L'Appunto di Aly Baba Faye

Archive for the ‘Informazione’ Category

Ihsan: un Think Tank di musulmani in Italia

Domani 11 Aprile a Roma presso la sede della Stampa Estera, nascerà Ihsan, il primo Think Tank di musulmani in Italia. Lo strumento scelto, oltre ad essere inedito nel panorama della società civile islamica italiana, è emblematico. non ha pretese di rappresentatività ma vuole essere una piattaforma laica di discussione, di elaborazione e di proposte della società civile. Intellettuali, attivisti e professionisti di varia provenienza hanno elaborato un Manifesto con il quale si vuol affermare, senza ambiguità una visione laica e tollerante dell’Islam. I musulmani italiani non ci stanno a rimanere passivi di fronte alla doppia insidia dell’islamofobia che li demonizza e la violenza di chi usa la religione per promuovere attività terroristiche. Per uscire da questa morsa stretta, la società civile intende mobilitare le energie per una convivenza pacifica nella sicurezza. costruire un capitale sociale attraverso una cittadinanza attiva che ha chiaro il dovere di lealtà repubblicana e di participazione attiva alla costruzione di condizioni di sicurezza. Dunque la cultura e la conoscenza sono le leve di cui si dispone per dare un contributo efficace all’affermazione dei valori di non-violenza e di fratellanza. Questione di cittadinanza

Written by Aly Baba Faye

10 aprile 2017 at 13:32

30 anni fa moriva il Prof. Cheikh Anta Diop 

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Il 7 Febbraio di 30 anni fa moriva Cheikh Anta Diop, il scienziato senegalese che dimostrò l’origine negroide della civiltà egiziana e la “razza” negra dei faraoni. Il professor Cheikh Anta fu un vero monumento di saperi multi-disciplinari, uno studioso organico che, ristabilendo la verità storica attraverso la ricerca scientifica, restituì all’uomo nero la sua dignità fino allora negata per razzismo. Infatti, per fini ideologici (falsa coscienza) e di inferiorizzazione, i popoli neri erano considerati ai margini dalla Storia senza alcun contributo significativo al progresso dell’umanità.

Written by Aly Baba Faye

6 febbraio 2016 at 21:21

La crisi del Petrolio: un mercato impazzito?

Petrolio, il prezzo del barile a 25 dollari! Così basso il prezzo del greggio che a qualcuno è venuto la battuta che il barile vuoto costa più del suo contenuto. Sarà. In ogni caso, questo dato pesa sull’economia mondiale, essendo il petrolio una risorsa fondamentale per il funzionamento di ampi settori dell’industria ma anche dei servizi. Come si spiega una svalutazione così forte del prezzo del petrolio? Ecco una domanda da fare non tanto agli economisti quanto agli esperti di geopolitica. Dico questo perché ho il sospetto che la migliore spiegazione di quanto sta accadendo non sta solo nelle dinamiche economiche ma anche nelle vicende politiche e geo-strategiche degli ultimi tempi. Assodato il fatto che il calo del prezzo del barile è stato costante negli ultimi tempi, l’immersione nel mercato di una quota maggiore di produzione contribuisce a svalutare ulteriormente il petrolio. Dunque, senza pretendere una disamina esaustiva, credo si possa affermare che tra le variabili in gioco vi sia una che abbia pesato e peserà ancora di più per un po’: lo sblocco delle sanzioni contro l’Iran in seguito all’accordo sul nucleare (ne parlo qui). Infatti, l’Iran, grande produttore di greggio, ha annunciato un significativo aumento della sua produzione di petrolio. Una decisione che ha causato un significativo calo dei prezzi del greggio e solleva preoccupazioni dei paesi produttori. E’ evidente che, da una parte la vicenda dello “Stato Islamico” con il suo corredo di traffico di petrolio e dall’altra le divergenze politiche (la guerra) tra Iran e Arabia Saudita peseranno sul prezzo del petrolio. L’uso della leva economica non sarà risparmiato nel confronto tra questi due paesi che si contengono la leadership nel Medioriente. Dunque non è immaginabile, almeno nel breve e medio termine, un qualsivoglia accordo tra paesi produttori. E dunque credo non è follia pensare che vi sarà una esuberanza dell’offerta senza possibilità di accordo tra produttori. Tutti i paesi produttori subiranno il peso del calo dei prezzi su un mercato già eccedentario e in sovrapproduzione. Ma questa situazione di svalutazione del greggio metterà in difficoltà tutti ma non sarà uguale per tutti. Così, i paesi del Golfo possono attingere ai loro fondi sovrani mentre temperare gli effetti a differenza di paesi come la Russia, il cui bilancio dipende l’80% sulle esportazioni di idrocarburi, e per i quali questo può essere molto difficile. In questi paesi, è quindi l’intera economia sarà colpita da prezzi in calo. Dovranno fare tagli alla spesa pubblica e di imporre una forte austerità. Essi possono anche giocare con l’arma oscillazione monetaria contro le perdite. Insomma, il disposto combinato tra aumento dell’offerta da parte dei produttori e il calo della domanda da parte dei paesi emergenti (a partire dalla Cina) le cui economie stanno attraversando una fase di rallentamento della loro crescita non aiuta a sciogliere i nodi. Così c’è il rischio di forti tensioni tra membri dell’Organizzazione dei Paesi Produttori di Petrolio (OPEC) nei prossimi giorni. I prezzi sono così bassi che le conseguenze di cui sopra può portare a tensioni sociali nei paesi produttori costretti ad adottare politiche di austerità (tagli della spesa) ma anche la riduzione delle importazioni con effetti sulla domanda globale. Paesi come il Giappone hanno già iniziato a protestare anche perché il calo dei prezzi potrebbe rallentare i loro sforzi per la transizione energetica. In ogni caso, eccedenze o meno, il petrolio iraniano avrà un mercato e potrebbe interessare alcuni paesi con impianti tecnici di raffinaggio come Cina e Giappone, Sud Africa, Grecia e Italia. Quale sarà l’epilogo di questa “crisi del petrolio” lo sapremo solo vivendo. Speriamo bene. Questione di interesse

Written by Aly Baba Faye

22 gennaio 2016 at 12:17

Schengen: l’Unione sospesa?

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La cosiddetta “crisi dei profughi” sta mettendo a dura prova l’Unione Europea. Uno degli effetti più palesi è il ripristino delle frontiere nazionali. Ormai molti paesi, per ultimo la Germania, si dicono favorevoli ad una sospensione per due anni del Trattato di Schengen. Nel mentre la libera circolazione – principio cardine di Schengen e simbolo di una territorialità europea – è stata bloccata in otto paesi. Di fatto prevalgono rivalse nazionalistiche con il ripristino delle frontiere nazionali. Con questo dato c’è chi paventa la fine dell’UE, almeno dell’Unione come l’abbiamo conosciuta fin qui. Altri -come la stessa commissione UE- dicono che in realtà nella situazione data il ripristino delle frontiere interne si può giustificare in base all’articolo 26. Ma, al di là dei cavilli giuridici e delle norme formali, detta brutalmente la sostanza politica resta la volontà di molti Stati membri di ritrovare una loro sovranità territoriale. Ma in questa scelta c’è indubbiamente una sfiducia nell’UE. Di fatto, non c’è una politica europea in materia di immigrazione e asilo perché la cessione di sovranità degli stati all’Unione è parziale e di fatto non contempla questa materia. Mentre servirebbe una riforma del Trattato di Dublino per sedimentare una politica europea comprensibile in materia di asilo, si palesa una mancanza di solidarietà europea con gli stati membri che non ne vogliono sapere. Della serie il nazionalismo è duro a morire e l’unione può restare una foglia di fico. In ogni caso, senza credere che salti tutto e che si apra un processo di desunione, quel che è evidente è la fragilità endemica dell’Unione. Ma fin dove può portare questa fragilità non lo si sa chiaramente. Mi auguro che il processo di unificazione non sia compromessa al punto tale che svanisca il sogno europeo. Sarebbe davvero un peccato nel momento in cui la dimensione sovrazionale potrebbe garantire un futuro migliore di quanto possano fare gli stati membri. Le classi dirigenti dei popoli europei hanno di fronte a sè una scelta netta da compiere definitivamente, spero lo facciano guardando alle future generazioni e non agli interessi nazionalistici. Questione di lungimiranza

Written by Aly Baba Faye

22 gennaio 2016 at 10:26

Iran Deal: quando la diplomazia vince

ROHANI IN ITALIA PER ACCORDI, MA SANZIONI ANCORA IN VIGORECon l’entrata in vigore dell’accordo sul nucleare, il cosiddetto “IranDeal” (leggi anche qui), per il mondo si può celebrare una vittoria importante della diplomazia. E’ una vittoria per Barack Obama e la sua opzione di investire prima di tutto sulla via diplomatica, scelta biasimata- a torto – come debolezza. Per l’Iran e per la sua classe dirigente aperta al dialogo, è una vittoria politica conquistata sul campo in anni di negoziati. Un modello, dice il presidente Hassan Rohani, valido anche per affrontare le questioni aperte nella regione, con la diffusione del terrorismo dell’Isis. Per l’Iran, è anche il giorno in cui celebrare finalmente l’apertura al mondo della sua economia senza più la zavorra delle sanzioni. Emblematico, ancora nelle parola del presidente, è il tema dell’amicizia quando afferma che “anche in Europa vi sono paesi che gli sono stati sempre amici”. L’Italia è fra questi amici e dunque, in qualche modo, è anche un riconoscimento all’Italia, della sua tradizionale diplomazia della pace e del dialogo. Ne è una prova il fatto che il presidente iraniano, rispondendo ad una domanda dell’Ansa, durante la conferenza stampa, abbia citato l’Italia tra i paesi con cui l’Iran ha rapporti di amicizia, e anche in campo economico ribadendo che “non vi sono mai stati ostacoli, tanto più oggi con la caduta delle sanzioni”. Manca solo una settimana alla visita di Rohani in Italia, prima tappa di quel suo primo viaggio in Europa che in novembre aveva dovuto rinviare per i sanguinosi attacchi dell’Isis a Parigi. Il 25 e il 26 Rohani sarà a Roma con una delegazione politica e degli operatori economici, e sarà accolto anche in Vaticano. Con il governo e l’imprenditoria italiana parlerà di cooperazione economica e investimenti in vari campi, dall’industria alle infrastrutture, dall’energia alla scienza. Perché è di investimenti stranieri e di tecnologia che l’Iran del dopo-sanzioni ha bisogno, per rilanciare la sua economia, per ammodernare le sue strutture produttive e dare lavoro ai giovani, spesso molto preparati e qualificati. Insomma, nel momento in cui si celebra la fatica della diplomazia contro la fretta dell’interventismo, occorre ricordare che durante tutto il corso dei negoziati sul nucleare c’erano pressioni politiche malsane per attaccare militarmente l’Iran. Meno male che Obama non abbia ceduto alla linea guerrafondaia e che infine abbia pagato la Diplomatic Option. Questione di Intelligenza

Written by Aly Baba Faye

18 gennaio 2016 at 16:08

Pubblicato su Attualità, Global, Informazione, politica

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Grillo Democratico: Ma quale tipo di democrazia?

Ieri Grillo aveva indetto un referendum tra gli iscritti del suo movimento sul tema dell’abolizione della norma sul reato di immigrazione clandestinità. Su 24932 votanti 15839 si sono espressi a favore dell’abolizione del reato di immigrazione clandestina mentre 9093 hanno votato per il suo mantenimento. Comunque sia la maggioranza si è espressa positivamente a favore della cancellazione di una norma “barbara” espressione del peggior cattivismo bossifiniano. Un voto che vincola quello la delegazione parlamentare a favore dell’abrogazione della norma. E il fatto che tra i votanti la civiltà abbia prevalso sulla barbaria è una cosa buona da salutare con sollievo. Certo i numeri sono una frazione minima della platea degli elettori che hanno votato Grillo alle politiche. E’ questo, un dato su cui riflettere perché potrebbe forse dire qualcosa in più sulla fenomenologia del Grillismo, sulla natura e l’identità del movimento che lo interpreta, sulla sua forza attuale e sulle prospettive future. Ma in questa nota mi preme porre una domanda specificamente sul metodo usato ieri ovvero il ricorso al referendum online tra gli iscritti per decidere. Certo quando si consultano gli iscritti e che il parere sia vincolante è una buona cosa per l’idea di democrazia cui viene associata. Ma dipende. Sì perché qui in ballo potrebbero esserci diverse cose: sperimentazione di democrazia deliberativa fino a forme pure di democrazia diretta. Se come nella prima ipotesi si è trattato di dibattito pubblico che precede e legittima la decisione dei rappresentanti il metodo è più che positivo. Se invece si vuol andare ad una forma di governo nella quale la volontà del popolo non viene espressa tramite l’elezione di rappresentanti ma direttamente dal popolo stesso, tramite la cosiddetta deliberazione allora avrei qualche dubbio. Così come se si tratta di democrazia diretta o partecipativa intesa come quella forma di democrazia nella quale i cittadini, in quanto popolo sovrano, sono direttamente legislatori e amministratori del bene pubblico io avrei qualche dubbio. In ogni caso resta il fatto che in una società complessa come quella italiana l’uso del referendum deve essere maneggiato con cura per evitare derive pericolose. Ci sono questioni che vanno mediate dalla politica e non possono essere lasciate all’opinione pubblica. Oggi referendum per abolizione dei partiti o dei sindacati, per la pena di morte, contro l’omossessualità, contro l’immigrazione ecc.. avrebbero esiti scontati. Ecco perché qualche apprensione l’ho avuta ieri quando ho saputo del referendum di Grillo. La parabola di Grillo quale che sarà l’epilogo dovrebbe (e me lo auguro) contribuire a rivitalizzare la politica, a consolidare la democrazia e non a distruggerla. Questione di responsabilità!

Written by Aly Baba Faye

14 gennaio 2014 at 13:13

Del Fisco Problematico

Tra gli ultimi articoli postati prima del “blog off” c’era quello intitolato “Rischio di ribellione fiscale” (leggi qui). Allora quando lo pubblicai, suscitò sospetto e disappunto da parte di alcuni che lo giudicarono inopportuno. Insomma, il post sollevò un qualche livore critico semplicemente perché il titolo e alcune frasi ivi contenute parvero impronunciabili nel contesto della crisi. Allora nei paesi della zona Euro e specie nei PIGS era venuto creandosi un clima sociale pesante determinato dal perdurare di una crisi profonda paragonabile per i suoi effetti solo a quella del 1929. Infatti, si moltiplicavano i fallimenti di aziende, cresceva la disoccupazione, molte famiglie scivolavano nella povertà. Cresceva il disagio, si estendeva il malessere dei cittadini e aumentavano le tensioni sociali. Le cronache riferivano di forme estreme di protesta ma anche suicidi, rapine e altre reazioni di disperazione (leggi qui). In questo contesto pareva inopportuno e fuorviante usare un linguaggio che poteva, secondo i critici, appesantire la situazione. In verità, il contenuto del post era tutt’altro che un incitamento alla ribellione. Al contrario c’era una volontà di scongiurare “l’esasperazione della disperazione” con la stretta fiscale del governo Monti e l’offensiva dell’esercito del fisco con all’avamposto l’agenzia delle entrate. Ma per i critici già il titolo e l’uso di espressioni “evasione da sopravvivenza” sembravano un lisciare il pelo alla frode fiscale e/o un giustificare il rifiuto e la ribellione  fiscale. Tuttavia, poiché non sono uno capace di “fare lo struzzo”, avevo semplicemente ribadito il mio punto di vista, sostenendo l’esistenza di un “rischio alto” con il quale ci si doveva misurare. E col senno di poi, risulta sempre più evidente l’immanenza di una sofferenza fiscale presente in ampi settori della società civile da un lato e dall’altro una manifesta volontà di “relativizzazione” del principio di lealtà fiscale. Siamo di fronte ad un fenomeno preoccupante e pericoloso che potrebbe minare le basi sociali dello Stato e dunque della democrazia. Evidente è il fatto che la disaffezione nei confronti della “società politica” percepita come “casta” va di pari passo con una crescente diffidenza nei confronti dello Stato. Oggi c’è da considerare anche l’eventualità di un salto logico che porta ad una saldatura tra anti-politica e anti-statalismo.Tanto basta per allertare la coscienza democratica e per avviare riforme fiscali intelligenti e sostenibili. Questione di prevenzione!

Written by Aly Baba Faye

12 novembre 2013 at 18:34