L'Appunto di Aly Baba Faye

Archive for the ‘Almanacco’ Category

30 anni fa moriva il Prof. Cheikh Anta Diop 

CHEIKH_ANTA_DIOP

Il 7 Febbraio di 30 anni fa moriva Cheikh Anta Diop, il scienziato senegalese che dimostrò l’origine negroide della civiltà egiziana e la “razza” negra dei faraoni. Il professor Cheikh Anta fu un vero monumento di saperi multi-disciplinari, uno studioso organico che, ristabilendo la verità storica attraverso la ricerca scientifica, restituì all’uomo nero la sua dignità fino allora negata per razzismo. Infatti, per fini ideologici (falsa coscienza) e di inferiorizzazione, i popoli neri erano considerati ai margini dalla Storia senza alcun contributo significativo al progresso dell’umanità.

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Written by Aly Baba Faye

6 febbraio 2016 at 21:21

Dopo il Blog Off ora si riparte

Dopo una lunga sosta, diciamo un blog off, l’ultimo post era di maggio 2012, questo blog vuole ripartire. A prova che, nonostante gli stop-and-go, non mi sono arruolato nella schiera di “consumisti modaioli” i quali, in fretta e furia, hanno decretato la “fine della storia” per i blog. D‘altro canto, sono particolarmente affezionato a questo strumento con il quale ho un rapporto di lunga data. Il mio primo blog fu aperto nel 2004 con Tiscali si chiamava simpaticamente “La Caverna di Ali Babà” ma non fu un’esperienza esaltante. Anche perché, oltre a essere allora uno strumento poco conosciuto, l’uso che ne facevo era, a dir poco, minimalista e tecnicamente poco funzionale. Infatti, quel blog era un semplice contenitore per raccolta e archiviazione di miei articoli e pubblicazioni. Un archivio personale aperto ad un pubblico di dimensione piuttosto “clanica”. Perciò venne chiuso nel 2006 dopo mesi di inattività. Da allora lo strumento ha avuto una progressiva popolarità e di fatto aveva trovato il suo “posto al Sole” nella galassia dei media. Così nel 2008 aprì un altro blog, che è questo qui, forte dell’esperienza e della maggiore chiarezza su l’uso dello strumento. A ciò ha contribuito certamente l’esperienza acquisita anche durante la campagna di Obama, che mi ha visto protagonista sia come attivista online che come animatore sul campo assieme ai Democrats Abroad in Italia e in Europa. In fondo questo blog è stato ed è un “diario aperto”, un block-notes dove scrivere, in forma di “appunti” per le mie riflessioni, prese di posizione su fatti della mia contemporaneità. Stante il numero di accessi e di iscrizioni volontarie,forse varrebbe la pena di continuare questa avventura, anche per i lettori. Dunque si riparte! Questione di hobby!

Written by Aly Baba Faye

11 novembre 2013 at 16:02

8 Marzo tutti i giorni!

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Lo so che dedicare un giorno all’anno per festeggiare la donna può prestare a equivoci. E ogni anno mi tocca ribadire il senso che la festa della donna assume per me. Il modo in cui mi coinvolge. Credo che le donne farebbero volontieri a meno delle mimose regalate un giorno all’anno. Troppo poco! Inoltre, sospetto che molte donne sentano più l’urgenza di essere  rispettate come persone. Non chiedono altro. Non hanno bisogno di gentile concessione. Le donne hanno bisogno di rispetto della loro dignità (ne ho parlato qui). E da questo punto di vista, c’è ancora l’urgenza di cambiare tante cose. C’è l’urgenza di debellare la cultura maschilista dominante. E non servirebbe neanche un elenco delle disparità o delle violenze di cui purtroppo le donne sono “vittime”. Tuttavià devo dire che credo nella forza dei simboli. Anche se non sono risolutivi, essi possono essere di qualche utilità: fosse solo per ricordare la condizione della donna nel mondo! Ed è in questa chiave che concepisco questa riccorrenza del 8 marzo senza cadere in un paternalismo che dall’alto del suo impeto maschilista pretende di “difendere” la donna. Umilmente partecipo, a modo mio, come sono solito fare. Ogni anno il mio modo di festeggiare la donna consiste nella scelta di una figura di donna ordinaria da celebrare come esempio di come le donne siano forti e capaci di interpretazioni positive della vita e dell’umanità. Mi è capitato di scegliere di volta in volta mia nonna materna, mia madre, mia moglie, un’amica ecc… D’altronde sono stato educato da donne essendo orfano di padre! Non cambio registro! E anche quest’anno scelgo di ricordare non solo mia nonna materna alla quale mi legava e mi lega ancora un sentimento di profonda gratitudine, ma vorrei volgere un pensiero ad un’altra mia nonna (quella paterna) che non ho conosciuto ma la cui vicenda personale è un tesoro che custodisco nel cuore. Mia nonna paterna fu rinnegata dalla sua famiglia cattolica perché aveva deciso di seguire il suo cuore. Per amore aveva accettato di sposare un musulmano (mio nonno paterno). Entrambi furono oggetto di ostracismo e dovettero lasciare l’Isola delle conchiglie da dove erano originarie. Questa sua scelta gli ha provocato tante sofferenze, ingiustizie di varia natura. Ma è stato il prezzo da pagare per l’affermazione della sua libertà, l’ha assunto fino in fondo. Questione di forza!

Written by Aly Baba Faye

8 marzo 2012 at 19:13

Buon compleanno Africa!

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Oggi è la ricorrenza della nascita dell’Organizzazione per l’Unità Africana (OUA) ora ribattezzata Unione Africana. Era il 25 Maggio 1963 ad Adis Abeba i giovani Stati nascenti si ritrovarono per affermare l’unità dei popoli. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti. La storia dell’Africa delle nazioni non è ancora gloriosa. Finora non è stata all’altezza delle sfide della contemporaneità. Fame e malnutizione, povertà e miseria, guerra e genocidi, dittature e colpi di stati ma anche saccheggi delle risorse e aggressioni ecologiche, sono i dati salienti del bilancio delle indipendenze. Una diagnostica onesta non può non essere spietata. L’Africa delle indipendenze non ha mantenuto le promesse. C’è una crisi di civiltà che si manifesta in una crisi di identità. E le responsabilità sono sia esogene che endogene. Non mi chiedete di fare le proporzioni perché sarebbe una provocazione perniciosa. Certo, la Tratta dei negri che ha durato 3 secoli e ha visto la deportazione di oltre 100 milioni di africani schiavizzati verso le Americhe. Una ferita che non si è ancora cicatrizzata. La più grande tragedia della storia dell’umanità (rimossa!) ha privato l’Africa della sua forza motrice. Poi la colonizzazione ha depredato le risorse del continente e sconvolto gli equilibri tradizionali basati sull’economia di sussistenza. E tutto questo ha comportato un processo di ulteriore alienazione della Civiltà africana già sconfitta con la disfatta dell’Egitto antico. Sarebbe utile insegnare la Storia anche degli sconfitti. Perché le risorse della memoria non sono residui del passato ma semi per il futuro. Un giorno forse lo capiremo. Nel frattempo l’ignoranza della vicenda africana non aiuta. Per questo si continua a deridere l’Africa. E gli africani vengono guardati dall’alto in basso. Spesso con sufficienza. A volte con disprezzo. I popoli dell’Africa sono considerati come una sottospecie umana. Vengono trattati come gente senza dignità. Una volta erano considerati senza anima. Ora c’è chi trama sotto per una ricolonizzazione dell’Africa. Pare che ci sia persino chi, secondo logiche maltusiane, dispiega processi di disseminazioni dei popoli con la fomentazione di guerre, genocidi e persino diffusioni di malattie e nuove peste. Infatti, in alcuni salotti dell’Europa si parla senza pudore di incapacità degli africani di farcela da soli. C’è persino chi sogna di rimetterci le catene della schiavitù. Perché vogliono accaparsi delle enormi ricchezze del continente. Ecco perché vogliono che restiamo divisi.  E anche qualche fratello e sorella ci mette del suo. I nostri governanti fanno a gara per assecondare ogni sorta di avidità e meschinerie. Ma per fortuna c’è un’altra Africa. Un’Africa che sogna, un’Africa che lotta e non si arrende. Ci sono sparsi nelle comunità locali delle cellule di resistenza e di innovazioni. Ma la forza delle multinazionali e dei potentati locali, ma anche qualche lobby di falsi sviluppatori ci si mette di traverso. Ci sono anche coloro che sognano e lavorano per l’unità dei popoli. Coloro che sperano che un giorno l’Africa si metterà in piede perché dei suoi figli valorosi hanno rifiutato di abbassare lo sguardo. Costa quel che costa hanno deciso di tenere dritta la schiena. In loro vive la memoria di africani nobili come Lumumba, Krumah, Nasser, Cabral, Sankara, Cheikh Anta Diop e altri. In cuor loro batte la generosità di Mandela, Senghor, Houphouet Boigny e altri figli ancora. Il Panafricanismo, e l’idea di rinascita di una Civiltà Africana nuova è la benzina che alimenterà la speranza di libertà, giutizia e prosperità. E così un’Africa libera potrà dare un contributo prezioso per l’edificazione di una Civiltà dell’Universale come risultante da un processo osmotico di un dialogo rispettoso tra le diverse componenti della famiglia umana. Per arrivare a questa prospettiva ci sono oltre l’unità e la soggettività anche la realizzazione delle 3 R del processo di normalizzazione delle relazioni tra Africa e Occidente: Riconoscimento, Risarcimento e Riconciliazione. Solo così il contributo dell’Africa, in questo periodo di globalismo, potrà servire per la costruzione di un Umanesimo integrale. Buon compleanno Africa!

A consuntivo 2010!

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Anche il 2010 sta per finire. Ed è tempo di bilanci consuntivi. E’ il momento di pesare le cose, di valutare l’andamento dell’annata sia nella Global Society che nelle vicende di casa nostra. Ma in questo blog, c’è il vincolo della selettività che mi porta a scegliere ciò che è da custodire e ciò che è da dimenticare. Anche perché nessun compendio di storia potrà mai raccogliere tutti i fatti delle faccende umane.  D’altronde anche la Grande Storia è fatta  più da omissioni che da rivelazioni. E non può essere altrimenti! Infatti, la quotidianità,  vero registro della  civiltà, si smarrisce nel Grande libro della Storia. Eppure sono  le vicende della quotidianità la vera espressione delle civiltà umane. In ogni caso il consuntivo annuale mi porta a fare una mia personale selezione di fatti e/o eventi che ritengo più degni, nel bene e nel male, di essere custoditi  nella mia memoria. Dunque, sceglierò le 10 cose del 2010 che hanno suscitano in me emozione o speranza, oppure hanno destato preoccupazione o sconcerto. Ecco dunque il mio personale elenco: 1. la rivolta degli immigrati africani da Rosarno e la loro successiva deportazione (vedere qui) 2. Il terremoto di Haiti;  3. Il disastro ecologico della BP nel golfo di Messico (leggere qui); 4. Il Mondiale di calcio in Sudafrica e la civiltà sportiva dei popoli africani (vedere qui) 5. La liberazione di Aung San Suu Kyi 6. La vicenda dei minatori cileni 7. La fragilità dell’Unione Europea evidenziatasi con la crisi di Portogallo, Irlanda e Grecia 8.  L’elezione del primo sindaco nero in Slovenia 9. Il cosiddetto Cablegate e  Julian Assange che recita la parte di John F. Kennedy con le rivelazioni di Wikileaks  10. La crisi e il rischio implosione della Costa d’Avorio. Insomma  sono queste le 10 cose che segno a consuntivo del 2010 nella mia memoria. Invece, per quanto riguarda il preventivo, mi affido alla navigazione a vista confidando nella benevolenza del Destino. In fondo, c’è sempre la speranza di migliorare il mondo e per quanto mi riguarda personalmente la volontà di fare sempre la mia piccola parte. Questione di volontà!

Written by Aly Baba Faye

27 dicembre 2010 at 00:05

Ricordando il gesto di Rosa Parks

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L’1 dicembre del 1955, a Montgomery, Rosa, allora impiegata come sarta in un grande magazzino, stava tornando a casa in autobus e, poiché l’unico posto a sedere libero era nella parte anteriore del mezzo, quella riservata ai bianchi, andò a sedersi lì. Poco dopo salirono sull’autobus alcuni passeggeri bianchi, al che il conducente James Blake le ordinò di alzarsi e andare nella parte riservata ai neri. Rosa però si rifiutò di lasciare il posto a sedere e spostarsi nella parte posteriore del pullman: stanca di essere trattata come una cittadina di seconda classe (per giunta costretta anche a stare in piedi), ella rimase al suo posto. Il conducente fermò così l’automezzo, e chiamò due poliziotti per risolvere la questione: Rosa Parks fu arrestata e incarcerata per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine.

Quella notte, 50 leaders della comunità afroamericana, guidati dall’allora sconosciuto pastore protestante Martin Luther King, si riunirono per decidere le azioni da intraprendere per reagire all’accaduto, mentre c’erano già state le prime reazioni violente: il giorno successivo incominciò il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery, protesta che durò per 381 giorni; dozzine di pullman rimasero fermi per mesi finché non fu rimossa la legge che legalizzava la segregazione. Questi eventi diedero inizio a numerose altre proteste in molte parti del paese. Lo stesso King scrisse sull’episodio descrivendolo come “l’espressione individuale di una bramosia infinita di dignità umana e libertà” “Rimase seduta a quel posto in nome dei soprusi accumulati giorno dopo giorno e della sconfinata aspirazione delle generazioni future“. Nel 1956 il caso della signora Parks arrivò alla Corte Suprema degli Stati Uniti d’America, che all’unanimità decretò incostituzionale la segregazione sui mezzi pubblici in Alabama. Da allora Rosa Parks divenne un’icona del movimento per i diritti civili.  Questione di coraggio!

Written by Aly Baba Faye

1 dicembre 2009 at 20:32

Palestina: il Dopo Abu Mazen

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(ANSA) – SANTIAGO, 25 NOV – Il presidente palestinese Abu Mazen, nel ribadire che non si ricandidera’, conferma che restera’ in carica fino alle prossime elezioni. Il presidente dell’Anp, in visita in Cile, ha ribadito assieme al capo di Stato Michelle Bachelet ‘l’imperiosa necessita” che Israele ‘ponga fine agli insediamenti illegali nei territori palestinesi’ e che venga raggiunta una ‘pace duratura e prolungata’ alla luce della soluzione dei ‘due Stati’.Mazen, e’ giunto dall’Argentina,dopo essere stato in Brasile.

E allora? Chi vincerà le prossime elezioni in Palestina? Al Fatah o Hamas? E’  presto per dirlo. Quel che è certo è che brilla la stella di un personaggio politico dal nome Salam Fayyah, attuale primo ministro dell’ANP, l’uomo che il 15 novembre scorso, con il favore dell’Almacco, aveva dichiarato a sorpresa l’eventualità di una decisione da parte dell’ANP di autoproclamarsi “Stato indipendente” e di chiedere un  suo riconoscimento da parte dell’ONU.  Se si dovesse concretizzare un ipotesi del genere si aprirebbe  una nuova fase politica sia all’interno del mondo palestinese che nei rapporti tra Palestina e Israele. E a quel punto anche la comunità internazionale dovrebbe pronunciarsi.  Ed  è facile profezia prevedere una divisione manichea della comunità internazionale tra favorevoli e contrari in una nuova dinamica della politica internazionale  che oltre a riproporre la centralità della questione Palestinese, cambierebbe le carte sul tavolo. Questione di rimescolamento!

Written by Aly Baba Faye

25 novembre 2009 at 23:53