L'Appunto di Aly Baba Faye

Posts Tagged ‘sicurezza

Ihsan: un Think Tank di musulmani in Italia

Domani 11 Aprile a Roma presso la sede della Stampa Estera, nascerà Ihsan, il primo Think Tank di musulmani in Italia. Lo strumento scelto, oltre ad essere inedito nel panorama della società civile islamica italiana, è emblematico. non ha pretese di rappresentatività ma vuole essere una piattaforma laica di discussione, di elaborazione e di proposte della società civile. Intellettuali, attivisti e professionisti di varia provenienza hanno elaborato un Manifesto con il quale si vuol affermare, senza ambiguità una visione laica e tollerante dell’Islam. I musulmani italiani non ci stanno a rimanere passivi di fronte alla doppia insidia dell’islamofobia che li demonizza e la violenza di chi usa la religione per promuovere attività terroristiche. Per uscire da questa morsa stretta, la società civile intende mobilitare le energie per una convivenza pacifica nella sicurezza. costruire un capitale sociale attraverso una cittadinanza attiva che ha chiaro il dovere di lealtà repubblicana e di participazione attiva alla costruzione di condizioni di sicurezza. Dunque la cultura e la conoscenza sono le leve di cui si dispone per dare un contributo efficace all’affermazione dei valori di non-violenza e di fratellanza. Questione di cittadinanza

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Written by Aly Baba Faye

10 aprile 2017 at 13:32

Worldistan: Ora il Kirghizistan

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(Ansa) – Mosca, 7 APR – Il governo del Kirghizistan si e’ dimesso e il presidente Bakiev ha lasciato il Paese. Lo annuncia l’opposizione.Creato un nuovo esecutivo guidato da Roza Otunbayeva, ex ministro degli Esteri e protagonista della rivoluzione dei tulipani che nel 2005 porto’ al potere proprio Bakiev. La Russia ‘non ha alcun rapporto con gli eventi in corso in Kirghizistan’ ha affermato Putin. ‘Il governo Usa continua a sorvegliare la situazione’ ha detto il portavoce del Pentagono.

Un altro focolaio nel Worldistan. Nei giorni in cui Obama spiegava al mondo la sua strategia sul nucleare e precisava che l’atomica potrebbe essere usato solo i casi limiti come ad esempio contro quei paesi che non rispettano il Trattato di Non Proliferazione. Cioè Iran che Corea del Nord.  Un monito che suona come una minaccia non tanto velata. Infatti le parole di Obama sono vissute dalle parti di Teheran come una dichiarazione di guerra. Certo fa  senso pensare che un premio Nobel per la Pace venga coinvolto in una guerra nucleare seppur ancora allo stato verbale.  Ma tanto basta per  suscitare la reazione del regime di Teheran che non ha aspettato per contrattacare dicendo che è pronto a rompere i denti alla potenza Americana. Poi i negoziati su “Start II” che dicono e non dicono. Poi l’attegiamento non ancora chiaro della Cina. La nuova linea dura di Ankara che ribadisce il sostegno a Teheran e attacca Israele come minaccia della sicurezza del mondo. Insomma la guerra di nervi sul nucleare rischia di implodere. Comunque nel worldistan sale il termometro e la geopolitica della guerra resta saldamente al passo. In Irak la guerra continua. In Afghanistan e in Pakistan i focolai ardono. Siamo alla metafora del “Babylon Burning” come diceva Bob Marley?  Questione di profezia!

Written by Aly Baba Faye

7 aprile 2010 at 19:43

Worldistan: Bollettino Rosso

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Azioni kamikaze riportano l’attenzione sulle tensioni nel Worldistan

(ANSA) – MOSCA, 31 MAR – E’ salito a undici il numero delle vittime dei due attentati verificatisi a Kizlyar, in Daghestan. Lo riferisce la polizia locale. Secondo le prime informazioni, anche la prima delle due esplosioni e’ stata causata da un kamikaze. La prima era avvenuta quando una pattuglia della polizia si era avvicinata ad un’auto che aveva commesso un’infrazione. Nel duplice attentato sono rimaste ferite anche 23 persone, tra cui 18 poliziotti.

(ANSA) – ISLAMABAD, 31 MAR – Almeno 6 ribelli sono stati uccisi nella notte da un drone americano nella provincia pachistana del Waziristan. Lo rendono noto fonti della sicurezza di Islamabad. ‘Un attacco – dice la fonte – condotto da droni ha preso di mira una base del capo tribale Samir Khan e utilizzata dai ribelli’. Un comando di talebani ha attaccato invece stamani una caserma dell’esercito, nel Pakistan nord-occidentale, uccidendo almeno 5 militari e ferendone altri 20.

(ANSA) – KANDAHAR, 31 MAR – Almeno 17 civili sono rimasti uccisi in un attacco suicida nel sud dell’Afghanistan. Lo rendono noto le autorita’ locali. Altre 15 persone sono rimaste ferite. Secondo le prime informazioni, un kamikaze si e’ fatto esplodere alla periferia di Lashkargah, capoluogo della provincia di Helmand, dove funzionari governativi stavano distribuendo aiuti alla popolazione. A quanto sembra l’esplosivo era stato collocato su una bicicletta. Fra i feriti in ospedale, molti sono bambini.

Written by Aly Baba Faye

31 marzo 2010 at 11:43

Roma: in nome della razza

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(Ansa) – Roma, 16 Mar – ‘E’ quello che ci ha aggrediti, gonfiamolo’: con questa frase Manfredi, il figlio del sindaco di Roma ed un suo amico sono stati aggrediti. Ieri sera, ai Parioli, sette giovani, di cui 3 minori, italiani ma figli di immigrati, si sono scagliati a schiaffi e pugni contro Manfredi Alemanno, 15 anni e un suo amico di 16, che, dopo un po’, sono riusciti a ripararsi in un bar e a chiamare la polizia. Alla base dell’aggressione uno scambio di persona e non e’ stata sporta denuncia.

Due episodi sono venuti ad aggiungersi all’elenco ormai lungo di fattacci che raccontano di violenza razziale e odio etnico. Il Raid alla Magliana contro un internet point gestito da Bengalesi (come già successo altre volte leggi qui e qui) e il giorno dopo l’aggressione nei confronti del figlio del sindaco di Roma (leggi qui) ad opera di una banda di giovani  italiani figli di immigrati. Sono due epidosi gravissimi ma più grave è lo sciaccallaggio politico che si è scatenato. Fare campagna elettorale sulla violenza accusando l’avversario politico è una violenza politica inaccettabile da qualunque parte essa provenga. La politica non ceda alle bassezze e sia più mite di fronte a certi fenomeni sociali. Non serve gridare al lupo al lupo ma serve senso di responsabilità nel costruire le condizioni per una convivenza tra diversi in una comunità coesa. Dopo Rosarno e dopo via Padova a Milano, dopo quel che è successo ieri a Roma dobbiamo interrogarci su quale paese abbiamo costruito e che futuro vogliamo per i nostri figli. Pertanto c’è bisogno di un nuovo approccio all’integrazione. Questione di convenienza!

Written by Aly Baba Faye

16 marzo 2010 at 22:16

La Lega e il suo vocabolario

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Vittorio Foa in uno dei suoi ultimi articoli ci ammoniva sui rischi di quel che ha chiamato l’irreverenza della parola.   Con questa espressione egli intendeva il fatto che le parole non sono mai neutre e un loro uso disinvolto può produrre effetti destabilizzanti per la vita civile. Come dargli torto! Se il linguaggio è  mezzo d’espressione del pensiero, e se il pensiero prefigura e guida l’azione allora il monito di Foa sulla violenza del linguaggio va preso molto sul serio. Dunque il linguaggio e la comunicazione pubblica raffigurano i connotati del nostro agire collettivo.  E questa semplice verità giustifica il fatto che la propaganda sia come una seconda gamba dell’azione politica. Ne hanno dato prova tutti grandi dittatori da Hitler a Mussolini passando per Stalin. L’impianto della propaganda (e agitazione) serviva per acquisire il consenso delle masse facendo passare come giuste e condivisibili il loro piano diabolico. Oggi, il monito di Foa rimanda anche al progressivo sgretolamento dei valori di fondo e dei principi della Costituzione Repubblicana. La violenza linguistica che ha invaso il dibattito pubblico ha giustamente suscitato  un richiamo al dovere di moderazione dei toni. Ma sappiamo che non è solo questione di toni ma di linguaggio. Negli ultimi anni, l’ansia che caratterizza l’approccio al fenomeno dell’immigrazione è forse la più grande fonte di violenza verbale nella sfera pubblica. Media e politica hanno fommentato in Italia un clima di paura e di odio nei confronti degli immigrati. I rigurgiti di razzismo galoppano di pari passo con la banalizzazione del razzismo stesso. La Lega, pur non essendo l’unica,  è tra le forze più competitive nel mercato della speculazione politica sulla paura e sulle domande (indotte) di sicurezza. La feticcizzazione dell’identità e la retorica della minaccia che incombe su di essa, hanno portato al progressivo consolidamento dell’idea di comunità chiuse e in guerra con gli invasori. Il securitarismo ha sviluppato un  vero e proprio impianto comunicazionale retto da un linguaggio da guerra: difesa delle radici, l’essere padroni a casa propria,  fare resistenza contro gli immigrati invasori, contro  la minaccia islamica, e  poi le pozioni magiche come la militarizzazione del territorio,   le ronde anti-immigrati, pulizie etniche, derattizzazione, White Christmas, tolleranza zero ecc…  E poi il non detto, ovvero il silenzio, il consenso, la complicità, la banalizzazione.  Ecco, non è allarmismo ma la Lega è l’emergenza democratica di questo paese ed è ora di fermarla (vedere qui). Questione di Civiltà!

Written by Aly Baba Faye

22 dicembre 2009 at 12:02

Nude o coperte, dov’è la libertà?

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Se non fosse drammaticamente un dibattito politico, si potrebbe tranquillamente pensare che si tratti di una farsa. Invece il tema nazionale che sta tenendo banco in questi giorni è la nuova “emergenza burqa”. Sembra che il destino del paese sia legato al voyeurismo politico reclamato dalla Lega. Ci dicono che  sia urgente  spogliare le donne “coperte” le quali offendono la “tradizione” del bel paese. Ormai la politica ci ha abituato a questi slanci di surrealismo  tragicomico (vedi qui). La verità però è un’altra ed è che la proposta della Lega inaugura la solita campagna elettorale. Quella basata sull’individuazione del nemico che viene da fuori. Il tentativo è quello di delimitare il perimetro del confronto elettorale  su imbecilità demagogiche su cui i leghisti sanno di essere più competitivi nonostante lo sforzo volontaristico di qualche improbabile competitors alla ricerca di consenso.  Come dire c’est la politique! Detto questo, rispetto alla discussione io personalmente dico che non sono affatto un tifoso del burqa. Anche se temo che si dice Burqa pensando ad ogni indumenti come l’hijab e il chador che non sono incompatibili con il dovere di farsi identificare. In ogni caso quello del Burqa rinvia a un tema che ha sempre suscitato passioni sopratutto per i maschi: il corpo delle donne.  Dispiace costatare che la “donna-corpo”  è spesso oggetto di mercificazione. Su questo Freud non ha tutti i torti. Comunque la si mette, la questione di fondo resta quella del controllo “sociale” del corpo delle donne. Che le si costringe in maniera velata a spogliarsi o che le si obbliga apertamente a mettersi il velo non cambia niente il fine è lo stesso: disporre del corpo della donna. Che le si vuole corpo-esposto o corpo-nascosto è una questione di prospettiva. Resta sempre il tema del dominio sociale sulle donne e la negazione della loro autonomia e libertà.  La rappresentazione della donna-oggetto ormai è una questione transculturale che nasconde una vera violenza . E’ questo il punto che nessuno vuol affrontare ponendo al centro del dibattito la donna, la sua soggettività e la dignità della donne. In fondo che siano coperte o in copertine, le donne sono quasi sempre chiamate a non “disporre liberamente del loro corpo” e questo è inacettabile. Questione di dominio.

Written by Aly Baba Faye

8 ottobre 2009 at 19:02

7 Ottobre 1989: La Prima contro il razzismo

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Foto-masslo Correva l’anno 1989. Il 24 Agosto a Villa Literno fu assassinato Jerry Essan Masslo (nella foto), un rifugiato sudafricano fuggito dal regime dell’Apartheid. La coscienza civile del paese fu scossa e nel giro di poche settimane fu convocata a Roma la prima Manifestazione nazionale contro il razzismo il 7 Ottobre. Quel giorno 150.000 persone accorsero a Roma per dire no al razzismo. Per me fu un battesimo personale perché in quell’occasione fui tra gli oratori sul palco di piazza del popolo. Da quel dì sono passati 20 anni e sembra che la società italiana abbia metabolizzato il razzismo che è diventato una banale normalità in un contesto di anestesia della coscienza collettiva. Ora anche nella diaspora della sinistra, pochi sono le voci che si levano contro il razzismo. E rincresce costatare che che siamo nel bel mezzo di un processo di “razzializzazione” della società. Questione di scontro di Civiltà

Written by Aly Baba Faye

7 ottobre 2009 at 18:53