L'Appunto di Aly Baba Faye

Trattato Italia-Libia: non solo congelare ma rinegoziare!

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In questi giorni drammatici nei quali il caso libico ha segnato la deriva violenta del palazzo contro le manifestazioni di piazza, c’è chi chiede la sospensione del fammigerato Trattato Italia-Libia. Capisco il bisogno di fare qualche cosa, la volontà di dare un segnale politico ma francamente trovo inutile la richiesta del congelamento diel sudetto Trattato. Di fatto, lo Stato libico oggi non è nel pieno delle sue prerogative. Dunque alcuni punti “qualificanti” del Trattato non possono essere attuati in questa fase.  Come il punto relativo al controllo dell’immigrazione clandestina sia con i respingimenti che via i controlli terrestri. La ragione è ovvia e riguarda difficoltà  sia di natura logistico-organizzativa che etico-politica. Ve lo immaginate l’Italia che, in questi giorni di emergenza umanitaria, si adopera a fare dei respingimenti verso la Libia? Anche se ormai tutto è possibile, ritengo questa ipotesi inconcepibile. L’Italia ha degli obblighi politici e morali che derivano dalla sottoscrizione di Convenzioni  internazionali oltre che dai dettami della sua Costituzione. E comunque, nelle condizioni date il Regime non è un interlocutore nel pieno dei suoi poteri e delle sue prerogative. In questa fase le istituzioni libiche sono fuori da ogni normalità istituzionale nella gestione degli affari interni e  figuriamoci poi le relazioni esterne. Dunque non cambia granché chiedere il congelamento del trattato che di fatto non può essere applicato in questa situazione fase. Almeno che qualcuno in Italia non dia per scontato il dovere di accogliere chi fugge dalla mattanza del capo beduino. Dunque, in questa fase non può non esserci una moratoria sui respingimenti verso il braccio della morte. L’Italia non può permettersi questo sfreggio così grave alla sua Costituzione e che le porrebbe fuori dall’alveo dei paesi civili. Dunque, più che di congelamento, c’è l’esigenza di mettere in agenda la prossima rinegoziazzione del Trattato almeno sui temi dell’immigrazione. Oggi, a consuntivo, si può dire che sia stato un crimine politico aver consegnato il destino di decine di migliaia di migranti e profughi ad un dittatore spietato come Gheddafi il quale, tra l’altro, non è neanche firmatario della Convenzione di Ginevra per i rifugiati né della Convenzione ONU sui diritti umani. Per tutto parla il bilancio dell’applicazione del Trattato che dà conto di una “Shoah nel Sahara” ad opera del Regime con la complicità dell’Italia. Poi pensare solo al fatto che il Frontex possa pattugliare le coste sud del  Mediterraneo nel momento in cui si sta consumando una vera tragedia umana è un’offesa grave alla civiltà. Oggi la credibilità dell’UE rischia di essere minata nelle sue fondamenta se non si torna indietro sulle logiche di paura e di cinismo.  Questione di umanità!

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