L'Appunto di Aly Baba Faye

Archive for maggio 2012

Il Canto del Grillo

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Il Grillo c’è. Il suo canto si fa sentire. In queste elezioni amministrative il Movimento 5stelle continua la sua affermazione. Per ora sembra la più appettibile tra le offerte politiche. Qualche analista politico ha scommesso sul boom di 5stelle alle prosssime politiche le quali dovrebbero portare al Parlamento molti grillini. In ogni caso non servono i sondaggi per capire che molti cittadini voteranno per il movimento di Beppe Grillo. Lo faranno per lo più come protesta per punire i partiti sempre più logori. E questo dato la dice lunga sull’erosione di credibilità della politica ufficiale. Dunque dopo l’estromissione ad opera della tecnocrazia, la politica mainstream subirà un’ulteriore colpo. Quel che veniva fino a poco interpretato come fenomeno di antipolitica si rivela invece un’offerta politica sempre più “credibile” agli occhi di cittadini schifati dal politicantismo di mestiere. E Beppe Grillo raccoglie una parte sempre più consistente dell’elettorato deluso e in cerca di buona politica o semplicemente di un colpo mortale per i partiti. Altri elettori scegleranno l’astensionismo perché credono che la politica sia in coma profonda e che sia inutile insistere sull’accanimento terapeutico. Se la bollatura del Grillo come alfiere dell’antipolitica da parte della politica ufficiale è stata rimossa, resta il fatto che c’è ancora chi nella classe politica insiste su spiegazioni semplicistiche del grillismo. Ora dicono che si tratta di populismo, confondendo la raccolta di una domanda politica popolare con la demagogia e la propaganda. Così come persistono nell’errore di guardare la forma ignorando la sostanza del successo di Grillo al quale associano le virtù salvifiche dei social networks e in generale alla rete. Naturalmente la rete è una piazza affollata che consente maggiori possibilità all’agire communicativo e alla comunicazione politica di creare consenso al netto dei valori e delle visioni. Comunque, spero che presto si capisca che dietro l’affermazione del Movimento 5 Stelle ci sia una domanda politica forte, una voglia di rottura con la solita e ormai vecchia pratica politica dei partiti e le sue logiche di “casta”. Mi auguro che i politici possano fare una lettura seria della situazione e manifestino un desiderio di porvi rimedio. Certo, per ora è difficile immaginare una riformabilità dei partiti. E’ più plausibile che i partiti subiscano il cambiamento con il rischio di venirne travolti. In ogni caso Grillo interpreta bene o male il desiderio di cambiare rotta. Comunque sia il grillismo resta una battaglia di democrazia contro l’oligarchia dei partiti e non è poca cosa in tempi di profonda crisi della rappresentanza democratica. Questione di disposizione!

Written by Aly Baba Faye

22 maggio 2012 at 14:01

Del Rischio di Ribellione fiscale!

Quel che è acccaduto ieri a Romano di Lombardia, in provincia di Bergamo è l’ennesimo segnale di una disperazione crescente. Un uomo di di 50 anni, armato di pistole, entra nella sede dell’Agenzia delle Entrate e sequestra delle persone per oltre 6 ore. Inutile dire il sollievo per il fatto che questa vicenda non è finita in tragedia. Davvero poteva finire molto male ma per fortuna questo atto dimostrativo non ha fatto vittime tra i sequestrati. Tuttavià la gravità del fatto resta un’impronta “signifcativa” della tensione sociale derivante dalla disperazione dei cittadini colpiti da una crisi economica pesante perché è una crisi di sistema aggravata da un rigorismo ciecco. Comunque va detto, senza ambiguità, che quel che è accaduto non deve essere relegato nel catalogo degli atti di follia individuale. Quel che è accaduto va ricongiunto ad un contesto generale di crescente disagio economico e sociale. Basta ricordare i tanti altri fatti di disperazione che hanno portato al suicidio più di 32 persone. Purtroppo si tratta niente meno che della punta di un iceberg. E questo interpella senza dubbio anche la politica e le sue responsabilità o meglio la non-assunzione della sua responsabilità. Dunque serve un’inversione di tendenza nella politica fiscale che deve essere all’insegna dell’equità. L’austerità della Merkel va bene in un paese come la Germania ma non deve essere imposta a tutti i paesi del’UE. L’Italia non è la Germania e la Germania non ha le stesse fragilità economiche e sociali che ci sono in Italia. Perciò la cura da cavallo all’insegna del rigorismo merkeliano rischia di produrre macelleria sociale, cavalcando il solco delle fragilità italiane e portando al default moltissime famiglie. Se non si vuol arrivare alla rivolta diventa necessaria la presa in considerazione delle tante obiezioni fiscali. In Italia la giustizia e l’equità imporrebbero l’applicazione più intelligente del principio di progressività della tassazione, la riarticolazione della spesa pubblica a cominciare dalla razionalizzazione dei costi di funzionamento dello Stato e della politica. Serve un riassetto del sistema fiscale che faccia leva sull’allentamento e la diversificazione della pressione fiscale e sulla lotta senza quartiere all’evasione e all’eluzione fiscale. Ma non si può punire allo stesso modo chi, disponendo di grandi patrimoni, evade e  chi per ragioni di sopravvivenza elude il fisco. Nella situazione di povertà crescente bisogna trovare il modo di applicare forme di esenzione fiscale alle persone e alle famiglie al limite della sopravvivenza. Una fiscalità che oltre all’equità aiuti la ripresa attraverso il rilancio dei consumi e della produzione. Questione di Giustizia!