L'Appunto di Aly Baba Faye

SOS sindacalismo!

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Dopo quella di ieri promossa dagli immigrati in Campania “contro lo sfruttamento sul lavoro”, e in attesa di quella della Fiom per i “diritti e la dignità del lavoro” in programma per il 16 ottobre, oggi c’è stata la manifestazione di Cisl e Uil per chiedere  ‘Meno fisco per il lavoro’. Dunque tre iniziative che, messe assieme, danno conto del disagio del lavoro e della profonda crisi del sindacalismo italiano. Ieri i lavoratori immigrati sono scesi in piazza esponendo cartelli con la scritta Oggi non lavoro per meno di 50 €. Naturalmente la denuncia è contro il caporalato che rappresenta una vecchia piaga del mercato del lavoro. Una spina nel fianco del movimento sindacale in alcuni settori come l’edilia e l’agricoltura nelle aree del meridione. Ma quella degli immigrati rimanda anche ad un tema più specifico che attiene all’esistenza di una questione salariale che riguarda il sistema paese. Infatti, l’Italia sconta una sperequazione di livelli retributivi non solo tra Nord e  Sud e tra immigrati ed indigeni ma anche notevoli differenziali salariali rispetto ai competitors europei. Un dato che svela la crisi di efficacia della politica dei redditi che via via si è ridotta a mera moderazione salariale. E qui, è tutta la politica contrattuale menomata del sistema della scala mobile che viene messa in causa. Oggi, la questione salariale interpella l’efficacia delle strategie sindacali, a partire dal sistema della contrattazione collettiva. La debolezza del potere contrattuale è speculare all’aumento vorticoso della platea dei lavoratori poveri e della  precarizzazione del lavoro. E anche il tema della mobilitazione di Cisl e Uil cioè la tassazione del lavoro è uno degli aspetti della questione salariale. Infatti, costituisce un ulteriore aggravio il cosidetto cuneo fiscale cioè il differenziale tra il costo del lavoro pagato dall’impresa e l’ammontare del salario netto percepito dal lavoratore. Un problema riconducibile alla pressione fiscale che grava sul costo del lavoro e che pesa anche sull’occupazione. Ma al di là del merito, spicca il fatto che la manifestazione sia stata promossa senza la maggiore confederazione cioè la Cgil. Ciò evidenzia, oltre ad una profonda frattura nel mondo del lavoro, la crisi della concertazione. Spiace notare che il governo, in un momento di crisi economico-sociale, invece di promuovere un nuovo patto sociale tramite la concertazione con le parti sociali, lavori per aumentare le divisioni tra confederazioni. Un’atteggiamento deplorevole che raffigura l’illusione che la pace sociale passi attraverso l’isolamento della Cgil. Ma la pace sociale non si può costruire senza il contributo di Corso d’Italia, anzi diventa una chimera che rischia di lasciare il paese in balià a conflitti che possono avere effetti destabilizzanti sia per la competitività  del sistema paese  che per la stessa coesione sociale. Oggi, il paese è sull’orlo di un’implosione sociale e avrebbe bisogno di tutt’altro che ulteriori lacerazioni nelle relazioni industriali. Anzi servirebbe una mobilitazione straordinaria per affrontare le sfide che il paese ha di fronte a sè. Questione di governance!

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Written by Aly Baba Faye

9 ottobre 2010 a 17:33

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