L'Appunto di Aly Baba Faye

Archive for the ‘Eventi’ Category

Dopo il Blog Off ora si riparte

Dopo una lunga sosta, diciamo un blog off, l’ultimo post era di maggio 2012, questo blog vuole ripartire. A prova che, nonostante gli stop-and-go, non mi sono arruolato nella schiera di “consumisti modaioli” i quali, in fretta e furia, hanno decretato la “fine della storia” per i blog. D‘altro canto, sono particolarmente affezionato a questo strumento con il quale ho un rapporto di lunga data. Il mio primo blog fu aperto nel 2004 con Tiscali si chiamava simpaticamente “La Caverna di Ali Babà” ma non fu un’esperienza esaltante. Anche perché, oltre a essere allora uno strumento poco conosciuto, l’uso che ne facevo era, a dir poco, minimalista e tecnicamente poco funzionale. Infatti, quel blog era un semplice contenitore per raccolta e archiviazione di miei articoli e pubblicazioni. Un archivio personale aperto ad un pubblico di dimensione piuttosto “clanica”. Perciò venne chiuso nel 2006 dopo mesi di inattività. Da allora lo strumento ha avuto una progressiva popolarità e di fatto aveva trovato il suo “posto al Sole” nella galassia dei media. Così nel 2008 aprì un altro blog, che è questo qui, forte dell’esperienza e della maggiore chiarezza su l’uso dello strumento. A ciò ha contribuito certamente l’esperienza acquisita anche durante la campagna di Obama, che mi ha visto protagonista sia come attivista online che come animatore sul campo assieme ai Democrats Abroad in Italia e in Europa. In fondo questo blog è stato ed è un “diario aperto”, un block-notes dove scrivere, in forma di “appunti” per le mie riflessioni, prese di posizione su fatti della mia contemporaneità. Stante il numero di accessi e di iscrizioni volontarie,forse varrebbe la pena di continuare questa avventura, anche per i lettori. Dunque si riparte! Questione di hobby!

Written by Aly Baba Faye

11 novembre 2013 at 16:02

Il Canto del Grillo

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Il Grillo c’è. Il suo canto si fa sentire. In queste elezioni amministrative il Movimento 5stelle continua la sua affermazione. Per ora sembra la più appettibile tra le offerte politiche. Qualche analista politico ha scommesso sul boom di 5stelle alle prosssime politiche le quali dovrebbero portare al Parlamento molti grillini. In ogni caso non servono i sondaggi per capire che molti cittadini voteranno per il movimento di Beppe Grillo. Lo faranno per lo più come protesta per punire i partiti sempre più logori. E questo dato la dice lunga sull’erosione di credibilità della politica ufficiale. Dunque dopo l’estromissione ad opera della tecnocrazia, la politica mainstream subirà un’ulteriore colpo. Quel che veniva fino a poco interpretato come fenomeno di antipolitica si rivela invece un’offerta politica sempre più “credibile” agli occhi di cittadini schifati dal politicantismo di mestiere. E Beppe Grillo raccoglie una parte sempre più consistente dell’elettorato deluso e in cerca di buona politica o semplicemente di un colpo mortale per i partiti. Altri elettori scegleranno l’astensionismo perché credono che la politica sia in coma profonda e che sia inutile insistere sull’accanimento terapeutico. Se la bollatura del Grillo come alfiere dell’antipolitica da parte della politica ufficiale è stata rimossa, resta il fatto che c’è ancora chi nella classe politica insiste su spiegazioni semplicistiche del grillismo. Ora dicono che si tratta di populismo, confondendo la raccolta di una domanda politica popolare con la demagogia e la propaganda. Così come persistono nell’errore di guardare la forma ignorando la sostanza del successo di Grillo al quale associano le virtù salvifiche dei social networks e in generale alla rete. Naturalmente la rete è una piazza affollata che consente maggiori possibilità all’agire communicativo e alla comunicazione politica di creare consenso al netto dei valori e delle visioni. Comunque, spero che presto si capisca che dietro l’affermazione del Movimento 5 Stelle ci sia una domanda politica forte, una voglia di rottura con la solita e ormai vecchia pratica politica dei partiti e le sue logiche di “casta”. Mi auguro che i politici possano fare una lettura seria della situazione e manifestino un desiderio di porvi rimedio. Certo, per ora è difficile immaginare una riformabilità dei partiti. E’ più plausibile che i partiti subiscano il cambiamento con il rischio di venirne travolti. In ogni caso Grillo interpreta bene o male il desiderio di cambiare rotta. Comunque sia il grillismo resta una battaglia di democrazia contro l’oligarchia dei partiti e non è poca cosa in tempi di profonda crisi della rappresentanza democratica. Questione di disposizione!

Written by Aly Baba Faye

22 maggio 2012 at 14:01

8 Marzo tutti i giorni!

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Lo so che dedicare un giorno all’anno per festeggiare la donna può prestare a equivoci. E ogni anno mi tocca ribadire il senso che la festa della donna assume per me. Il modo in cui mi coinvolge. Credo che le donne farebbero volontieri a meno delle mimose regalate un giorno all’anno. Troppo poco! Inoltre, sospetto che molte donne sentano più l’urgenza di essere  rispettate come persone. Non chiedono altro. Non hanno bisogno di gentile concessione. Le donne hanno bisogno di rispetto della loro dignità (ne ho parlato qui). E da questo punto di vista, c’è ancora l’urgenza di cambiare tante cose. C’è l’urgenza di debellare la cultura maschilista dominante. E non servirebbe neanche un elenco delle disparità o delle violenze di cui purtroppo le donne sono “vittime”. Tuttavià devo dire che credo nella forza dei simboli. Anche se non sono risolutivi, essi possono essere di qualche utilità: fosse solo per ricordare la condizione della donna nel mondo! Ed è in questa chiave che concepisco questa riccorrenza del 8 marzo senza cadere in un paternalismo che dall’alto del suo impeto maschilista pretende di “difendere” la donna. Umilmente partecipo, a modo mio, come sono solito fare. Ogni anno il mio modo di festeggiare la donna consiste nella scelta di una figura di donna ordinaria da celebrare come esempio di come le donne siano forti e capaci di interpretazioni positive della vita e dell’umanità. Mi è capitato di scegliere di volta in volta mia nonna materna, mia madre, mia moglie, un’amica ecc… D’altronde sono stato educato da donne essendo orfano di padre! Non cambio registro! E anche quest’anno scelgo di ricordare non solo mia nonna materna alla quale mi legava e mi lega ancora un sentimento di profonda gratitudine, ma vorrei volgere un pensiero ad un’altra mia nonna (quella paterna) che non ho conosciuto ma la cui vicenda personale è un tesoro che custodisco nel cuore. Mia nonna paterna fu rinnegata dalla sua famiglia cattolica perché aveva deciso di seguire il suo cuore. Per amore aveva accettato di sposare un musulmano (mio nonno paterno). Entrambi furono oggetto di ostracismo e dovettero lasciare l’Isola delle conchiglie da dove erano originarie. Questa sua scelta gli ha provocato tante sofferenze, ingiustizie di varia natura. Ma è stato il prezzo da pagare per l’affermazione della sua libertà, l’ha assunto fino in fondo. Questione di forza!

Written by Aly Baba Faye

8 marzo 2012 at 19:13

Democrazia Islamica!

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Il vento di democrazia che aveva soffiato durante la Primavera Araba aveva spazzato via molti regimi nel Maghreb. Il mondo libero e i democratici di tutto il mondo avevano applaudito con molto entusiasmo il processo di democratizzazione e il vento di libertà nei paesi arabi a lungo soggiogati dalla mano dura di dittatori senza scrupoli. Ma l’Autunno Arabo presentava molte incognite come avevo scritto nel post precedente. Infatti, gli esiti delle prime elezioni organizzate libere nel Maghreb e specificamente in Tunisia, Marocco e Egitto hanno delineato una nuova geografia politica. C’è un dato che accomuna questi tre appuntamenti elettorali: l’ascesa di partiti di ispirazione islamica. Niente di nuovo se consideriamo il fatto che partiti di ispirazione religiosa esistono da sempre in quasi tutte le democrazie occidentali come dimostra la folta schiera partiti cristiani nei popolari europei. Nonostante ciò, c’è una preoccupazione da parte di molti opinionisti del mondo occidentale. Una preoccupazione che deriva dalla paura dell’islam indotta dalla propaganda post-Undici Settembre. Nell’era Post-Guerra Fredda, l’Islam è stato additato come nemico principale dell’Occidente e/o comunque un ostacolo alla massificazione propedeutica alla globalizzazione dei consumi. Ed è questo tipo di logica che ha portato alla sua rappresentazione come simbolo d’integralismo religioso o addirittura di terrorismo. Fatto sta che il partito islamista tunisino Ennahda, duramente represso sotto il vecchio regime, e legalizzato dopo la rivoluzione, ha fatto il suo ingresso sulla scena politica attraverso la grande porta e con i suoi 41,47% di voti certamente inciderà sulla gestione del paese e il suo futuro. Anche in Marocco ha vinto il partito islamista “Giustizia e Sviluppo” e il suo segretario sarà il nuovo primo ministro. Infine, anche le elezioni in Egitto hanno premiato partiti di ispirazione islamica come i Fratelli Musulmani, il partito salafista Al Nour e il partito dei Musulmani moderati Wassat che insieme hanno totalizzato ben 65,25 % dei voti. Dunque, a prescindere dal giudizio che si ha dell’islam e di come questi partiti governeranno i loro paesi, resta il fatto che la nuova geografia politica sia il prodotto della volontà popolare in quei paesi. Questione di Democrazia!

Le incognite dell’Autunno Arabo

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Dunque il Vento di libertà che ha soffiato in questi mesi nei paesi della sponda sud del Mediterraneo ha prodotto un vortice politico. Dal senso di smarrimento nella Libia post-Ghedafi alle elezioni politiche del 23 ottobre in Tunisia, dalla vertenza civile e democratica contro il governo militare in Egitto alle elezioni legislative in Marocco, il subbuglio della Primavera araba sta avendo sbocchi politici molto diversi. In questa giornata autunnale sono l’Egitto e il Marocco che stanno occupando il centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. In Egitto decine di migliaia di cittadini si sono radunati a Piazza Tahrir per chiedere la fine del Consiglio militare. Quella di oggi nell’intendimento degli manifestanti doveva essere la giornata più importante di una settimana di proteste in cui hanno perso la vita 41 persone. Il potere militare che, lo scorso 11 febbraio, prendendo al balzo la rivolta di Piazza contro Hosni Moubarack costringendolo alle dimissioni, è accusato dai manifestanti di protrarre oltremisura i tempi della transizione del governo di emergenza nazionale. Ed è per questo motivo che attivisti hanno deciso di portare in piazza un milione di persone in quello che hanno definito “Friday of the last chance“. Vedremo il prosieguo di questa vertenza politica. Comunque la giornata di oggi registra un altro fatto di rilievo nell’andamento della Primavera Araba che sono le elezioni politiche in Marocco. Finora l’unico paese superstite dei sommovimenti democratici è il Marocco. Certo il Re Mohamed VI non è classificabile nell’elenco dei “dittatori di lungo corso”. E nonostante il discredito popolare che grava sulla classe politica, il giovane Monarca, che ha ispirato riforme importanti, resta un punto di riferimento importante. A marzo ha saputo anticipare gli eventi incalzanti promuovendo una nuova Costituzione grazie alla quale il Parlamento avrà poteri più forti e potrà avere un ruolo politico più stringente. Va altresì ricordato che il paese ha conosciuto una crescita economica costante a ritmo del 5%. Una performance non certamente esaltante ma non da buttare via. Ora il popolo marocchino è chiamato a votare democraticamente per scegliere i propri rappresentanti. E le preoccupazioni dei media occidentali sono tutte volte ad una deriva islamista. Ma il Marocco è stato da sempre un paese aperto e laico. In attesa di vedere quale sarà l’esito del voto, le previsioni fanno presagire una vittoria di “Giustizia e Sviluppo” partito di ispirazione islamica guidato da Abdallah Benkirane e considerato moderato. A farne le spese saranno il partito nazionalista (Istiglal) del premier Abbas El Fassi ma anche la formazione liberale Assemblea Nazionale degli Indipendenti del ministro delle Finanze, Salaheddine Mezouar. Si teme un forte astensionismo soprattutto in seguito all’invito al boicottaggio da parte dagli islamisti radicali e  del Movimento 20 Febbraio dei giovani di sinistra. Insomma, quale che sarà l’esito del voto il Marocco potrà sempre contare sul ruolo di stabilizzatore del giovane Mohamed VI e la sua spinta riformista. Questione di modernità!

Written by Aly Baba Faye

25 novembre 2011 at 17:26

Se il buongiorno si vede dal mattino…

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E’ presto per formulare un giudizio compiuto sul nuovo governo. Siamo all’inizio di un percorso e ancora deve essere completata la squadra con la nomina dei vice-ministri e sottosegretari. Ma la scelta di figure “tecniche”, un numero limitato di ministri e le competenze attribuite contengono certamente delle indicazioni politiche chiare e nette. Monti sa che, al di là delle tecnicalità, l’azione di governo presuppone delle scelte politiche. Le riforme, si sa, hanno sempre un connotato politico e non sono mai neutrali. Basta vedere le reazioni aggressive della Lega per capire come la sfida è anche politica. Monti ha pienamente consapevolezza che il suo, pur essendo apartitico, dovrà svolgere una funzione politica. E il suo governo non si sottraerà a questa esigenza anche se dovrà armarsi di prudenza e senso di equilibrio. Il poco tempo a disposizione non dovrà essere speso per una governance da galleggiamento. Forse si può azzardare che qualcosa di buono succederà. Negli ultimi giorni, sono stati in molti a rilevare il cambio di stile e la ritrovata credibilità dell’Italia dopo l’insediamento del nuovo governo. Monti si è presentato per primo al Parlamento Europeo e anche questo è un segnale. Poi è stato invitato nel vertice dei paesi leaders dell’UE e questo è un segno di fiducia nel nuovo corso. Nessuno deride più il premier italiano cos scontata fino a qualche mese fa. E poi ci sono ulteriormente fatti compiuti dai suoi ministri che sembrano confermare il fatto che il governo individuato dei “tecnici” intende fare delle scelte a forte valenza politica nel senso nobile del termine. Ecco dunque che le mosse di tre ministri raccontano di una prospettiva politica e di un approdo possibile. L’uscita del ministro del welfare Elsa Fornero sul tema delle pensioni e la disponibilità a dare una mano alle parti sociali per trovare una soluzione meno tramautica alla vicenda della Fiat di Termini Imerese è apprezzabile in termini di equilibrio. La prima visita ufficiale del nuovo titolare della Farnesina Giulio Terzi è stata verso la Turchia. Una scelta che la dice lunga sul desiderio di riposizionamento strategico e sul coraggio della verità (discusso qui) che il nuovo esecutivo vuole assumere per una presenza autorevole in Europa, nel Mediterraneo e nel mondo. Pace, sicurezza e cooperazione sono i principi che si annidano nella mossa di Terzi che senza dubbio ha l’ambizione di dare all’Italia un ruolo da Global Player. Infine c’è il gesto simbolicamente forte del ministro per la coopération internationale e per l’intégration Andrea Riccardi che è andato a fare visita alla tomba di Jerry Masslo, rifugiato politico ucciso il 24 agosto 1989. Dunque possiamo già intravedere una certa coralità nell’azione di governo che sa molto di svolta positiva. Con quest’ultimo gesto il fondatore della Comunità di San Egidio dimostra coerenza con il suo impegno prestigioso nel campo della pace e dei diritti umani. Dunque la logica di apertura e di accoglienza ma anche di uguaglianza nella dignità sono un pedigree di questo governo di “tecnici”. Perciò è legittimo pensare che il governo Monti si candidi a riposizionare l’Italia in Europa e nel mondo, a gestire le complessità della nostra contemporaneità ripristinando i valori fondamentali e la migliore tradizione di questo paese. Così se il buongiorno si vede dal mattino allora c’è da plaudire per incoraggiare il nuovo corso che si apre. Questione di good governance!

Written by Aly Baba Faye

25 novembre 2011 at 13:46

Ora Tocca a Monti!

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Mario Monti ha presentato la squadra di Governo. Nessuno politico di professione. Pochi ministri, in tutto 17 di cui 5 senza portafoglio. Volti pressoché sconosciuti dal grande pubblico. Personaggi titolati per le competenze tecniche certificate. Poche donne ma in dicasteri importanti. Qualche innovazione come un ministero dell’integrazione e della cooperazione internazionale. Qualche paletto come il ministero della coesione territoriale che denota una scelta netta contro ogni velleità secessionistica. Dunque la squadra è pronta. La partita deve iniziare. Aspettiamo di giudicare i fatti. Certamente non sarà facile per il Governo Monti. Lui ha fatto sapere che non ci saranno lacrime e sangue. Ma servono dei sacrifici da parte di tutti. Staremo a vedere in che cosa consisteranno questi sacrifici. Le sue parole d’ordine sono crescita, risanamento e equità sociale. Si vedrà come li tradurrà concretamente. Quel che possiamo apprezzare fin qui è il suo stile: sobrietà e consapevolezza. Certo, non bastano come pedigree per affrontare i nodi strutturali che connotano il Bel Paese. La crisi italiana, non è circoscrivibile soltanto nella crisi europea di cui fa parte. L’Italia ha le sue peculiarità e la crisi che la attanaglia è la risultante di tre grandi fattori che sono una grave latitanza della classe politica, una sempre più profonda frattura sociale e una recessione economica sempre più endemica. Monti lo sa e ha delle ricette che saranno più o meno condivisbili. Vedremo quel che riuscirà a fare. C’è da fargli degli auguri di buon lavoro. Certo il tempo a disposizione è pochissimo, 15 mesi più o meno. Si valuterà l’azione di governo, provvedimento per provvedimento. Quel che invece ci chiarisce la nascita di un esecutivo con queste caratteristiche è la crisi della politica. I partiti sono alla finestra e c’è chi spera che Monti abbia successo e chi, magari intimamente, confida nel suo fallimento. Ma se Monti dovesse riuscire a fare il “miracolo”, allora sarà un’ulteriore sconfitta della politica e specifcamente dei partiti i quali verrebbero percepiti come vecchi arnesi utili solo a chi ne fa parte. Appunto una casta. Un peccato perché la politica, quella bella e utile, ha una missione nobile: quella di organizzare meglio la società. Se invece la politica è impotente allora è giusto affidarsi ai tecnici. E a questo punto dovremo re-invenatare la Politica e per converso la Democrazia.  Questione di utilità!

Written by Aly Baba Faye

16 novembre 2011 at 20:17