L'Appunto di Aly Baba Faye

Archive for novembre 2011

Le incognite dell’Autunno Arabo

leave a comment »

.

.

.

Dunque il Vento di libertà che ha soffiato in questi mesi nei paesi della sponda sud del Mediterraneo ha prodotto un vortice politico. Dal senso di smarrimento nella Libia post-Ghedafi alle elezioni politiche del 23 ottobre in Tunisia, dalla vertenza civile e democratica contro il governo militare in Egitto alle elezioni legislative in Marocco, il subbuglio della Primavera araba sta avendo sbocchi politici molto diversi. In questa giornata autunnale sono l’Egitto e il Marocco che stanno occupando il centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. In Egitto decine di migliaia di cittadini si sono radunati a Piazza Tahrir per chiedere la fine del Consiglio militare. Quella di oggi nell’intendimento degli manifestanti doveva essere la giornata più importante di una settimana di proteste in cui hanno perso la vita 41 persone. Il potere militare che, lo scorso 11 febbraio, prendendo al balzo la rivolta di Piazza contro Hosni Moubarack costringendolo alle dimissioni, è accusato dai manifestanti di protrarre oltremisura i tempi della transizione del governo di emergenza nazionale. Ed è per questo motivo che attivisti hanno deciso di portare in piazza un milione di persone in quello che hanno definito “Friday of the last chance“. Vedremo il prosieguo di questa vertenza politica. Comunque la giornata di oggi registra un altro fatto di rilievo nell’andamento della Primavera Araba che sono le elezioni politiche in Marocco. Finora l’unico paese superstite dei sommovimenti democratici è il Marocco. Certo il Re Mohamed VI non è classificabile nell’elenco dei “dittatori di lungo corso”. E nonostante il discredito popolare che grava sulla classe politica, il giovane Monarca, che ha ispirato riforme importanti, resta un punto di riferimento importante. A marzo ha saputo anticipare gli eventi incalzanti promuovendo una nuova Costituzione grazie alla quale il Parlamento avrà poteri più forti e potrà avere un ruolo politico più stringente. Va altresì ricordato che il paese ha conosciuto una crescita economica costante a ritmo del 5%. Una performance non certamente esaltante ma non da buttare via. Ora il popolo marocchino è chiamato a votare democraticamente per scegliere i propri rappresentanti. E le preoccupazioni dei media occidentali sono tutte volte ad una deriva islamista. Ma il Marocco è stato da sempre un paese aperto e laico. In attesa di vedere quale sarà l’esito del voto, le previsioni fanno presagire una vittoria di “Giustizia e Sviluppo” partito di ispirazione islamica guidato da Abdallah Benkirane e considerato moderato. A farne le spese saranno il partito nazionalista (Istiglal) del premier Abbas El Fassi ma anche la formazione liberale Assemblea Nazionale degli Indipendenti del ministro delle Finanze, Salaheddine Mezouar. Si teme un forte astensionismo soprattutto in seguito all’invito al boicottaggio da parte dagli islamisti radicali e  del Movimento 20 Febbraio dei giovani di sinistra. Insomma, quale che sarà l’esito del voto il Marocco potrà sempre contare sul ruolo di stabilizzatore del giovane Mohamed VI e la sua spinta riformista. Questione di modernità!

Annunci

Written by Aly Baba Faye

25 novembre 2011 at 17:26

Se il buongiorno si vede dal mattino…

leave a comment »

.

.

.

E’ presto per formulare un giudizio compiuto sul nuovo governo. Siamo all’inizio di un percorso e ancora deve essere completata la squadra con la nomina dei vice-ministri e sottosegretari. Ma la scelta di figure “tecniche”, un numero limitato di ministri e le competenze attribuite contengono certamente delle indicazioni politiche chiare e nette. Monti sa che, al di là delle tecnicalità, l’azione di governo presuppone delle scelte politiche. Le riforme, si sa, hanno sempre un connotato politico e non sono mai neutrali. Basta vedere le reazioni aggressive della Lega per capire come la sfida è anche politica. Monti ha pienamente consapevolezza che il suo, pur essendo apartitico, dovrà svolgere una funzione politica. E il suo governo non si sottraerà a questa esigenza anche se dovrà armarsi di prudenza e senso di equilibrio. Il poco tempo a disposizione non dovrà essere speso per una governance da galleggiamento. Forse si può azzardare che qualcosa di buono succederà. Negli ultimi giorni, sono stati in molti a rilevare il cambio di stile e la ritrovata credibilità dell’Italia dopo l’insediamento del nuovo governo. Monti si è presentato per primo al Parlamento Europeo e anche questo è un segnale. Poi è stato invitato nel vertice dei paesi leaders dell’UE e questo è un segno di fiducia nel nuovo corso. Nessuno deride più il premier italiano cos scontata fino a qualche mese fa. E poi ci sono ulteriormente fatti compiuti dai suoi ministri che sembrano confermare il fatto che il governo individuato dei “tecnici” intende fare delle scelte a forte valenza politica nel senso nobile del termine. Ecco dunque che le mosse di tre ministri raccontano di una prospettiva politica e di un approdo possibile. L’uscita del ministro del welfare Elsa Fornero sul tema delle pensioni e la disponibilità a dare una mano alle parti sociali per trovare una soluzione meno tramautica alla vicenda della Fiat di Termini Imerese è apprezzabile in termini di equilibrio. La prima visita ufficiale del nuovo titolare della Farnesina Giulio Terzi è stata verso la Turchia. Una scelta che la dice lunga sul desiderio di riposizionamento strategico e sul coraggio della verità (discusso qui) che il nuovo esecutivo vuole assumere per una presenza autorevole in Europa, nel Mediterraneo e nel mondo. Pace, sicurezza e cooperazione sono i principi che si annidano nella mossa di Terzi che senza dubbio ha l’ambizione di dare all’Italia un ruolo da Global Player. Infine c’è il gesto simbolicamente forte del ministro per la coopération internationale e per l’intégration Andrea Riccardi che è andato a fare visita alla tomba di Jerry Masslo, rifugiato politico ucciso il 24 agosto 1989. Dunque possiamo già intravedere una certa coralità nell’azione di governo che sa molto di svolta positiva. Con quest’ultimo gesto il fondatore della Comunità di San Egidio dimostra coerenza con il suo impegno prestigioso nel campo della pace e dei diritti umani. Dunque la logica di apertura e di accoglienza ma anche di uguaglianza nella dignità sono un pedigree di questo governo di “tecnici”. Perciò è legittimo pensare che il governo Monti si candidi a riposizionare l’Italia in Europa e nel mondo, a gestire le complessità della nostra contemporaneità ripristinando i valori fondamentali e la migliore tradizione di questo paese. Così se il buongiorno si vede dal mattino allora c’è da plaudire per incoraggiare il nuovo corso che si apre. Questione di good governance!

Written by Aly Baba Faye

25 novembre 2011 at 13:46

Ora Tocca a Monti!

leave a comment »

.

.

.

Mario Monti ha presentato la squadra di Governo. Nessuno politico di professione. Pochi ministri, in tutto 17 di cui 5 senza portafoglio. Volti pressoché sconosciuti dal grande pubblico. Personaggi titolati per le competenze tecniche certificate. Poche donne ma in dicasteri importanti. Qualche innovazione come un ministero dell’integrazione e della cooperazione internazionale. Qualche paletto come il ministero della coesione territoriale che denota una scelta netta contro ogni velleità secessionistica. Dunque la squadra è pronta. La partita deve iniziare. Aspettiamo di giudicare i fatti. Certamente non sarà facile per il Governo Monti. Lui ha fatto sapere che non ci saranno lacrime e sangue. Ma servono dei sacrifici da parte di tutti. Staremo a vedere in che cosa consisteranno questi sacrifici. Le sue parole d’ordine sono crescita, risanamento e equità sociale. Si vedrà come li tradurrà concretamente. Quel che possiamo apprezzare fin qui è il suo stile: sobrietà e consapevolezza. Certo, non bastano come pedigree per affrontare i nodi strutturali che connotano il Bel Paese. La crisi italiana, non è circoscrivibile soltanto nella crisi europea di cui fa parte. L’Italia ha le sue peculiarità e la crisi che la attanaglia è la risultante di tre grandi fattori che sono una grave latitanza della classe politica, una sempre più profonda frattura sociale e una recessione economica sempre più endemica. Monti lo sa e ha delle ricette che saranno più o meno condivisbili. Vedremo quel che riuscirà a fare. C’è da fargli degli auguri di buon lavoro. Certo il tempo a disposizione è pochissimo, 15 mesi più o meno. Si valuterà l’azione di governo, provvedimento per provvedimento. Quel che invece ci chiarisce la nascita di un esecutivo con queste caratteristiche è la crisi della politica. I partiti sono alla finestra e c’è chi spera che Monti abbia successo e chi, magari intimamente, confida nel suo fallimento. Ma se Monti dovesse riuscire a fare il “miracolo”, allora sarà un’ulteriore sconfitta della politica e specifcamente dei partiti i quali verrebbero percepiti come vecchi arnesi utili solo a chi ne fa parte. Appunto una casta. Un peccato perché la politica, quella bella e utile, ha una missione nobile: quella di organizzare meglio la società. Se invece la politica è impotente allora è giusto affidarsi ai tecnici. E a questo punto dovremo re-invenatare la Politica e per converso la Democrazia.  Questione di utilità!

Written by Aly Baba Faye

16 novembre 2011 at 20:17

Le dimissioni di B. e la ragion di “mercato”

with one comment

.

.

.

B.  ha rassegnato le dimissioni ieri sera. Dunque per ora esce dalla cabina di commando. Un fatto che non può che avere effetti positivi per l’Italia. Il fatto che il Bel Paese sia stato nel mirino degli speculatori è ovvio. Con il passo indietro del “Sultano d’Italia” ora la vulnerabilità del paese si ridimensiona. La spirale negativa di svalutazione dei titoli di stato italiani avrebbe determinato un indebitamento insostenibile fino al Default. L’Italia rischierebbe una crisi simile a quella già sperimentata dall’Argentina. Un rischio che per ora sembra scongiurato. E la nommina di Mario Monti rappresenta certamente una garanzia da questo punto vista. In questo senso, la mossa del presidente della Repubblica è stata di grande aiuto. Dunque B. è stato estromesso non per ragioni politiche ma per ragioni economiche. E la vera ragione che lo ha costretto a cedere sta nella pressione che hanno esercitato le dinamiche dei mercati finanziari. Come si direbbe dalle parti di Washington: Wall Street è riuscito a fare ciò che Main Street non ha potuto fare. Infatti, solo i mercati potevano estromettere il più “Grande Mercante” del Bel paese. Dunque è prevalsa la Ragion di Mercato! Il mercato è il dominio degli interessi e ogni “conflitto d’interessi” viene prima o poi arbitrato. Ma il “Grande Mercante” ha ceduto per difendere le proprie aziende. Ha dovuto scegliere tra il Potere e le sue proprietà. Si è salvato in calcio d’angolo come si direbbe nel gergo calcistico. Ora se è ovvio che la ritirata di B. è anche una sconfitta personale va detto che politicamente non è l’unico sconfitto. Questa vicenda di fatto sancisce un commissariamento della politica. Infatti la nomina di Mario Monti (e anche in maniera speculare anche la nomina di Papademos in Grecia) è l’ennesima celebrazione delle technocrazie da parte dei mercati. Tant’è.  Nella tempesta bisogna prima trovare riparo poi pensare di asciugarsi! Ma attenti a parlare di liberazione! I mercati chiederanno il conto. Dunque,quel che si apre non è una primavera italiana bensì un inverno italiano. Sarà una traversata del deserto. Per quel che resta della legislatura non è detto che l’uscita auspicabile dalla tempesta finanziaraia non ci porti in una tempesta politica peggiore di quello che ha rappresentato B. E anche se così non fosse restano sul tavolo alcuni nodi delicati: la questione sociale e la crisi della politica. Due questioni sulle quali non possiamo certamente contare su un aiuto dei mercati. In attesa di vedere quel che saprà fare l’imminente governo Monti, c’è da augurarsi che inizi un confronto su quel che è successo e dunque sulle dinamiche di fondo che scaturiscono dal rapporto tra Mercato e Democrazia.  Questione di Primato!

Ora un Governo del Presidente?

leave a comment »

.

.

.

La nomina di Mario Monti come Senatore a vita sa molto di preliminare per un Governo del Presidente. Infatti, la mossa del Presidente della Republica rafforza l’ipotesi, spesso avanzata (vedi qui) che sia “Mister Concorrenza” l’uomo che potrebbe guidare un governo istituzionale che sia in grado di garantire la prosecuzione della legislatura, in questa fase di impasse politico e di esposizione dell’Italia alle speculazioni finanziarie. Se si conviene che B. sia giunto a capolinea e che andare alle elezioni accrescerebbe la vulnerabilità del paese, al Presidente della Republica non resta che assumere su di se la responsabilità di contribuire a “normalizzare” la situazione promuovendo un governo di emergenza.  Una scelta che potrebbe non piacere  ma che ha una sua logica. Nella tempesta bisogna prima cercare un riparo poi pensare a asciugarsi. Non c’è una piega. Dunque una scelta che si giustifica nel contesto in cui si trova il Bel Paese. Mister Concorrenza è una figura funzionale alle esigenza del momento e potrebbe far ritrovare all’Italia quella “credibilità” che gli è mancata. L’ex-commissario europeo incarna meglio di chiunque quell’ortodossia economica che tanto piace tanto all’UE ma nello stesso tempo viene individuato come uno che ha saputo mettere alcuni paletti al dogma del libero mercato soprattutto in materia di trasparenza dei mercati. Allora benvenga un Governo del Presidente guidato da Monti. Non certamente per fare la rivoluzione ma per normalizzare la situazione italiana nel contesto europeo e internazionale. Tuttavià per essere una buona soluzione c’è bisogno di chiarezza sulla misssion assegnata e sui tempi. Per le cose da fare vedo oltre alla promozione delle riforme economiche relative alla ricerca di un equilibrio di bilancio, anche delle riforme politico-istituzionali, a cominciare dal varo di una nuova legge elettorale. I costi della politica devono avere un posto nell’agenda delle priorità dell’azione di governo. Il tempo congruo per fare questo non corrisponde con tempi biblici. Volendo basterebbero di 5-6 mesi a meno che si voglia una continuità della legislatura fino alla sua scadenza naturale nel 2013. Non ne farei una questione di guerra di religione. Quel che è importante è il raggiungimento degli obbiettivi assegnati. Un ultimo interrogativo riguarderebbe specificamente la squadra che dovrebbe accompagnare Mario Monti. Come e su quali base sceglierà le personne? Non è una domanda retorica sapendo che vi sarà la tentazione di un “baratro politico” da parte di alcune forze politiche. Se Monti avrà la forza di mettere i partiti di fronte alle loro responsabilità, e di scegliere, senza condizionamenti, le persone che lui ritiene idonee all’azione che dovrà portare avanti, allora renderà un’ottimo servizio non solo al paese ma anche alla classe politica. Questione di leadership!

Il Big Bang di Matteo Renzi

leave a comment »

.

.

Eccolo “l’Enfant Terribile” della politica italiana. Matteo Renzi ha lanciato la sua sfida politica, quel che chiama il Big Bang. Quel che si può dire, fin da ora, è che la sua discesa in campo ha rimescolato le carte. Il centrosinistra si arricchisce di un nuovo attore. Un attore scommodo la cui azione, si presume, sarà destinata a produrre, in questa fase, effetti non irrilevanti negli equilibri politici ed elettorali. A prescindere da quanto potrà durare, qualcosa è stato mosso. E gli altri attori politici dovranno tenerne conto. Già le reazioni del ceto politico collocato nel centrosinistra sono mitigate. C’è chi lo esalta (ancora pochi) e chi lo demonizza (adesso molti). Nessuno ignora il potenziale politico di Renzi. Ritengo sbagliato e controproducente confinare la sua offerta politica in una logica di tifoseria da stadio. Quel che serve, a mio avviso, è capire la possibile traiettoria di questa offerta politica valutandone il potenziale e semmai accompagnarla o contrastarla. Ciò che non serve è demonizzare il personaggio sulla base di cliché e/o di pregiudizi. Non basta bollarlo come populista o un destroide. Renzi avrà i suoi difetti ma è persona intelligente, un ragazzo coraggioso, un politico abile. Ha capito la natura della crisi che attanaglia il sistema politico. Ha capito che la fine di Berlusconi lascerà macerie che non risparmieranno molti tra gli attori che sono stati con lui sulla scena. Infatti, il berlusconismo ha plasmato il sistema politico e l’uscita del “Sultano di Arcore” non basta di per sè a riportare le virtù di una buona politica. Dunque Renzi ha colto l’essenza della domanda del momento che è di rinnovamento e ricostruzione. Un’operazione impossibile con una offerta politica tradizionale o con la diplomazia negli organismi interni dei partiti. Dunque no more Politics as usual ma cambiamento e innovazione. Renzi sa che l’uscita dal pantano sarà possibile solo con una operazione forte di buonifica del sistema politica. Ed è questo che i cittadini vanno chiedendo da un pò di tempo. Indignati e stuffati, grillini e movimenti vari della società civile vogliono il cambiamento. Renzi intende dare uno sbocco politico all’effervescenza civica e politica che sta crescendo nella società Italiana. Sa che i partiti hanno perso credibilità nell’opinione pubblica. Insomma, Renzi vuole rappresentare il malessere dei cittadini e la loro voglia di voltare pagina. Lo fa con una grande abilità di comunicazione. Ci riuscirà o meno è presto per dirlo. Quel che è certo è che ha imboccato la strada giusta per colpire. Ora bisogna vedere se potrà mobilitare la gente che non si riconoscono nei partiti ma anche chi sta dentro i partiti ma con disagio. Renzi non uscirà dal PD che ancora gli è utile per il suo disegno. Se lo dovesse fare non sarà prima delle primarie ammesso che le facciano nel PD. Poi cacciarlo dal PD per motivi statutari sarebbe il più bel regalo che gli si può fare. Nel frattempo parla anche con chi non sta nei partiti, quegli elettori che hanno un forte desiderio di cambiamento. E’ una sfida difficile la sua ma è a portata di mano. Dovrà però sapere che il cambiamento non è una sfida personalistica bensì una sfida collettiva che ha bisogna di tante persone corraggiose, di tanti talenti e molte grandi personalità della società civile ma anche del mondo politico. I suoi 100 punti programmatici non sono la panacea né una pozione magica. Ci sono molti elementi condivisibili e altri che non lo sono, ma nell’economia complessiva è una base che gli permette di parlare con gli elettori a 360 gradi. Ma non possono avere valore di “programma di governo” né sono una exit strategy dalla crisi economica e sociale. Da un punto di vista della tempistica è saggio, da parte sua, aspettare il momento per definire un vero programma di governo. Chi pretende da lui un programma di governo non ha capito che Renzi non è ancora un candidato Premier. Ci arriverà se riesce a diventare il palladino del cambiamento e della buona politica, il volto fresco e nuovo. Per ora i 100 punti bastano per il consenso che gli serve per posizionarsi nella contesa della leadership del dopo Berlusconi. La sua comunicazione è funzionale a questo scopo. La tempistica è giusta. L’unico rischio che corre per ora, ed è questa la debolezza del suo Big Bang, è quello di fare una guerra totale contro tutti. Questo dato potrebbe complicare il suo percorso poiché avrà bisogno di alleati per vincere la sua sfida. E’ bene distinguersi ma senza scatenare una guerra contro tutti. Renzi deve sapere che in campo non ci stanno solo lui e il suo il PD e nella sfida per il cambiamento, nella costruzione dell’alternativa ci sono altri attori con cui confrontarsi. Questione di opportunità!

Written by Aly Baba Faye

1 novembre 2011 at 14:50