L'Appunto di Aly Baba Faye

Archive for febbraio 2012

La Coca Cola e gli immigrati di Rosarno

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 Una volta c’era la Rosarno dei braccianti africani. Quella che era rimbalzata nei media nazionali per la rivolta degli africani vittime di tanti episodi di razzismo. Una rivolta che portò il governo italiano ad organizzare una “deportazione” degli africani. I riflettori puntarono poi sulle realtà lavorative e di vita dei braccianti africani. Storie di schiavismo e di razzismo. Ed è da lì che è partita verosimilmente anche l’inchiesta del giornale inglese The Independent sulle condizioni di lavoro dei braccianti agricoli nella Piana di Gioia Tauro. Un’inchiesta che denuncia condizioni terribili di sfruttamento del lavoro dei braccianti africani, considioni al limite dello schiavismo nella raccolta delle arance che servono a fare l’aranciata (Fanta). Secondo il giornale inglese La Coca Cola si avvantaggerebbe indirettamente dello sfruttamento dei braccianti africani a Rosarno che lavorano in condizioni disumane per 25 euro al giorno. Dopo la denuncia la Coca Cola ha deciso di rompere i contratti di fornitura con le aziende agricole che sfruttano gli immigrati africani mentre gli imprenditori a loro volta si giustificano denunciando una stretta dei prezzi (al limite della strozzatura) da parte del colosso di Atlanta! Fatto sta che c’è ora lo rottura del contratto di fornitura ma è chiaro che la Multinazionale delle bevande non lo abbia fatto per sensibilità ai diritti umani o dei lavoratori o per responsabilità sociale dell’impresa (CSR) quanto per tutelare la sua immagine cosmopolita. Questione di marketing!.

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Written by Aly Baba Faye

27 febbraio 2012 at 21:42

Della prospettiva post-tecnocratica

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Monti sì e Monti no. Monti nel dopo-Monti. L’oltre-Monti dopo la parentesi Monti. La coalizione Pro-Monti anche senza Monti. Ne abbiamo sentiti di tutti i colori nel dibattito che si è aperto in questi giorni nel mondo politico. La discussione sulla governance tecnocratica è destinata ad accompagnarci da qui alla fine della legislatura e forse anche oltre. Sta di fatto che oggi c’è una bipolarizzazione sulla figura di Monti che ha sostituito quella su Berlusconi  tratto dominante del sentiero tortuoso della cosiddetta Seconda Repubblica. Una seconda repubblica che in realtà si rivela una strana transizione nella quale sembra si sia proceduto per tentativi. Dalla caduta del Muro di Berlino alla discesa in campo di Cavaliere passando per Mani pulite, l’Italia ha visto uno smottamemto continuo del sistema politico. In ogni caso la geografia politica che si sta delineando ha i contorni indefiniti e per alcuni versi incerti. La vicenda del governo Monti sta scombussolando la vita dei partiti e gli “squilibri stabili” del sistema politico italiano. Comunque è presto per tarare con precisione gli effetti di questa esperienza tecnocratica sulla futura riconfigurazione della vita politica. Quel che è certo è che la vicenda politica italiana non sarà più la stessa con il passaggio del governo Monti. Un passaggio che costringerà sempre di più le forze politiche a fare chiarezza rispetto ai loro progetti (leggi qui). Ciò vale soprattutto per i partiti della coalizione arclecchina che sostiene il Governo. C’è un problema di identificazione di queste forze politiche che si pone in termini di schizofrenia tra appropriazione e negazione. E’ facile profezia ritenere che il tema dell’identità si porrà per queste forze politiche. E si sa che sono i progetti che definiscono l’identità delle forze politiche e l’arco delle alleanze possibili. E allora chi pensava alla politica post-ideologica dovrà fare i conti con il fatto che anche le scelte tecnocratiche non sono neutrali ma poggiano anch’esse su una visione ideologica. E dunque si tratterà di individuare i connotati delle scelte e di valutare se combacciano con l’idea di società e la visione prospettiva su cui ciascuna forza politica vorrà far riferimento. E a tracciare le linee di confine sono le opzioni strategiche, l’agenda delle priorità e i blocchi sociali cui si vuol dare voce. Inoltre va detto che la politica non si esaurirà più solo nella dimensione dialettica tra partiti che competono per la conquista della maggioranza dei consensi. Nel contesto attuale diventerà sempre più imponente l’attivismo di altri attori determinati a contendere ai partiti il primato della politica intesa come gestione della cosa pubblica. Infatti, se c’è una lezione che si può trarre dalla caduta del Governo Berlusconi è la relativizzazione del consenso elettorale proprio in virtù della presenza di altri modi di legittimazione come le valutazioni delle agenzie di rating. Se non succederà nulla che restituisca dignità alla democrazia allora la ragion di mercato sarà sempre più dentro la ragion politica (come ho detto qui)  e i popoli saranno sempre più a sovranità limitata. Questione di potere!

Written by Aly Baba Faye

20 febbraio 2012 at 21:31

Il Greco Parametro e la Costante della Crisi!

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In questo post non voglio fare analisi economiche soffisticate sulla crisi finanziaria. Il mio intento è quello di attirare l’attenzione sul paradosso che accompagna il modo con cui si affronta la crisi economico-finanziaria. E nello specifico sul fatto che una crisi di sistema viene spacciata come crisi specifica di solo alcuni paesi. Insomma la crisi dell’euro viene nascosta nella crisi del debito di alcuni paesi dell’eurozona. E qui il riferimento è la Grecia e il rischio di default cui va incontro. Comunque se una stanza brucia in un palazzo non ha senso colpevolizzare gli occupanti di quella stanza ma occorre prima spegnere l’incendio per evitare che crolli tutto il palazzo. Una cosa di buonsenso che bisognerebbe rammentare ad Angela Merkel e al suo ministro del finanze, il quale “consiglia” ai greci di “vendere qualche isola per ripianare i propri debiti”. Una provocazione inaccettabile. Cominciamo a dire che dal salvataggio della Grecia dipende gran parte del futuro dell’Euro e dunque dell’Unione Europa. Per argomentare questa semplice evidenza voglio ricorrere ad un simbologismo che ben si addice al nostro caso: richiamare la costanza matematica π (il “pi greco”) molto usato in matematica e in fisica. Infatti, nella geometria piana, il greco parametro viene definito come il rapporto tra la circonferenza e il diametro di un cerchio, o come l’area di un cerchio di raggio 1 (vedi qui). Dunque userei questo simbologismo per ribadire che la crisi della Grecia è appunto “l’area di un cerchio di raggio 1” rispetto ad una crisi più ampia che avvolge l’eurozona e relativamente l’intero sistema monetario internazionale. Non essendo bravo in matematica mi limito a scommodare il π solo in rapporto alle tecniche di memorizzazione delle cifre che le compongono che è stato oggetti di vari studi. Infatti, ci sono diverse metodi o tecniche mnemoniche per ricordare le cifre di π. Ne riporto alcuni esempi che sono frasi dense di significati: “Tre imperfettibile è degno archetipo di quella serie che svela, volgendo circolare, mirabil relazione“. O ancora: ” Ave o Roma, o madre gagliarda di latine virtù, che tanto luminoso splendore prodiga spargesti con la tua saggezza“. Contando le lettere di ogni parola in ciascuna frase si individuano le prime 12, 14 e 19 cifre decimali di π. Un’altra forma mnemonica più avanzata è “Che n’ebbe d’utile Archimede, da ustori vetri, sua somma scoperta? Umanitade incerta, infantile, che ad ogni progenie vede negato il divin vero. Ma non combatte già la terrena fragilità.” Insomma queste frasi mi sembrano scritte per ricordarci che la crisi greca è parte di una crisi più ampia che ci riguarda tutti ed è saggio affrontarla perché conviene a tutti. Dunque alla Merkel qualcuno dovrebbe dire che siamo tutti greci e che con gli egoismi nazionali non si salva nessuno. Questione di interdipendenza!

Written by Aly Baba Faye

18 febbraio 2012 at 20:54

Sudafrica: Mandela effigiato nelle banconote


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La faccia di Nelson Mandela nelle banconote è l’ennesimo tributo ad un grande uomo, un leader legendario. Madiba se lo merita. L’annuncio, a sorpresa, è stato fatto ieri in una conferenza stampa dal presidente del Sudafrica, Jacob Zuma, e dal direttore della Banca centrale, Gill Marcus. Una scelta che cade in una data simbolo della fine dell’Apartheid. L”11 febbraio1990 fu liberato Madiba dopo 27 anni di carcere per la sua lotta contro l’Apartheid e 4 anni dopo alla stessa data furono organizzate le prime elezioni multurazziali che hanno portato Madiba a capo di un Sudafrica democratico e pacificato. Dunque è per celebrare l’uomo il Governo sudafricana ha fatto questa scelta di mettere l’effigia del padre della Nazione. Una scelta che assume un valore particolare proprio in questa fase delicata per la vita del Sudafrica dove sembra che il virus del razzismo sia ancora presente. Al di là delle questioni di politica interna credo che il mondo libero non può non aderire ad una scelta di onorare un uomo che ha onorato tutta l’umanità. Questione di umanesimo!

Written by Aly Baba Faye

12 febbraio 2012 at 15:52

Democratici d’Italia: tra identità e progetti!

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Questa che viviamo è una particolare stagione politica nella quale la tecnocrazia ha preso le redini del governo. Un fatto che la dice lunga sull’incompiutezza della transizione italiana. Ci è voluto ulteriormente lo strapotere della Finanza per mettere completamente a nudo la fragilità del sistema politico e per evidenziare una sorta di relativismo democratico. La democrazia come qualcosa che all’occorrenza si può far a meno. In questa ottica l’avvento del governo Monti necessita di una riflessione approfondita sulla crisi dei partiti rilegati ai margini della politica attraverso un commissariamento di fatto. Una riflessione che deve andare oltre le cose dibattute in questi mesi circa il rapporto tra Democrazia e Mercato. Quel che serve è una riflessione sulla politica in particolare sui partiti, sulle loro identità e sui loro progetti. Monti ha realizzato qualcosa che finora è stato impensabile: unire trasversalmente la maggioranza delle forze democratiche. Il governo in carica pur non essendo votato dagli elettori ha avuto la fiducia e ha il sostegno della maggioranza delle forze politiche presenti in Parlamento. Dunque una democrazia indiretta che rimette in discussione l’elezione diretta del premier? In ogni caso, Monti oggi può essere considerato il capo di una maggioranza politica trasversale costituita da una folta schiera di democratici italiani. Infatti, se per democratico si intende l’aggettivo “essere democratico”, allora i partiti di Alfano, di Bersani e di Casini, sono la maggioranza politica che sostiene il governo. Ma sono democratici anche Di Pietro, Vendola, Bossi e altri.  Ormai siamo tutti democratici e ciascuno a modo proprio. Oggi in Italia, dubbi di democraticità riguarderebbe solo un’infima minoranza di nostalgici di ideologie sconfitte dalla storia. Ma la condivisione della democrazia come sistema non vuol dire che siano tutti ugualmente democratici. Essere una democrazia non implica affatto identità di visioni e strategie per la gestione del paese. Va bene che il trasversalismo, l’interclassismo e nazionalismo emergenziale o tutto quel che vogliamo ma questa esperienza tecnocratica non può che essere una parentesi politica. Non è immaginabile una gestione duratura del paese con una coalzione nazional-democratica, almeno che si voglia abolire le elezioni e mettere in soffito definitivamente la democrazia. Poiché la democrazia rappresentativa presuppone una competizione tra progetti allora bisognerà cominciare a distinguere tra visioni e strategie connesse cone le diverse offerte politiche. Ora senza aspettare il 2013 quando finirà la legislatura e il Salvatore della Patria avrà completato la sua missione bisogna prepararsi ad un rientro nella normalità democratica magari con un maggiore ancoraggio dell’Italia nel sistema europeo. In questa  prospettiva mi giunge voce che qualcuno stia già lavorando per l’unità delle forze progressiste e per un bipolarismo di tipo europeo che vede la competitizone tra progressisti e conservatori. Mi sembra una cosa seria per fare chiarezza e far uscire la democrazia dal limbo del formalismo procedurale e per restituirle sostanza politica. Questione di chiarezza!

Written by Aly Baba Faye

9 febbraio 2012 at 16:44

Governo Monti: Di tecnicalità politiche!

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Dunque il Governo Tecnico che è subbentrato a quello politico di B. sta andando avanti. Sembra abbia rassicurato i mercati e i partners UE. Sembra abbia rimesso in carreggiata il Bel Paese riponendolo nel salotto buono della politica europea. Ma le tecnicalità del Governo non sono neutre nella diatriba su chi debba pagare la crisi e su come si debba giungere alla crescità. Infatti, Monti ha la sua visione e il suo approccio oserei dire ideologico. Nella posizione di capo di una maggioranza politica ibrida, di una coalizione arlecchina, Monti, oltre a mitigare il proprio convincimento ideologico, deve per forza dare dei segnali di compromessi che sbocciano in un approccio interclassista. Infatti all’inizio di questa esperienza il premier ribadiva di ispirarsi all’idea di economia sociale di mercato. Appunto, un ossimoro che richiamo l’idea di compromesso per rendere compatibili ragioni di mercato e ragioni sociali. Infatti, l’idea del compromesso, oltre alle esperienze socialdemocratiche conosciute, rinvia anche ad una versione speculare nella quale è il mercato a dovere “integrare” le ragioni del sociale. E’ questa l’idea di capitalismo compassionevole teorizzata non solo dalla destra sociale. In ogni caso se è prematuro fare il bilancio di questa stagione di governo, si può tuttavia ravvedere nell’azione fin qui condotta una maggiore attenzione alle ragioni di mercato rispetto al sociale. E forse possiamo scorgere nell’azione di questo Governo una cultura di Destra liberale. Basta anche sentire il linguaggio e la comunicativa dei suoi rappresentanti per capire la scala delle priorità che hanno in mente. L’uscita di Martone sui “sfigati” e il recente lamento di “noia del posto fisso” lanciato dallo stesso Monti sono emblematici di uno sguardo particolare sulla società e di una determinata prospettiva ideologica. Sulla noia del posto fisso mi permetto di dire al premier che se ha in mente il gesto ripetitivo dell’operaio nella catena di montaggio, il postofisso è certamente noioso, ancorché utile a chi lo fa per mangiare. Oggi però il presidente del Consiglio deve sapere che la noia va di lusso rispetto all’ansia di chi vive nel precariato e non può programmare un futuro. E il Premier deve sapere che “l’emergenza nel paese non è la proliferazione di posti fissi ma l’aumento a dismisura del numero di lavoratori poveri che non ce la fanno a varcare il lunario. Il premier deve sapere che l’emergenza è l’esercito crescente di chi un lavoro non lo trova. Insomma, la noia nel lavoro non è nulla rispetto all’ansia del non lavoro.  Questione di sopravvivenza!

Written by Aly Baba Faye

2 febbraio 2012 at 15:33