L'Appunto di Aly Baba Faye

Posts Tagged ‘Africa

La fine del Colonnello Beduino!

leave a comment »

.

.

.

I media internazionali hanno dato la notizia della morte d Gheddaf. Secondo quanto viene detto il raìs è caduto in seguito ad un combattimento a Sirte. Il CNT (comitato nazionale di transizione) ha dato conferma della notizia. E per ragioni di sicurezza hanno deciso che la salma del raìs debba essere in un luogo sicuro. Dunque, al netto della tragicità del modo in cui avviene, la caduta dei “dei” continua dopo la primaversa dei popoli. In ogni caso Gheddafi è stato uno dei protagonisti della scena politica mondiale. Negli ultimi 40 anni è stato una personalità centrale della politica africana del periodo post-indipendenza. Gheddafi ha avuto, nel bene e nel male, un ruolo fondamentale ed è stato certamento un protagonista importante. Oggi però l’epilogo della sua vicenda umana e politica non è dei migliori. Diciamolo pure il colonnello ha fatto una brutta fine. Una fine che ricorda quella di un altro leader arabo, Saddam Hussein. Infatti, il parallelismo tra i due è presto fatto. Oltre la loro fine tragica, i due raìs hanno molte cose in comune. Volontà di potenza e personalità eccentrica sono tratti caratteristici della loro leadership. Una leadership forte fino ad assumere connotato di una dittatura. Ma non è giusto fare l’amalgama tra questi due leaders. Di fatto il giudizio su Gheddafi dovrebbe essere più mitigato proprio in virtù della sua politica nel continente africano. Una politica rispetto al quale i giudizi e le opinioni sono divergenti. Basta pensare al fatto che l’Unione Africana e molti singoli leaders di paesi dell’Africa non l’hanno voluto mollare e alcuni dirigenti africani si sono persino schierati contro la Nato. Anche a livello di opinione pubblica Gheddafi viene considerati da molti come un vero panafricanista e persino un simbolo della resistenza e della dignità dei popoli d’Africa. Il suo sostegno ai movimenti di liberazione è noto. Poi ultimamente ci sono coloro che lo accusano di essere in realtà colui che si è candidato a fare per l’Italia il lavoro sporco contro i migranti subsahariani. E non glielo perdonano. Insomma tra ammiratori e detratori ciascuno può trarre il proprio bilancio sul ruolo del Capo Beduino. Quel che è certo è che sarà difficile fare un bilancio del suo operato in ragione del fatto che quando si parla del Colonnello sono le ragioni del cuore a parlare. “Diavolo” per gli uni e “Eroe” per gli altri, una polarizzazione di giudizi che si addice a personalità ambigue come quella del leader libico capace di crudeltà estrema ma anche di grande generosità. E questa sua doppiezza pesa sul bilancio della sua vicenda umana e politica. Questione di personalità!

Written by Aly Baba Faye

20 ottobre 2011 at 14:42

Senegal: promemoria “23 juin”

with one comment

.

.

.

Il sistema democratico è saldo e solido. Il popolo senegalese lo ha difeso dimostrando una “cittadinanza costituzionale”. I cittadini, la società civile e i partiti dell’opposizione democratica sono scesi in piazza per impedire la forzatura costituzionale che prefigurava la possibilità di una devoluzione monarchica del potere. Il presidente, ossessionato dall’idea di portare suo figlio a capo dello Stato, ha dovuto fare marcia indietro. Il marchingegno che aveva escogitato per cambiare le regole elettorali a 8 mesi dell’elezione presidenziale era un vero e proprio tentativo di “hold up” elettorale. Ovvero l’idea di introdurre una candidatura in ticket (per i posti di presidente e vice-presidente della Repubblica) per abbassare la soglia di eleggibilità al 1° turno (25%) avrebbe prefigurato la possibilità di avere un presidente che ha appena il consenso di 1 elettore su 4. Ma il popolo senegalese ha rifiutato questa prospettiva difendendo la Costituzione e l’idea di un sistema democratico basato sulla volontà della maggioranza. Naturalmente questo fatto è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso portando a galla tutto il malessere sociale rispetto all’arroganza del regime liberale che dopo l’alternanza ha stabilito un complesso politico-affaristico che, senza scrupolo, ha dilapidato il patrimonio pubblico con un sistema di corruzione e malaffare mai vista nel paese di Senghor. Ma c’è un limite a tutto. I senegalesi non ne vogliono più di questi dirigenti che nulla hanno fatto fuorché far emergere una classe di nuovi ricchi che sono tutti dei politici mentre il popolo sombra nell’indigenza. Ora il popolo vuole voltare pagina alle prossime elezioni e non consentirà ai liberali di falsare il responso delle urne. Ed è per questo che la proposta di riforma ha visto il popolo alzarsi determinato per difendere le regole del gioco democratica. Un fatto importante, una prova di maturità del sistema democratica. Per questo il giorno “23 juin” resterà negli annali della Storia politica del Senegal come una pagina indelebile. Questione di democrazia

Written by Aly Baba Faye

27 giugno 2011 at 09:20

Buon compleanno Africa!

leave a comment »

.

.

.

Oggi è la ricorrenza della nascita dell’Organizzazione per l’Unità Africana (OUA) ora ribattezzata Unione Africana. Era il 25 Maggio 1963 ad Adis Abeba i giovani Stati nascenti si ritrovarono per affermare l’unità dei popoli. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti. La storia dell’Africa delle nazioni non è ancora gloriosa. Finora non è stata all’altezza delle sfide della contemporaneità. Fame e malnutizione, povertà e miseria, guerra e genocidi, dittature e colpi di stati ma anche saccheggi delle risorse e aggressioni ecologiche, sono i dati salienti del bilancio delle indipendenze. Una diagnostica onesta non può non essere spietata. L’Africa delle indipendenze non ha mantenuto le promesse. C’è una crisi di civiltà che si manifesta in una crisi di identità. E le responsabilità sono sia esogene che endogene. Non mi chiedete di fare le proporzioni perché sarebbe una provocazione perniciosa. Certo, la Tratta dei negri che ha durato 3 secoli e ha visto la deportazione di oltre 100 milioni di africani schiavizzati verso le Americhe. Una ferita che non si è ancora cicatrizzata. La più grande tragedia della storia dell’umanità (rimossa!) ha privato l’Africa della sua forza motrice. Poi la colonizzazione ha depredato le risorse del continente e sconvolto gli equilibri tradizionali basati sull’economia di sussistenza. E tutto questo ha comportato un processo di ulteriore alienazione della Civiltà africana già sconfitta con la disfatta dell’Egitto antico. Sarebbe utile insegnare la Storia anche degli sconfitti. Perché le risorse della memoria non sono residui del passato ma semi per il futuro. Un giorno forse lo capiremo. Nel frattempo l’ignoranza della vicenda africana non aiuta. Per questo si continua a deridere l’Africa. E gli africani vengono guardati dall’alto in basso. Spesso con sufficienza. A volte con disprezzo. I popoli dell’Africa sono considerati come una sottospecie umana. Vengono trattati come gente senza dignità. Una volta erano considerati senza anima. Ora c’è chi trama sotto per una ricolonizzazione dell’Africa. Pare che ci sia persino chi, secondo logiche maltusiane, dispiega processi di disseminazioni dei popoli con la fomentazione di guerre, genocidi e persino diffusioni di malattie e nuove peste. Infatti, in alcuni salotti dell’Europa si parla senza pudore di incapacità degli africani di farcela da soli. C’è persino chi sogna di rimetterci le catene della schiavitù. Perché vogliono accaparsi delle enormi ricchezze del continente. Ecco perché vogliono che restiamo divisi.  E anche qualche fratello e sorella ci mette del suo. I nostri governanti fanno a gara per assecondare ogni sorta di avidità e meschinerie. Ma per fortuna c’è un’altra Africa. Un’Africa che sogna, un’Africa che lotta e non si arrende. Ci sono sparsi nelle comunità locali delle cellule di resistenza e di innovazioni. Ma la forza delle multinazionali e dei potentati locali, ma anche qualche lobby di falsi sviluppatori ci si mette di traverso. Ci sono anche coloro che sognano e lavorano per l’unità dei popoli. Coloro che sperano che un giorno l’Africa si metterà in piede perché dei suoi figli valorosi hanno rifiutato di abbassare lo sguardo. Costa quel che costa hanno deciso di tenere dritta la schiena. In loro vive la memoria di africani nobili come Lumumba, Krumah, Nasser, Cabral, Sankara, Cheikh Anta Diop e altri. In cuor loro batte la generosità di Mandela, Senghor, Houphouet Boigny e altri figli ancora. Il Panafricanismo, e l’idea di rinascita di una Civiltà Africana nuova è la benzina che alimenterà la speranza di libertà, giutizia e prosperità. E così un’Africa libera potrà dare un contributo prezioso per l’edificazione di una Civiltà dell’Universale come risultante da un processo osmotico di un dialogo rispettoso tra le diverse componenti della famiglia umana. Per arrivare a questa prospettiva ci sono oltre l’unità e la soggettività anche la realizzazione delle 3 R del processo di normalizzazione delle relazioni tra Africa e Occidente: Riconoscimento, Risarcimento e Riconciliazione. Solo così il contributo dell’Africa, in questo periodo di globalismo, potrà servire per la costruzione di un Umanesimo integrale. Buon compleanno Africa!

Vento del Mare di Mezzo

leave a comment »

.

.

.

Come per non smentire il suo ruolo storico e la vocazione di luogo di dinamismo e di innovazione sociale e culturale, l’area del Mediterraneo è di questi tempi al centro di vicende che possono segnare nuovi slanci di ristrutturazione della Civiltà Umana. Se la crisi economica, nel biennio appena finito, ha mostrato tutta la sua gravità come processo di cedimento sistemico lo si è potuto vedere soprattutto nei paesi attorno al Mare di mezzo. Dalla Grecia all’Albania, dal Portogallo alla Spagna (e in misura minore anche l’Italia) il rischio di fallimento economico di Stati sovrani si è manifestato proprio in paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Sul piano politico anche l’area sta diventando il centro nevralgico di una situazione destinata a segnare gli assetti geopolitici futuri. Dalla Tunisia all’Egitto, passando per l’Algeria, le rivolte popolari, che potrebbero contaminare altri paesi vicini come il Marocco e la Libia, potrebbero altresì aver effetti di portata mondiale. Insomma, soffia sul Mediterraneo un vento di cambiamento che avrà conseguenze forti sugli equilibri geopolitici, sulla pace e la sicurezza. La fine del regime di Ben Ali in Tunisia e il tentativo da parte degli egiziani di emulare i fratelli tunisini cacciando via  Hosni Mubarak possono avere ripercussioni inattese. L’Egitto non è un paese qualsiasi. Il Paese dei Faraoni è la più antica delle grandi Civiltà Umana. E l’Egitto ha una posizione geografica di cerniera: è un paese africano che si congiunge con il Medio Oriente. L’Egitto ha sempre giocato un ruolo decisivo negli equilibri geopolitici mediorientali. E al di là della sua centralità nel Medio Oriente, l’Egitto potrebbe avere un ruolo più importante anche in Africa soprattutto per lo spostamento del baricentro dei rapporti geostrategici sul suolo africano. Il futuro della contesa tra Occidente e  Oriente si giocherà sul suolo africano. Dunque l’Egitto è un paese strategico. La caduta – auspicabile di Mubarak-  rischia però di avere effetti destabilizzanti se non si riesce a gestire il cambiamento. Infatti, dagli esiti della crisi egiziana dipenderà il futuro della geopolitica mondiale. Certo l’eventuale caduta di Mubarak comporta il rischio per Israele di perdere un alleato fedele. Ma tenere ancora Mubarak può essere a medio termine il più grande regalo che si potrebbe fare ai fratelli musulmani in quanto si potrebbe replicare un nuovo “Effetto Hamas” in Egitto. Forse per questa ragione bisogna aiutare Mubarak ad andarsene e affidare la transizione ad una persona di garanzia come El Baradei che potrebbe riassestare la situazione e fare alcune riforme sociali. Questione di equilibrio!

Written by Aly Baba Faye

28 gennaio 2011 at 18:54

Il Dio dei massacri

with 5 comments

In Egitto come in Nigeria i cosiddetti conflitti religiosi stanno dilaniando il continente africano. Certo non è solo un problema dell’Africa. Anche in Asia la situazione della convivenza tra diversi è complicata. Lo stesso si può dire delle aree cosmopolite di metropoli occidentali dove razzismo e xenofobia alimentano conflitti virulenti lungo le linea della diversità. In diverse parti del Mondo foccolai di tensione si moltiplicano e si consumano guerre di faglia lungo le frontiere di appartenenze culturali o religiose. Infatti, i massacri contro qualche gruppo etnico o culturale oppure le persecuzioni contro una minoranza religiosa di turno, spesso sono solo una valvola di sfogo di un malessere sociale e una disperazione umana che si esprimono in quel che viene individuato come il Disagio della Civiltà. Il tema dunque non riguarda solo la libertà religiosa né tantomeno la persecuzioni di cristiani in Medioriente, di palestinesi in Israele oppure di musulmani in Europa. Qui c’è qualcosa di più che riguarda la nostra comune condizione umana iimprigionata in una inciviltà globalizzata. L’Africa oggi è l’emblema della crisi della civiltà umana con il suo corredo di violenza, disperazione e  mortificazione della dignità della persona umana. E’ questo il tema che si cela dietro i fattacci della Nigeria e dei massacri di capodanno in Egitto. Dunque non servono a molto le recriminazioni di barbarie altrui, le invocazioni di libertà religiose o gli appelli contro i massacri di minoranze religiose di turno. Rischiano di diventare solo parole al vento che inquinano la convivenza  tra i popoli se sono speculari alle logiche di odio e violenza. Invece c’è da affrontare i veri nodi della crisi che appunto è una crisi morale della Civiltà Umana. Il cuore della crisi sta nell’economia globale, nelle sue logiche di guerra, di rapina, di mercantilismo delle relazioni sociali. Con il dogma del Mercato, c’è da domandarsi oggi con quale faccia  l’Europa e il Mondo si presentano all’Africa pretendendo la tutela delle libertà religiose? Forse la libertà religiosa vale più della dignità dell’essere umano? Come si può prendere sul serio le parole del Vangelo, se chi ha titolarità alla sua difusione sa riconoscere il martirio dei soli “caduti della fede” e tace sui genocidi della quotidianità che vede centinaia di migliaia di cristiani morire di fame e di malattia? Perché il Vaticano non inveisce contro le banche, contro le multinazionali e contro un capitalismo selvaggio che mercifica la dignità degli esseri umani e minaccia l’equilibrio del pianeta? Si sa che oggi, il tema della religione e della religiosità è diventato centrale nella vita pubblica in ogni parte del mondo. Ma occorre riconoscere che non usciremo dall’intolleranza e dalle guerre di religioni se non riusciamo a liberarci dal Dogma del Mercato e dal Vangelo della mercificazione. Il Mercato globale e la Divinità dei folli sono le due facce della stessa medaglia quella del Dio Denaro. Dove pensiamo che Al Qaeda fa proseliti, nei quartiere bene delle metropoli africane o nelle bidonville delle periferie urbane? Sarà ora di uscire dalla logica maledetta della “crescita continua” per riporre la persona  al centro dell’economia. Sarà ora di promuovere una nuova visione cosmopolita che sia la base di un Umanesimo Universale. Questione di Conversione!

Mandela 20 anni di libertà

leave a comment »

Il Sudafrica ha celebrato ieri  il ventennale della scarcerazione di Nelson Mandela. Imprigionato per 27 anni, Mandela fu liberato l’11 febbraio del 1990 (video). Divenne il primo presidente nero del Sudafrica solo 4 anni dopo la sua scarcerazione. E fu così sancita definitivamente la fine dell’apartheid. Oggi Mandela è non solo il simbolo della libertà conquistata dal popolo sudafricano ma è diventato un’icona positiva della politica globale, un simbolo di un umanesimo universale.  Infatti, la sua eredità umana e politica è una lezione morale che resterà un prestigioso patrimonio per tutta l’umanità. Non solo il perdono ai suoi oppressori per le ingiustizie subite, ma l’abbraccio fraterno e amorevole sono il segno degno della migliore umanità. E’ questa sua grandeur e questa sua magnanimità che gli hanno valso il premio Nobel per la pace nel 1993. Infatti, non è esagerato affermare che Mandela sia una tra le più grandi personalità della storia moderna. Sul piano politico la sua presidenza resterà segnata dal tentativo di stabilire un equilibrio costante tra democrazia e giustizia sociale. Quando lasciò la presidenza, la condizione sociale dei neri è migliorata  ma resta ancora molta strada da fare nel percorso di costruzione di quella “comunità di eguali” che egli ha immaginato basata sul binomio tra libertà individuale e responsabilità sociale. In fondo è questo il senso profondo della visione politica di Nelson Mandela (Ubuntu).  Dunque, le celebrazioni sono anche l’occasione per ricordare che, malgrado la fine della segregazione razziale e il riconoscimento formale delle pari opportunità, restano profonde diseguaglianze nella società sudafricana dove il 43% dei 48 milioni di sudafricani vive ancora con meno di due dollari al giorno. A 91 anni Mandela lo sa ma continua a sognare una società nella quale la centralità dell’uomo e della sua dignità siano liberate dalle logiche della merceficazione. In fondo sta qui l’idea di fondo per un nuovo umanesimo universale. Questione di futuro!

Written by Aly Baba Faye

12 febbraio 2010 at 13:34

Cinafrica: la voglia di deserto!

leave a comment »

cina La Cina colonizzerà o no l’Africa? Se con il termine colonizzazione intendiamo il sistema di saccheggio che le potenze europee hanno sperimentato in Africa per secoli allora la risposta al quesito iniziale sarebbe negativa. Ciònondimeno la Cina sfrutterà l’Africa sia come mercato che giacimento materie prime. Ma lo farà senza imporre la propria lingua, il proprio sistema di valori ma solo e esclusivamente in termini di business. Allora perché l’onda crescente di allarmismo sulla presenza cinese in Africa?  Sarà solo un grido al lupo al lupo da parte dell’Europa che teme per se stesso e i propri interessi? Può anche darsi! Anzi certamente c’è anche di questo come dimostra la propaganda anticinese. Ma sarà assai superficiale fermarsi su questa querelle o guerra economica tra un gigante in ascesa e una potenza in rischio di declino. La presenza cinese in Africa va considerata per quel che è, appunto il disegno di conquista economica di un mercato importante per il futuro dell’economia globale. Da questo punto di vista un buon studio di intelligence economica suggerisce che il tema vero della penetrazione cinese in Africa stia nell’obbiettivo (non ancora dichiarato) di comprare il deserto del Sahara e quello di kalahari. La Cina sarebbe interessatissima a competere nel mercato energetico del futuro, acquisendo e  trasformando i deserti africani in grandi distretti energetici (specie per i rinnovabili solare e eolico) dove localizzare poi nuove piattaforme industriali della Green Economy. I deserti sono un giacimento inestimabile di risorsa energetiche (vedi qui) e all’occorrenza i deserti possano servire  anche da colonie di popolamento. E gli africani? Certamente saranno consenzienti! Ma non so dire quanto il loro sia effettivamente  un consenso informato. D’Altronde la “svendita” dell’Africa è già in corso come dimostrano l’offerta gratuita di terreni a potenze economiche e imprese  straniere solo sulla base di vaghe promesse di investimento. Un fenomeno che sta già alimentando un vero e proprio saccheggio di terre. La Cina per ora non sembra direttamente implicata perché punta come si è detto sui due pezzi pregiati: appunto il Sahara e il Kalahari. Questione di miraggio!