L'Appunto di Aly Baba Faye

Il sindaco e la magagna somala

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 Rieccoci. Come fu per altre circostanze, è bastato un fatto di cronaca nera con un immigrato protagonsita, per veder riaffiorare razzismi e pregiudizi. La recente vicenda dello stupro di una giovane ragazza ad opera di tre giovani somali ha scatenato una reazione scomposta del sindaco Alemanno. Come da copione, invece di prendersela direttamente con i colpevoli, il primo cittadino della Capitale  se la prende con la comunità somala. Il problema sono i somali sembra aver pensato. Ed è questa forse l’unica motivazione per cui, senza attendere l’esito dell’indagine  per  individuare i reponsabili, il sindaco ha ordinato lo sgombero immediato dell’ex-sede dell’ambasciata somala occupata ormai da anni da un gruppo di profughi somali. Una risposta demagogica  quella del sindaco per tentare di sopperire alla propria incoerenza  politica sui temi della sicurezza su cui aveva speculato tanto da vincere le elezioni. Oggi con il senno di poi si vede come nella Capitale non sia cambiata nulla rispetto a prima e che le promesse di Alemanno erano solo una cinica operazione di propaganda elettoralistica. Comunque, non è la prima volta che un titolare del Campidoglio faccia una performance così assurda. Era capitata all’ex-sindaco Veltroni il quale dopo il “caso Reggiani” pretese e ottenne dal Governo di centrosinistra la decretazione d’urgenza sul tema della sicurezza. Allora nell’arco di una notte fu varato dall’allora titolare del Viminale Giuliano Amato un pacchetto sicurezza all’insegna della Tolleranza Zero. E ancora oggi rituona la reazione scomposta dell’allora Sindaco di Roma, quando davanti ai media pronunciò la sua sentenza: “il problema sono i rumeni“. Insomma, da un pò di anni a questa parte, nella culla della civiltà giuridica i primi cittadini sembrano non sapere cosa sia la responsabilità soggettiva quando si parla di reato.  In ogni caso, la reazione di Alemanno ora e di Veltroni allora sono un approccio inaccettabile ai temi della legalità e della sicurezza. Legare la colpevolezza di un immigrato alla sua appartenenza è un fatto pericoloso e deplorevole che rischia di minare le basi della convivenza civile. Non è forse questo lo stesso meccanismo che portò qualcuno ad organizzare le deportazioni verso Auswitch? Adesso basta! E’ ora di uscire dalla stretta tra lassismo e razzismo (leggi qui), è ora che la politica affronti il tema della sicurezza senza demagogia né cortocircuito morale. Per fare questo c’è da rifiutare categoricamente ogni equazione volta a stabilire un nesso tra identità e criminalità. Questo sì che è una tara per chi è chiamato a guidare una comunità multietnica e multiculturale. Affinare li leggi e pretendere la certezza della pena è un dovere di chi ha responsabilità di governo. Proteggere i propri cittadini prevenendo il crimine e reprimendo il reato sono un imperativo morale. Quel che è inaccettabile è  il bullismo politico che usa cinicamente il bisogno di sicurezza per alimentare l’odio e incitare alla violenza nei confronti delle popolazioni immigrate. Questione di onestà!

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Written by Aly Baba Faye

28 febbraio 2011 a 19:12

2 Risposte

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  1. Come nella classica trama dei film americani. Arrivano degli alieni che minacciano la sopravvivenza della comunità e un eroe positivo riesce a guidare la resistenza fino alla victoria…

    Aly Baba Faye

    28 febbraio 2011 at 21:10

  2. Indicare un nemico comune è l’unico modo per distrarre la comunità dai suoi veri problemi.
    http://www.vongolemerluzzi.wordpress.com

    A rileggerci!

    fishcanfly

    28 febbraio 2011 at 20:34


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