L'Appunto di Aly Baba Faye

Archive for febbraio 2016

L’Affaire Beyoncé e la questione razziale

BeyonceLa polemica sulla performance di Beyoncé al Super Bowl che ha sollevato le ire della polizia americana, non si placca. Alcuni passaggi in “Formation”, la clip dell’ultimo titolo della diva denunciano la violenza della polizia americani. Durante il Super Bowl, i ballerini e Beyoncé formano una X in riferimento a Malcolm X, i sostenitori afro-americani ed i loro abiti erano un tributo ai Black Panthers i cui dirigenti sono stati perseguitati da la polizia per diversi anni. Tutto ciò non è piaciuto alla polizia al punto tale che molti funzionari di Miami hanno deciso di non garantire più la sua sicurezza, quando il tour di concerti del celebre diva, “World Education Tour” avrà luogo nella loro città. Secondo loro, “il fatto che Beyoncé abbia usato il Super Bowl di quest’anno per dividere gli americani attraverso la promozione delle Pantere Nere dimostra che la Diva sta dalla parte della legge”. E vai con la polemica che ravviva la questione razziale mai sopita. Infatti, Louis Farrakhan, leader di “Nation of Islam”, organizzazione dei black muslims non ha atteso un attimo per offrire la disponibilità a proteggere la moglie di Jay Z. Farrakhan, tra gli eredi più noti di Malcolm X, ha detto che vuole mettere a disposizione il team di sicurezza del suo movimento. In un discorso tenuto alla Nation of Islam egli ha salutato il coraggio di Beyoncé criticando apertamente i suoi detrattori. Insomma, la questione razziale è ancora nelle viscere della società americano e l’accesso alla Casa Bianca di Obama non ha calmierato le tensioni e di certo non hanno aiutato le tante episodi di violenze della polizia contro cittadini afro-americani. C’è ancora tanto lavoro da fare per far sì che il colore della pelle smetta di dividere una nazione il cui destino cosmopolita è irreversibili. Questione di pazienza.

Written by Aly Baba Faye

24 febbraio 2016 at 15:00

Pubblicato su politica

Revoca della cittadinanza: un mero atto propagandista!

indexvallsL’Assemblea Nazionale Francese ha approvato un emendamento di modifica della Costituzione francese che consente di revocare la cittadinanza francese ai condannati per terrorismo. E’ un emendamento fortemente voluto dal premier Manuel Valls all’indomani della strage di Parigi del 13 novembre in cui un commando di Is massacrò 130 persone. Il testo aveva ricevuto un’accoglienza ostile sia da destra che da sinistra, portando addirittura alle dimissioni la ministra della Giustizia, Christiane Taubira. Il provvedimento, che inserisce il principio di revoca della nazionalità nella Costituzione, non fa nessun riferimento alla doppia nazionalità, ma si limita a definire un principio generale. Attraverso questo emendamento, l’articolo 2 del progetto di revisione della Costituzione rimanda ad una legge ad hoc, che definirà le condizioni della revoca della nazionalità francese e dei suoi diritti per chi ha commesso atti terroristici o che destabilizzano lo Stato. Ho l’impressione che, al di là di essere uno spot elettorale, siamo di fronte ad un atto inutile che non dà nessun valore aggiunto alla politica di sicurezza e di lotta contro il terrorismo. Cosa pensano che importi ad un potenziale terrorista o un condannato per terrorismo di perdere il passaporto? Non sanno forse che i terroristi di qualunque nazione provengono sono persone che odiano la vita e disprezzano l’umanità. Che i terroristi sono persone disperate pronte a morire perché hanno già la morte nell’anima? Dunque, l’unico messaggio che ha voluto dare il governo francese è l’ostracismo ovvero l’idea che i terroristi nati e cresciuti in Francia non appartengono alla Francia. Ma dietro questa scelta inutile e meramente propagandista, c’è solo l’idea che l’islam non c’entra con la Francia nonostante i milioni di musulmani francesi. Se pensano che questa norma sia un deterrente contro il terrorismo allora siamo freschi. Questione di emotivismo!

Written by Aly Baba Faye

10 febbraio 2016 at 14:51

Il “Boto” degli immigrati alle primarie

Come nelle scorse volte a Roma, Genova, anche a Milano le primarie hanno visto l’affluenza di truppe cammellate ai seggi. Quel che con le primarie è entrato in scena in queste ore si ricongiunge a fenomeni patologici di transumanza politica e di patrimonialismo elettorale. Con i “boti” cinesi, rumeni, rom ecc. c’è l’affermarsi di forme nuove di “caporalato electorale”, con nuovi proprietari di pacchetti di voto etnico. Questi fenomeni, cosí come le altre forme “cuffarotiane” e di voto di scambio, trasformano le elezioni in uno suk “politico” dove l’unica cosa che conta è la conta e non i contenuti dei progetti e dei programmi. Così la democrazia viene ridotta ad una mera questione aritmetica. E non va bene. Le primarie, che dovrebbero restituire agli elettori il potere di decidere le candidature (fin qui prerogativa delle segreterie di partito), creano effetti distorsivi e diventano insostenibili se non si stabiliscono norme e dispositivi funzionali (a cominciare da una legge che le regola, l’istituzione di albi degli elettori, ecc…). Non si doveva togliere ai vertici dei partiti il potere di selezione della classe dirigente per consegnarlo a dei capi-popolo senza alcuna cognizione sulla natura delle offerte politiche in campo o senza conoscenza dei territori, delle loro vocazioni. Sia chiaro, e a scanso di equivoci, dico che il problema non è la partecipazione degli immigrati o dei ragazzi sedicenni bensì le incongruenze del sistema delle primarie che, in Italia sono state concepite male con un livello di improvvisazione a dir poco amatoriale. Un esempio? Come si può dare agli immigrati il diritto all’elettorato attivo e passivo alle primarie senza che abbiano lo stesso diritto alle elezioni? Il tema è molto serio. Dunque, quel del “boto” cinese è solo un effetto non la causa che può vanificare l’importanza di uno strumento prezioso come le primarie. Urge una legge che regoli le primarie, se non vogliamo trasformare la democrazia in una Piazza Affari. Questione di sostenibilità!

Written by Aly Baba Faye

7 febbraio 2016 at 13:29

Pubblicato su politica

30 anni fa moriva il Prof. Cheikh Anta Diop 

CHEIKH_ANTA_DIOP

Il 7 Febbraio di 30 anni fa moriva Cheikh Anta Diop, il scienziato senegalese che dimostrò l’origine negroide della civiltà egiziana e la “razza” negra dei faraoni. Il professor Cheikh Anta fu un vero monumento di saperi multi-disciplinari, uno studioso organico che, ristabilendo la verità storica attraverso la ricerca scientifica, restituì all’uomo nero la sua dignità fino allora negata per razzismo. Infatti, per fini ideologici (falsa coscienza) e di inferiorizzazione, i popoli neri erano considerati ai margini dalla Storia senza alcun contributo significativo al progresso dell’umanità.

Written by Aly Baba Faye

6 febbraio 2016 at 21:21

Violenza di genere: indignazioni selettive

1383710_20151126_111875_25_novembreMa le cronache di feminicidio di questi giorni ne vogliamo parlare? Moglie incinta bruciata, moglie accoltellata, moglie ammazzata, ecc… Nessun commento, tutto tace. Allora questi non sono atti d’inciviltà e sono metabolizzabili perché non sono opere di quegli “incivili” mediorientali, musulmani, immigrati che non rispettano la donna? I fatti di Colonia, che giustamente andavano denunciati, meritavano la nostra indignazione magari senza il zelo espresso in un fiorir di letteratura di rivalsa identitaria. Invece il silenzio su questi fatti orrendi sembrano non suscitare indignazione, forse perché sono “cose nostre” e, in quanto tali, vanno bene? Altrimenti mi domando dove sono gli editorialisti, commentatori, femministi identitari e maschi “proprietari delle loro donne”? Ma qual’è il problema, è il sessismo o no? Oppure, il problema sono gli “altri” e forse non è il sessismo, la violenza di genere e il controllo sociale del corpo della donna? Come dobbiamo interpretare la vulgata “anti-sessista” delle scorse settimane nei talk shows, nei social media? Ma davvero il problema è la “razza”, la religione, l’origine dei colpevoli e non i loro fattacci? Questa tendenza alla “culturalizzazzione” del crimine si nutre di pregiudizi quando non è dichiarato razzismo. Questione di diversità!

Written by Aly Baba Faye

2 febbraio 2016 at 19:03

Pubblicato su politica

Family Flop? La partita resta aperta

family-day-20151La tradizionale polemica sul tasso di partecipazione di una manifestazione di piazza può suscitare passioni politiche. Il Family Day non poteva sfuggire a questa tradizione. D’altronde, è anche giusto tarare il successo o meno di una manifestazione in termini di numero di participanti. Ma spesso questo criterio da solo non basta per valutare il valore intrinseco di una manifestazione. Ripeto sempre che a Piazza Tiennamen c’era una sola persona a sfidare un regime. Oggi, sempre di più, bisogna andare oltre il dato statistico per valutare una manifestazione pubblico soprattutto su temi che interpellano la coscienza civile del paese. Non tutte le manifestazioni sono uguali, un concerto musicale non è apprezzabile allo stesso modo del Family Day. E coloro i quali, da ieri, festeggiano il cosiddetto Family Flop devono però sapere che la partita sulle unioni civili è ancora aperta nella società, che la consistenza del fronte conservatore va ben oltre il perimetro di una piazza, che possiamo definire “militante”. Poi va rilevato il fatto che oramai l’andare in piazza sta diventando sempre più un’affare per pochi, in un momento in cui la crisi della politica si evidenzia in una crisi di militanza e di partecipazione. Tuttavià, credo di poter dire che il fronte conservatore sia molto più ampio di quel esercito di militanti che sono andati in piazza. E non ci giurerei che nel caso ci fosse un referendum (sic) voterebbero contro le Unioni Civili solo quelli che sono scesi in piazza ieri! Insomma, per I diritti civili non c’è da dormire sugli allori, e poi la cosa preoccupante è che ieri non era una manifestazione PER chiedere diritti o rivendicare riconoscimento sociale come ad esempio un gay pride. La cifra del Family Day è che si è trattata di un’iniziativa CONTRO perché vuol negare la possibilità di riconoscere dei diritti! E questo è il punto su cui riflettere, oltre il mero dato statistico sulla partecipazione! Insomma, resta un grande lavoro culturale da fare perciò è presto per poter gioire. Questione di Vigilanza

Written by Aly Baba Faye

1 febbraio 2016 at 22:44

Pubblicato su politica