L'Appunto di Aly Baba Faye

Archive for marzo 2009

Naufragio di disperati

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(ANSA) – ROMA, 31 MAR – Sono trecento al momento i dispersi nel naufragio di tre barconi al largo delle coste libiche, secondo fonti dell’Organizzazione internazionali per le migrazioni, mentre stando a una notizia ufficiale della Guardia Costiera circa 350 migranti sono stati soccorsi e salvati da un rimorchiatore italiano. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha espresso oggi shock e profonda tristezza per l’ultima tragedia dell’immigrazione.  Secondo le prime ricostruzioni, la sera del 28 marzo, sabato, tre barconi sovraccarichi di disperati sono colati a picco in seguito a un forte vento. Una quarta imbarcazione in difficolta’, invece, e’ stata soccorsa da un’unita’ italiana insieme con le autorita’ libiche. L’intervento si e’ concluso domenica pomeriggio, quando il barcone e’ stato rimorchiato fino al porto di Tripoli con tutti gli occupanti a bordo sani e salvi. Quanto alle vittime degli altri due barconi, per il momento sono state tratte in salvo 23 persone mentre di altre 21 sono stati recuperati i corpi senza vita. Destinato a salire il numero dei dispersi, considerando che su una imbarcazione affondata si trovavano 253 persone e sull’altra 365. Secondo quanto ha reso noto l’agenzia egiziana Mena, tutti i clandestini – molti dei quali di nazionalita’ egiziana – erano diretti in Italia. Una delle imbarcazioni era partita da Sid Belal Janzur, un sobborgo di Tripoli e dopo tre ore di navigazione il battello e’ affondato 30 chilometri al largo della Libia. Delle altre i libici affermano di non avere certezza del luogo di partenza. L’ennesima tragedia sulla rotta tra Libia e Sicilia non ha comunque fermato i viaggi della disperazione verso l’Italia: oltre 400 persone sono approdate nelle ultime ore sulle coste della Sicilia orientale.

Che tristezza! La memoria ritorna alla tragedia di Cap Anamur nel 2004. Il senso di impotenza di fronte ad una tragedia che non sempre viene raccontata. E quanti ne muoiono nella traversata del Sahara! Davvero triste questo barattro della vita con la morte. Questione di sfortuna!

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Written by Aly Baba Faye

31 marzo 2009 at 12:05

The right Wind

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n729581707_1264380_9844La ricerca di un ‘Obama de Noantri” sta diventando sempre di più un fortissimo desiderio politico. Questa volta però non stiamo aspettando passivamente dall’America i fatidici 10 anni per vedere il “Right Wind” soffiare sulla Penisola. Questa volta il “change” sembra sollecitato. E’ un desiderio che arde specie nell’area del centrosinistra e  in coloro che aspettano il sorgere di una “New Kind of Politics”.  Dall’altra parte hanno già risolto con il cavaliere “medusa” che da 15 anni riproduce se stesso imponendosi ogni volta come novità del momento. La voglia di cambiamento che invece si respira nell’area progressista e nelle aree della ribellione antipartitocratica ha diversi connotati: Voglia di pulizia e desiderio di Voltare pagina. Resta solo trovare l’interprete affidabile che incarni il desiderio del “change” e iniziare a lavorare perché il cambiamento maturi in un processo consolidato (“yes we can”.) Prova ne è il successo, in termini di “comunicativa”,  di due personaggi su cui la coscienza “riformista-progressista” del paese sta riversando le proprie speranze.  Prima il profilo dell’Obama italiano aveva assunto via via nomi di Walter Veltroni ai tempi del “se può fà”, e poi di giovani più o meno navigati come Matteo Renzi. Poi ancora nomi di volti nuovi  e giovani coraggiosi come Giuseppe Civati capace di un linguaggio fuori dal politichese. Dunque in questa settimana a tenere banco sono i due personaggi “speciali” che interpretano in questa fase il desiderio diffuso di cambiamento, il “change” reclamato o semplicemente auspicato (“hope”). Sono Roberto Saviano e Debora Serracchiani le cui quote di popolarità hanno registrato un’impennata da record. Sopratutto per l’avvocata di Udine che fino all’Assemblea dei circoli del PD era sconosciuta fuori della sua provincia. In fondo la Serracchiani incarna la faccia nuova che ha avuto il coraggio di “criticare” la dirigenza ma in realtà non ha detto nulla di quello che non hanno già detto D’Alema, Bersani, Gad Lerner o Paris. Il fatto è che lo dice una “giovane” con un tuono quasi ingenuo. Poi c’è il grande Saviano che con il suo monologo di ieri a “che tempo che fa”, ci ha regalato una grande lezione di coraggio umano prima ancora che di “etica pubblica”. Insomma metti Saviano e aggiungici Serracchiani e scopri la natura di un desiderio di cambiamento: una voglia di verità, un volto nuovo e un linguaggio chiaro…

Written by Aly Baba Faye

26 marzo 2009 at 16:06

Internet compie 20 anni

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Venti anni fa successe qualcosa di straordinario al Cern di Ginevra, qualcosa che avrebbe cambiato per sempre il modo di comunicare. Il 13 marzo 1989 il ricercatore inglese – Timothy John Berners-Lee (nella foto), per gli amici Tim, entrò nella stanza del suo superiore Mike Sendall e gli consegnò un progetto sulla gestione delle informazioni. Lo studio dimostrava come i dati potessero essere trasferiti facilmente su Internet attraverso gli ‘ipertesti’: il sistema, oggi familiare, che ci permette di ‘puntare’ e cliccare una parte di testo rimandandoci a un’altra pagina d’informazione sulla ‘grande rete’. “Vago ma eccitante”, scrisse Sendall dando il via libera a un progetto che avrebbe cambiato la storia contemporanea.

AUGURI

Written by Aly Baba Faye

14 marzo 2009 at 14:40

L’Italia è in recessione!

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E’ inutile nascondere la polvere sotto il tappeto: L’Italia è in recessione tecnica dal 20 di Gennaio! Capisco che “la fiducia” possa essere una “variabile di aggiustamento” ma quel di cui non si tiene conto è la natura della crisi che richiede altre ricette. Se è vero che la “sfiducia” può avere effetti depressivi sui consumi e sulla domanda interna è altrettanto vero che siamo di fronte ad una crisi di sistema da cui non si esce solo con marchingegni di “incentivo al consumo”. Non siamo di fronte ad una crisi ciclica legata all’andamento di una congiuntura sfavorevole bensì un crisi di sistema. Dunque quel che serve è uscire da un’economia basata sulla finanza speculativa che alimenta un modello di accumulazione basata su speculazione sui guadagni futuri.

Written by Aly Baba Faye

10 marzo 2009 at 21:17

8 Marzo: lezione da Mamma

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Il modo migliore per celebrare la donna è ricordare la lezione che mia madre mi aveva dato quando ero poco più che adolescente. Era un 8 marzo nei primi anni ’70 e lei doveva partecipare ad un meeting delle donne del Partito Socialista di Rufisque di cui lei è stata responsabile per la nostra città per tanti anni. Ricordo che sollecitata sulla ritualità della ricorrenza mi disse che per alcune battaglie difficili, di natura culturale prima che politica, i simboli servono. Lei credeva molto nella “forza dei simboli” che sono parte di quella visione detta femminitudine. Una visione che rispetto al femminismo non è un’ideologia o una strategia di liberazione ma semplicemente un modo di essere nella propria dignità. Una consapevolezza del proprio valore di che si tramuta in un atteggiamento. Mi spiegò che il concetto di femminitudine rispetto al femminismo era un’idea onnicomprensiva dell’identità di genere dunque già dalla nascita. E’ soltanto così che il tema del “Gender Mainstreaming” può uscire dalla dialettica produzione/riproduzione per restituire alla soggettività femminile la sua dignità intrinseca.  La battaglia che sorregge la femminitudine è dunque una battaglia culturale.  Serve un sovvertimento delle mentalità che non può che partire dall’educazione di base nelle famiglie e nella scuola. Dunque per rompere le catene del dominio maschilista bisogna partire da qui: appunto dalla femminitudine. Un approccio che non si pone in polemica con il discorso femminista ma lo completa. Insomma la libertà già dalla nascita.  In sostanza un’idea che la differenza avesse un valore positivo in sè. Allora che dire? Beh che anche questa ricorrenza mi appartiene e ci appartiene a tutti noi! E dunque un grazie di cuore a mia madre e un augurio a mia moglie , a mio figlio e alle mie figlie. Buon Otto Marzo a tutte e a tutti!

Written by Aly Baba Faye

8 marzo 2009 at 00:49

Don’t touch my ball

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A me non piace la prostituzione intellettuale, a me piace l’onestà intellettuale. Mi sembra che negli ultimi giorni ci sia una grandissima manipolazione intellettuale, un grande lavoro organizzato per cambiare l’opinione pubblica per un mondo che non è il mio”. Josè Mourinho si siede, si infervora, e dopo un monologo rovente si alza e se ne va. Il tecnico dell’Inter si infervora per replicare alle polemiche nate dopo il 3-3 di domenica scorsa contro la Roma, in particolare per il rigore che ha permesso all’Inter di tornare in partita nel secondo tempo. “Negli ultimi due giorni – ha detto l’allenatore portoghese – non si è parlato della Roma che ha grandissimi giocatori, ma che finirà la stagione con zero titoli. Non si è parlato del Milan che ha 11 punti meno di noi e chiuderà la stagione con zero titoli. Non si è parlato della Juve che ha conquistato tanti punti con errori arbitrali“.E ancora: ”Abbiamo vinto solo una partita con un errore arbitrale, a Siena. Ranieri? Se è al fianco di Spalletti, io sono al fianco di tutti gli allenatori che hanno perso punti contro la Juve per errori arbitrali. Mi sento vicino a Prandelli, a Del Neri, a Zenga. Io sono andato davanti alle telecamere per dire che la mia squadra ha vinto a Siena con un errore dell’arbitro. Il giorno dopo l’allenatore di una squadra con la maglia bianco e nera, che guarda le partite dell’Inter, è andato in televisione e ha ammesso di aver segnato un gol in fuorigioco. che bravo” . Nella prossima giornata di campionato, Roma e Juventus affronteranno Udinese e Torino. “Sono accanto a Marino e Novellino“, dice Mourinho riferendosi agli allenatori dei friulani e dei granata. “Si avvicina il giorno dello scandalo. Mancano 91 giorni, poi me ne vado in vacanza. Per 91 giorni sono capace di fare una conferenza stampa medioevale. Io parlo con la stampa perché sono obbligato. Spalletti parla prima della partita, parla durante l’intervallo e parla dopo la partita: è ‘primetime’, è amico di tutti. Io non sono così“.

Che dire? Innanzitutto Mourinho rispetto al Premier è un dilettante.  Ma proviamo a capire di più questa  emergenza nazionale. Partiamo dal contesto generale. Dunque stiamo  attraversando una delle crisi più pesanti della storia moderna. Milioni di persone stanno precipitando nella povertà. Il pianeta è sull’orlo di un disastro ecologico. Le nostre società in balià alla violenza stanno implodendo. La politica è agonizzante nella sua inerzia. Insomma da noi tutte cose “accettabili” grazie alla nostra assuefazione endemica che è arrivata a livelli inediti. Forse il tema dell’anestesia della coscienza civile è così reale e pregnante. Così di queste cose  non se ne parla fuori dei circuiti chiusi dei media specializzati o dei loft frequentati da addetti ai lavori. La gente è “divertita”.  Il popolo è tranquillo. Si muove silenzioso nel caos calmo. Ma siamo dentro un marasma caotico della civiltà incendiaria.  Babylon is burning! Il sistema ha messo in subbuglio il parco giochi. Per fortuna ci è rimasto il calcio! Dunque “don’t touch my ball” ! Della serie levateci tutto ma non il pallone.  E questa è la ragione per cui il bel paese avrà nei mesi a venire una grande passione condivisa: la polemica sul calcio. Le partite truccate. Gli arbitri corrotti. L’ingiustizia sportiva.  E tutto questo è segnale di vitalità. E dunque grazie Mourinho! Questione di “divertimento”!

Written by Aly Baba Faye

3 marzo 2009 at 23:36

L’Africa nella crisi

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La crisi globale ha duramente colpito l’occupazione nei Paesi africani: è quanto risulta da un rapporto pubblicato dall’ OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) , secondo il quale il numero di posti di lavori persi nel mondo potrebbe raggiungere i 30 milioni e – se la crisi dovesse ulteriormente aggravarsi – i 50 milioni.  Per ora non vi sono dati definitivi sugli effetti della crisi per l’occupazione ma esistono già delle “indicazioni molto precise sull’impatto della crisi” nel continente. L’OIL ha proposto un piano di misure di emergenza che i Paesi africani dovrebbero discutere a margine del vertice del G20 di Londra, dove un approccio globale alla gestione della crisi occupa il primo posto nell’agenda dei lavori. Secondo il rapporto il tasso di crescita economica africano è passato dal 6,2% del 2007 a un 3,35% stimato per l’anno in corso: il crollo dei prezzi delle materie prime, il calo del volume delle rimesse degli emigrati e il declino del settore turistico sono le cause principali. Della serie al peggio non c’è mai limite! Questione di debolezza!

Written by Aly Baba Faye

1 marzo 2009 at 14:12

Pubblicato su politica

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