L'Appunto di Aly Baba Faye

Lo spauracchio dell’islamismo

leave a comment »

NB: Il seguente articolo è stato pubblicato qui su“Europa Quotidiano” del 2 marzo 2011

L’onda di proteste popolari che sta scuotendo i paesi arabi sollecita una riflessione attenta sulla dimensione islamica nella cosiddetta “Primavera araba”. A scanso di equivoci va ribadito il fatto che le manifestazioni sono mosse da valori politici e non da istanze religiose. Detto questo, c’è anche da rilevare il fatto che, fin dall’inizio degli avvenimenti, l’Islam è stato tirato in ballo da politici, editorialisti e commentari “occidentalisti” ma anche dagli stessi luogotenenti dei regimi chiamati in causa. Tuttavia, i loro cenni sono stati spesso all’insegna della volontà di agitare lo spauracchio di una deriva integralista dei movimenti sociali. E ancora sono in molti gli opinionisti che colgono ogni occasione per evocare, spesso con intento minaccioso, i precedenti che ho chiamato Sindrome di Hamas e la Controrivoluzione degli Ayatollah. E dunque mentre il fantasma dell’islamismo alleggia nei pensieri e alimenta argomentazioni, qualcuno ha persino pensato bene di usarlo a favore dei dittatori. Così qualche esponente del governo ha pensato di veicolare la tesi del male minore sostenendo addirittura l’idea di affidabilità delle dittature. Come dire «attenti a non saltare dalla padella alla brace» perché in agguato c’è il rischio micidiale per tutti: l’integralismo. Il medesimo argomento è stato usato dai dittatori per dissuadere i manifestanti e per smussare l’ardore e la temerarietà delle piazze. Infatti Ben Ali, Mubarak e poi Gheddafi hanno denunciato Al Qaeda come manovratore delle piazze per accaparrarsi il potere politico e costituire nuovi Emirati islamisti al posto degli attuali Stati laici. Ma purtroppo per loro questi sono argomenti considerati armi di distrazione di massa a cui il mondo arabo-musulmano non dà alcun credito se non sono barzellette raccontate nei suk delle metropoli arabe.

Ma al di là della propaganda, i temi della libertà e della giustizia sollevati dalla rivoluzione dei Gelsomini vanno valutate attentamente. In questa ottica, ritengo che le risposte alle sollecitazioni di piazza non si esauriranno con l’arrivo di un ceto politico che avvii percorsi di democratizzazione e qualche riforma sociale. Certo tutto questo già sarebbe una bella conquista politica delle piazze ma non basterebbe per parlare di rivoluzione. Una rivoluzione è qualcosa di più incisivo di un pur importante ma passeggero vento di novità. Quel che voglio dire è che per dare risposte all’altezza delle domande di libertà delle piazze la caduta dei tiranni è necessaria ma non sufficiente. Di fatto le vertenze per la libertà non riguardano solo un problema di gestione del potere politico ma interroga la cultura islamica e l’antropologia dei popoli musulmani. Insomma, il vento di libertà che si è alzato dalle piazze non sarà capitalizzato al meglio se, parallelamente alla lotta per rovesciare le dittature politiche, non ci si adoperi per cambiare la costituzione sostanziale di quelle società. Dunque, la verità ultima sugli eventi rischia di affievolirsi e di smarrire nell’arco di una stagione di lotta se non si coglie queste occasioni per avviare una riflessione profonda sul ruolo dell’Islam nelle società contemporanee.

In ogni caso, all’osservatore attento non dovrebbero sfuggire alcuni dati fondamentali relativi ai contesti sociali nei quali sono maturate i movimenti sociali di cui ci occupiamo. Il primo dato, di carattere economico-sociale, riguarda il fatto che quasi tutti i paesi toccati dai sommovimenti sono paesi ricchi di risorse (petrolio e gas) ma dove la povertà è oggi un fenomeno di massa. Insomma, paesi ricchi con maggioranze di povere e perciò esposti a forti disuguaglianze e ingiustizie sociali. In sintesi basta rilevare il fatto le masse popolari non traggono alcun beneficio sulle provvidenze dei giacimenti petroliferi e di gas. E poi ancora il fatto che i miliardi dei tanti sceicchi arabi non aiutano a prosciugare la povertà nonostante la pratica della Zakat ovvero l’elemosina rituale stabilita nella misura del 25 per mille dei guadagni annui di ciascun musulmano. Stiamo parlando di somme colossali la cui gestione sfugge ai più. La Zakat è uno dei 5 pilastri dell’Islam ma nelle società islamica non ha ancora assolto alla sua funzione principale cioè essere un meccanismo redistributivo e assistenziale efficace per ridurre la povertà. Il secondo dato, di natura socio-culturale, riguarda l’uomo musulmano nella sua dimensione ontologica esistenziale. È questa una questione decisiva per capire i ritardi e le omissioni delle comunità musulmane. In questa ottica, per dare risposte serie e durature alle richieste di libertà servirebbe una vera rivoluzione culturale che contempli un cambio di mentalità e alimenti una nuova vitalità sociale.

In sostanza la questione antropologica e culturale qui richiamata si esplicita in una difficoltà cronica dei popoli musulmani a tematizzare in maniera chiara la problematica della libertà. La ragione di tale difficoltà sta nel fatto che le mentalità spesso sono chiuse all’interno di una cultura in preda alle catene del fatalismo e dell’alienazione. Spesso l’essere musulmano cioè «sottomesso alla volontà di Dio» viene interpretato in modo tale che diventi un freno inibitore per la liberazione e l’emancipazione sociale. E dunque la liberazione dell’uomo musulmano non può non significare uno sforzo consapevole per disfarsi dalla schizofrenia esistenziale che lo mette in situazione di lacerazione interiore tra due polarità: la gestione della vita terrena e la conquista del paradiso celeste. Per uscire da questa gabbia ontologica l’uomo musulmano non può non rivisitare la declinazione sociale dell’idea di sottomissione alla volontà di Dio. Forse, a questo punto sarebbe auspicabile nell’ambito dell’Islam una nuova teologia della liberazione che apra un percorso verso la costruzione di una società civile islamica libera, aperta e solidale.

Aly Baba Faye

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...