L'Appunto di Aly Baba Faye

Wikileaks as We kill X

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 “We kill X”. Così mi piace declinare l’operazione di scopercchiamento della pentola di verità diplomatiche lanciata da Wikileaks e ribattezzata Cablegate . “We Kill X” sarebbe da tradurre “abbattiamo l’indifferenza” anche in rapporto all’attivismo degli “hackers” sostenitori dell’operazione. In ogni caso nell’equazione verità che ci offre Wikileaks, X è la grande incognita che il giornalista austrialiano vuole rendere noto al mondo. Detto altrimenti “We kill X” è la volontà di abbattere il muro di segretezza che impedisce di conoscere le realtà occulte della gestione del potere. Anche John F. Kennedy ci provò  contro il governo occulto. L’operazione che si prefigura come l’apertura del Vaso di Pandora delle relazioni internazionali, sta faccendo impazzire le cancellerie di tutto il mondo. Il protagonista di questa saga della narrazione contempranea Julian Assange è diventato il nemico pubblico numero uno. Ha scansato persino Osama Bin Laden dal vertice della classifica delle persona non grata.  Ma dietro la vicenda di Wikileaks e prescindendo dall’epilogo che avrà – sperando che “non ammazziamo nessuno” – c’è da riflettere sul tema di fondo cioè la natura del potere. A mio avviso il merito di Assange sta nell’aver riaperto un dibattito mai sopito sull’equilibrio tra trasparenza e segreto di Stato. Nel pensiero convenzionale la democrazia dovrebbe alimentare ed essere alimentata di principi di libertà, verità e trasparenza. E Cablegate mette proprio a nudo il venire meno di questi principi  fondanti della democrazia intesa come procedura prima ancora che come sistema. Fino a che punto  il segreto di Stato resta compatibile con la libertà e la trasparenza? Può l’etica pubblica fondarsi esclusivamente sulla Ragion di Stato anche come monopolio della violenza organizzata? Possono i cittadini non sapere ciò che fa lo Stato di cui sono membri? Per ora l’opinione pubblica è divisa tra chi ritiene che il segreto di Stato sia strumentale al funzionamento stesso della democrazia e chi invece trae dall’affaire “cablegate” la convinzione che in fondo la democrazia non sia come ce l’hanno sempre voluta vendere cioè il “potere esercitato dal popolo per il popolo”. E tra il pensiero degli uni e quello degli altri resta sempre valida la considerazione secondo la quale la “democrazia vera è affare di anime perfette”. Questione di miraggio!

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