L'Appunto di Aly Baba Faye

Archive for aprile 2010

Fine di Fini?

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Il titolo di questo post è volutamente equivoco. Infatti è un gioco per alludere ai due quesiti inevitabili dopo quel che viene definito dalla stampa “lo strappo di Fini” alla direzione del PDL. Il primo:  siamo alla fine del sodalizio tra Fini e B?  e Il secondo: A quale gioco sta gioca Fini, qual’è il fine che si è posto? Sono questi due quesiti che giustificano la scelta del titolo. Quesiti cui vorrei tentare di dare qualche risposta.  Sapendo però di non disporre di una palla di vetro farei solo qualche considerazione di buon senso. Quel che mi sento di dire è che Fini abbia preso atto del fatto che, con l’avvento di Obama è finito il ciclo neocons inaugurato con 11 settembre. Fini ha capito che la chiusura di questo ciclo potrebbe riproporre una subalternità culturale della destra ed essere d’intralcio al suo progetto di creare un destra moderna e europea nel solco di una visione républicaine. In altre parole Fini sa che la destra ha bisogna di una “svolta culturale” , di una rifondazione o se si vuole un salto di paradigma che le consente  di sopravivere. Per questa ragione credo sia sbagliato considerare la battaglia di Fini come mera ambizione personale o un banale regolamento di conti tra i due cofondatori del PDL. Ancora più sciocche sono le sirene di compagnonage che lo considerano come un compagno di strada o addirittura ritenendo la sua svolta di “sinistra”. Non credo sia così. Anzi credo che Fini stia lavorando per un progetto di un nuovo centrodestra che sia più competitivo anche nei confronti del centrosinistra. Al di là della sua “OPA” di leadership e la sua battaglia contro la Lega vista come  proto-destra in quanto rozza e a tratti anche eversiva, Fini stia diventando nel contempo più insidioso anche nei confronti del centrosinistra. Lo fa parlando all’elettorato a 360 gradi di unità nazionale, di coesione sociale e di gestione razionale dell’immigrazione. Temi sui quale sta acquisendo non solo una certa visibilità ma anche una certa credibilità. Sta dimostrando un coraggio che il centrosinistra non ha ancora dimostrato sull’immigrazione. Infatti l’ipotesi che un centrosinistra possa rompere sui temi dell’immigrazine è stato finora un’idea che non esiste in natura nel mondo dei compagni, ancora prigionieri di un paternalismo se non di una doppia morale che grida vendetta.  Insomma, la battaglia di Fini non evoca solo un coraggio politico ma è il segno di una svolta culturale che si propone come  via i uscita dalla destra berlusconiana. Questione di strategia!

Written by Aly Baba Faye

23 aprile 2010 at 10:33

Obama: sondaggio o manipolazione?

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(Ansa) – Washington, 19 Aprile – Circa l’80% degli americani dice di non avere fiducia che il governo degli Stati Uniti faccia quello che e’ giusto. Ha espresso cosi’ il piu’ alto livello di sfiducia in Washington nell’ultimo mezzo secolo. Lo rivela un sondaggio del Pew Research Center. Solo il 22% degli americani dice che si fida del governo. La fiducia degli americani nel governo e’ in declino dal 1958, quando, con Eisenhower,il 73% della popolazione aveva fiducia nell’operato dei governanti.

Se fosse vero che l’80 % degli americani non ha fiducia nel governo allora non si dotrebbe parlare di fine di una luna di miele bensì di brutto risveglio. Che Obama non avesse virtù messianiche avrebbero dovuto saperlo. Che potesse essere un politico diverso degli altri era un auspicio. Che il  nuovo sogno americano suscitasse leggittime aspettative  lo si desumeva dall’entusiasmo con la quale il fenomeno Obama abbia conquistato l’America.  Ma ora è  prematuro  fare un bilancio per la sua amministrazione. Come si dice la politica ha bisogno del suo tempo.  Nonostante segnali contrastanti occcorre “du temps au temps”.  E senza contestare il dato fornito dal PRC mi sembra però che  vi sia ultimamente una tendenza di costruire sondaggi che mirino solo mirino a screditare la presidenza  Obama.  Questione di  partigianeria!

Written by Aly Baba Faye

19 aprile 2010 at 08:59

USA-Russia: accordo sul disarmo

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Oggi a Praga Stati Uniti e Russia hanno raggiunto un accordo sulla riduzione dei rispettivi arsenali nucleari (come preannunciato qui).  L’intesa stabilisce un tetto di 1.550 testate nucleari operative e di 800 vettori nucleari e non stabilisce limiti sui programmi di difesa antimissile. Mosca ha ottenuto che sia fissato in forma vincolante il legame tra le armi offensive e difensive. L’intesa avra’ una durata di 10 anni e potra’ essere estesa per altri cinque. Questa è la sostanza dell’accordo siglato ieri. Lo scenario allestito a Praga per la firma dell’accordo Start II sul disarmo ha qualcosa di strano. Sembra lo strascico del periodo della Guerra Fredda. Si ha la sensazione che si tratta di un G2 più o meno importante di quella tra USA e Cina. Si ha il timore che è fuori tempo un’accordo sul disarmo. Della serie inutile chiudere la stalla quando i buoi son già fuori. Eppure suscita qualche speranza e ci si augura che si tratti di qualcosa di serio. Qualcosa che possa garantire la sicurezza nel “Worldistan”.  Insomma su un dossier delicato come il nucleare è d’obbligo l’ottimismo della volontà. Non possiamo rassegnarci all’idea di una minaccia di estinzione del genere umano.  Un pericolo reale che non possiamo ignorare. Sappiamo che la geopolitica del nucleare coinvolge molti paesi e molti gruppi. Sappiao che la maggioranza  dei membri del CDA (Club dei Detentori dell’Atomica) si trova nel Sud-Est asiatico. Pakistan e India ma anche Israele sono assieme allla Corea del Nord e alla Cina sono attori che nel bene e nel male possono giocare un ruolo importante nella sicurezza globale. La stessa questione del nucleare iraniano resta sul tappeto e potrebbe aprire la strada alla Turchia o altre aspiranti. Insomma in un mondo multipolare, dove c’è un discredito sull’ONU, un accordo a due o come si usa dire un approccio bilaterale assume un peso limitato  in un mondo non più diviso in due blocchi. Forse servirebbe anche un nuovo trattato di non-proliferazione e comunque una nuova governance globale. In attesa di nuovi assetti più adatti alla fase, l’accordo siglato resta pur sempre un atto politico importante. Si spera che il processo vada avanti in logica diversa. Si spera di superare la logica del “chi c’è c’è e chi non c’è non c’è” che è deleteria. Non c’è nulla che possa giustificare il fatto che l’Iran e forse domani anche la Turkia e altre potenze regionali come il Sudafrica o il Brasile non possano aspirare all’arma nucleare. Poi resta un fatto noto a tutte le cancellerie che in diverse parti del mondo e sopratutto in alcune aree dell’Africa si può comperare l’uranio nei suks. Per questo il dossier del disarmo va trattato in un capitolo più ampio della Global Security che comprende anche il terrorismo internazionale. Questione di consapevolezza!

Written by Aly Baba Faye

8 aprile 2010 at 19:58

Worldistan: Ora il Kirghizistan

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(Ansa) – Mosca, 7 APR – Il governo del Kirghizistan si e’ dimesso e il presidente Bakiev ha lasciato il Paese. Lo annuncia l’opposizione.Creato un nuovo esecutivo guidato da Roza Otunbayeva, ex ministro degli Esteri e protagonista della rivoluzione dei tulipani che nel 2005 porto’ al potere proprio Bakiev. La Russia ‘non ha alcun rapporto con gli eventi in corso in Kirghizistan’ ha affermato Putin. ‘Il governo Usa continua a sorvegliare la situazione’ ha detto il portavoce del Pentagono.

Un altro focolaio nel Worldistan. Nei giorni in cui Obama spiegava al mondo la sua strategia sul nucleare e precisava che l’atomica potrebbe essere usato solo i casi limiti come ad esempio contro quei paesi che non rispettano il Trattato di Non Proliferazione. Cioè Iran che Corea del Nord.  Un monito che suona come una minaccia non tanto velata. Infatti le parole di Obama sono vissute dalle parti di Teheran come una dichiarazione di guerra. Certo fa  senso pensare che un premio Nobel per la Pace venga coinvolto in una guerra nucleare seppur ancora allo stato verbale.  Ma tanto basta per  suscitare la reazione del regime di Teheran che non ha aspettato per contrattacare dicendo che è pronto a rompere i denti alla potenza Americana. Poi i negoziati su “Start II” che dicono e non dicono. Poi l’attegiamento non ancora chiaro della Cina. La nuova linea dura di Ankara che ribadisce il sostegno a Teheran e attacca Israele come minaccia della sicurezza del mondo. Insomma la guerra di nervi sul nucleare rischia di implodere. Comunque nel worldistan sale il termometro e la geopolitica della guerra resta saldamente al passo. In Irak la guerra continua. In Afghanistan e in Pakistan i focolai ardono. Siamo alla metafora del “Babylon Burning” come diceva Bob Marley?  Questione di profezia!

Written by Aly Baba Faye

7 aprile 2010 at 19:43