L'Appunto di Aly Baba Faye

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Palestina: il Dopo Abu Mazen

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(ANSA) – SANTIAGO, 25 NOV – Il presidente palestinese Abu Mazen, nel ribadire che non si ricandidera’, conferma che restera’ in carica fino alle prossime elezioni. Il presidente dell’Anp, in visita in Cile, ha ribadito assieme al capo di Stato Michelle Bachelet ‘l’imperiosa necessita” che Israele ‘ponga fine agli insediamenti illegali nei territori palestinesi’ e che venga raggiunta una ‘pace duratura e prolungata’ alla luce della soluzione dei ‘due Stati’.Mazen, e’ giunto dall’Argentina,dopo essere stato in Brasile.

E allora? Chi vincerà le prossime elezioni in Palestina? Al Fatah o Hamas? E’  presto per dirlo. Quel che è certo è che brilla la stella di un personaggio politico dal nome Salam Fayyah, attuale primo ministro dell’ANP, l’uomo che il 15 novembre scorso, con il favore dell’Almacco, aveva dichiarato a sorpresa l’eventualità di una decisione da parte dell’ANP di autoproclamarsi “Stato indipendente” e di chiedere un  suo riconoscimento da parte dell’ONU.  Se si dovesse concretizzare un ipotesi del genere si aprirebbe  una nuova fase politica sia all’interno del mondo palestinese che nei rapporti tra Palestina e Israele. E a quel punto anche la comunità internazionale dovrebbe pronunciarsi.  Ed  è facile profezia prevedere una divisione manichea della comunità internazionale tra favorevoli e contrari in una nuova dinamica della politica internazionale  che oltre a riproporre la centralità della questione Palestinese, cambierebbe le carte sul tavolo. Questione di rimescolamento!

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Written by Aly Baba Faye

25 novembre 2009 at 23:53

Uno scoop: Fox critica Israele!

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Dopo la sorprendente astensione degli USA sulla risoluzione 1860, ora ci si mette persino Fox News la TV di propaganda neocons, quella guerrafondaia. La prova che Israele lo ha combinato davvero grosso e ha perso. L’uso del fosforo bianco e il massacro dei bambini indebolisce politicamente Israele.  Prendo in presto una riflessione di Gad Lerner con la quale chiude il suo articolo (vedi qui): ” Ma nel frattempo sappiate che la malattia morale d’Israele si consuma proprio nel dibattersi fra la memoria incombente di quello sterminio e la sporca guerra di oggi che travolge i civili di Gaza“. Questione di onestà!

Written by Aly Baba Faye

15 gennaio 2009 at 21:05

Gaza: quell’astensione degli USA

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Gli USA si sono astenuti sulla risoluzione 1860. Di fatto una “promessa” non mantenuta di porre il veto per bloccarla.  Non è uno scaricare Israele ma resta pure un segnale politico inatteso.  Si può parlare di cambiamento della politica americana nella regione?. Si può dire che si va verso la caduta della “protezione senza se e senza ma ” della politica israeliana? E’ presto per dirlo. Fatto sta che l’astensione degli USA è una novità nella diplomazia americana.  Ma si può pensare  che potrebbe prefigurare una svolta nei termini dell’alleanza di ferro USA-Israele? Che significa un atto politico di questa portata in una fase di transizione che vede  l’Amministrazione uscente,  la più filoisraeliana della storia,  non garantire una promessa di porre il veto su una risoluzione non condivisa da  Israele? E luna scelta concordata con il prossimo inquilino della Casa Bianca? L’Amministrazine Obama che ruolo intenderà giocare in questa partita? Sono domande che in questi giorni si pngono in molti ma si deve aspettare il dopo 20 gennaio quando il neo presidente entrerà in funzione per capirne qualcosa. Certo che una nuova neutralità sarebbe un cambiamento importante che forse consiterebbe di affrontare veramente i nodi politici. L’annuncio di una  ripresa dei rapporti dipolomatici con l’Iran sarebbe anche un indice di una nuova Pax Americana che potrebbe portare la politica Israele su un binario come quello tracciato da Rabin insomma quell’approccio della politica israeliana capace di dialogare anche con il mondo arabo islamica. Detto questo una cosa va detto senza ambiguità la denuncia della politica israeliana non può in nessun caso giustificare tesi antisemite come quello che in alcune capitali europee si stanno sviluppando a ritmi sostenuti. Un conto è denunziare con vigore gli sbagli del governo israeliano un’altro propagandare l’antisemitismo.  L’operazione “piombo fuso” è stato ed è un grave errore che Israele rischia di pagare caro in termini politici.  L’astensione degli USA potrebbe essere solo l’inizio di una nuova fase politica nella quale Israele rischia di trovarsi solo.

Written by Aly Baba Faye

11 gennaio 2009 at 11:59

Gaza: Israele sbaglia.

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La crisi mediorientale è grave. L’offensiva israeliana ha qualcosa di irrazionale. Se l’obbiettivo dichiarato era di colpire Hamas l’effetto sortito è opposto a quello desiderato. Hamas rischia di rafforzarsi. I centinaia di morti civili  hanno aumentato la rabbia dell’opinione pubblica internazionale. Si rafforzano i sentimenti anti-israeliane non solo nel mondo arabo ma anche in Occidente. L’impotenza o complicità delle istituzioni internazionali indeboliscono le chance di una soluzione pacifica al conflitto israelo-palestinese.  L’auspicio di un mondo pacificato si allontana. L’instabilità del quadro geopolitico internazionale diventa il dato consolidato.  Inoltre, si paventa un attacco all’Iran mentre il silenzio della comunità internazionale è imbarazzante sulle guerre di serie B (il Darfur, il rischio genocidio in Congo…). E’ questa la situazione che sommessamente troverà il presidente eletto Barack Obama che si insedierà il 20 gennaio.  Certo molte speranze erano riportate sulla sua presidenza ma dalle prime avvisaglie si vede che non ci sarà nessuna rivoluzione. Ma almeno qualche piccolo passsetto in avanti. Certo sarà importante il ritiro dell’Irak se ci riesce. Sarà importante la chiusura di Guantanamo come ha promesso. Sarà importante che la leadership americana cominci col assumersi le proprie responsabilità rattificando il protocollo di Kyoto, la convenzione di Ginevra. Ma la spina al fianco di un eventuale nuovo corso della Pax Americana sta proprio lì in medioriente ed è lì che Obama dovrebbe dimostrare più corraggio cominciando col dire che Israele non può aver ragione a prescindere. E richiamarlo alle proprie responsabilità quando serve e questo non è affatto sinonimo di antisemitismo.  Il commissario delle Nazioni Unite dice che Israele ha violato la Convenzione di Ginevra.  Ma possiamo guirare che non vi sarà alcun conseguenza rispetto a questa denuncia.  In ogni caso, non si può confondere il linguaggio della verità con l’innimicizia. Anche le Nazioni Unite, la cui credibiltà ormai è al di sotto del minimo sindacale, non possono cavarsela con appelli di cessate il fuoco. Una forza di interposizioni sulla striscia di Gaza è una bestemmia? L’invocazione di sanzioni alla violazioni dei diritti umani neppure! Almeno che prevalga la logica dell’infallibilità di Israele, cosa che solo i “finti” amici di israele possono affermare. Continuare a trattare Israele in questo modo è il peggiore servizio che si può offrire al popolo ebraico. L’etica dell’amicizia vorrebbe che agli amici  si dica sempre la verità quand’anche fosse un’amara verità. Questione di sincerità!

Written by Aly Baba Faye

5 gennaio 2009 at 11:17