L'Appunto di Aly Baba Faye

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Obama: Cambierà il vento?

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Il 4 novembre 2008 si registrava un fatto storico. Il popolo americano aveva sorpreso positivamente  il mondo portando Barack Hussein Obama alla Casa Bianca. Il ragazzo gracile con il nome strano ce l’aveva fatto e  aveva suscitato tanta speranza nel mondo.  Speranza e cambiamento erano le parole della  rivoluzione obamiana.  Le parole d’ordine di “Hope and change” gli hanno valso anche il premio Nobel per la Pace 2009. Sembrava che la storia dovesse prendere un nuovo corso. Sembrava che  era finalmente arrivato il tempo di un mondo nuovo pacificato dove la Promessa Americana diventava la cifra di una nuova civiltà umana globalizzata. Da Chicago a Nairobi passando per Giakarta e ovunque nel mondo la speranza brillava di luce diversa (come ho detto qui). Insomma Hope was shining” come si direbbe da quelle parti! Ma due anni dopo, sembra che le speranze si siano già dissipate e che la “normalità” di sempre abbia sovvrastata la rivoluzione.  Almeno sembra questa la causa che spiega la sconfitta dei “democrats” nelle elezioni di “mid-term”. Una sconfitta che non può non essere ritenuta come giudizio sull’amministrazione Obama. Lo stesso presidente americano ha detto che si assume la responsabilità della scconfitta. I suoi si giustificano dicendo che il suo operato non è stato comunicato bene. Tant’è! Resta il fatto che molti americani che avevano votato per Obama ,con tanto entusiasmo due anni fa, ora sono delusi. Al di là di coloro che si aspettavano virtù messianiche, di certo tra i delusi ci sono molti tra pacifisti e ambientalisti che si sentono traditi per le promesse mancate. E molti americani della “middle class” non hanno visto alcun miglioramento nelle loro condizioni di vita. Dunque, in attesa del “change” si può immaginare che per i molti il sogno sia svanito.  Questione di aspettative!

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Written by Aly Baba Faye

4 novembre 2010 at 20:32

Calearo si dimetta!

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Il caso Calearo grida vendetta. L’ex-presidente degli industriali veneti, da sempre considerato un “falco” nel mondo degli imprenditori, uno che si può tranquillamente definire un “padrone” nel senso letterale del termine. Uno che i lavoratori sono più o meno degli schiavi che non devono rompere i coglioni, che i sindacati sono un vecchio arnese che è d’intralcio per gli interessi delle imprese. Ecco, quel Calearo è stato corteggiato da un partito (si fa per dire) in vena di post-ideologismo e portato in Parlamento a rappresentare il popolo. Ecco oggi quel Calearo si candida a ministro dell’industria del governo dello schieramento avverso alla parte politica che lo ha eletto. Ma perché mai stupirsi, in fondo il trasformismo è sempre esistito nella politica italiana. Oggi si contano circa un centinaio di casi di parlamentari che hanno “trasfugato”. Dunque una politica come arena del cinismo e dell’opportunismo. Una politica che negli ultimi anni ci ha regalato ribaltoni, transumanze politiche e oggi persino compravendita di deputati. Invece no! Il caso Calearo è grave e  dice due cose sulla situazione politica italiana. La prima è che il  progetto partito per il quale il falco del nordest si è candidato non è mai decollato. E questo lo dice anche Massimo Cacciari -un altro intellettuale del Nordest che ha abbandonato il PD. Insomma, il partito liquido si è liquefatto. E il post-ideologismo rileva più da una dimensione del desiderio che non un dato di realtà come dimostra lo stesso Calearo. Il “compromesso storico” si trasforma in una convivenza tra separati in casa ogni volta che si cerca una linea politica chiara. in nome della libertà di coscienza. Il compromesso tra capitale e lavoro secondo cui gli imprenditori sono dei lavoratori  rileva invece dell’ottimismo della volontà. E qui il pensiero va a uno dei padri fondatori (Rutelli) che pure lui ha dovuto  prendere atto che la sua creatura non lo assomiglia per niente e lo ha abbandonato al suo destino di “magma” senza anima né cuore. Ma al netto di tutte queste scorie, la vicenda Calearo è l’emblema di un meccanismo di selezione della classe politica basato su improvvisazioni e clientelismo. Ora che la crisi incalza, 1 giovane su 4 è disoccupato, molte le famiglie hanno difficoltà a sbarcare il lunario, il precariato crea sfacello sociale c’è quel signore eletto con i voti anche di elettori onesti e che dice che non gliene importa nulla di sedere il Parlamento e che non si sente vincolato dalle preferenze datogli come capolista del PD nel nordest. Che arroganza! Io credo che il PD lo debba incalzare a rassegnare le proprie dimissioni. E chi l’ha candidato chieda scusa agli elettori della circoscrizione Veneto 1 che hanno vota la lista di cui Calearo era capolista. Questione di serietà!

Written by Aly Baba Faye

28 settembre 2010 at 19:33

Tra Ed e Grillo: la politica della gente!

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Dunque nel mio taccuino, la giornata politica di ieri è stata segnata da due fatti politici: l’elezione di Ed Miliband a capo del partito laburista inglese e il raduno dei grillini a Cesena. Due fatti che, pur nella loro differenza, assumono il segno di una “rottura” politica. Infatti l’elezione di Miliband è la manifestazione da parte della base laburista di una volontà di ritrovare un’identità di sinistra dopo lo smarrimento nel cammino sulla terza via. Una deriva che di fatto ha portato verso un terzismo rispetto agli interessi in campo. Ed è quel che Ed ha denunciato dicendo che il labour era diventato più un partito per banchieri che non per i lavoratori.  Una critica che, a quanto pare è largamente condivisa dalla base del partito. Dunque una connessione sentimentale con il sentire della base che ha premiato il giovane Miliband. Infatti, dall’impostazione della sua campagna si evidenzia una volontà di ridisegnare un New Left. Ed si dichiara socialista e critica la torsione ideologica che ha accompagnato la traduzione del Giddens pensiero e che ha portato i laburisti a perdere la loro identità e non per colpa del teorico della terza via. Quel che ha in mente il nuovo leader non ha nulla a che vedere con la paura dei compromessi finché ciò non comporti la svendita dell’anima. Va detto che, nel discostarsi dagli errori di Blair e Brown, Ed non rinega le cose buone che sono state fatte. Insomma, mentre la sinistra inglese decideva del proprio futuro, dalle nostre parti, ci si appassionava della proprietà del flat di Montecarlo. E l’unico fatto politico rilevante riguardava, a mio parere, il raduno dei grillini. Proprio quel movimento, bollato come populista e peggiore espressione di antipolitica, ci ha regalato un piccolo esempio di come la politica può essere intesa diversamente dai giochetti tra potentati. Infatti, il grillismo, con tutto i suoi limiti, è un approccio diverso alla politica che mira a scardinare la partitocrazia. Dunque antipartitismo e non antipolitica. So di toccare un tema scivoloso e non mi sfugge il ruolo dei partiti come meccanismi di rappresentanza democratica. Tuttavia ritengo sbagliato e persino temerario continuare a parlare di primato della politica esclusivamente in termini di primato dei partiti. Oggi, la partecipazione alla Polis assume anche forme diverse e fuori dal recinto della politica partitica. Non solo politicismo ma politica in senso lato. Oggi la crisi della politica vede come primo imputato il sistema dei partiti. Partiti che sono divenuti dei gruppi d’interessi paragonabili alle corporazioni. Perciò si registra un’effervescenza di movimenti politici che fanno fortuna sulla denuncia dei partiti e del complesso politico-affaristico. Oggi c’è da riformare la politica ridandogli dignità. In questo senso non sottovalutare né demonizzare fenomeni come  il grillismo che intercettano una domanda di politica nuova.  Servono progetti  e nuove facce che gli danno credibilità. Questione di innovazione!

Votare? Sì. Anzi no. Ma forse!

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La crisi di governo sembrava imminente. Invece quella a cui abbiamo assistito è soltanto una brutta parodia della crisi della politica. Uno spettacolo di “danza della lingua” che sfoccia  in una gara di pernacchie. La cronistoria di quest’estate politico non la si scorderà facilmente. La richiesta di dimissioni del presidente della Camera da parte della maggioranza che lo ha eletto. Poi Fini a Mirabello che decreta la fine del PDL e lasciò il cerino a B. il quale disse si vota. E Bossi rincarava la dose andiamo alle elezioni a  Novembre.  E poi ci ripensa e dice: con Silvio a volontà,  si va avanti! E l’opposizione preoccupata che lo diffida dal dare la parola agli elettori si cimenta su governi di transizione, governi tecnici, governi di responsabilità nazionale, governi di scopo per cambiare la legge elettorale. Insomma un tormentone estivo all’insegna del si vota,  anzi no, ma quasi quasi. E forse! Ora dopo averle minacciate durante tutta l’estate per bocca dei suoi colonelli, B. ha deciso di tendere la mano al fronte della coalizione dei responsabilisti, coloro che le elezioni sono il male maggiore per il paese. E quasi quasi con “spirito di sacrificio” B. accontenta tutti. E con una dichiarazione,  il sultano di Arcore sembra aver chiuso il sipario estivo del teatrino della politica. Dice basta con il chiacchericcio politico nessuno può responsabilmente invocare le elezioni. E io  invece sono un irresponsabile (leggi qui).  E chiede che si torni al senso delle “responsabilità condivise”. E soprattutto dice di non scommodare gli elettori. Insomma, come recita la canzone “l’estate sta finendo” e con esso le divagazioni d’Agosto.  Dunque, si torni al senso della realtà. I fatti dicono che per ora non ci sono alternative al suo governo. Dunque avanti tutta con il Governo del fare, il migliore Governo dall’Unità d’Italia. Il governo che nella crisi economica più pesante della storia del paese ha tenuto botta e ha impedito che l’Italia finisse come la Greca. Ecco dunque  la buona novella: Silvio c’è e non ci lascerà al nostro destino! Silvio il salvatore della patria, continuerà a guidare questo paese fino alla fine della legislatura.  E forse anche oltre,  in attesa che si faccia vedere un’alternativa. Finché l’Unto del Signore continuerà a fare effetto e finché non arrivi il Papa nero. Sia chiaro Silvio agisce per senso di responsabilità. Lo fa per amor di patria. Lo fa perché la stragrande maggioranza  dei suoi colleghi politici di entrambi i tre poli , in modo più o meno esplicito, glielo chiedono. Anzi alcuni lo hanno proprio “diffidato” dal lasciare  il paese senza guida.  E lui con la sua proverbiale generosità continuerà a favorigli delle sue grazie e con esse le disgrazie del paese. Grazie Silvio perché senza di te proprio non sanno cosa fare. Che Grillo ed altri fuori dal coro, si rassegnino a capire che in questo momento per gli eletti,  le elezioni sono  un fatto eversivo per il paese. E  dunque meno male che Silvio c’è e si sacrifica per loro. Questione di furbizia!

Written by Aly Baba Faye

11 settembre 2010 at 12:01

Roma: in nome della razza

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(Ansa) – Roma, 16 Mar – ‘E’ quello che ci ha aggrediti, gonfiamolo’: con questa frase Manfredi, il figlio del sindaco di Roma ed un suo amico sono stati aggrediti. Ieri sera, ai Parioli, sette giovani, di cui 3 minori, italiani ma figli di immigrati, si sono scagliati a schiaffi e pugni contro Manfredi Alemanno, 15 anni e un suo amico di 16, che, dopo un po’, sono riusciti a ripararsi in un bar e a chiamare la polizia. Alla base dell’aggressione uno scambio di persona e non e’ stata sporta denuncia.

Due episodi sono venuti ad aggiungersi all’elenco ormai lungo di fattacci che raccontano di violenza razziale e odio etnico. Il Raid alla Magliana contro un internet point gestito da Bengalesi (come già successo altre volte leggi qui e qui) e il giorno dopo l’aggressione nei confronti del figlio del sindaco di Roma (leggi qui) ad opera di una banda di giovani  italiani figli di immigrati. Sono due epidosi gravissimi ma più grave è lo sciaccallaggio politico che si è scatenato. Fare campagna elettorale sulla violenza accusando l’avversario politico è una violenza politica inaccettabile da qualunque parte essa provenga. La politica non ceda alle bassezze e sia più mite di fronte a certi fenomeni sociali. Non serve gridare al lupo al lupo ma serve senso di responsabilità nel costruire le condizioni per una convivenza tra diversi in una comunità coesa. Dopo Rosarno e dopo via Padova a Milano, dopo quel che è successo ieri a Roma dobbiamo interrogarci su quale paese abbiamo costruito e che futuro vogliamo per i nostri figli. Pertanto c’è bisogno di un nuovo approccio all’integrazione. Questione di convenienza!

Written by Aly Baba Faye

16 marzo 2010 at 22:16

Obama: Luna calante!

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(Ansa) – New York, 17 FEB – Sondaggio shock della Cnn: per il 52% degli americani il presidente Barack Obama non merita la rielezione nel 2012. 44 americani su 100 si sono detti pronti a confermare Obama per il secondo mandato, meno della maggioranza che invece e’ pronta a mandare qualcun altro alla Casa Bianca. Il divario 52 a 44 e’ stato riscontrato tra la popolazione in generale e tra gli americani votanti, campione in genere piu’ affidabile per valutare gli umori dell’elettorato.

Allora la luna di miele è finita? La speranza ha ceduta alla real politik? Delusione e malcontento. Delusione e malcontento sulla vicenda bellica (“The War Problem”) dove il Premio Nobel per la Pace, non ha impresso alcuna svolta verso una nuova “Pax Americana” (vedi qui). Niente svolta sulla “Green Economy” che avrebbe dovuto sancire un “New Deal” ecologico mentre per ora la scelta che rimbalza nelle cancellerie di tutto il mondo è il ritorno degli USA al Nucleare dopo 30 anni (video qui). Poi le incertezze sull’economia con una politica economica che non ha ancora segnato una direzione chiara. Un esempio? La questione delle banche prima messe sulla graticola, poi sostenute  con ingenti somme di danaro pubblico e poi ancora minacciate di ripagare indietro il sostegno pubblico. Insomma, i sostenitori più entusiasti come me cominciano a dubbitare.  Il malessere di parte dell’elettorato è evidente.  Un primo segnale lo  avevano lanciato gli elettori di Massachussets (come evidenziato qui). Insomma, Obama aveva chiesto all’America di credere. Oggi parte dell’elettorato,  la maggioranza,  sembra deluso. Davvero con alcune scelte compiute dall’Amministrazione Obama la fiducia è messa a dura prova. Davvero c’è bisogna di “audacia” della speranza”. E come si usa dire la speranza è l’ultima a morire. Allora speriamo e dunque “Hope for the future”!. Questione di ottimismo!

Written by Aly Baba Faye

17 febbraio 2010 at 21:26

Tettamanzi for President!

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Il cardinal Tettamanzi non manca occasioni per fare incursioni nella vita politica. Egli non ci fa mancare la sua opera di evangelizzazione in tempi di crisi dei valori e di decadenza della moralità pubblica. Per questa ragione dà fastidio alla Lega (come avevo detto qui) che lo ha individuato come nemico (leggi qui). Mi viene da dire grazie  e se non ci fosse Tettamanzi bisognerebbe inventarlo. Nell’incontro di oggi con gli eletti e gli amministratori lombardi ha tenuto un discorso semplice ma forte sul ruolo della politica. Il Cardinal Tettamanzi ha esortato cristiani e laici a porre al centro dell’impegno politico i bisogni dei più deboli e la dignità umana. E come spesso accade le sue prese di posizioni sono sempre salutate con favore dai molti cittadini. Ma non è una novità che autorità religiose intervengano con richiami alla responsabilità della politica. Era capitato spesso e capita ancora che il declino o la “morte” della politica consegni la battaglia civile alla religione. Il rapporto tra politica e religione spesso avviene nel solco di questa logica di supplenza. Dunque al netto della stima personale di Tettamanzi mi sembra che la sua “stima politica” vada di pari passo con la debolezza della sinistra italiana. Oggi la difesa dei deboli e l’affermazione della dignità delle persone sono il metro di misura di un processo di involuzione e di regressione sociale che la politica (e la sinistra in particolare) non hanno saputo affrontare concretamente. Ora che ci dobbiamo affidare all’autorità religiosa per una moralizzzione della vita pubblica non è certamente una buona cosa per la politica. Ma in attesa di avere una nuova politica credibiile teniamoci stretti i vari Tettamanzi che fungano da baluardi della vita civile. Questione di autorevolezza!

Written by Aly Baba Faye

6 febbraio 2010 at 14:11