L'Appunto di Aly Baba Faye

Crisi Egiziana: l’Imbarazzo Occidentale

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I sommovimenti politici che stanno attraversando i paesi del Maghreb hanno nella crisi egiziana il dato più delicato per gli equilibri geopolitici mondiali. Gli echi di voci dalle piazze maghrebine tuonano forte nelle sedi delle cancellerie occidentali. Infatti i governi occidentali, a cominciare da Washington, si ritrovano stretti nel triangolo asfissiante di un disposto combinato tra l’esigenza di salvaguardare delle alleanze strategiche, il dovere di coerenza del discorso sulla democrazia e infine la gestione delle loro opinioni pubbliche che manifestano simpatie con le piazze in rivolta. Nel caso dell’Egitto, l’imbarazzo occidentale deriva dal fatto che ad essere al centro delle ribellioni di popolo è uno tra i loro alleati più preziosi nell’area. Mubarack e Ben Ali sono leaders che hanno sempre garantito stabilità e sicurezza anche a costi alti in termini di rispetto dei diritti umani e delle libertà civili. Ciò vale anche per lo Yemen. Mubarak è stata una figura di garanzia contro l’ascesa del fondamentalismo islamico e contro l’egemonia di potenze a loro avverse come l’Iran. Il Canale di Suez è di vitale importanza per le importazioni europee di petrolio e di prodotti a buon mercato asiatico. Perciò l’atteggiamento nei suoi confronti è dettato dall’ambiguità: da un lato l’Occidente non può più sostenere un regime che da 30 anni governa facendosi baffo dei principi di democrazia e di rispetto dei diritti umani e d’altra parte non si può così al buio scaricare il gendarme anche perché le ribellioni di popolo potrebbero avere esiti non desiderati. Questa ambiguità dei governi occidentali non sfugge alle forze di opposizioni in Egitto. Oggi la dichiarazione di Mohamed El Baradei, principale oppositore di Mubarak è molto significativa. In modo laconico l’ex-Direttore dell’AIEA dice che “Se il regime non cade, l’intifada del popolo continuerà“. Sono parole sapientemente dosate da un personaggio navigato come El Baradei che conosce molto bene i giochi della diplomazia internazionale. Nella sua dichiarazione c’è una parola chiave “Intifada” che è un monito alle potenze esterne di evitare un sostegno forzato a Mubarak contro la volontà popolare. Allora meglio convincere Mubarak a uscire di scena in modo pacifico e negoziare il cambio di regime per calmare gli animi. Altrimenti il logoramento del regime di Mubarak sarà anche una “sconfitta dell’Occidente” nel cuore dei popoli. E questo potrebbe prefigurare una tra le peggiori soluzioni della crisi: consegnare l’Egitto ai “fratelli musulmani” e lasciare mani libere all’Iran come forza egemone nella regione. Dunque a buon intenditore, poche parole. Ora per i governi occidentali c’è l’esigenza di trovare la quadra per evitare la destabilizzazione dell’Egitto e lo sconvolgimento della geopolitica mondiale. Questione di politica!

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Written by Aly Baba Faye

29 gennaio 2011 a 17:51

Una Risposta

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  1. Grazie per l’apprezzamento.

    Aly Baba Faye

    30 gennaio 2011 at 12:46


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