L'Appunto di Aly Baba Faye

Archive for the ‘Cronaca’ Category

Un sindaco musulmano di Londra

Dunque Sadiq Khan è il nuovo sindaco di Londra! I londinesi votando un musulmano hanno dato uno schiaffo all’islamofobia. E specularmente anche la parte dell’elettorato che ha votato il suo avversario ha sbeffeggiato chi coltiva l’antisemitismo perché Goldsmith è ebreo. Poi ora New York, Parigi e Londra hanno dei sindaci figli  dell’immigrazione e questo è segno del destino cosmopolita società contemporanee. Per uno come me, che da 30 anni è impegnato a “costruire ponti”e a abbattere muri, la cosa non può che fare molto piacere. Un piacere commisurato al contesto mondiale in cui il tema dell’identità è diventato tema politico che sta facendo disastri enormi perché fonte di scontri e divisioni, di odio e violenza. Certo, non mi sfugge il fatto che gli elettori londinesi non chiedono a Sadiq Khan di fare l’imam di Londra ma il sindaco della loro città. Cosí come gli elettori francesi non chiedevano a Anne Hidalgo di fare la donna o la parte di chi proviene dell’immigrazione. Diamo per scontato che si viene eletto anche sulla base di un programma di sviluppo urbano, di welfare locale, di community cohesion ecc… Ma prendere a pretesto, come argomentano alcuni, che parlare di identità comporta il rischio di cadere nello stesso vizio della “culturalizzazione” o della discriminazione positiva. Non credo a questo argomentario. A mio modo di vedere questo dibattito (si fa per dire) tende a sminuire la valenza politica di un fatto simbolico che racconta di un abbattimento di un muro la cui esistenza è più che concreta perché  l’identità è oggi iper-politicizzata fino a diventare architrave di ideologia che ispira programmi politici e elettorali. Si vede al proposito la recrudescenza dei nazionalismi e dei fondamentalismi. Le identità e per converso le diversità sono diventate  temi di frontiera politica che tra l’altro condizionano persino l’agenda sociale e globale. Ignorare questo dato della nostra contemporaneità è fare lo struzzo. Pertanto, mi risulta alquanto sospetto, per non usare aggettivazioni che possono risultare offensive, questa idea secondo cui non va bene parlare dell’identità religiosa e etnico del nuovo vincitore delle elezioni londoniane. E perché mai! Secondo me il dato interessante e politicamente rilevante sta proprio nel fatto che a Londra è diventato sindaco un musulmano (di origine pakistana). In effetti, la cosmopolitizzazione è un tratto carateristica della nostra contemporaneità che racchiude tutte le sfide insidiose per la civiltà umana. Essa può essere fonte di scontri se si erogono muri e viceversa fonte di armonia se si promuovono incontri. È ci vuole un pò di senso della realtà e ancora meglio un minimo di lungimiranza per comprendere che serve anche un pensiero politico coerente con i mutamenti in atto. Appunto, di cosa si deve occupare la politica se non della convivenza e mediazione della realtà e della costruzione del futuro? Dunque gioire di fronte ad un muro che cade non può essere declinato come fosse bambinismo politico semmai è il contrario perché è segno di maturità e presa di coscienza delle sfide che attraversano l’umanità e la sua sopravvivenza. Questione di visione!

 

Written by Aly Baba Faye

6 maggio 2016 at 20:36

Pubblicato su Attualità, Cronaca, Genti, Global, politica

Dopo il Blog Off ora si riparte

Dopo una lunga sosta, diciamo un blog off, l’ultimo post era di maggio 2012, questo blog vuole ripartire. A prova che, nonostante gli stop-and-go, non mi sono arruolato nella schiera di “consumisti modaioli” i quali, in fretta e furia, hanno decretato la “fine della storia” per i blog. D‘altro canto, sono particolarmente affezionato a questo strumento con il quale ho un rapporto di lunga data. Il mio primo blog fu aperto nel 2004 con Tiscali si chiamava simpaticamente “La Caverna di Ali Babà” ma non fu un’esperienza esaltante. Anche perché, oltre a essere allora uno strumento poco conosciuto, l’uso che ne facevo era, a dir poco, minimalista e tecnicamente poco funzionale. Infatti, quel blog era un semplice contenitore per raccolta e archiviazione di miei articoli e pubblicazioni. Un archivio personale aperto ad un pubblico di dimensione piuttosto “clanica”. Perciò venne chiuso nel 2006 dopo mesi di inattività. Da allora lo strumento ha avuto una progressiva popolarità e di fatto aveva trovato il suo “posto al Sole” nella galassia dei media. Così nel 2008 aprì un altro blog, che è questo qui, forte dell’esperienza e della maggiore chiarezza su l’uso dello strumento. A ciò ha contribuito certamente l’esperienza acquisita anche durante la campagna di Obama, che mi ha visto protagonista sia come attivista online che come animatore sul campo assieme ai Democrats Abroad in Italia e in Europa. In fondo questo blog è stato ed è un “diario aperto”, un block-notes dove scrivere, in forma di “appunti” per le mie riflessioni, prese di posizione su fatti della mia contemporaneità. Stante il numero di accessi e di iscrizioni volontarie,forse varrebbe la pena di continuare questa avventura, anche per i lettori. Dunque si riparte! Questione di hobby!

Written by Aly Baba Faye

11 novembre 2013 at 16:02

Del Rischio di Ribellione fiscale!

Quel che è acccaduto ieri a Romano di Lombardia, in provincia di Bergamo è l’ennesimo segnale di una disperazione crescente. Un uomo di di 50 anni, armato di pistole, entra nella sede dell’Agenzia delle Entrate e sequestra delle persone per oltre 6 ore. Inutile dire il sollievo per il fatto che questa vicenda non è finita in tragedia. Davvero poteva finire molto male ma per fortuna questo atto dimostrativo non ha fatto vittime tra i sequestrati. Tuttavià la gravità del fatto resta un’impronta “signifcativa” della tensione sociale derivante dalla disperazione dei cittadini colpiti da una crisi economica pesante perché è una crisi di sistema aggravata da un rigorismo ciecco. Comunque va detto, senza ambiguità, che quel che è accaduto non deve essere relegato nel catalogo degli atti di follia individuale. Quel che è accaduto va ricongiunto ad un contesto generale di crescente disagio economico e sociale. Basta ricordare i tanti altri fatti di disperazione che hanno portato al suicidio più di 32 persone. Purtroppo si tratta niente meno che della punta di un iceberg. E questo interpella senza dubbio anche la politica e le sue responsabilità o meglio la non-assunzione della sua responsabilità. Dunque serve un’inversione di tendenza nella politica fiscale che deve essere all’insegna dell’equità. L’austerità della Merkel va bene in un paese come la Germania ma non deve essere imposta a tutti i paesi del’UE. L’Italia non è la Germania e la Germania non ha le stesse fragilità economiche e sociali che ci sono in Italia. Perciò la cura da cavallo all’insegna del rigorismo merkeliano rischia di produrre macelleria sociale, cavalcando il solco delle fragilità italiane e portando al default moltissime famiglie. Se non si vuol arrivare alla rivolta diventa necessaria la presa in considerazione delle tante obiezioni fiscali. In Italia la giustizia e l’equità imporrebbero l’applicazione più intelligente del principio di progressività della tassazione, la riarticolazione della spesa pubblica a cominciare dalla razionalizzazione dei costi di funzionamento dello Stato e della politica. Serve un riassetto del sistema fiscale che faccia leva sull’allentamento e la diversificazione della pressione fiscale e sulla lotta senza quartiere all’evasione e all’eluzione fiscale. Ma non si può punire allo stesso modo chi, disponendo di grandi patrimoni, evade e  chi per ragioni di sopravvivenza elude il fisco. Nella situazione di povertà crescente bisogna trovare il modo di applicare forme di esenzione fiscale alle persone e alle famiglie al limite della sopravvivenza. Una fiscalità che oltre all’equità aiuti la ripresa attraverso il rilancio dei consumi e della produzione. Questione di Giustizia!

Del dilagare di suicidi “economici”

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E’ morto l’uomo che alcuni giorni fa si era dato fuoco davanti agli uffici tributari di Bologna. L’altroieri ad Atene un settantenne si è suicidato davanti al Syntagma a causa della crisi. Dunque l’ennesimo suicidio di un cittadino greco in default dall’inizio della crisi. Le cifre parlano di 2000 casi di suicidio in Grecia dall’inizio della crisi. In Italia i suicidi per motivi di fallimento economico sono circa 13 dall’inizio del 2012 (leggi qui). Dunque avanti con l’economia che uccide! Che le guerre, le mafie, le violenze di varie genere abbiano alla base delle ragioni economiche lo si può dare per scontato. Il denaro ha alimentato una civiltà sempre più violenta che ha reso l’uomo schiavo. Il capitalismo ha trasformato la persone in merce o comunque in una semplice variabile economica. La cosiddetta “Austerity” e il rigorismo rispetto ad una certa ortodossia economico-finanziaria sembra l’ultima spaggia di una deriva speculativa e mercantile. Non so se si può tornare indietro o liberarsi dalla dittatura del mercato e della finanza. Quel che è certo è che forse occorre iniziare a discutere almeno di come evitare la disperazione di milioni di persone per il bene di pochi. Le forme di usura più o meno legalizzate, la disoccupazione, l’esclusione dal circuito economico-finanziario, le difficoltà di accesso al credito, le retribuzioni da fame e le nuove povertà, stanno creando dei disatri umani e sociali che forse meriterebbero qualche attenzione da parte della politica. Il laisser faire ci ha portato in una vera e propria giungla dove il paradigma non è certamente la tutela della dignità delle persone. E’ ora di cominciare a parlarne, serenamente senza paraocchi. Non tacere sul fenomeno dei suicidi per ragioni di “default” è un dovere di una classe dirigente che si rispetti. Forse è il modo migliore per riportare nel dibattito pubblico il tema del governo dell’economia e della regolamentazione del mercato per colmare lo scollamento tra economia e società. Forse è giunto il momento di relativizzare il dogma della competitività e il culto acritico del Dio denaro e nel contempo di assolutizzare la dignità della persona umana. Il fine della politica non può non essere quello di tutela la dignità  Questione di Civiltà!

Written by Aly Baba Faye

6 aprile 2012 at 14:53

La Coca Cola e gli immigrati di Rosarno

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 Una volta c’era la Rosarno dei braccianti africani. Quella che era rimbalzata nei media nazionali per la rivolta degli africani vittime di tanti episodi di razzismo. Una rivolta che portò il governo italiano ad organizzare una “deportazione” degli africani. I riflettori puntarono poi sulle realtà lavorative e di vita dei braccianti africani. Storie di schiavismo e di razzismo. Ed è da lì che è partita verosimilmente anche l’inchiesta del giornale inglese The Independent sulle condizioni di lavoro dei braccianti agricoli nella Piana di Gioia Tauro. Un’inchiesta che denuncia condizioni terribili di sfruttamento del lavoro dei braccianti africani, considioni al limite dello schiavismo nella raccolta delle arance che servono a fare l’aranciata (Fanta). Secondo il giornale inglese La Coca Cola si avvantaggerebbe indirettamente dello sfruttamento dei braccianti africani a Rosarno che lavorano in condizioni disumane per 25 euro al giorno. Dopo la denuncia la Coca Cola ha deciso di rompere i contratti di fornitura con le aziende agricole che sfruttano gli immigrati africani mentre gli imprenditori a loro volta si giustificano denunciando una stretta dei prezzi (al limite della strozzatura) da parte del colosso di Atlanta! Fatto sta che c’è ora lo rottura del contratto di fornitura ma è chiaro che la Multinazionale delle bevande non lo abbia fatto per sensibilità ai diritti umani o dei lavoratori o per responsabilità sociale dell’impresa (CSR) quanto per tutelare la sua immagine cosmopolita. Questione di marketing!.

Guardate il video !

Written by Aly Baba Faye

27 febbraio 2012 at 21:42

Governo Monti: Di tecnicalità politiche!

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Dunque il Governo Tecnico che è subbentrato a quello politico di B. sta andando avanti. Sembra abbia rassicurato i mercati e i partners UE. Sembra abbia rimesso in carreggiata il Bel Paese riponendolo nel salotto buono della politica europea. Ma le tecnicalità del Governo non sono neutre nella diatriba su chi debba pagare la crisi e su come si debba giungere alla crescità. Infatti, Monti ha la sua visione e il suo approccio oserei dire ideologico. Nella posizione di capo di una maggioranza politica ibrida, di una coalizione arlecchina, Monti, oltre a mitigare il proprio convincimento ideologico, deve per forza dare dei segnali di compromessi che sbocciano in un approccio interclassista. Infatti all’inizio di questa esperienza il premier ribadiva di ispirarsi all’idea di economia sociale di mercato. Appunto, un ossimoro che richiamo l’idea di compromesso per rendere compatibili ragioni di mercato e ragioni sociali. Infatti, l’idea del compromesso, oltre alle esperienze socialdemocratiche conosciute, rinvia anche ad una versione speculare nella quale è il mercato a dovere “integrare” le ragioni del sociale. E’ questa l’idea di capitalismo compassionevole teorizzata non solo dalla destra sociale. In ogni caso se è prematuro fare il bilancio di questa stagione di governo, si può tuttavia ravvedere nell’azione fin qui condotta una maggiore attenzione alle ragioni di mercato rispetto al sociale. E forse possiamo scorgere nell’azione di questo Governo una cultura di Destra liberale. Basta anche sentire il linguaggio e la comunicativa dei suoi rappresentanti per capire la scala delle priorità che hanno in mente. L’uscita di Martone sui “sfigati” e il recente lamento di “noia del posto fisso” lanciato dallo stesso Monti sono emblematici di uno sguardo particolare sulla società e di una determinata prospettiva ideologica. Sulla noia del posto fisso mi permetto di dire al premier che se ha in mente il gesto ripetitivo dell’operaio nella catena di montaggio, il postofisso è certamente noioso, ancorché utile a chi lo fa per mangiare. Oggi però il presidente del Consiglio deve sapere che la noia va di lusso rispetto all’ansia di chi vive nel precariato e non può programmare un futuro. E il Premier deve sapere che “l’emergenza nel paese non è la proliferazione di posti fissi ma l’aumento a dismisura del numero di lavoratori poveri che non ce la fanno a varcare il lunario. Il premier deve sapere che l’emergenza è l’esercito crescente di chi un lavoro non lo trova. Insomma, la noia nel lavoro non è nulla rispetto all’ansia del non lavoro.  Questione di sopravvivenza!

Written by Aly Baba Faye

2 febbraio 2012 at 15:33

Disagi di Civiltà!

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Stanotte a Roma è morto un uomo per freddo. Ma cosa lega l’agguato razzista contro i senegalesi a Firenze e la morte per freddo di un uomo di 60 anni trovato in via Flaminia? Ebbene è la banalità della violenza nella nostra società odierna. Dunque non c’è solo l’azione violenta che deriva dal rancore contro le persone ritenute senza dignità ma c’è altresì  la violenza di una società che non sa più tutelare la dignità umana delle persone. Una verità che purtroppo si evidenzia nella ampia necrologia di cronache in cui la mortificazione della dignità delle persone porta alla morte. Per il caso specifico dell’uomo ritrovato stanotte, è vero come hanno fatto sapere i carabinieri che la vittima “non riportava sul suo corpo alcun segno di violenza” e si presume sia morto per il freddo. Per sapere con certezza le cause del decesso bisognerà attendere le analisi del medico legale della polizia. Ma è altrettanto ovvio che la violenza non è solo frutto di aggressione o di attentato all’integrità fisica delle persone. C’è una violenza che colpisce l’anima delle persone, di quelle persone finite nella discarica sociale della civiltà della mercificazione per cui in una città dove ci sono migliaia di case sfitte gira un popolo di “senzatetti” e ogni inverno alcuni di loro soccombono per il freddo. Oggi la marginalizzazione sociale e la povertà stanno raggiungendo proporzioni sempre più consistenti. E’ ora che la comunità si faccia carico di questo disagio della civiltà rimettendo in campo delle politiche sociali più incisive. Serve un’umanizzazione dell’economia che non può più continuare ad affidarsi al mercantilismo che trasforma la società in una giungla nella quale prevale la logica del “si salvi chi può”. Dicendo queste cose so che posso essere tacciato di idealismo ingenuo o peggio di moralismo spicciolo ma sento il dovere di far sentire la mia voce anche se so che non raggiungerà i molti né travalicherà il muro di sordità che circonda il potere. Forse varrebbe la pena di iniziare a prendere sul serio il tema di un’économia sociale di mercato di cui parte della convegnistica si è occupato. Questione di civiltà!

Written by Aly Baba Faye

19 dicembre 2011 at 13:14