L'Appunto di Aly Baba Faye

Società civile nel mondo islamico!

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Un vento di libertà soffia sul fuoco delle rivolte nel mondo arabo-musulmano. E come per effetto domino le piazze si riempiono da un paese all’altro, dal Nord Africa al Medio Oriente. Sta succedendo qualcosa che solo due mesi fa era impensabile. E la natura stessa delle rivolte è altresì sorprendente, almeno per quelle latitudini: la Piazza che sfida il Palazzo chiedendo libertà, dignità e democrazia. Insomma un fatto “rivoluzionario”. Finora il mondo arabo-musulmano ci aveva abituato a mobilitazioni popolari dove però le parole d’ordine erano impregnate di un nazionalismo fatwista. Piazze convocate per biasimare i nemici esterni. Sempre gli stessi: Stati Uniti e Israele. L’imperialismo e il sionismo. Quindi reagire contro gli usurpatori era questione di dignità e manifestazione d’identità. Piazze piene di persone rabbiose e a tratti anche violente al grido di “morte al yankee” e “morte ad Israele”. Erano manifestazioni che offrivano il medesimo spettacolo rituale e la stessa scenografia di bandiere bruciate. Questa volta no. Non è lo stesso registro. Questa volta è diverso. Dunque nessuna bandiera bruciata. Niente maledizione di nemici esterni. Niente capri espiatori. Nulla di tutto questo. A portare la gente in piazza sono ragioni legate alla dialettica interna. Questa volta lo sguardo delle piazze sa più di introspezione. Uno specchiarsi collettivo. Una seduta di auto-analisi della società e della sua gestione. Dunque società che riflettono. Popoli che guardano al proprio ombelico per mettere a nudo le proprie inadeguatezze. Senza scarica barile. Dittatura e corruzione, ingiustizia sociale e  nuove povertà, mancanza di libertà e deficit di democrazia sono problemi delle società arabo-musulmane. Bisogna uscire dall’oscuranstismo e dal feudalismo. Oggi,  le società arabo-musulmane vogliono voltare pagina. Vogliono uscire dal letargo. Vogliono uscire da una crisi frutto della sospensione tra lo status quo di una civiltà antica e le nuove spinte moderniste di una gioventù illuminata dalle luci della civiltà globale.  Ora bisogna entrare nel Terzo Millennio. Bisogna stare al mondo con la testa alta. I Popoli sono stanchi della repressione e della corruzione. La gente non ce la fa più a sentirsi ostaggi di politici corrotti e di dittature senza scrupoli. Khalass cioè  Basta. E così la diagnosi dei mali ha richiesto terapie d’urto. Bisogna guarire dalla paralisi e liberarsi dalla frustazione. Ecco allora che si va in piazza per mandare via i responsabili dei fallimenti politici e di gestione delle società arabe. Ecco che al fatalismo del Maktub, che si affiderebbe esclusivamente al buon Voler Divino,  la gente sovrappone la forza della ribellione. Ecco che il protagonismo delle piazze prefigura la nascita di una società civile nel mondo arabo. E’ questa una  premessa necessaria per cambiare il mondo. Questione di sovvertimento!

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Written by Aly Baba Faye

15 febbraio 2011 a 14:30

Una Risposta

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  1. questo vento deve portare ad un distacco di questi paesi dal sistema europeo che ha calato le proprie tenaglie economiche e sociali su i paesi nordafricani.
    è ora che si ribaltino le parti e che gli stati europei capiscano che la politica fatta fino ad oggi è esclusivamente di sfruttamento economico e non sociale come fanno credere(vedi pubblicità televisiva dell’ENI)
    sperando che le cose cambino per tutti…

    antiemetic

    15 febbraio 2011 at 15:58


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