L'Appunto di Aly Baba Faye

Ciao Aldo!

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Ho saputo della morte di Aldo Giunti. Se ne è andato stanotte un grande uomo e un grande dirigente della Cgil. Aldo faceva parte della schiera di partigiani che si sono dedicati alla causa del sindacalismo. Quei sindacalisti che erano espressioni della generazione degli “italiani migliori” come mi piace chiamarli. In quell’elenco ci sono nomi illustri come Vittorio Foa e Bruno Trentin e altri ancora. Aldo era passato dalla lotta partigiana alla segreteria generale della Camera del lavoro di Roma, poi dalla segreteria nazionale confederale alla segreteria generale della Funzione Pubblica. Il suo impegno è stato segnato da un rigore morale e una grande voglia di conquista di  un futuro migliore. Ho avuto l’onore e il piacere di conoscere Aldo quando sono entrato nel Direttivo Nazionale della Confederazione di Corso D’Italia. Erano i primi anni ’90 ed ero chiamato a gestire una nuova politica sindacale sull’immigrazione come Coordinatore Nazionale. Ho un bel ricordo di Giunti il “partigiano”. Aldo aveva una grande sensibilità umana e curiosità intellettuale. Ricordo il “tira e molla” tra lui e Ottaviano del Turco, lui romanista e Ottaviano laziale, ciascuno impegnato a fare proselitto per convertirmi alla  propria fede calcistica. Alla fine Aldo mi convinse di scegliere la Roma. Dunque fu Aldo a convincermi ad abbracciare la fede romanista. Da lui ho imparato la professione di fede “giallorossa”: la Roma si ama e non discute. Ma al di là del calcio, Aldo aveva condiviso con me alcuni fatti di memoria che lo hanno visto testimone. Mi raccontò la storia di Giuseppe, un “partigiano nero”. Secondo lui poteva venire dal Senegal ed era una persona straordinaria che ha salvato la vita di molti romani durante la Guerra. Certamente era uno di quei “tirailleurs senegalesi” arruolati nell’esercito francese e che hanno combattuto al fianco degli alleati. Infatti, parte del Senegal era allora territori d’Oltremare. Infatti, i nativi dei comuni di Dakar, Gorée, Rufisque e Saint Louis erano cittadini francesi. Quando nel 1993 io subì un’aggressione da un gruppo di naziskin, Aldo era sconcertato e  mi testimoniò solidarietà. Dopo qualche mese mi fece partecipe della sua volontà  di pubblicare la storia del “partigiano nero” e così uscì un articolo su Rassegna Sindacale. Per Lui era un modo per scongiurare la deriva razzista attingendo alla risorsa della memoria. Aldo era una persona straordinaria. Oggi, nel giorno della sua  morte, lo ricordo come un compagno capace di rispetto e generosità. E come sindacalista l’idea che mi sono fatto di lui si collega ad un pensiero di  Leopold Sedar Senghor, ex-presidente del Senegal, il quale individuava nel senso di equilibrio la più grande virtù di un uomo pubblico. Infatti, parlava di “fermezza senza deriva deplorevole e dialogo senza debolezza colpevole“. Ecco il ricordo che vorrei ritenere di Aldo Gunti. Questione di Animo!

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Written by Aly Baba Faye

21 dicembre 2010 a 12:45

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