L'Appunto di Aly Baba Faye

Archive for the ‘Genti’ Category

Ihsan: un Think Tank di musulmani in Italia

Domani 11 Aprile a Roma presso la sede della Stampa Estera, nascerà Ihsan, il primo Think Tank di musulmani in Italia. Lo strumento scelto, oltre ad essere inedito nel panorama della società civile islamica italiana, è emblematico. non ha pretese di rappresentatività ma vuole essere una piattaforma laica di discussione, di elaborazione e di proposte della società civile. Intellettuali, attivisti e professionisti di varia provenienza hanno elaborato un Manifesto con il quale si vuol affermare, senza ambiguità una visione laica e tollerante dell’Islam. I musulmani italiani non ci stanno a rimanere passivi di fronte alla doppia insidia dell’islamofobia che li demonizza e la violenza di chi usa la religione per promuovere attività terroristiche. Per uscire da questa morsa stretta, la società civile intende mobilitare le energie per una convivenza pacifica nella sicurezza. costruire un capitale sociale attraverso una cittadinanza attiva che ha chiaro il dovere di lealtà repubblicana e di participazione attiva alla costruzione di condizioni di sicurezza. Dunque la cultura e la conoscenza sono le leve di cui si dispone per dare un contributo efficace all’affermazione dei valori di non-violenza e di fratellanza. Questione di cittadinanza

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Written by Aly Baba Faye

10 aprile 2017 at 13:32

La questione politica dell’identità

Continua il dibattito sull’elezione di Sadiq Khan, e sembra sfuggire agli imperativi categorici posti da Kant, a partire dalla distinzione tra il “categorico” e il “normativo”. Se non ce ne fosse bisogno non rimarcherei la sua distinzione tra “ciò che è” e “ciò che dovrebbe essere”. Lo faccio perché la politica attiene alla realtà così com’è e si dà il compito di conformarla ai propri valori attraverso programmi e strategie. La realtà è quella che è piace o non piace. La diversità è diventata una problematica sociale e politica dopo una narrazione pervasiva di scontri di civiltà o di religione. La questione del terrorismo di matrice islamista, sembra che la convivenza tra diversi sia per implodere nelle società multiculturali. Oggi è più facile costruirsi un successo elettorale facendo leva sulla paura dell’altro che non su programmi per costruire una convivenza armoniosa. La costruzione del consenso sempre più spesso fa leva su sentimento e percezione che non sulla validità dei programmi elettorali. Trump, Le Pen, Salvini/Meloni e i movimenti nazionalistici, nazifascisti, le narrazioni culturaliste dei giornali dello scontro tra civiltà sono tutti fenomeni che politicizzano identità e appartenenze. Un fatto che, anche se non ci piace, oramai non si può ignorare. Dunque la sfida per la politica (per la sinistra in particolare) è quella della uguaglianza nella diversità per una convivenza nella sicurezza. Il destino cosmopolita regge se non si erogono muri e non ci si rinfacciamo le diversità. In questo contesto, dopo la vicenda di Obama, l’elezione di Sadiq Khan è una bellissima risposta a coloro che il multiculturalismo è fallito! Bello anche per il fatto che da candidato non ha sentito il “dovere” di mimetizzarsi, ma di assumere la propria identità mostrando che non si deve dare per scontata l’equazione musulmano uguale terrorista. Ci è voluto coraggio e fiducia nell’intelligenza degli elettori londinesi per iniziare i suoi comizi con “salamu aleikum” il saluto islamico che significa “che la pace sia su di voi”. Ecco, al di là delle divisioni tra i noi e i loro, lavoriamo perché la pace sia davvero su di noi, familia umana. Questione di tolleranza!

Written by Aly Baba Faye

9 maggio 2016 at 14:58

Pubblicato su Attualità, Genti, Global, politica

Un sindaco musulmano di Londra

Dunque Sadiq Khan è il nuovo sindaco di Londra! I londinesi votando un musulmano hanno dato uno schiaffo all’islamofobia. E specularmente anche la parte dell’elettorato che ha votato il suo avversario ha sbeffeggiato chi coltiva l’antisemitismo perché Goldsmith è ebreo. Poi ora New York, Parigi e Londra hanno dei sindaci figli  dell’immigrazione e questo è segno del destino cosmopolita società contemporanee. Per uno come me, che da 30 anni è impegnato a “costruire ponti”e a abbattere muri, la cosa non può che fare molto piacere. Un piacere commisurato al contesto mondiale in cui il tema dell’identità è diventato tema politico che sta facendo disastri enormi perché fonte di scontri e divisioni, di odio e violenza. Certo, non mi sfugge il fatto che gli elettori londinesi non chiedono a Sadiq Khan di fare l’imam di Londra ma il sindaco della loro città. Cosí come gli elettori francesi non chiedevano a Anne Hidalgo di fare la donna o la parte di chi proviene dell’immigrazione. Diamo per scontato che si viene eletto anche sulla base di un programma di sviluppo urbano, di welfare locale, di community cohesion ecc… Ma prendere a pretesto, come argomentano alcuni, che parlare di identità comporta il rischio di cadere nello stesso vizio della “culturalizzazione” o della discriminazione positiva. Non credo a questo argomentario. A mio modo di vedere questo dibattito (si fa per dire) tende a sminuire la valenza politica di un fatto simbolico che racconta di un abbattimento di un muro la cui esistenza è più che concreta perché  l’identità è oggi iper-politicizzata fino a diventare architrave di ideologia che ispira programmi politici e elettorali. Si vede al proposito la recrudescenza dei nazionalismi e dei fondamentalismi. Le identità e per converso le diversità sono diventate  temi di frontiera politica che tra l’altro condizionano persino l’agenda sociale e globale. Ignorare questo dato della nostra contemporaneità è fare lo struzzo. Pertanto, mi risulta alquanto sospetto, per non usare aggettivazioni che possono risultare offensive, questa idea secondo cui non va bene parlare dell’identità religiosa e etnico del nuovo vincitore delle elezioni londoniane. E perché mai! Secondo me il dato interessante e politicamente rilevante sta proprio nel fatto che a Londra è diventato sindaco un musulmano (di origine pakistana). In effetti, la cosmopolitizzazione è un tratto carateristica della nostra contemporaneità che racchiude tutte le sfide insidiose per la civiltà umana. Essa può essere fonte di scontri se si erogono muri e viceversa fonte di armonia se si promuovono incontri. È ci vuole un pò di senso della realtà e ancora meglio un minimo di lungimiranza per comprendere che serve anche un pensiero politico coerente con i mutamenti in atto. Appunto, di cosa si deve occupare la politica se non della convivenza e mediazione della realtà e della costruzione del futuro? Dunque gioire di fronte ad un muro che cade non può essere declinato come fosse bambinismo politico semmai è il contrario perché è segno di maturità e presa di coscienza delle sfide che attraversano l’umanità e la sua sopravvivenza. Questione di visione!

 

Written by Aly Baba Faye

6 maggio 2016 at 20:36

Pubblicato su Attualità, Cronaca, Genti, Global, politica

Revoca della cittadinanza: un mero atto propagandista!

indexvallsL’Assemblea Nazionale Francese ha approvato un emendamento di modifica della Costituzione francese che consente di revocare la cittadinanza francese ai condannati per terrorismo. E’ un emendamento fortemente voluto dal premier Manuel Valls all’indomani della strage di Parigi del 13 novembre in cui un commando di Is massacrò 130 persone. Il testo aveva ricevuto un’accoglienza ostile sia da destra che da sinistra, portando addirittura alle dimissioni la ministra della Giustizia, Christiane Taubira. Il provvedimento, che inserisce il principio di revoca della nazionalità nella Costituzione, non fa nessun riferimento alla doppia nazionalità, ma si limita a definire un principio generale. Attraverso questo emendamento, l’articolo 2 del progetto di revisione della Costituzione rimanda ad una legge ad hoc, che definirà le condizioni della revoca della nazionalità francese e dei suoi diritti per chi ha commesso atti terroristici o che destabilizzano lo Stato. Ho l’impressione che, al di là di essere uno spot elettorale, siamo di fronte ad un atto inutile che non dà nessun valore aggiunto alla politica di sicurezza e di lotta contro il terrorismo. Cosa pensano che importi ad un potenziale terrorista o un condannato per terrorismo di perdere il passaporto? Non sanno forse che i terroristi di qualunque nazione provengono sono persone che odiano la vita e disprezzano l’umanità. Che i terroristi sono persone disperate pronte a morire perché hanno già la morte nell’anima? Dunque, l’unico messaggio che ha voluto dare il governo francese è l’ostracismo ovvero l’idea che i terroristi nati e cresciuti in Francia non appartengono alla Francia. Ma dietro questa scelta inutile e meramente propagandista, c’è solo l’idea che l’islam non c’entra con la Francia nonostante i milioni di musulmani francesi. Se pensano che questa norma sia un deterrente contro il terrorismo allora siamo freschi. Questione di emotivismo!

Written by Aly Baba Faye

10 febbraio 2016 at 14:51

30 anni fa moriva il Prof. Cheikh Anta Diop 

CHEIKH_ANTA_DIOP

Il 7 Febbraio di 30 anni fa moriva Cheikh Anta Diop, il scienziato senegalese che dimostrò l’origine negroide della civiltà egiziana e la “razza” negra dei faraoni. Il professor Cheikh Anta fu un vero monumento di saperi multi-disciplinari, uno studioso organico che, ristabilendo la verità storica attraverso la ricerca scientifica, restituì all’uomo nero la sua dignità fino allora negata per razzismo. Infatti, per fini ideologici (falsa coscienza) e di inferiorizzazione, i popoli neri erano considerati ai margini dalla Storia senza alcun contributo significativo al progresso dell’umanità.

Written by Aly Baba Faye

6 febbraio 2016 at 21:21

Grillo Democratico: Ma quale tipo di democrazia?

Ieri Grillo aveva indetto un referendum tra gli iscritti del suo movimento sul tema dell’abolizione della norma sul reato di immigrazione clandestinità. Su 24932 votanti 15839 si sono espressi a favore dell’abolizione del reato di immigrazione clandestina mentre 9093 hanno votato per il suo mantenimento. Comunque sia la maggioranza si è espressa positivamente a favore della cancellazione di una norma “barbara” espressione del peggior cattivismo bossifiniano. Un voto che vincola quello la delegazione parlamentare a favore dell’abrogazione della norma. E il fatto che tra i votanti la civiltà abbia prevalso sulla barbaria è una cosa buona da salutare con sollievo. Certo i numeri sono una frazione minima della platea degli elettori che hanno votato Grillo alle politiche. E’ questo, un dato su cui riflettere perché potrebbe forse dire qualcosa in più sulla fenomenologia del Grillismo, sulla natura e l’identità del movimento che lo interpreta, sulla sua forza attuale e sulle prospettive future. Ma in questa nota mi preme porre una domanda specificamente sul metodo usato ieri ovvero il ricorso al referendum online tra gli iscritti per decidere. Certo quando si consultano gli iscritti e che il parere sia vincolante è una buona cosa per l’idea di democrazia cui viene associata. Ma dipende. Sì perché qui in ballo potrebbero esserci diverse cose: sperimentazione di democrazia deliberativa fino a forme pure di democrazia diretta. Se come nella prima ipotesi si è trattato di dibattito pubblico che precede e legittima la decisione dei rappresentanti il metodo è più che positivo. Se invece si vuol andare ad una forma di governo nella quale la volontà del popolo non viene espressa tramite l’elezione di rappresentanti ma direttamente dal popolo stesso, tramite la cosiddetta deliberazione allora avrei qualche dubbio. Così come se si tratta di democrazia diretta o partecipativa intesa come quella forma di democrazia nella quale i cittadini, in quanto popolo sovrano, sono direttamente legislatori e amministratori del bene pubblico io avrei qualche dubbio. In ogni caso resta il fatto che in una società complessa come quella italiana l’uso del referendum deve essere maneggiato con cura per evitare derive pericolose. Ci sono questioni che vanno mediate dalla politica e non possono essere lasciate all’opinione pubblica. Oggi referendum per abolizione dei partiti o dei sindacati, per la pena di morte, contro l’omossessualità, contro l’immigrazione ecc.. avrebbero esiti scontati. Ecco perché qualche apprensione l’ho avuta ieri quando ho saputo del referendum di Grillo. La parabola di Grillo quale che sarà l’epilogo dovrebbe (e me lo auguro) contribuire a rivitalizzare la politica, a consolidare la democrazia e non a distruggerla. Questione di responsabilità!

Written by Aly Baba Faye

14 gennaio 2014 at 13:13

Del Fisco Problematico

Tra gli ultimi articoli postati prima del “blog off” c’era quello intitolato “Rischio di ribellione fiscale” (leggi qui). Allora quando lo pubblicai, suscitò sospetto e disappunto da parte di alcuni che lo giudicarono inopportuno. Insomma, il post sollevò un qualche livore critico semplicemente perché il titolo e alcune frasi ivi contenute parvero impronunciabili nel contesto della crisi. Allora nei paesi della zona Euro e specie nei PIGS era venuto creandosi un clima sociale pesante determinato dal perdurare di una crisi profonda paragonabile per i suoi effetti solo a quella del 1929. Infatti, si moltiplicavano i fallimenti di aziende, cresceva la disoccupazione, molte famiglie scivolavano nella povertà. Cresceva il disagio, si estendeva il malessere dei cittadini e aumentavano le tensioni sociali. Le cronache riferivano di forme estreme di protesta ma anche suicidi, rapine e altre reazioni di disperazione (leggi qui). In questo contesto pareva inopportuno e fuorviante usare un linguaggio che poteva, secondo i critici, appesantire la situazione. In verità, il contenuto del post era tutt’altro che un incitamento alla ribellione. Al contrario c’era una volontà di scongiurare “l’esasperazione della disperazione” con la stretta fiscale del governo Monti e l’offensiva dell’esercito del fisco con all’avamposto l’agenzia delle entrate. Ma per i critici già il titolo e l’uso di espressioni “evasione da sopravvivenza” sembravano un lisciare il pelo alla frode fiscale e/o un giustificare il rifiuto e la ribellione  fiscale. Tuttavia, poiché non sono uno capace di “fare lo struzzo”, avevo semplicemente ribadito il mio punto di vista, sostenendo l’esistenza di un “rischio alto” con il quale ci si doveva misurare. E col senno di poi, risulta sempre più evidente l’immanenza di una sofferenza fiscale presente in ampi settori della società civile da un lato e dall’altro una manifesta volontà di “relativizzazione” del principio di lealtà fiscale. Siamo di fronte ad un fenomeno preoccupante e pericoloso che potrebbe minare le basi sociali dello Stato e dunque della democrazia. Evidente è il fatto che la disaffezione nei confronti della “società politica” percepita come “casta” va di pari passo con una crescente diffidenza nei confronti dello Stato. Oggi c’è da considerare anche l’eventualità di un salto logico che porta ad una saldatura tra anti-politica e anti-statalismo.Tanto basta per allertare la coscienza democratica e per avviare riforme fiscali intelligenti e sostenibili. Questione di prevenzione!

Written by Aly Baba Faye

12 novembre 2013 at 18:34