L'Appunto di Aly Baba Faye

Archive for the ‘Global’ Category

La questione politica dell’identità

Continua il dibattito sull’elezione di Sadiq Khan, e sembra sfuggire agli imperativi categorici posti da Kant, a partire dalla distinzione tra il “categorico” e il “normativo”. Se non ce ne fosse bisogno non rimarcherei la sua distinzione tra “ciò che è” e “ciò che dovrebbe essere”. Lo faccio perché la politica attiene alla realtà così com’è e si dà il compito di conformarla ai propri valori attraverso programmi e strategie. La realtà è quella che è piace o non piace. La diversità è diventata una problematica sociale e politica dopo una narrazione pervasiva di scontri di civiltà o di religione. La questione del terrorismo di matrice islamista, sembra che la convivenza tra diversi sia per implodere nelle società multiculturali. Oggi è più facile costruirsi un successo elettorale facendo leva sulla paura dell’altro che non su programmi per costruire una convivenza armoniosa. La costruzione del consenso sempre più spesso fa leva su sentimento e percezione che non sulla validità dei programmi elettorali. Trump, Le Pen, Salvini/Meloni e i movimenti nazionalistici, nazifascisti, le narrazioni culturaliste dei giornali dello scontro tra civiltà sono tutti fenomeni che politicizzano identità e appartenenze. Un fatto che, anche se non ci piace, oramai non si può ignorare. Dunque la sfida per la politica (per la sinistra in particolare) è quella della uguaglianza nella diversità per una convivenza nella sicurezza. Il destino cosmopolita regge se non si erogono muri e non ci si rinfacciamo le diversità. In questo contesto, dopo la vicenda di Obama, l’elezione di Sadiq Khan è una bellissima risposta a coloro che il multiculturalismo è fallito! Bello anche per il fatto che da candidato non ha sentito il “dovere” di mimetizzarsi, ma di assumere la propria identità mostrando che non si deve dare per scontata l’equazione musulmano uguale terrorista. Ci è voluto coraggio e fiducia nell’intelligenza degli elettori londinesi per iniziare i suoi comizi con “salamu aleikum” il saluto islamico che significa “che la pace sia su di voi”. Ecco, al di là delle divisioni tra i noi e i loro, lavoriamo perché la pace sia davvero su di noi, familia umana. Questione di tolleranza!

Annunci

Written by Aly Baba Faye

9 maggio 2016 at 14:58

Pubblicato su Attualità, Genti, Global, politica

Un sindaco musulmano di Londra

Dunque Sadiq Khan è il nuovo sindaco di Londra! I londinesi votando un musulmano hanno dato uno schiaffo all’islamofobia. E specularmente anche la parte dell’elettorato che ha votato il suo avversario ha sbeffeggiato chi coltiva l’antisemitismo perché Goldsmith è ebreo. Poi ora New York, Parigi e Londra hanno dei sindaci figli  dell’immigrazione e questo è segno del destino cosmopolita società contemporanee. Per uno come me, che da 30 anni è impegnato a “costruire ponti”e a abbattere muri, la cosa non può che fare molto piacere. Un piacere commisurato al contesto mondiale in cui il tema dell’identità è diventato tema politico che sta facendo disastri enormi perché fonte di scontri e divisioni, di odio e violenza. Certo, non mi sfugge il fatto che gli elettori londinesi non chiedono a Sadiq Khan di fare l’imam di Londra ma il sindaco della loro città. Cosí come gli elettori francesi non chiedevano a Anne Hidalgo di fare la donna o la parte di chi proviene dell’immigrazione. Diamo per scontato che si viene eletto anche sulla base di un programma di sviluppo urbano, di welfare locale, di community cohesion ecc… Ma prendere a pretesto, come argomentano alcuni, che parlare di identità comporta il rischio di cadere nello stesso vizio della “culturalizzazione” o della discriminazione positiva. Non credo a questo argomentario. A mio modo di vedere questo dibattito (si fa per dire) tende a sminuire la valenza politica di un fatto simbolico che racconta di un abbattimento di un muro la cui esistenza è più che concreta perché  l’identità è oggi iper-politicizzata fino a diventare architrave di ideologia che ispira programmi politici e elettorali. Si vede al proposito la recrudescenza dei nazionalismi e dei fondamentalismi. Le identità e per converso le diversità sono diventate  temi di frontiera politica che tra l’altro condizionano persino l’agenda sociale e globale. Ignorare questo dato della nostra contemporaneità è fare lo struzzo. Pertanto, mi risulta alquanto sospetto, per non usare aggettivazioni che possono risultare offensive, questa idea secondo cui non va bene parlare dell’identità religiosa e etnico del nuovo vincitore delle elezioni londoniane. E perché mai! Secondo me il dato interessante e politicamente rilevante sta proprio nel fatto che a Londra è diventato sindaco un musulmano (di origine pakistana). In effetti, la cosmopolitizzazione è un tratto carateristica della nostra contemporaneità che racchiude tutte le sfide insidiose per la civiltà umana. Essa può essere fonte di scontri se si erogono muri e viceversa fonte di armonia se si promuovono incontri. È ci vuole un pò di senso della realtà e ancora meglio un minimo di lungimiranza per comprendere che serve anche un pensiero politico coerente con i mutamenti in atto. Appunto, di cosa si deve occupare la politica se non della convivenza e mediazione della realtà e della costruzione del futuro? Dunque gioire di fronte ad un muro che cade non può essere declinato come fosse bambinismo politico semmai è il contrario perché è segno di maturità e presa di coscienza delle sfide che attraversano l’umanità e la sua sopravvivenza. Questione di visione!

 

Written by Aly Baba Faye

6 maggio 2016 at 20:36

Pubblicato su Attualità, Cronaca, Genti, Global, politica

Revoca della cittadinanza: un mero atto propagandista!

indexvallsL’Assemblea Nazionale Francese ha approvato un emendamento di modifica della Costituzione francese che consente di revocare la cittadinanza francese ai condannati per terrorismo. E’ un emendamento fortemente voluto dal premier Manuel Valls all’indomani della strage di Parigi del 13 novembre in cui un commando di Is massacrò 130 persone. Il testo aveva ricevuto un’accoglienza ostile sia da destra che da sinistra, portando addirittura alle dimissioni la ministra della Giustizia, Christiane Taubira. Il provvedimento, che inserisce il principio di revoca della nazionalità nella Costituzione, non fa nessun riferimento alla doppia nazionalità, ma si limita a definire un principio generale. Attraverso questo emendamento, l’articolo 2 del progetto di revisione della Costituzione rimanda ad una legge ad hoc, che definirà le condizioni della revoca della nazionalità francese e dei suoi diritti per chi ha commesso atti terroristici o che destabilizzano lo Stato. Ho l’impressione che, al di là di essere uno spot elettorale, siamo di fronte ad un atto inutile che non dà nessun valore aggiunto alla politica di sicurezza e di lotta contro il terrorismo. Cosa pensano che importi ad un potenziale terrorista o un condannato per terrorismo di perdere il passaporto? Non sanno forse che i terroristi di qualunque nazione provengono sono persone che odiano la vita e disprezzano l’umanità. Che i terroristi sono persone disperate pronte a morire perché hanno già la morte nell’anima? Dunque, l’unico messaggio che ha voluto dare il governo francese è l’ostracismo ovvero l’idea che i terroristi nati e cresciuti in Francia non appartengono alla Francia. Ma dietro questa scelta inutile e meramente propagandista, c’è solo l’idea che l’islam non c’entra con la Francia nonostante i milioni di musulmani francesi. Se pensano che questa norma sia un deterrente contro il terrorismo allora siamo freschi. Questione di emotivismo!

Written by Aly Baba Faye

10 febbraio 2016 at 14:51

30 anni fa moriva il Prof. Cheikh Anta Diop 

CHEIKH_ANTA_DIOP

Il 7 Febbraio di 30 anni fa moriva Cheikh Anta Diop, il scienziato senegalese che dimostrò l’origine negroide della civiltà egiziana e la “razza” negra dei faraoni. Il professor Cheikh Anta fu un vero monumento di saperi multi-disciplinari, uno studioso organico che, ristabilendo la verità storica attraverso la ricerca scientifica, restituì all’uomo nero la sua dignità fino allora negata per razzismo. Infatti, per fini ideologici (falsa coscienza) e di inferiorizzazione, i popoli neri erano considerati ai margini dalla Storia senza alcun contributo significativo al progresso dell’umanità.

Written by Aly Baba Faye

6 febbraio 2016 at 21:21

La crisi del Petrolio: un mercato impazzito?

Petrolio, il prezzo del barile a 25 dollari! Così basso il prezzo del greggio che a qualcuno è venuto la battuta che il barile vuoto costa più del suo contenuto. Sarà. In ogni caso, questo dato pesa sull’economia mondiale, essendo il petrolio una risorsa fondamentale per il funzionamento di ampi settori dell’industria ma anche dei servizi. Come si spiega una svalutazione così forte del prezzo del petrolio? Ecco una domanda da fare non tanto agli economisti quanto agli esperti di geopolitica. Dico questo perché ho il sospetto che la migliore spiegazione di quanto sta accadendo non sta solo nelle dinamiche economiche ma anche nelle vicende politiche e geo-strategiche degli ultimi tempi. Assodato il fatto che il calo del prezzo del barile è stato costante negli ultimi tempi, l’immersione nel mercato di una quota maggiore di produzione contribuisce a svalutare ulteriormente il petrolio. Dunque, senza pretendere una disamina esaustiva, credo si possa affermare che tra le variabili in gioco vi sia una che abbia pesato e peserà ancora di più per un po’: lo sblocco delle sanzioni contro l’Iran in seguito all’accordo sul nucleare (ne parlo qui). Infatti, l’Iran, grande produttore di greggio, ha annunciato un significativo aumento della sua produzione di petrolio. Una decisione che ha causato un significativo calo dei prezzi del greggio e solleva preoccupazioni dei paesi produttori. E’ evidente che, da una parte la vicenda dello “Stato Islamico” con il suo corredo di traffico di petrolio e dall’altra le divergenze politiche (la guerra) tra Iran e Arabia Saudita peseranno sul prezzo del petrolio. L’uso della leva economica non sarà risparmiato nel confronto tra questi due paesi che si contengono la leadership nel Medioriente. Dunque non è immaginabile, almeno nel breve e medio termine, un qualsivoglia accordo tra paesi produttori. E dunque credo non è follia pensare che vi sarà una esuberanza dell’offerta senza possibilità di accordo tra produttori. Tutti i paesi produttori subiranno il peso del calo dei prezzi su un mercato già eccedentario e in sovrapproduzione. Ma questa situazione di svalutazione del greggio metterà in difficoltà tutti ma non sarà uguale per tutti. Così, i paesi del Golfo possono attingere ai loro fondi sovrani mentre temperare gli effetti a differenza di paesi come la Russia, il cui bilancio dipende l’80% sulle esportazioni di idrocarburi, e per i quali questo può essere molto difficile. In questi paesi, è quindi l’intera economia sarà colpita da prezzi in calo. Dovranno fare tagli alla spesa pubblica e di imporre una forte austerità. Essi possono anche giocare con l’arma oscillazione monetaria contro le perdite. Insomma, il disposto combinato tra aumento dell’offerta da parte dei produttori e il calo della domanda da parte dei paesi emergenti (a partire dalla Cina) le cui economie stanno attraversando una fase di rallentamento della loro crescita non aiuta a sciogliere i nodi. Così c’è il rischio di forti tensioni tra membri dell’Organizzazione dei Paesi Produttori di Petrolio (OPEC) nei prossimi giorni. I prezzi sono così bassi che le conseguenze di cui sopra può portare a tensioni sociali nei paesi produttori costretti ad adottare politiche di austerità (tagli della spesa) ma anche la riduzione delle importazioni con effetti sulla domanda globale. Paesi come il Giappone hanno già iniziato a protestare anche perché il calo dei prezzi potrebbe rallentare i loro sforzi per la transizione energetica. In ogni caso, eccedenze o meno, il petrolio iraniano avrà un mercato e potrebbe interessare alcuni paesi con impianti tecnici di raffinaggio come Cina e Giappone, Sud Africa, Grecia e Italia. Quale sarà l’epilogo di questa “crisi del petrolio” lo sapremo solo vivendo. Speriamo bene. Questione di interesse

Written by Aly Baba Faye

22 gennaio 2016 at 12:17

Iran Deal: quando la diplomazia vince

ROHANI IN ITALIA PER ACCORDI, MA SANZIONI ANCORA IN VIGORECon l’entrata in vigore dell’accordo sul nucleare, il cosiddetto “IranDeal” (leggi anche qui), per il mondo si può celebrare una vittoria importante della diplomazia. E’ una vittoria per Barack Obama e la sua opzione di investire prima di tutto sulla via diplomatica, scelta biasimata- a torto – come debolezza. Per l’Iran e per la sua classe dirigente aperta al dialogo, è una vittoria politica conquistata sul campo in anni di negoziati. Un modello, dice il presidente Hassan Rohani, valido anche per affrontare le questioni aperte nella regione, con la diffusione del terrorismo dell’Isis. Per l’Iran, è anche il giorno in cui celebrare finalmente l’apertura al mondo della sua economia senza più la zavorra delle sanzioni. Emblematico, ancora nelle parola del presidente, è il tema dell’amicizia quando afferma che “anche in Europa vi sono paesi che gli sono stati sempre amici”. L’Italia è fra questi amici e dunque, in qualche modo, è anche un riconoscimento all’Italia, della sua tradizionale diplomazia della pace e del dialogo. Ne è una prova il fatto che il presidente iraniano, rispondendo ad una domanda dell’Ansa, durante la conferenza stampa, abbia citato l’Italia tra i paesi con cui l’Iran ha rapporti di amicizia, e anche in campo economico ribadendo che “non vi sono mai stati ostacoli, tanto più oggi con la caduta delle sanzioni”. Manca solo una settimana alla visita di Rohani in Italia, prima tappa di quel suo primo viaggio in Europa che in novembre aveva dovuto rinviare per i sanguinosi attacchi dell’Isis a Parigi. Il 25 e il 26 Rohani sarà a Roma con una delegazione politica e degli operatori economici, e sarà accolto anche in Vaticano. Con il governo e l’imprenditoria italiana parlerà di cooperazione economica e investimenti in vari campi, dall’industria alle infrastrutture, dall’energia alla scienza. Perché è di investimenti stranieri e di tecnologia che l’Iran del dopo-sanzioni ha bisogno, per rilanciare la sua economia, per ammodernare le sue strutture produttive e dare lavoro ai giovani, spesso molto preparati e qualificati. Insomma, nel momento in cui si celebra la fatica della diplomazia contro la fretta dell’interventismo, occorre ricordare che durante tutto il corso dei negoziati sul nucleare c’erano pressioni politiche malsane per attaccare militarmente l’Iran. Meno male che Obama non abbia ceduto alla linea guerrafondaia e che infine abbia pagato la Diplomatic Option. Questione di Intelligenza

Written by Aly Baba Faye

18 gennaio 2016 at 16:08

Pubblicato su Attualità, Global, Informazione, politica

Tagged with , ,

Dopo il Blog Off ora si riparte

Dopo una lunga sosta, diciamo un blog off, l’ultimo post era di maggio 2012, questo blog vuole ripartire. A prova che, nonostante gli stop-and-go, non mi sono arruolato nella schiera di “consumisti modaioli” i quali, in fretta e furia, hanno decretato la “fine della storia” per i blog. D‘altro canto, sono particolarmente affezionato a questo strumento con il quale ho un rapporto di lunga data. Il mio primo blog fu aperto nel 2004 con Tiscali si chiamava simpaticamente “La Caverna di Ali Babà” ma non fu un’esperienza esaltante. Anche perché, oltre a essere allora uno strumento poco conosciuto, l’uso che ne facevo era, a dir poco, minimalista e tecnicamente poco funzionale. Infatti, quel blog era un semplice contenitore per raccolta e archiviazione di miei articoli e pubblicazioni. Un archivio personale aperto ad un pubblico di dimensione piuttosto “clanica”. Perciò venne chiuso nel 2006 dopo mesi di inattività. Da allora lo strumento ha avuto una progressiva popolarità e di fatto aveva trovato il suo “posto al Sole” nella galassia dei media. Così nel 2008 aprì un altro blog, che è questo qui, forte dell’esperienza e della maggiore chiarezza su l’uso dello strumento. A ciò ha contribuito certamente l’esperienza acquisita anche durante la campagna di Obama, che mi ha visto protagonista sia come attivista online che come animatore sul campo assieme ai Democrats Abroad in Italia e in Europa. In fondo questo blog è stato ed è un “diario aperto”, un block-notes dove scrivere, in forma di “appunti” per le mie riflessioni, prese di posizione su fatti della mia contemporaneità. Stante il numero di accessi e di iscrizioni volontarie,forse varrebbe la pena di continuare questa avventura, anche per i lettori. Dunque si riparte! Questione di hobby!

Written by Aly Baba Faye

11 novembre 2013 at 16:02