L'Appunto di Aly Baba Faye

La crisi del Petrolio: un mercato impazzito?

Petrolio, il prezzo del barile a 25 dollari! Così basso il prezzo del greggio che a qualcuno è venuto la battuta che il barile vuoto costa più del suo contenuto. Sarà. In ogni caso, questo dato pesa sull’economia mondiale, essendo il petrolio una risorsa fondamentale per il funzionamento di ampi settori dell’industria ma anche dei servizi. Come si spiega una svalutazione così forte del prezzo del petrolio? Ecco una domanda da fare non tanto agli economisti quanto agli esperti di geopolitica. Dico questo perché ho il sospetto che la migliore spiegazione di quanto sta accadendo non sta solo nelle dinamiche economiche ma anche nelle vicende politiche e geo-strategiche degli ultimi tempi. Assodato il fatto che il calo del prezzo del barile è stato costante negli ultimi tempi, l’immersione nel mercato di una quota maggiore di produzione contribuisce a svalutare ulteriormente il petrolio. Dunque, senza pretendere una disamina esaustiva, credo si possa affermare che tra le variabili in gioco vi sia una che abbia pesato e peserà ancora di più per un po’: lo sblocco delle sanzioni contro l’Iran in seguito all’accordo sul nucleare (ne parlo qui). Infatti, l’Iran, grande produttore di greggio, ha annunciato un significativo aumento della sua produzione di petrolio. Una decisione che ha causato un significativo calo dei prezzi del greggio e solleva preoccupazioni dei paesi produttori. E’ evidente che, da una parte la vicenda dello “Stato Islamico” con il suo corredo di traffico di petrolio e dall’altra le divergenze politiche (la guerra) tra Iran e Arabia Saudita peseranno sul prezzo del petrolio. L’uso della leva economica non sarà risparmiato nel confronto tra questi due paesi che si contengono la leadership nel Medioriente. Dunque non è immaginabile, almeno nel breve e medio termine, un qualsivoglia accordo tra paesi produttori. E dunque credo non è follia pensare che vi sarà una esuberanza dell’offerta senza possibilità di accordo tra produttori. Tutti i paesi produttori subiranno il peso del calo dei prezzi su un mercato già eccedentario e in sovrapproduzione. Ma questa situazione di svalutazione del greggio metterà in difficoltà tutti ma non sarà uguale per tutti. Così, i paesi del Golfo possono attingere ai loro fondi sovrani mentre temperare gli effetti a differenza di paesi come la Russia, il cui bilancio dipende l’80% sulle esportazioni di idrocarburi, e per i quali questo può essere molto difficile. In questi paesi, è quindi l’intera economia sarà colpita da prezzi in calo. Dovranno fare tagli alla spesa pubblica e di imporre una forte austerità. Essi possono anche giocare con l’arma oscillazione monetaria contro le perdite. Insomma, il disposto combinato tra aumento dell’offerta da parte dei produttori e il calo della domanda da parte dei paesi emergenti (a partire dalla Cina) le cui economie stanno attraversando una fase di rallentamento della loro crescita non aiuta a sciogliere i nodi. Così c’è il rischio di forti tensioni tra membri dell’Organizzazione dei Paesi Produttori di Petrolio (OPEC) nei prossimi giorni. I prezzi sono così bassi che le conseguenze di cui sopra può portare a tensioni sociali nei paesi produttori costretti ad adottare politiche di austerità (tagli della spesa) ma anche la riduzione delle importazioni con effetti sulla domanda globale. Paesi come il Giappone hanno già iniziato a protestare anche perché il calo dei prezzi potrebbe rallentare i loro sforzi per la transizione energetica. In ogni caso, eccedenze o meno, il petrolio iraniano avrà un mercato e potrebbe interessare alcuni paesi con impianti tecnici di raffinaggio come Cina e Giappone, Sud Africa, Grecia e Italia. Quale sarà l’epilogo di questa “crisi del petrolio” lo sapremo solo vivendo. Speriamo bene. Questione di interesse

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Written by Aly Baba Faye

22 gennaio 2016 a 12:17