L'Appunto di Aly Baba Faye

Archive for agosto 2008

Ramadan: E’ Tempo di Jihad!

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Nono mese del Calendario musulmano, fatto di 12 mesi lunari, il Ramadan costituisce un periodo eccezionale per il fedele musulmano.  La sua sacralità è fondata sulla tradizione già fissata nel Corano, secondo cui in questo mese Maometto avrebbe ricevuto una rivelazione. In origine, il mese di Ramadan era, come il suo nome stesso (il ‘torrido’) dimostra, un mese estivo; ma successivamente il Profeta Maometto (PSL) adottò un calendario puramente lunare di dodici mesi. Dato che il Calendario islamico è composto da 354 o 355 giorni (10 o 11 giorni in meno dell’anno solare), il periodo del digiuno.

Il digiuno (sawm ) durante tale mese costituisce il terzo dei 5 pilastri dell’Islam. Nel corso del mese di Ramadan infatti i musulmani praticanti debbono astenersi – dall’alba al tramonto – dal bere, mangiare, fumare e dal praticare attività sessuali. Chi è impossibilitato a digiunare (perché malato o in viaggio) può anche essere sollevato dal precetto, però, appena possibile, dovrà recuperare il mese di digiuno successivamente. Le donne incinte o che allattano, i bambini e i malati cronici sono esentati dal digiuno e dovrebbero al suo posto, secondo le loro possibilità, fare la carità come ad esempio nutrire le persone bisognose indipendentemente dalla loro religione, gruppo etnico o dalle loro convinzioni. Le donne durante il loro ciclo o le persone in viaggio non devono digiunare ma lo possono rimandare.

Dal momento che lo scopo del devoto è quello di purificarsi da tutto quello che di materiale esiste nel mondo corrotto e corruttibile, e dal momento che ogni ingestione gradevole è considerata corruzione del corpo e dell’anima, è vietato anche fumare e, secondo alcuni, profumarsi perché in entrambe le azioni s’ingerirebbero sostanze estranee e da entrambe le azioni si trarrebbe un godimento illecito che distoglierebbe dagli aspetti penitenziali cui mira l’istituzione. L’ingestione involontaria di cibi, di sostanze liquide o gassose non costituisce comunque rottura di digiuno. In occasione del Ramadan è anche richiesto di evitare di abbandonarsi all’ira.

Quando tramonta il sole il digiuno viene rotto. La tradizione vuole che si debba mangiare un dattero perché così faceva il Profeta. In alternativa si può bere un bicchiere d’acqua. Al termine del mese di digiuno viene celebrato lo id al-fitr (Festa della interruzione del digiuno) detta anche la Festa  piccola (id al-saghir).

Il significato spirituale del digiuno è stato analizzato da molti teologi. Si attribuisce ad esempio al digiuno la dote di insegnare all’uomo l’autodisciplina, l’appartenenza ad una comunità, la pazienza e l’amore per Dio. Insomma un vero sforzo pe governare l’anima, appunto un Jihad Nafs. Una sorta di guerra all’edonismo? Questione di sacrificio!

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Written by Aly Baba Faye

31 agosto 2008 at 17:21

DNC: The Acceptance Speech!

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Denver (Colorado) – La formula rituale dell’accettazione della Nomination del candidato alla Presidenza degli Stati Uniti, è stata pronunciata di fronte ai delegati della Convention. Barack Obama, il primo nero in corsa per la Casa Bianca, ha esordito il suo acceptance speech pronunciando, di fronte agli ottanta mila persone accorsi a Denver, la formula di rito: “Con profonda gratitudine e grande umiltà, accetto la nomination come  candidato alla presidenza degli Stati Uniti“. Un discorso di 45 minuti (guarda video), per ricordare che 45 anni dal memorabile discorso di Martin Luther King Jr, il sogno si sta realizzando. La simbolica è forte. E in ogni caso, non possiamo non ricordare il sogno del visionario citando, con un pizzico di emozione, una sua celebre frase: “The Arc of moral universe is long but it bends towards justice“. Se Barack sarà eletto Presidente degli USA allora mi piacerebbe pensare questo evento come atto di giustizia nei confronti di Dottor King che ha pagato con la sua vita, il suo sogno. Così come mi piacerebbe pensare che lassù si sente appagato. Questione di giustizia!

Written by Aly Baba Faye

29 agosto 2008 at 15:31

Bruno Trentin: un mio ricordo!

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Quando Bruno è morto l’anno scorso mi trovavo in Senegal. Mi chiamò mia moglie per darmi la notizia. Ero sconvolto. Quel giorno avrei dovuto festeggiare il mio compleanno. Ma la notizia cambierà per sempre la ricorenza. Non potrò più festeggiare gli anni come ero abituato a fare. Ora il 22 agosto è anche l’anniversario della morte del maestro. La morte di Bruno per me era una grande perdita. Bruno era un amico. Lo incontraì la prima volta alla Sorbonna agli stati generali della gioventù contro il razzismo 1989. Poi ci siamo rivisti a Roma alla prima manifestazione contro il Razzismo dopo l’assassinio di Jerry Masslo il 7 ottobre 1989. All’epoca ero segretario nazionale della CASI, (coordinamento Associazioni Senegalesi in Italia). Il nostro rapporto si è consolidato con il mio ingresso nel sindacato. Bruno divenne un vero amico. Ci parlavamo in francese. Avevamo in comune la passione per le avventure di Tintin. Bruno mi raccontò molti momenti della sua vicenda personale e familiare (da emigrata in Francia). C’era un rapporto personale e non solo “politico”. Basta pensare che al mio matrimonio mi fece da compare. Ad un anno della sua scomparsa posso dire che la sua mancanza è una perdita per il movimento per i diritti. Bruno fu il teorizzatore della Strategia dei diritti e l’Etica della solidarietà. Una visione che egli mise al centro dell’impegno sindacale i diritti degli immigrati e la lotta contro il razzismo. Era questo il tema che portò al congresso della Cgil del 1991. Dunque Bruno era uno dei pionieri dell’antirazzismo  assieme a Padre Ernesto Balducci, Don Luigi Di Liegro, Tom Benetollo, Dino Frisullo… Dice qualcuno che “i migliori tra noi hanno come forma paradossale di permanenza, il non esserci più“. Oggi senza queste grandi personalità tutto è diventato più difficile. Bruno ci credeva fino in fondo alla battaglia per i diritti degli immigrati, alla solidarietà per i richiedenti asilo. Ricordo una delle nostre chiaccherate dopo l’11 di settembre e di come l’idea di uno scontro di civiltà avesse tagliato fuori il cosmopolitismo e con esso me e la mia famiglia . Lui mi disse di non smettere mai di batterti e che bisogna avere sempre il “coraggio dell’utopia”. Senza utopia non c’è invenzione né tanto meno innovazione. Possa il suo ricordo servire da stimolo per non cedere alla rassegnazione. Merçi Bruno!

http://www.brunotrentin.it/

Written by Aly Baba Faye

26 agosto 2008 at 21:50

DNC: 4 days to (Ba)rock!

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Da oggi a Denver nel Colorado parte la DNC (Democratic National Convention). Praticamente un congresso di Partito: quello del Partito Democratico. Ogni riferimento alla politica italica è puramente casuale! Si sa, la ritualità è parte della democrazia. Tuttavia, questa Convention è un’occasione un pò particolare. Diverse sono le ragioni che la rendono tale. Ma diciamo che è l’occasione ufficiale per l’investitura di Barack Obama come candidato dei democrats per la Casa Bianca. Il nero che corre per la Casa Bianca. E non c’entra il daltonismo! E’ segno dei tempi! Persino il Papa Benedetto XVI parla di allarme razzismo. E anche questo è segno dei tempi. Forse ci sarà un Papa nero dopo di lui? In ogni caso Barack Obama come candidato è una buona notizia in sè. Dunque per 4 giorni, il partito di Barack dovrà dire dove vuol portare l’America e dovrà dire al mondo quale America ha in mente. Naturalmente la kermesse prevede una sfilata di VIP a partire da Michelle Obama ma anche agli Clinton e Joe Biden vice presidente in caso di vittoria dei democrats. Ma nella sostanza la sfida “congressuale” resta l’unità interna del partito dopo le lacerazioni delle primarie. Ricordiamo che Barack ha sempre battuto il tasto dell’unità. A Berlino ha richiamata la necessità di far cadere i muri ancora in piede. Vi dice qualcosa l’e pluribus unum? Cioè che siamo tutti nella stessa barca! Dunque non c’è un’America repubblicana né un’America democrats, non c’è un’America Bianca, un’America Nera, un’America Asiatica, un’America latinos ci sono solo gli USA. Ma ora non basta la predica ma nei 4 giorni di Denver, l’Obamismo dovrà definire il suo profilo, indicare un agenda per l’economia, dovrà indicare le sue ricette alla cosidetta middle class, dovrà definire il profilo della sua politica estera. Insomma, se 4 giornate posson bastare allora con l’investitura ufficiale di Obama l’obamismo dovrà dimostrare di poter cambiare l’America e anche il mondo. Questione di Baracka!

Written by Aly Baba Faye

25 agosto 2008 at 19:46

Pechino 08: Fine dei giochi!

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Fischio finale per Pechino 2008. E’ l’ora dei bilanci. Ma non tocca a me fare un bilancio. Ce ne saranno già tanti bilanci e bilancini fatti da persone più sensibili di me in fatto di conta. Riporto solo, in via del tutto strumentale una cifra. Il costo complessivo dell’organizzazione dei giochi. Si parla di 40 miliardi spesi. Un cifra davvero olimpica. Forse è questo il bilancio che conta. La vera cifra dei Giochi. Dunque molto oltre l’idea degli antichi greci. Ora è un giro d’affare, una parata di business. E spesso di affari che con lo sport hanno poco a che fare. In ogni caso, si fa fuoco con la legna di cui si dispone. Non ne faccio una questione morale. Quel che invece mi importa è quella cifra mancante (almeno a dire dei più!). La questione dei dirittti umani che è stata rappresentata come la zona d’ombra su Pechino 2008. C’è chi voleva usare la palestra dei Giochi per far emergere la questione delle violazioni dei diritti umani, o fare una stretta sulla vertenza del popolo tibetano. C’è chi sostiene che non se n’è parlato! C’è chi critica i politici che hanno preso parte alla crimonia d’apertura. Ma è polemica! A mio avviso di diritti umani se n’è “parlato” anche troppo. Spesso a sproposito. Il tema è stato usato come una clava contro la Cina. Non  è stata usato per dialogare con la Cina. Gli agitatori sembravano più interessati alla loro denuncia che non a trovare soluzioni percorribili. A scanso di equivoci sono tra coloro che ritengono che la questione va sollevata. Ma non nei termini arroganti  e strumentali che abbiamo visto. In ogni caso si spera che dopo i giochi si apra una “trattativa” ad esempio sulla questione dell’autonomia del Tibet. Come dire finito i giochetti cominciamo a pensare a come porre questo tema nell’agenda in maniera seria e senza caccia alle streghe. Chissà se questa volta sarà la buona? Un rovescio della medaglia! Questione di gioco!

Written by Aly Baba Faye

24 agosto 2008 at 21:28

Pechino 2008: volto di una Grande Potenza

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Dunque ci siamo. Alle 08:08 di venerdi 08-08-08 è partito il via ai giochi olimpici di Pechino. Pare che in Cina l’8 è il numero fortunato. Intanto, la cerimonia di inaugurazione è stata grande. Potenza e eleganza sono il segnale che la Cina manda al mondo. L’unica nota dolente sono le contestazioni della vigilia. Ma su questo mi permetto di dire, da attivista dei diritti umani, che la Cina non ha il monopolio della violazione dei diritti umani. Avranno anche loro i lati oscuri della loro civiltà, i loro guantanamo, la loro mafia, le segregazioni delle minoranze etniche, oppure tante violazioni quotidiane dei diritti e della dignità umana come nella fortezza europa. Come si dice chi non ha peccato scagli la prima pietra. Intanto loro non c’entrano nel Guiness degli orrori che sono Hiroshima e Nagazaki, l’Olocausto, la Tratta dei neri. Non sono loro che hanno scatenato due guerre mondiali. Dico questo non tanto per sminuire le gravi violazioni dei diritti umani oppure la dominazione del Tibet ma giusto per relativizzare le prediche moralistiche che vengono da paesi o governi che ogni giorno mortificano la dignità della persona umana. Forse il vero male del mondo sta nella doppia morale di coloro che sanno solo predicare bene razzolando male. Pensate a Bush che predica il rispetto dei diritti umani. Non c’è più religione! Ma si sa, in molte civiltà, l’inferno sono gli altri. Si preferisce guardare i difetti altrui per non vedere i propri. E poi se nei confronti degli altri si nutre invidia allora il gioco è fatto. La Cina quanto meno non predica ciò che non fa. Anzi spesso gli si può accusare di chiudere un occhio sui mali degli altri. Basta pensare al fatto che la penetrazione cinese in Africa resta un fatto prettamente economico. Loro non voglino sindacare sulla moralità dei loro partners. Business is business. E spesso gli appalti che hanno in concessione sono un win to win. Tanto meglio! Curioso il fatto che i governi africani alleati con la cina sono subito tacciati di dittatura o mali peggiori per il solo fatto di aver scelto la cina come partner commerciale. Mi si consente una piccola digressione che rigurada il caso Mugabe. Era il pupillo della Gran Bretagna fino a qualche anno fa. Ma quando ha deciso di nazionalizzare le proprietà coloniali e ha stabilito rapporti commerciali privilegiati con la Cina è diventato il dittatore sanguinario. E giù con la diabolizzazione di Mugabe, accusato di non rispetto dei principi della democrazia, delle libertà politiche, con tanto di violenze orchestrata per fargli la guerra. L’altro giorno in una conversazione sull’Africa sollevavo polemicamente la questione di sapere come mai nei due decenni antecedenti nessuno avesse mosso critica a Mugabe? Chissà se era un leader democratico? Insomma ritornando alla Cina, Pechino 2008 è già stato il volto di una Grande Potenza che forse è già pronta per dominare il mondo. Chi sa se sarà un male minore? Questione di prospettiva!

Written by Aly Baba Faye

8 agosto 2008 at 22:37

Moschea sì o Moschea No?

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Moschea sì o Moschea no! Non è una declinazione del dubbio amletico. Semmai la certezza di un risentimento e la spia di un‘islamofobia che mette radici nella terra dove si trova la Santa Sede. Prima il tira e molla tra comune e comunità islamica a Bologna per l’autorizzazione alla costruzione di una Moschea. Poi la richiesta di chiusura/trasferimento della Moschea di Viale Jenner a Milano, perché il Venerdì alcuni fedeli pregano sui marciapiedi (il neo-fascista Filippo Penati li vuole multare!). E adesso tocca a Genova dove, nonostante la fermezza del sindaco Marta Vincenzi sui principi costituzionali, si rischia un referendum sulla concessione del diritto di culto. Ecco, il manifestarsi della struttura latente di uno scontro di civiltà in salsa italiana! Dunque nel paese dei cento campanili, non si vuol la costruzione di luoghi di culto per i musulmani. I fedeli della seconda confessione religiosa del paese, oltre un milione di persone, devono arrangiarsi ricorrendo a qualsiasi luogo purché che non si vede. Se sei musulmano è meglio mimetizzarsi, non farti vedere, nasconderti per osservare il tuo culto. Come dire un invito al culto clandestino, come le sette segrete. Insomma, l’Italia dei politici ama proprio la clandestinità sia che la promuove, impedendo l’osservazione del culto alla luce del sole, sia che dice di combatterla favorendone di fatto la crescita dell’immigrazione clandestina. Questione di spirito!

Written by Aly Baba Faye

5 agosto 2008 at 07:05