispettate come persone. Non chiedono altro. Non hanno bisogno di gentile concessione. Le donne hanno bisogno di rispetto della loro dignità (ne ho parlato qui). E da questo punto di vista, c’è ancora l’urgenza di cambiare tante cose. C’è l’urgenza di debellare la cultura maschilista dominante. E non servirebbe neanche un elenco delle disparità o delle violenze di cui purtroppo le donne sono “vittime”. Tuttavià devo dire che credo nella forza dei simboli. Anche se non sono risolutivi, essi possono essere di qualche utilità: fosse solo per ricordare la condizione della donna nel mondo! Ed è in questa chiave che concepisco questa riccorrenza del 8 marzo senza cadere in un paternalismo che dall’alto del suo impeto maschilista pretende di “difendere” la donna. Umilmente partecipo, a modo mio, come sono solito fare. Ogni anno il mio modo di festeggiare la donna consiste nella scelta di una figura di donna ordinaria da celebrare come esempio di come le donne siano forti e capaci di interpretazioni positive della vita e dell’umanità. Mi è capitato di scegliere di volta in volta mia nonna materna, mia madre, mia moglie, un’amica ecc… D’altronde sono stato educato da donne essendo orfano di padre! Non cambio registro! E anche quest’anno scelgo di ricordare non solo mia nonna materna alla quale mi legava e mi lega ancora un sentimento di profonda gratitudine, ma vorrei volgere un pensiero ad un’altra mia nonna (quella paterna) che non ho conosciuto ma la cui vicenda personale è un tesoro che custodisco nel cuore. Mia nonna paterna fu rinnegata dalla sua famiglia cattolica perché aveva deciso di seguire il suo cuore. Per amore aveva accettato di sposare un musulmano (mio nonno paterno). Entrambi furono oggetto di ostracismo e dovettero lasciare l’Isola delle conchiglie da dove erano originarie. Questa sua scelta gli ha provocato tante sofferenze, ingiustizie di varia natura. Ma è stato il prezzo da pagare per l’affermazione della sua libertà, l’ha assunto fino in fondo. Questione di forza!

Written by Aly Baba Faye

8 marzo 2012 at 19:13

Disagi di Civiltà!

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Stanotte a Roma è morto un uomo per freddo. Ma cosa lega l’agguato razzista contro i senegalesi a Firenze e la morte per freddo di un uomo di 60 anni trovato in via Flaminia? Ebbene è la banalità della violenza nella nostra società odierna. Dunque non c’è solo l’azione violenta che deriva dal rancore contro le persone ritenute senza dignità ma c’è altresì  la violenza di una società che non sa più tutelare la dignità umana delle persone. Una verità che purtroppo si evidenzia nella ampia necrologia di cronache in cui la mortificazione della dignità delle persone porta alla morte. Per il caso specifico dell’uomo ritrovato stanotte, è vero come hanno fatto sapere i carabinieri che la vittima “non riportava sul suo corpo alcun segno di violenza” e si presume sia morto per il freddo. Per sapere con certezza le cause del decesso bisognerà attendere le analisi del medico legale della polizia. Ma è altrettanto ovvio che la violenza non è solo frutto di aggressione o di attentato all’integrità fisica delle persone. C’è una violenza che colpisce l’anima delle persone, di quelle persone finite nella discarica sociale della civiltà della mercificazione per cui in una città dove ci sono migliaia di case sfitte gira un popolo di “senzatetti” e ogni inverno alcuni di loro soccombono per il freddo. Oggi la marginalizzazione sociale e la povertà stanno raggiungendo proporzioni sempre più consistenti. E’ ora che la comunità si faccia carico di questo disagio della civiltà rimettendo in campo delle politiche sociali più incisive. Serve un’umanizzazione dell’economia che non può più continuare ad affidarsi al mercantilismo che trasforma la società in una giungla nella quale prevale la logica del “si salvi chi può”. Dicendo queste cose so che posso essere tacciato di idealismo ingenuo o peggio di moralismo spicciolo ma sento il dovere di far sentire la mia voce anche se so che non raggiungerà i molti né travalicherà il muro di sordità che circonda il potere. Forse varrebbe la pena di iniziare a prendere sul serio il tema di un’économia sociale di mercato di cui parte della convegnistica si è occupato. Questione di civiltà!

Written by Aly Baba Faye

19 dicembre 2011 at 13:14

I fiori dell’odio sbocciano ancora!

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Agguato razzista a Firenze. Stamani un uomo, armato di pistola, si è svegliato per consumare l’odio. Ne hanno fatto le spese dei cittadini di origine senegalese. Due senegalesi Mor Diop et Modou Samb sono morti e un terzo è ferito gravamente. La scena del dramma è piazza Dalmazia, alla immediata periferia della città, e poi si è spostato a San Lorenzo e ha sparato ad altri due persone per poi suicidarsi. L’uomo si chiamava Gianluca Casseri di cui si dice vicino ad ambienti di estrema destra. Sia. Ma questo non cambia nulla nella drammaticità del caso né può nascondere il fatto che il razzismo abbia piantato radici profonde nel società italiana. I fiori dell’odio continuano a sbocciare come ho già scritto nel post precedente. Siamo di fronte all’ennesimo mattone che cade dall’edificio della civiltà. Rabbia e dolore, sconcerto e tristezza. Ma i ragazzi senegalesi non devono mutare la colera in violenza. Dimostreremo che siamo capaci di soffrire nella compostezza e nella dignità. Ma reagiremo e ci attiveremo perché giustizia venga fatta. Troveremo modo di costituirci parte civile per chiedere giustizia come abbiamo fatto nel caso di Saidou Gadiaga. In ogni caso dobbiamo in quanto democratici riconoscere la sconfitta dell’antirazzismo tradizionale. Credo sia urgente rilanciare una nuova pedagogia antirazzista per bonificare l’Italia multietnica se vogliamo che essa abbia un futuro sostenibile. Oggi in particolare con l’incalzarsi della crisi economica che rischia di tramutare la conflittualità sociale in conflitti culturali dobbiamo essere vigili e fare in modo che le scorie del razzismo e della xenofobia siano ridimensionate. E’ una responsabilità di tutti e di ciascuno debellare l’odio e la violenza. Abbiamo tollerato e siamo stati assuefatti del “razzismo popolare” che ha conformato la società italiana di oggi. La classe politica, i media e altre agenzie formative devono prendere più sul serio questo fenomeno che è stato trattato spesso con superficialità e superbia. Non è questione di buonismo ma di cura della società per la convenienza di tutti. Il problema non è solo della minoranza razzista che fa troppo rumore ma la maggioranza silenziosa che non sembra più capace di indignarsi. E’ urgente liberarsi dall’anestesia della coscienza collettiva per uscire dall’assuefazione e della tolleranza della violenza razzista. Se questo paese vuole avere un futuro sostenibile, se vuole investire nell’armonia e nella coesione allora è ora che si prenda sul serio il divenire multietnico dell’Italia cosmopolita. L’Italia di oggi non ha solo il problema del rigore dei conti ma deve iniziare a fare i conti con l’esigenza di un rigore etico. Questione di visione e di gestione!