L'Appunto di Aly Baba Faye

Archive for luglio 2010

Afghanistan: Guerra fallimentare!

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(Ansa) – Roma, 26 Luglio – Piu’ di 90 mila documenti e rapporti segreti militari americani sulla guerra in Afghanistan sono stati forniti dal sito Wikileaks ai media. Rivelano una mole di notizie finora tenute nascoste: i documenti sono stati passati al New York Times, al britannico Guardian e al tedesco Der Spiegel. Secondo l’intelligence americana, il conflitto afghano e’ fallimentare. La Casa Bianca ha ”fortemente condannato” la fuga di notizie.

Che la guerra in Afghanistan sia un fallimento è solo un segreto di pulcinella. Speriamo invece che come ha annunciato Hillary Clinton si proceda al ritiro nel 2011. Meglio tardi che mai. Questione di saggezza!

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Written by Aly Baba Faye

26 luglio 2010 at 14:16

Sudafrica 2010: Il cammino!

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Dunque con la “beffa” del Ghana ai quarti di finale, è uscita l’ultima delle squadre africane in questo Mondiale  2010. Forse si può stillare un bilancio sommario sul primo mondiale giocato sul suolo africano e intravedere così anche lo stato di salute del calcio africano. Premettendo che l’organizzazione della Coppa del Mondo di Calcio in terra africana è stata una scommessa su cui non molti avrebbero scommesso, oggi alla prova dei fatti quella scommessa è stata vinta dal Sudafrica. Chi paventava problemi di efficienza organizzativa e di incapacità a garantire alti standards di sicurezza dovrà ricredersi.  Il Sudafrica 2010 è stato un grande successo per gli organizzatori. Il Sudafrica di Mandela ha dimostrato di essere una grande potenza che ha un eccellente livello di infrastrutturazione sportiva. Tutta la logistica, dagli stadi agli alberghi e tutto il sistema di accoglienza sono stati all’altezza  dei requisiti richiesti per l’evento. Davvero nulla da invidiare all’organizzazione dei mondiali precedenti giocati in Germania e in Francia.  Un altro dato non secondario e certamente degno di nota è il livello di civiltà sportiva dei tifosi. Vuvuzela a parte, non si sono registrati incidenti o comportamenti devianti né dentro né fuori degli stadi.  Al contrario si è vissuto giustamente l’evento per quel che dovrebbe essere cioè  una competizione sportiva ma soprattutto una grande festa. E questo non è un fatto scontato, considerando che spesso ci si dimentica una verità semplice  cioè che il calcio è  spettacolo,  è un bel gioco dove si vince e si perde ma ugualmente ci si diverte naturalmente chi più e chi meno.  La passione sportiva contenuta nei limiti delle regole del gioco è la ricetta per evitare che le sconfitte sportive si tramutano in frustazioni umane e in violenza. Basta pensare al fatto che, per la prima volta, il paese ospitante non è riuscito a superare il girone delle qualificazioni. Altrove sarebbe un dramma eppure i bafana bafana sono usciti dallo stadio tra gli applausi. Guardando il pubblico che applaudiva  i suoi beniamini veniva da pensare che quel plauso era il modo migliore per restituire al calcio la sua dimensione ontologica ovvero uno sport. Credo che in definitiva sia stata una grande lezione  di fair play ed è per questo che ritengo che la scelta sancita dalla Fifa sia stata ben ripagata; non fosse altro ma in termini di filosofia sportiva.  Rincresce sottolineare qui il messaggio della federazione nigeriana che ha deciso di sospendere la nazionale degli “eagles” per due anni dalle competizioni internazionali. Oppure il giudizio quasi per “Alto Tradimento” della nazionale francesce in un processo che a tratti ha visto riecheggiare delle declinazioni etno-razziali per giudicare  la “francitudine”  dei giocatori.  Sono questi due fatti dei comportamenti non condivibili e mi auguro nel caso della Nigeria non sia la parabola discendente della genuinità di una concezione africana dello sport.

Sul piano del calcio giocato, questi mondiali sudafricani hanno ristabilito una sorta di “nuovo ordine mondiale del calcio”. La caduta dei “dei” del calcio che per anni hanno esercitato una sorta di dominio incontrastato  è uno dei  tratti qualificanti del mondiale sudafricano. Non c’è dubbio che c’è  un processo di livellamento verso l’alto del calcio mondiale.  Infatti, in questi mondiali molte previsioni sono state smentite e sono cadute molte delle squadre  ritenute favorite.  Ogni partita o meglio tutte le partite sono state giocate alla pari restituendo così una nuova dimensione di “uguaglianza” sportiva che non può che giovare all’agonismo. Davvero un segno evidente di “democratizzazione” del calcio  a livello mondiale.  Ora si può vincere o perdere contro chiunque e non vige più quel diritto di “prelazione” . Ora sembra prevalere la tesi del pallone tondo. Le partite non hanno mai avuto un epilogo scontato.  E  non c’è dubbio  che questo sia a tutto vantaggio dello sport.  Poi il fatto stesso che le “stelle” del calcio mondiali si siano dimostrati dei  grandi campioni ma non dei “fenomeni” è stato in qualche modo salutare. Nessuno dei vincitori del Pallone d’Oro  ha brillato come ci si aspettava. Ciò dimostra  che lo sport  giocato può andare oltre il marketing e cimentarsi sulla verità dei fatti: nello sport  ci sono alti e bassi per ogni atleta.  Cristiano Ronaldo, Messì, Kakà, Cannavaro ma anche altri giocatori molto celebrati come Eto’ò, Drogba, Thierry Henry spesso sotto i riflettori non hanno brillato di una luce particolare. Mi auguro che li si perdona cali di forma o  di prestazione  e li si incoraggia perché possano regalarci altri attimi di emozione.

Per quanto riguarda invece lo specifico del calcio africano, va ribadito quel che si sapeva da un pò di tempo. In Africa non sono mai mancati buoni giocatori  ma spesso è mancato il “sapere vincere” quanto meno a livello alto.  Si poteva confidare nei “blacks stars “del Ghana che ad oggi sono campioni del mondo under 17 e under 20. Il che fa sperare per il futuro. In ogni caso,  non è una banalità dire che non basta saper giocare per vincere. Qualcuno vede il limite del calcio africano nella sua immaturità tattica. Ed è per questa ragione che le federazioni nazionali africane cercano allenatori stranieri sopratutto europei che possano portare un valore aggiunto. Io non ci credo al nazionalismo calcistico e dunque mi va anche bene. Temo solo che, al di là delle esigenze di rafforzamento delle performance tattiche, serva anche qualche altro ingrediente da mettere nella saga del calcio africano.  Il fatto che il Ghana abbia festeggiato già al raggiungimento dei quarti mi fa pensare che serve anche una sorta di nuova “alfabetizzazione alla vittoria” che com’è ovvio non può prescindere dal coltivare una certa ambizione. Il fatto di festeggiare prima del traguardo finale era già successo con il Senegal nei mondiali  asiatici del 2002 . Non so se si tratta di un senso di appagamento prematuro (una sorta di ejaculazione precoce) oppure un imporsi dei limiti invalicabili cioè una mancanza di ambizione, una rassegnazione o peggio una interiorizzazione di  un complesso di inferiorità. Speriamo che il livellamento verso l’alto porti alle squadre africane anche una rivoluzione nelle mentalità e nel frattempo un waka waka al sogno dei giovani talenti africani. Questione di speranza!

Quest’articolo è stato pubblicato sul giornale ” Europa quotidiano!

Written by Aly Baba Faye

4 luglio 2010 at 13:19

Ghana-Uruguay!

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L’uscita del Ghana ,ai quarti di finale contro l’Uruguay, sigilla l’uscita dell’Africa dai primo mondiali giocato sul suo suolo. Oggi tutto il continente confidava nei “black stars” e nell’impresa storica: varcare la soglia dei semifinali e magari vincere . Ma un rigore mancato al 120° minuto ha poi condannato gli africani a subire una sconfitta ai rigori.  Destino crudele  per una squadra che meritava di vincere. Ma la storia riterrà di questa partita “epica” essenzialmente due  episodi che  saranno la cifra del racconto di questo match. Un match che è anche una metafora della vita. Si sa che lo sport a volte ci consegna dei fatti che sono insegnamenti per la vita. Uruguay e Ghana resterà nella memoria con i nomi di due protagonisti. Il primo Suarez per essersi immolato come un Kamikaze per salvare la sua squadra e Gyan per aver sciupato la vittoria all’ultimo minuto mancando il rigore dell’ultimo minuto. Due protagonisti di fatti “negativi” ma con effetti opposti. Suarez è l’eroe del male necessario mentre Gyan che si riscatta tirando il primo della serie dei rigori  si riscatta  individualmente è una sorta di eroe del bene non sufficiente. Anche nella vita queste figure esistono a ricordare che il confine tra bene e male non è sempre nitido. Questione di valenza!

Written by Aly Baba Faye

2 luglio 2010 at 22:56