L'Appunto di Aly Baba Faye

Calearo si dimetta!

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Il caso Calearo grida vendetta. L’ex-presidente degli industriali veneti, da sempre considerato un “falco” nel mondo degli imprenditori, uno che si può tranquillamente definire un “padrone” nel senso letterale del termine. Uno che i lavoratori sono più o meno degli schiavi che non devono rompere i coglioni, che i sindacati sono un vecchio arnese che è d’intralcio per gli interessi delle imprese. Ecco, quel Calearo è stato corteggiato da un partito (si fa per dire) in vena di post-ideologismo e portato in Parlamento a rappresentare il popolo. Ecco oggi quel Calearo si candida a ministro dell’industria del governo dello schieramento avverso alla parte politica che lo ha eletto. Ma perché mai stupirsi, in fondo il trasformismo è sempre esistito nella politica italiana. Oggi si contano circa un centinaio di casi di parlamentari che hanno “trasfugato”. Dunque una politica come arena del cinismo e dell’opportunismo. Una politica che negli ultimi anni ci ha regalato ribaltoni, transumanze politiche e oggi persino compravendita di deputati. Invece no! Il caso Calearo è grave e  dice due cose sulla situazione politica italiana. La prima è che il  progetto partito per il quale il falco del nordest si è candidato non è mai decollato. E questo lo dice anche Massimo Cacciari -un altro intellettuale del Nordest che ha abbandonato il PD. Insomma, il partito liquido si è liquefatto. E il post-ideologismo rileva più da una dimensione del desiderio che non un dato di realtà come dimostra lo stesso Calearo. Il “compromesso storico” si trasforma in una convivenza tra separati in casa ogni volta che si cerca una linea politica chiara. in nome della libertà di coscienza. Il compromesso tra capitale e lavoro secondo cui gli imprenditori sono dei lavoratori  rileva invece dell’ottimismo della volontà. E qui il pensiero va a uno dei padri fondatori (Rutelli) che pure lui ha dovuto  prendere atto che la sua creatura non lo assomiglia per niente e lo ha abbandonato al suo destino di “magma” senza anima né cuore. Ma al netto di tutte queste scorie, la vicenda Calearo è l’emblema di un meccanismo di selezione della classe politica basato su improvvisazioni e clientelismo. Ora che la crisi incalza, 1 giovane su 4 è disoccupato, molte le famiglie hanno difficoltà a sbarcare il lunario, il precariato crea sfacello sociale c’è quel signore eletto con i voti anche di elettori onesti e che dice che non gliene importa nulla di sedere il Parlamento e che non si sente vincolato dalle preferenze datogli come capolista del PD nel nordest. Che arroganza! Io credo che il PD lo debba incalzare a rassegnare le proprie dimissioni. E chi l’ha candidato chieda scusa agli elettori della circoscrizione Veneto 1 che hanno vota la lista di cui Calearo era capolista. Questione di serietà!

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Written by Aly Baba Faye

28 settembre 2010 a 19:33

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