L'Appunto di Aly Baba Faye

Posts Tagged ‘elezioni

Le incognite dell’Autunno Arabo

leave a comment »

.

.

.

Dunque il Vento di libertà che ha soffiato in questi mesi nei paesi della sponda sud del Mediterraneo ha prodotto un vortice politico. Dal senso di smarrimento nella Libia post-Ghedafi alle elezioni politiche del 23 ottobre in Tunisia, dalla vertenza civile e democratica contro il governo militare in Egitto alle elezioni legislative in Marocco, il subbuglio della Primavera araba sta avendo sbocchi politici molto diversi. In questa giornata autunnale sono l’Egitto e il Marocco che stanno occupando il centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. In Egitto decine di migliaia di cittadini si sono radunati a Piazza Tahrir per chiedere la fine del Consiglio militare. Quella di oggi nell’intendimento degli manifestanti doveva essere la giornata più importante di una settimana di proteste in cui hanno perso la vita 41 persone. Il potere militare che, lo scorso 11 febbraio, prendendo al balzo la rivolta di Piazza contro Hosni Moubarack costringendolo alle dimissioni, è accusato dai manifestanti di protrarre oltremisura i tempi della transizione del governo di emergenza nazionale. Ed è per questo motivo che attivisti hanno deciso di portare in piazza un milione di persone in quello che hanno definito “Friday of the last chance“. Vedremo il prosieguo di questa vertenza politica. Comunque la giornata di oggi registra un altro fatto di rilievo nell’andamento della Primavera Araba che sono le elezioni politiche in Marocco. Finora l’unico paese superstite dei sommovimenti democratici è il Marocco. Certo il Re Mohamed VI non è classificabile nell’elenco dei “dittatori di lungo corso”. E nonostante il discredito popolare che grava sulla classe politica, il giovane Monarca, che ha ispirato riforme importanti, resta un punto di riferimento importante. A marzo ha saputo anticipare gli eventi incalzanti promuovendo una nuova Costituzione grazie alla quale il Parlamento avrà poteri più forti e potrà avere un ruolo politico più stringente. Va altresì ricordato che il paese ha conosciuto una crescita economica costante a ritmo del 5%. Una performance non certamente esaltante ma non da buttare via. Ora il popolo marocchino è chiamato a votare democraticamente per scegliere i propri rappresentanti. E le preoccupazioni dei media occidentali sono tutte volte ad una deriva islamista. Ma il Marocco è stato da sempre un paese aperto e laico. In attesa di vedere quale sarà l’esito del voto, le previsioni fanno presagire una vittoria di “Giustizia e Sviluppo” partito di ispirazione islamica guidato da Abdallah Benkirane e considerato moderato. A farne le spese saranno il partito nazionalista (Istiglal) del premier Abbas El Fassi ma anche la formazione liberale Assemblea Nazionale degli Indipendenti del ministro delle Finanze, Salaheddine Mezouar. Si teme un forte astensionismo soprattutto in seguito all’invito al boicottaggio da parte dagli islamisti radicali e  del Movimento 20 Febbraio dei giovani di sinistra. Insomma, quale che sarà l’esito del voto il Marocco potrà sempre contare sul ruolo di stabilizzatore del giovane Mohamed VI e la sua spinta riformista. Questione di modernità!

Annunci

Written by Aly Baba Faye

25 novembre 2011 at 17:26

Obama: Cambierà il vento?

leave a comment »

.

.

.

Il 4 novembre 2008 si registrava un fatto storico. Il popolo americano aveva sorpreso positivamente  il mondo portando Barack Hussein Obama alla Casa Bianca. Il ragazzo gracile con il nome strano ce l’aveva fatto e  aveva suscitato tanta speranza nel mondo.  Speranza e cambiamento erano le parole della  rivoluzione obamiana.  Le parole d’ordine di “Hope and change” gli hanno valso anche il premio Nobel per la Pace 2009. Sembrava che la storia dovesse prendere un nuovo corso. Sembrava che  era finalmente arrivato il tempo di un mondo nuovo pacificato dove la Promessa Americana diventava la cifra di una nuova civiltà umana globalizzata. Da Chicago a Nairobi passando per Giakarta e ovunque nel mondo la speranza brillava di luce diversa (come ho detto qui). Insomma Hope was shining” come si direbbe da quelle parti! Ma due anni dopo, sembra che le speranze si siano già dissipate e che la “normalità” di sempre abbia sovvrastata la rivoluzione.  Almeno sembra questa la causa che spiega la sconfitta dei “democrats” nelle elezioni di “mid-term”. Una sconfitta che non può non essere ritenuta come giudizio sull’amministrazione Obama. Lo stesso presidente americano ha detto che si assume la responsabilità della scconfitta. I suoi si giustificano dicendo che il suo operato non è stato comunicato bene. Tant’è! Resta il fatto che molti americani che avevano votato per Obama ,con tanto entusiasmo due anni fa, ora sono delusi. Al di là di coloro che si aspettavano virtù messianiche, di certo tra i delusi ci sono molti tra pacifisti e ambientalisti che si sentono traditi per le promesse mancate. E molti americani della “middle class” non hanno visto alcun miglioramento nelle loro condizioni di vita. Dunque, in attesa del “change” si può immaginare che per i molti il sogno sia svanito.  Questione di aspettative!

Written by Aly Baba Faye

4 novembre 2010 at 20:32

CEI: Servono nuovi politici

leave a comment »

(Ansa)-Città Del Vaticano, 26 Feb- Per rilanciare il Paese servono uomini politici seri e nuovi. Lo ha affermato il vicepresidente della Cei mons.Agostino Superbo.Questo presuppone un impegno educativo da parte della Chiesa, ha aggiunto il presule, perche’ ‘i politici non si improvvisano dall’oggi al domani’. Superbo ha poi manifestato ‘allarme’ per l’avanzare della disoccupazione e della poverta’ in Italia, un fenomeno, quest’ultimo, ha detto, che ha raggiunto proporzioni mai raggiunte dagli ultimi 20 anni.

La Chiesa con questo j’accuse punta il dito sulla degenerazione della politica. E lo fa nel modo più pesante e meno scontato possibile, cioè chiamando in causa le persone. Per questo è facile immaginare che si sollevi un problema di inadeguatezza della classe politica. Vien da dire che le autorità religiose non hanno tutti i torti. D’altronde se il paese è bloccato e se la moralità pubblica va a ruotoli tuttociò è opera umana non volontà divina. Non credo si tratta di ingerenza politica ma di un doveroso intervento di un punto di vista che vuol fermare il decadimento dell’etica pubblica. Dunque cambiamo le persone per cambiare la politica. Non è il tradizionale richiamo al rinnovamento  auspicato (leggi qui). C’è invece un giudizio politico sui politici. Signori si auspica il cambiamento! E com’è prevedibile questa presa di posizi0ne sarà bollata come qualunquismo o raccolta da politici (non nuovi con un lacito politico che lascia a desiderare sia sul piano politico che sul piano morale) che daranno ragione alla chiesa.  Il cinismo porta anche a queste cose, a queste forme di demarcazione strumentale. Ma un’operazione di verità deve partire dal dovere di ciascun uomo politico di fare un proprio bilancio onestamente guardandosi in uno specchio. Temo però che sia un chiedere troppo ai nostri politici che non si sentiranno minimamente chiamati in causa. Of course il problema sono gli altri. Questione di ego?

Written by Aly Baba Faye

26 febbraio 2010 at 18:21

Massachusetts: La prima sconfitta!

leave a comment »

Massachusetts, il santuario democratico dei Kennedy, lì è stata la prima sconfitta del Presidente Barack Obama. La prima nota negativa da quando è decollata la scia positiva della sua vicenda politica. La perdita del seggio che fu di Ted Kennedy, uno dei suoi primi sponsor, è un fatto rilevante sia dal punto di vista simbolico che politico. Con le scelte fatte nella gestione concreta del potere, l’obamismo è passato dall’idillio politico al vaglio dei comportamenti che ne traducono la sostanza. E così Barack Obama riceve la sua prima punizione elettorale da presidente. Ora le ragioni di questa sconfitta possono essere tante. Ma quel che si può immaginare è che il nodo di fondo della lettura politica che ha portato alla sconfitta riguarda certamente la guerra in Afghanistan la quale si sta rivelando una “wargate” per il premio Nobel per la pace. I giudizi dell’elettorato sembrano andare in due direzioni opposte: da una parte i liberals lo considerano guerrafondaio al pari di Bush mentre i simpatizzanti del GOP ma anche alcuni independents lo ritengono un presidente debole che non è in grado di assolvere alla funzione di Comandante in capo. Ma si sa che per i Democrats la guerra e la religione sono state sempre spine al fianco. E qui sprecano i riferimenti alla letteratura che trattano del God’s Problem e aggiungo io il War Matter. Barack non è potuto sfuggire alla maledizione politica di questi dilemmi dei democrats. Ora si spera che l’Afghanistan non diventi un nuovo Vietnam ma il rischio c’è. Non mi resta che invocare un pò di baracka per Obama! Questione di amicizia!

Written by Aly Baba Faye

21 gennaio 2010 at 17:04

Regione Lazio: Paola Concia per vincere

leave a comment »

250px-Anna_Paola_Concia_Uguali Proviamo ad immiginare che la candidatura di Renata Polverini venga confermata dal centrodestra. E’ una giovane donna capace e rispettata dai lavoratori e dagli imprenditori. E’ una figura che esce fuori dal recinto tradizionale della destra: una pragmatica che sta al merito. Ha traghettato la sua organizzazione nell’agone del sindacalismo che conta. Un fatto riconosciuto anche dalle altre confederazioni. La sua sarà una candidatura difficile da battere perché insidiosa. La Polverini, a prescindere dagli schieramenti, può pescare voti a 360 gradi. Abbonata al salotto televisivo di Floris, la sua è  una figura che piace e riscuote consenso anche  a sinistra. E’ donna ed è giovane, due “carte” imprescindibili per un auspicato rinnovamento della politica italiana, una politica  statuaria in un paese che soffre di “sindrome del colosseo“; ovvero una politica paternalistica che non scommette  né sul  dato di genere né su quello  di generazione. Dunque quella di Renata Polverini è una candidatura innovativa, forte  e di prestigio. Per questa ragione e considerando, anche il potenziale effetto negativo in termini elettorali dell’Affaire Marrazzo, è necessario che il centrosinistra individua una candidatura altrettanto forte che sia in grado di  competere per vincere. Per me il nome è uno solo: Anna Paola Concia. Paola è una battagliera, una persona onesta e trasparante. Già me la immagino dire ai laziali “non ho nulla da nascondere e vi dirò sempre la verità“. E per coincidenza Paola è coetanea della Polverini e sarebbe bello mettere a confronto i percorsi dell’una come traghettatrice del suo sindacato nell’alveo della democrazia sociale e dell’altra come esponente di spicco della battaglia per i diritti civili con la sua trasparenza e le scelte di libertà.  A mio avviso Paola Concia è la migliore narrazione che il centrosinistra può offrire all’elettorato laziale in questa fase. Con Paola Concia vincere si può basta crederci. e Poi se si dovesse perdere allora sarebbe comunque una bella pagina di politica, di quella politica capace di assolvere ad una funzione pedagogica. Questione di coraggio!

Written by Aly Baba Faye

31 ottobre 2009 at 09:41

Presidenziali USA: it’s done!

with one comment

ap_convention_70_080828_ssh1

Barack Hussein Obama è il 44° Presidente degli Usa. The audacity of hope.

Written by Aly Baba Faye

5 novembre 2008 at 16:07

Obama: La grande attesa

leave a comment »

Mancano 4 giorni all’Election Day. Siamo in molti ad attendere un verdetto favorevole. L’ansia dell’attesa c’è per molti. E questa volta non solo per i cittadini americani. Possiamo dire che questo non è un appuntamento elettorale come gli altri. E’ di fatto la prima “elezione globale”. E ciò per ovvie ragioni che riguradano il dopo Bush ma anche il personaggio di questa tornata elettorale Barack Hussein Obama, un vero cittadino del mondo. Mai un’elezione presidenziale aveva coinvolto emotivamente e attivamente così tanta gente nei cinque continenti. E’ il caso di dire che la Storia va avanti a dispetto di coloro che in questi giorno parlano di fine della storia e anche per confutare la tesi di Fukuyama sulla fine della storia. Quel che è certo è che potremo vedere aprirsi una nuova pagina della politica mondiale se mercoledi mattina il mondo si sveglierà con una nuova leadership globale che ha il volto di un meticcio nato ad Honolulu negli Hawaii, da padre keniota e madre del Kansas, e cresciuto in Indonesia. Un buon auspicio per un nuovo corso all’insegna della pace e del dialogo tra i popoli. Un modo che meglio non si può per chiudere la pagina distrosa della politica dello scontro di civiltà dei neocons. Dunque un sogno per uscire dall’incubo. Mi auguro che la maggioranza degli americani veda questa prospettiva e la solleciti. Questione di speranza!

Written by Aly Baba Faye

31 ottobre 2008 at 14:51