L'Appunto di Aly Baba Faye

Mirafiori: una Proposta Diabolica!

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 La vicenda dell’Accordo di Mirafiori fa discutere. Marchionne, da Global Player, è sempre più deciso a stravolgere le relazioni sindacali (vedi qui).  Lo fa guardando alla realtà del mercato globale. Infatti, dopo Pomigliano, è all’ordine del giorno l’intesa siglata ieri per lo stabilimento di Mirafiori. Un’intesa che ha avuto il consenso dei sindacati metalmeccanici ad eccezione della Fiom. Marchionne ha messo sul piatto un piano di investimento miliardario per quel che dovrà diventare Fabbrica Italia. A tale scopo è prevista lo scorporo della Fiat Auto e la successiva nascita di una nuova società Fiat-Chrysler. Il piano industriale proposto prevede l’avvio della produzione entro il secondo semestre del 2012. Nel frattempo, da febbraio 2011 fino all’avvio delle attività , è previsto un periodo di cassa integrazione a rotazione e un contestuale programma di formazione. Come contropartita all’investimento Marchionne vuole liberarsi da ogni condizionamento sindacale come molti dei suoi competitors d’altromondo. Per restare in Italia pretende nuove “regole su misura” per l’organizzazione del lavoro, a cominciare da alcune deroghe alla parte normativa del contratto nazionale relative a pause, assentismo, straordinari e clausola di responsabilità. Tutti nodi che rientrano dentro un pacchetto di flessibilità sia organizzativa che funzionale. Comunque se non è in discussione l’esistenza  dei due livelli di contrattazione  tuttavia si prevede una sorta di “devoluzione” di materie relative alla parte normativa  che finora erano di competenza nazionale. Ma la questione più delicata riguarda il nodo della rappresentanza e della democrazia sindacale. Emblematico  il ritorno alla rappresentanza sindacale aziendale dove vengono ammessi soltanto i sindacati firmatari dei contratti al posto delle rappresentanze sindacali unitari eletti dai lavoratori a prescindere dal fatto che i sindacati di appartenenza firmino o meno il contratto aziendale. Tradotto vuol dire che se un sindacato non firma l’accordo aziendale viene di fatto estromesso dalle dinamiche relazionali con la direzione.  Insomma una scelta che tende a dare legittimità dell’azione sindacale solo in base alla firma dell’accordo aziendale. Una questione che rimette in discussione i fondamenti stessi della democrazia sindacale in quanto di fatto è l’azienda che si sceglie i propri interlocutori e non tollera dissenso. Se questa scelta diventasse un  modello generalizzato ci sarebbe il rischio di un proliferare di sindacati gialli. Dunque, non solo la Fiom ma la stessa Confindustria si trova spiazzata dall’uscita di Marchionne dal perimetro della contrattazione collettiva nazionale. Infatti, c’è da aspettare l’incontro tra Federmeccanica e sindacati, il 24 gennaio, per capire se le deroghe al contratto nazionale faranno giurisprudenza oppure saranno un’eccezione concessa al settore auto. Infatti, solo un riconoscimento da parte di Confindustria di queste deroghe potrebbe riportare Mirafiori nell’alveo delle regole contrattuali. Invece, per la Fiom c’è da aspettare l’esito del referendum, quando i firmatari dell’intesa con il Lingotto sottoporranno l’accordo al voto dei lavoratori dello stabilimento. Dall’esito delle votazioni scaturirà  l’equilibrio dei rapporti di forza e il futuro scenario delle relazioni tra aziende e lavoratori e forse di tutto il sistema delle relazioni sindacali. In ogni caso si prospetta una nuova stagione non scevra di conflittualità, con scioperi e altre forme di stretta e momenti di tensione. Insomma, il Piano Marchionne è una “proposta diabolica” in quanto da un lato offre delle opportunità di salvaguardia dei livelli occupazionali anche con un piano di investimento consistente e una reale prospettiva di continuità produttiva dello stabilimento ma  dall’altro c’è da ingogliare il rospo di un grande operazione di dumping contrattuale sui diritti, sulle condizioni di lavoro e sulla stessa rappresentanza. Uno schema tipicamente padronale di scambio tra bisogni e diritti. Certo nel contesto di una globalizzazione che crea livellamento al ribasso, se davvero l’alternativa è  tra continuità produttiva e delocalizzazione all’estero, oppure tra occupabilità e disoccupazione allora sarà veramente difficile poter dire di no al ricatto del Piano Marchionne. Questione di sopravvivenza!

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Written by Aly Baba Faye

30 dicembre 2010 a 21:46

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