L'Appunto di Aly Baba Faye

Vento del Mare di Mezzo

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Come per non smentire il suo ruolo storico e la vocazione di luogo di dinamismo e di innovazione sociale e culturale, l’area del Mediterraneo è di questi tempi al centro di vicende che possono segnare nuovi slanci di ristrutturazione della Civiltà Umana. Se la crisi economica, nel biennio appena finito, ha mostrato tutta la sua gravità come processo di cedimento sistemico lo si è potuto vedere soprattutto nei paesi attorno al Mare di mezzo. Dalla Grecia all’Albania, dal Portogallo alla Spagna (e in misura minore anche l’Italia) il rischio di fallimento economico di Stati sovrani si è manifestato proprio in paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Sul piano politico anche l’area sta diventando il centro nevralgico di una situazione destinata a segnare gli assetti geopolitici futuri. Dalla Tunisia all’Egitto, passando per l’Algeria, le rivolte popolari, che potrebbero contaminare altri paesi vicini come il Marocco e la Libia, potrebbero altresì aver effetti di portata mondiale. Insomma, soffia sul Mediterraneo un vento di cambiamento che avrà conseguenze forti sugli equilibri geopolitici, sulla pace e la sicurezza. La fine del regime di Ben Ali in Tunisia e il tentativo da parte degli egiziani di emulare i fratelli tunisini cacciando via  Hosni Mubarak possono avere ripercussioni inattese. L’Egitto non è un paese qualsiasi. Il Paese dei Faraoni è la più antica delle grandi Civiltà Umana. E l’Egitto ha una posizione geografica di cerniera: è un paese africano che si congiunge con il Medio Oriente. L’Egitto ha sempre giocato un ruolo decisivo negli equilibri geopolitici mediorientali. E al di là della sua centralità nel Medio Oriente, l’Egitto potrebbe avere un ruolo più importante anche in Africa soprattutto per lo spostamento del baricentro dei rapporti geostrategici sul suolo africano. Il futuro della contesa tra Occidente e  Oriente si giocherà sul suolo africano. Dunque l’Egitto è un paese strategico. La caduta – auspicabile di Mubarak-  rischia però di avere effetti destabilizzanti se non si riesce a gestire il cambiamento. Infatti, dagli esiti della crisi egiziana dipenderà il futuro della geopolitica mondiale. Certo l’eventuale caduta di Mubarak comporta il rischio per Israele di perdere un alleato fedele. Ma tenere ancora Mubarak può essere a medio termine il più grande regalo che si potrebbe fare ai fratelli musulmani in quanto si potrebbe replicare un nuovo “Effetto Hamas” in Egitto. Forse per questa ragione bisogna aiutare Mubarak ad andarsene e affidare la transizione ad una persona di garanzia come El Baradei che potrebbe riassestare la situazione e fare alcune riforme sociali. Questione di equilibrio!

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Written by Aly Baba Faye

28 gennaio 2011 a 18:54

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