L'Appunto di Aly Baba Faye

Archive for novembre 2008

La social card e il Badfare

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La social card uno degli strumenti previsti dal piano anti-crisi del governo, non sarà data agli immigrati. Si tratta di una normale carta d’acquisto elettronica, ma le spese verranno addebitate allo Stato, non al titolare.  Ogni mese, la carta permetterà ai meno abbienti di spendere fino a 40 euro ogni mese nei negozi alimentari che aderiscono all’iniziativa, che accorderanno anche uno sconto speciale del 5%. Potranno riceverla gratuitamente anziani ultrasessantacinquenni e  famiglie con figli sotto i 3 anni che non raggiungono una determinata soglia di reddito. Tra i requisiti indispensabili, c’è anche la clausola della cittadinanza. Occorre avere la cittadinanza italiana ed essere residente in Italia e regolarmente iscritto all’Anagrafe. Dunque niente social card agli immigrati, siano essi cittadini di Paesi comunitari o provenienti da paesi terzi. Mentre per i comunitari Bruxelles potrebbe avere qualcosa da ridire, per gli immigrati da paesi terzi non c’è niente da fare, non sono neanche degni di esser considerati poveri. Intanto, stanno partendo le lettere che comunicheranno l’iniziativa a tutti gli interessati. E c’è il rischio che al danno si aggiunga la beffa, come successe col “bonus bebe”. Pure quell’aiuto era riservato agli italiani, ma annuncio e moduli per richiederlo finirono anche nelle cassette postali di molti immigrati. Che dire? neppure per il riconoscimento dello stato d’indigenza vengono applicate le pari opportunità. In nome del principio del  “diversamente degno” si sancisce una distinzione di fatto tra Welfare e Bloodfare, ed ecco che  la discriminazione in materia di assistenza si crea il Badware… Questione di riforma!

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Written by Aly Baba Faye

29 novembre 2008 at 22:28

Al Qaeda offensivo su Obama!

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New York, 22 nov. (Adnkronos) – Ai musulmani afroamericani non e’ piaciuto il messaggio di al Qaeda contro il presidente eletto Barack Obama, riferisce oggi la Cnn. Gli imam delle comunita’ dei afroamericane hanno diffuso una dichiarazione congiunta a New York definendo “un insulto” le parole del numero due di al Qeada, Ayamn al Zawahiri. “Riteniamo insultante che qualcuno parli a nome della nostra comunita’ invece di lasciare a noi la dignita’ e l’onore di parlare per noi stessi”, recita il comunicato letto ieri al centro culturale “Malcolm X”, intitolato all’attivista assassinato nel 1965. Il luogo scelto non e’ stato casuale. Nel messaggio audio diffuso mercoledi’ su Internet da al Zawahiri, Obama viene descritto come un “cameriere negro”, termine che il musulmano afroamericano Malcolm X usava per attaccare i neri servili con i bianchi. E il numero due di al Qaeda accusa poi il presidente eletto di essere “il diretto contrario di onorevoli afroamericani” come Malcolm X.

che dire? … il razzismo si sposa bene con l’integralismo.  Queste farneticazioni di Al Zawahiri sono un segno di debolezza e espressione di una sindrome della paura di isolamento che Al Qaeda  sente come minaccia fatale per la sua stessa esistenza. Infatti, se come è prevedibile Obama punterà sul dialogo  come architrave della sua strategia politica, il nuovo corso diplomatico tenderà ad isolare l’estremismo islamico.  Al Qaeda sente Obama come una minaccia ed è per questa ragione che lo attaccano in modo così violente e plateale. E’ evidente che a loro converebbe un altro genere di nemico che possa leggittimare  la loro  conflittualità  e biecca violenza. Dunque venendo a mancargli George Bush temono che Obama gli metta fuori gioco con il metodo di dialogo e alleanza con le comunità islamiche. In ogni caso mi sia consentito di  rimarcare il fatto che il nostro Gasparri nazionale abbia parlato troppo in fretta e le sue insinuazioni sono state smentite dai fatti perché si sono rivelate rutto di un pregiudizio politico. A tal proposito, è il caso di dire che il tempo è galantuomo e che spesso l’incontinenza è nemica della pazienza! Questione di autocontrollo!

Written by Aly Baba Faye

22 novembre 2008 at 21:57

Capo staff di Obama chiede scusa agli arabi

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(AGI) – Washington, 14 novembre – Rahm Emanuel, futuro capo di staff di Barack Obama, ha chiesto scusa per alcuni commenti anti-arabi fatti dal padre Benjamin, un ex componente del movimento sionista israeliano Irgun. Secondo il quotidiano Maariv, Benjamin Emanuel ha affermato che il figlio “influenzera’ il presidente eletto verso posizioni filo-israeliane”. “Perche’ non dovrebbe farlo?”, ha sostenuto, “E’ forse arabo? Non andra’ alla Casa Bianca per pulire i pavimenti”. Il collaboratore del presidente eletto si e’ scusato con il Comitato arabo-americano anti-discriminazione per i commenti del padre, un ex membro dell’Irgun, un gruppo ebraico ultra-nazionalista responsabile di attentati contro le truppe britanniche prima dell’indipendenza di Israele nel 1948.
“Dal profondo del mio cuore, mi scuso personalmente anche a nome della mia famiglia: questi non sono i valori in cui sono cresciuto”, ha affermato Emanuel, stando a quanto riferito dal Comitato. “Fare commenti di questo tipo che vanno contro un gruppo etnico o religioso e’ inaccettabile”, ha continuato.
“Non possiamo permettere che gli arabi e i musulmani siano dipinti in questi termini inaccettabili”, ha replicato la presidente del Comitato, Mary Rose Oakar, la quale ha accolto le scuse del deputato dell’Illinois e la sua richiesta di incontrare la comunita’ arabo-americana.

Che dire? per Obama questo “incidente” non è un buon biglietto da visita…

Written by Aly Baba Faye

14 novembre 2008 at 20:07

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Mama Africa ci ha lasciato!

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Castel Volturno (Caserta), 10 novembre 2008 – E’ morta subito dopo essere scesa dal palco del concerto anti-camorra, Miriam Makeba. La leggendaria cantante sudafricana, simbolo mondiale della lotta anti-apartheid, si è sentita male sul palco. Inutile la corsa a una vicina clinica: Miriam makeba è morta poco dopo il ricovero, stroncata da un attacco cardiaco. Benché avesse seri problemi di salute, la cantante sudafricana non aveva voluto mancare al concerto a favore dello scrittore Roberto Saviano. Aveva 76 anni, era nata il 4 marzo del 1932 a Johannesburg. Conosciuta in tutto il mondo come ‘Mama Africa’, Miriam Makeba nasce a Johannesburg il 4 marzo 1932 e si impone come cantante nel 1959, durante una tournèe negli Stati Uniti con il gruppo sudafricano ‘Manhattan Brothers’. A 27 anni lascia il Sudafrica per necessità di carriera, senza immaginare che poco più tardi sarebbe stata poi bandita per le sue posizioni contro l’apartheid. Nel 1960 cerca di rientrare in patria, per il funerale della madre, ma le autorità le tolgono la nazionalità. Così Miriam Makeba è costretta a vivere 31 anni in esilio, negli Stati Uniti, in Europa e in Guinea. Fu la prima donna nera a vincere il Grammy Award per l’album ‘An Evening with Belafonte/Makeba’, inciso insieme a Harry Belafonte nel 1965. Due anni dopo arriva la fama mondiale con ‘Pata Pata’, ispirata a una danza in una baraccopoli. Nel 1968 sposa il leader delle Pantere Nere, Stokely Carmichael. La cosa non manca di sollevare aspre controversie negli Stati Uniti e Makeba si vede annullare i contratti discografici. Carmichael e Makeba si trasferiscono in Guinea. Il matrimonio dura però pochi anni: nel 1973 Makeba si separa e riprende a cantare, soprattutto in Africa, Sudamerica ed Europa. Dopo la morte della figlia Bongi, nel 1985, ‘Mama Africa’ si trasferisce in Europa, dove rimane fino al 1990, quando la liberazione di Nelson Mandela la convince a rientrare nel suo Paese. Ma passano sei anni prima che esca il suo nuovo disco, ‘Homeland’, in cui racconta sempre l’apartheid, ma anche la gioia di essere tornata nel suo paese. Dunque Mama Africa è morta a Castel Volturno dove qualche settimana fa 6 fratelli africani furono trucidati dalla Camorra.  In questo giorno di lutto mi conforta il fatto che abbia fatto in tempo a vedere il primo “nero” Presidente degli USA. E  proprio per questa ragione la sua presenza a Castel Volturno era un forte invito a non abbassare la guardia. Come dire che il razzismo è sempre in agguato.  Insomma, Mamma Africa è caduta sul campo di battaglia. Questione di Martirio!

Written by Aly Baba Faye

10 novembre 2008 at 21:36

Obama: change must go on!

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Il Presidente in pectore degli Usa Barack Hussein Obama ha già lanciato un’altro messaggio forte teso a consolidare la sua volontà d’innovazione del sistema di governance con la creazione di un sito internet per consentire la partecipazione dei cittadini al governo del paese (vedi qui). Il sito sarà il luogo di raccolta di proposte e idee per garantire un’assunzione collettiva del destino comune. Un altra innovazione nel modo di fare politica e di concepire la democrazia. Davvero Washington diventa della gente non più dei lobbist. Geniale? Questione di democrazia!

Written by Aly Baba Faye

7 novembre 2008 at 08:42

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Presidenziali USA: it’s done!

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Barack Hussein Obama è il 44° Presidente degli Usa. The audacity of hope.

Written by Aly Baba Faye

5 novembre 2008 at 16:07

Ora un solo pensiero

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Come finirà?  ce l’ha farà? o ci saranno brutte sorprese? L’effetto Bradley o la sindrome Florida. Ecco sono in apprensione. Dopo due anni di impegno e speranza è scoccata l’ora della verità. Attendo ansioso. Come dire sospeso tra la speranza e la paura… il pensiero fisso sull’unico desiderio. E l’attesa si fa ancora più lunga.  Non posso accorciare il tempo. Flussi d’emozioni mi avvolgono. Ogni attimo sembra un’eternità. Il coinvolgimento emotivo è forte. Come l’attesa di un parto. Una situazione che ricorda la nascita di un figlio. In attesa di un lieto fine tanto desiderato. Altro non posso fare se non incrociare le dita e affidarmi alla sorte. La storia farà il suo corso. Arriverà l’attimo e comunque ci sarà il brivido. Qui ed ora l’audacia di sperare. So che ci vorrà un pò di baracka. Per chi ci crede, tutto è già stato scritto. Questione di destino!

Written by Aly Baba Faye

3 novembre 2008 at 21:36