L'Appunto di Aly Baba Faye

Archive for aprile 2008

Dérive sécuritaire!

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Oggi il dibattito sulla sicurezza si è sovrapposto in maniera pericolosa alla presenza degli immigrati appunto lungo la linea di criminalizzazione della diversità etnica e culturale. Dunque, le politiche dell’immigrazione sembrano ruotare attorno ai concetti di ordine e legalità che, come dicono non sono né di destra né di sinistra. Anzi qualcuno si spinge fino a sostenere la dicotomia destra e sinistra sembra non avere più ragion d’essere. Già, siamo nell’era del post-ideologismo cioè quel nuovo pragmatismo che nega valore e senso alle ideologie facendosi essa stessa ideologia nel senso di falsa coscienza. E si dice che il consenso passa da qui ed è questa la New Deal post-ideologica. E’ giù di lì l’accanimento contro i lavavetri, i mendicanti, la segregazione dei rom fuori le mura della città, la cacciata quotidiana dei vu comprà nelle strade, senza contare l’aggressione continua dei media, i processi sommari nelle piazze pubbliche, negli autobus dove le molestie psicologiche contro gli immigrati sono diventate quotidiane. Si può dire di tutto contro Rom e contro i musulmani, tanto la colpo è loro che sono rom, o rumeni o musulmani e sono loro il problema, sono loro la causa del disordine e sono loro che turbano la quiete delle nostre famiglie. E allora rigore e determinazione per fare piazza pulita contro la nuova invasione dei barbari! Ma siamo certi che il sicuritarismo sia un buon investimento per la coesione sociale? Forse non importa! Quel che conta è la rendita elettorale che si può ricavare agitando questi temi sicurezza, ordine e legalità. Dunque via alla pulizia della “racaille” per usare un’espressione cara a Nicolas Sarkozy un modello da imitare.

Dando per scontato che legalità e sicurezza siano una condizione sine qua non dell’esistenza di una società ordinata, resta però la questione di sapere come garantire l’ordine. Come diceva Ghandi, dal mezzo si intravede il fine! Rammento che le dittature sono state finora i veri campioni del culto dell’ordine. Ahimé! anche le dittature non sono né di destra né di sinistra! Si può optare per la militarizzazione o per la segregazione, come si può immaginare forme di gestione inclusive per una convivenza civile nel rispetto reciproco. Rincresce il fatto che questa nuova escalation di populismo che fa leva sulla sicurezza abbia fortemente connotato un dibattito elettorale che ha visto il PD rincorrere il PDL a nome del pragmatismo. La legalità non è né di destra né di sinistra si sostiene in ogni occasione! Un’affermazione che mi pare del tutto inutile poiché trattandosi di un’ovvietà. Chiunque sa che una società non regge se non sotto il dominio della legge. Ma temo che dietro la riaffermazione di queste ovvietà ci sia un tentativo di legittimazione di politiche reazionari contro le popolazione immigrate individuate come capri espiatori per coprire i fallimenti della politica. L’invocazione bipartisan della tolleranza zero come l’architrave della nuova One Best Way del modello di governance necessita di una delicatezza che se qualche leader politico può avere chiaro non è detto che i capi-popolo che guidano le rivolte nei quartieri lo abbiano. Ed è con questa volontà di potenza che si espone alla violenza molte persone portatrici di diversità e si alimentano le pulsioni meno nobili dei cittadini. Vorrei continuare a credere che nella cultura politica vi sia spazio per delle politiche di sistema, rigorose e sostenibili al di là del baratro tra lassismo e razzismo. Dunque, non è più accettabile né la politica dello struzzo né la logica del capro espiatorio. La pur legittima ricerca del consenso non può essere ridotta a mero consensualismo pena scivolare nella demagogia e nel populismo. Si sa che la richiesta di repressione contro i delinquenti (naturalmente stranieri!) si rivela di fatto come un’aggressione morale nei confronti di tutti gli immigrati anche onesti. Insomma, la stigmatizzazione della diversità mette a rischio la sicurezza di ogni immigrato e aumenta l’insicurezza di tutti. Ma forse le preoccupazioni delle popolazioni immigrate non sono più degne dell’attenzione della politica. E dunque va bene quando i cittadini promuovono ronde, presidi padani, battute di caccia allo straniero, molestie psicologiche e segregazioni contro i musulmani. Se questa è la nuova stagione che si profila, allora si deve sapere che è un’enormità che può risvegliare tentazioni neo-fasciste. Forse è bene ricordare, come diceva Martin Luther King che “tutte le cose che Hitler ha fatto in germania aveva una base di legalità“.


Articolo uscito su “Aprile Online!

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Written by Aly Baba Faye

29 aprile 2008 at 23:32

Voto a Roma? Pena capitale!

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Un commento a caldo dei risultati del secondo turno delle amministrative 2008 è al momento difficilmente esaustivo. Occorrerà uno sguardo d’insieme dei dati dei ballottaggi per una valutazione complessiva e accurata dei risultati delle urne e di conseguenza la lezione che se ne deve trarre. Intanto quel che risulta evidente è la netta vittoria del PDL che così viene conferma nella vittoria in questa tornata delle elezioni 2008. Spicca su tutto la pesante sconfitta del PD dopo tanto tempo di governo della capitale. Una sconfitta pesante prima di tutto per il PD e il suo segretario Walter Veltroni che fino a poco è stato sindaco di Roma. E qui che bisogna partire  per apprezzare ciò che è accaduto e per provare a capire i scenari politici che si aprono dopo questo terremoto politico che sembra aver sancito la fine della cosiddetta Seconda Repubblica.

Dunque il dato comune in questo secondo turno è il calo dell’affluenza alle urne rispetto al primo turno. Al netto del traino delle elezioni politiche, resta il fatto che la sperequazione di dati partecipativi tra primo e secondo turno è evidente e racconta di un alto tasso di astensionismo. A Roma si parla di un delta pari a  60.000 voti mancanti rispetto al primo turno e un voto disgiunto tra Comune e Provincia. Dunque è una sconfitta personale di Rutelli che non ha convinto l’elettorato di centrosinistra che avevano votato per altri candidati di aree. Ma anche sconfitta di Walter Veltroni nei confronti del quale o si è dato un giudizio negativo della sua esperienza di sindaco oppure è perdente la sua strategia in quanto leader nazionale. A mio avviso è probabilmente la seconda ipotesi quella più plausibile nel senso che la scelta di rinunziare al centrosinistra con alleanze solo con IDV e Radicali, avendo lasciato fuori tutta la sinistra tradizionale dai socialisti alla diaspora dei comunisti ma anche SD e Verdi, è stata perdente. Nonostante la lealtà delle forse isolate dal PD a livello nazionale a Rutelli, i loro elettori possono avere fatto una scelta diversa rifiutandosi di votare per il candidato del PD al comune. Allora come la mettiamo con Zingaretti che vince alla Provincia? Forse non è neanche contradditorio perché in realtà si voleva punire Veltroni e Rutelli ma nello stesso tempo lanciare un messaggio che uniti si può vincere! Quindi il significato del non-voto alla pari del voto disgiunto è un messaggio a Veltroni e al PD e la sua volontà di andare da soli che a sinistra è stato vissuto come una scelta arrogante e una grande presunzione. In ogni caso, occorrerà verificare chi sono i 100.000 astenuti al secondo turno cioè molti di coloro che avevano votato al primo turno. Mi domando se ha giocato la lettera di Goffredo Bettini (braccio destro di Veltroni) che a 24 ore del ballottaggio ha ribadito l’idea di un PD a vocazione maggioritaria. Al di là dei ragionamenti sulla contingenza politica, resta sempre la domanda per sapere come il PD pensa di raggiungere il 50% più 1 dei voti per governare senza un nuovo centrosinistra? Forse il prodismo con l’Ulivo e poi il centrosinistra non era ancora da archiviare così in fretta se si vuole vincere le elezioni. Forse invece di archiviarlo andava solo ri-articolato in modo tale che consenti la governabilità e la stabilità. Certo, non buttando il bambino con l’acqua sporca! Una prima lezione generale è che forse un pò di umiltà da parte di tutte le forze dell’ormai ex centrosinistra servirà per ritornare a governare! Questione di politica!

Written by Aly Baba Faye

28 aprile 2008 at 18:35

UE:regole comuni contro i clandestini

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BRUXELLES, 26 aprile 2008 – Raggiunto l’accordo tra Consiglio, Commissione e Parlamento Ue sulle regole comuni per il rimpatrio dei clandestini. Ora si attende solo il via libera definitivo dell’europarlamento (il 4 giungo prossimo) e poi la direttiva che cerca di dare omogeneità alle diverse politiche sul rimpatrio degli immigrati illegali diventerà legge per tutti gli Stati membri. 
Il testo proposto dalla UE ha lo scopo di rendere equo e trasparente il processo di rimpatrio di quanti giungono in uno dei 27 Paesi dell’Unione senza permesso di soggiorno. Ai clandestini saranno garantiti dai 7 ai 30 giorni per fare ritorno in patria spontaneamente, dopodiché, e solo come secondo passo, verrà emesso un provvedimento di rimpatrio.

Inoltre, un clandestino rimpatriato da uno Stato membro non potrà fare ritorno in nessuno degli Stati dell’Unione europea, in forza di un bando provvisorio che potrà essere reso permanente in caso di grave pericolo per la sicurezza nazionale. Infine la
direttiva stabilisce poi un limite per la detenzione dei clandestini nei centri di permanenza temporanei (CPT) e obbliga i Governi a garantire alle organizzazioni non governative l’accesso a tutti i CPT.

 

Written by Aly Baba Faye

26 aprile 2008 at 20:58

Libera circolazione sì o no?

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La proposta di Roberto Maroni, ministro dell’interno in pectore, di blocco della libera circolazione dei cittadini all’interno del territorio dell’UE fa discutere. Sull’argomento sono intervenuti autorevoli membri del Governo Rumeno i quali fanno sapere che una simile proposta non può andare oltre il perimetro della propaganda in una campagna  elettorale e che la reintroduzione dell’obbligo del visto d’ingresso è semplicemente irricevibile. Gianfranco Fini interviene sull’argomento per segnalare l’esigenza di apportare modifiche in sede europea a quanto era stabilita con gli Accordi di Schengen. E poi ancora interviene Marina Sereni (PD) che replica a Fini che indietro non si torna e che l’acquis communiautaire relativo alla libera circolazione va preservato. Un altro esponente del PD, Sandro Gozi Presidente uscente della commissione parlamentare per l’attuazione degli Accordi di Schengen si spinge più in là lanciando l’esigenza di varare un disegno di legge sulla banca dati del DNA. Su questi termini del dibattito ci si chiede se siamo in una normale dialettica elettorale fatta da propaganda politica come sostengono dalle parte di Bucarest oppure siamo di fronte ad una proposta che il prossimo governo intende perseguire e che l’opposizione avverserà con tutte le sue forze.

Considerando che la libertà di circolazione è uno dei capisaldi dell’UE assieme alla moneta unica e entrambi sono elementi qualificanti del processo di unificazione è necessario un confronto all’insegna della pacatezza. Va detto che qui non siamo nel dibattito classico riguardante il modello di unificazione cioè se debba essere un’Europa Federale o un’Europa delle nazioni cioè quello che gli esperti hanno declinato in una dicotomia tra un’Europa minima necessaria oppure l’integrazione massima possibile. Su questo punto la posizione della Lega  Nord è nota da tempo ma la proposta Maroni muove da altri presupposti e riguarda l’esigenza di dare risposte al problema della sicurezza urbana e la lotta alla criminalità legata all’immigrazione. Da questo punto di vista, fermo restando l’acquis del processo di costruzione europea, la mia idea è che una revisione della norma sulla libera circolazione potrebbe essere fatta in un’ottica di cooperazione giudiziaria e di prevenzione, e in tal senso potrebbe essere utile per “bloccare le esportazioni di criminali” da uno stato membro verso altri. Per questo potrebbe essere necessaria una nuova Direttiva europea che introduca emendamenti correttivi magari escludendo dal godimento di questo diritto quei cittadini che sono macchiati di reati gravi (omicidio, stupro, riduzioni in schiavitù, rapina a mano armato ecc…). Dunque non un blocco sic et sempliter ma una revisione della norma sulla libera circolazione non è solo una boutade propagandista da bollare come anti-europeista ma un tassello di cooperazione giudiziaria per la sicurezza. Questione di prevenzione.

Written by Aly Baba Faye

25 aprile 2008 at 15:24

Italia: rischia involuzione democratica?

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Il vergognoso atto di violenza contro una studentessa sudafricana rilancia il tema della sicurezza nel dibattito pubblico. E come al solito le reazioni sbrigative, le semplificazioni, le conversioni securitarie, il sciacallaggio politico e mediatico fanno trapelare un volto oscuro e preoccupante di questo paese. Le voci che abbiamo ascoltato e letto di qua e di là sono una spia di una cultura che rischia di sedimentare una vera e propria involuzione democratica. Law and order ovvero legalità e ordine è un motto tradizionale che nei momenti di crisi della politica ha connotato una cultura politica che ha prodotto le peggiori nefandezze nella storia. Speriamo che la memoria ci sia d’aiuto. A tal proposito c’è l’esigenza di condividere un pensiero, un’analisi che può aiutare a scongiurare questo rischio ed è una breve riflessione di uno dei più grandi studiosi della democrazia Alexis De Tocqueville che in qualche modo è di grande attualità.

 

 “….Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro… In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri… Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po’ di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l’ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all’altro può presentarsi l’uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere. Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all’universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo”.

De la démocratie en Amerique – Alexis De Tocqueville, 1840.

Written by Aly Baba Faye

21 aprile 2008 at 00:16

Morto Césaire l’altro padre della negritudine

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E’ morto ieri al CHU Fort-de-France (Martinica) all’età di 94 anni lo scrittore Aimé Césaire. Césaire era uno dei padri fondatori della Negritudine insieme al poeta senegalese Leopold Sedar Senghor e il guyanese Leon Gontran Damas. Césaire fu decisivo nella nascita della Negritudine come filosofia di liberazione dei popoli neri durante la colonizzazione. Autore di diversi saggi sulla discriminazione razziale di cui il più famoso è certamente (Quaderni di ritorno al paese natale”), ha consacrato tutta la sua vita alla causa “negra” per dare dignità all’uomo nero, alla sua cultura. Attraverso la poesia et la letteratura ma anche con l’impegno politico attivo Césaire, Senghor e Damas hanno diffuso negli anni ’30 del secolo scorso la filosofia della negritudine come versione di un umanesimo che parte dalla prospettiva dell’identità “negra” per affermare la dignità e l’uguaglianza tra gli essere umani. La negritudine è stata il cemento culturale che ha consentito la battaglia per l’indipendenza delle colonie così come ha ispirato i militanti del NACCP per la battaglia per i diritti civili negli Stati Uniti. Intelletuale raffinato e militante indefettibile Césaire, come anche Senghor e Damas ma anche Du Bois, sono con tutti gli onori nel Pantheon dell’umanesimo negro-africano che è  parte integrante della civiltà universale. Grazie per la tua eredità. Questione di grandezza!

Written by Aly Baba Faye

18 aprile 2008 at 10:13

Separati in casa: IdV no a gruppo unico con il PD

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Italia dei Valori va verso il gruppo autonomo alla Camera e al Senato. A spiegarlo ai membri dell’esecutivo nazionale sono stati giovedì mattina i dirigenti nazionali del partito di Antonio Di Pietro rassicurando tutti sul punto. “Dobbiamo convincere Veltroni – spiegava ad esempio un deputato – perché conviene anche a loro. Con il nostro gruppo ad esempio ci sarebbe una voce in più a parlare in Aula”. Altrimenti sarebbe quattro contro uno”. Discorso analogo vale per le strutture: gruppi divisi consentirebbero un utilizzo ottimale delle risorse. Con il passaggio all’opposizione, infatti, Di Pietro e l’Italia dei Valori perdono lo staff del ministero, che a quanto si apprende passerebbe al Senato, dove nella scorsa legislatura l’Italia dei Valori faceva parte del gruppo misto. Sul punto dovrebbe venire ora la parola decisiva di Antonio Di Pietro che ha aperto tra uno scrosciante applauso i lavori dell’esecutivo nazionale. In sala tutti i neoeletti del partito, a cominciare da Jean Leonard Touadi e Pancho Pardi. Un po’ spaesato c’era anche Giuseppe Giulietti, presidente di Articolo 21 ed ex parlamentare DS, seduto a qualche distanza dal gruppone dei dirigenti dipietristi Oggi, durante l’Esecutivo, affronteremo la questione con serenità, partendo da quella che è, al momento, la nostra valutazione che sottoponiamo agli amici del Pd: stando all’opposizione, può essere più utile l’articolazione in due gruppi parlamentari, magari con un coordinamento stretto sull’attività parlamentare”. Lo afferma in una nota Massimo Donadi, capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera dei Deputati, mentre la riunione dell’Esecutivo del partito è in corso. “Ma è chiaro – aggiunge – che una decisione così importante va presa insieme. Se sarà gruppo unico, una cosa per noi è scontata: non è possibile che 50 parlamentari di Idv, tra Camera e Senato, scompaiano nel gruppo di un altro partito. E’ evidente che negli organismi dirigenti e nel nome stesso del gruppo si dovrà dare atto che è costituito da due partiti, Pd e Idv”, conclude il presidente dei deputati dipietristi. “Non è detto che ci sarà un gruppo unico con Idv. Quella resta la nostra proposta, ma bisogna decidere insieme”, ammette Marina Sereni del Pd. “Noi prenderemo atto delle loro decisioni e costuiremo comunque le condizioni per un’opposizione costruttiva”, aggiunge.

(Affaritaliani)

Written by Aly Baba Faye

17 aprile 2008 at 20:22

Pubblicato su politica

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