L'Appunto di Aly Baba Faye

Iran Deal: quando la diplomazia vince

ROHANI IN ITALIA PER ACCORDI, MA SANZIONI ANCORA IN VIGORECon l’entrata in vigore dell’accordo sul nucleare, il cosiddetto “IranDeal” (leggi anche qui), per il mondo si può celebrare una vittoria importante della diplomazia. E’ una vittoria per Barack Obama e la sua opzione di investire prima di tutto sulla via diplomatica, scelta biasimata- a torto – come debolezza. Per l’Iran e per la sua classe dirigente aperta al dialogo, è una vittoria politica conquistata sul campo in anni di negoziati. Un modello, dice il presidente Hassan Rohani, valido anche per affrontare le questioni aperte nella regione, con la diffusione del terrorismo dell’Isis. Per l’Iran, è anche il giorno in cui celebrare finalmente l’apertura al mondo della sua economia senza più la zavorra delle sanzioni. Emblematico, ancora nelle parola del presidente, è il tema dell’amicizia quando afferma che “anche in Europa vi sono paesi che gli sono stati sempre amici”. L’Italia è fra questi amici e dunque, in qualche modo, è anche un riconoscimento all’Italia, della sua tradizionale diplomazia della pace e del dialogo. Ne è una prova il fatto che il presidente iraniano, rispondendo ad una domanda dell’Ansa, durante la conferenza stampa, abbia citato l’Italia tra i paesi con cui l’Iran ha rapporti di amicizia, e anche in campo economico ribadendo che “non vi sono mai stati ostacoli, tanto più oggi con la caduta delle sanzioni”. Manca solo una settimana alla visita di Rohani in Italia, prima tappa di quel suo primo viaggio in Europa che in novembre aveva dovuto rinviare per i sanguinosi attacchi dell’Isis a Parigi. Il 25 e il 26 Rohani sarà a Roma con una delegazione politica e degli operatori economici, e sarà accolto anche in Vaticano. Con il governo e l’imprenditoria italiana parlerà di cooperazione economica e investimenti in vari campi, dall’industria alle infrastrutture, dall’energia alla scienza. Perché è di investimenti stranieri e di tecnologia che l’Iran del dopo-sanzioni ha bisogno, per rilanciare la sua economia, per ammodernare le sue strutture produttive e dare lavoro ai giovani, spesso molto preparati e qualificati. Insomma, nel momento in cui si celebra la fatica della diplomazia contro la fretta dell’interventismo, occorre ricordare che durante tutto il corso dei negoziati sul nucleare c’erano pressioni politiche malsane per attaccare militarmente l’Iran. Meno male che Obama non abbia ceduto alla linea guerrafondaia e che infine abbia pagato la Diplomatic Option. Questione di Intelligenza

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Written by Aly Baba Faye

18 gennaio 2016 a 16:08

Pubblicato su Attualità, Global, Informazione, politica

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