L'Appunto di Aly Baba Faye

Del Fisco Problematico

Tra gli ultimi articoli postati prima del “blog off” c’era quello intitolato “Rischio di ribellione fiscale” (leggi qui). Allora quando lo pubblicai, suscitò sospetto e disappunto da parte di alcuni che lo giudicarono inopportuno. Insomma, il post sollevò un qualche livore critico semplicemente perché il titolo e alcune frasi ivi contenute parvero impronunciabili nel contesto della crisi. Allora nei paesi della zona Euro e specie nei PIGS era venuto creandosi un clima sociale pesante determinato dal perdurare di una crisi profonda paragonabile per i suoi effetti solo a quella del 1929. Infatti, si moltiplicavano i fallimenti di aziende, cresceva la disoccupazione, molte famiglie scivolavano nella povertà. Cresceva il disagio, si estendeva il malessere dei cittadini e aumentavano le tensioni sociali. Le cronache riferivano di forme estreme di protesta ma anche suicidi, rapine e altre reazioni di disperazione (leggi qui). In questo contesto pareva inopportuno e fuorviante usare un linguaggio che poteva, secondo i critici, appesantire la situazione. In verità, il contenuto del post era tutt’altro che un incitamento alla ribellione. Al contrario c’era una volontà di scongiurare “l’esasperazione della disperazione” con la stretta fiscale del governo Monti e l’offensiva dell’esercito del fisco con all’avamposto l’agenzia delle entrate. Ma per i critici già il titolo e l’uso di espressioni “evasione da sopravvivenza” sembravano un lisciare il pelo alla frode fiscale e/o un giustificare il rifiuto e la ribellione  fiscale. Tuttavia, poiché non sono uno capace di “fare lo struzzo”, avevo semplicemente ribadito il mio punto di vista, sostenendo l’esistenza di un “rischio alto” con il quale ci si doveva misurare. E col senno di poi, risulta sempre più evidente l’immanenza di una sofferenza fiscale presente in ampi settori della società civile da un lato e dall’altro una manifesta volontà di “relativizzazione” del principio di lealtà fiscale. Siamo di fronte ad un fenomeno preoccupante e pericoloso che potrebbe minare le basi sociali dello Stato e dunque della democrazia. Evidente è il fatto che la disaffezione nei confronti della “società politica” percepita come “casta” va di pari passo con una crescente diffidenza nei confronti dello Stato. Oggi c’è da considerare anche l’eventualità di un salto logico che porta ad una saldatura tra anti-politica e anti-statalismo.Tanto basta per allertare la coscienza democratica e per avviare riforme fiscali intelligenti e sostenibili. Questione di prevenzione!

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Written by Aly Baba Faye

12 novembre 2013 a 18:34