L'Appunto di Aly Baba Faye

Tra Ed e Grillo: la politica della gente!

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Dunque nel mio taccuino, la giornata politica di ieri è stata segnata da due fatti politici: l’elezione di Ed Miliband a capo del partito laburista inglese e il raduno dei grillini a Cesena. Due fatti che, pur nella loro differenza, assumono il segno di una “rottura” politica. Infatti l’elezione di Miliband è la manifestazione da parte della base laburista di una volontà di ritrovare un’identità di sinistra dopo lo smarrimento nel cammino sulla terza via. Una deriva che di fatto ha portato verso un terzismo rispetto agli interessi in campo. Ed è quel che Ed ha denunciato dicendo che il labour era diventato più un partito per banchieri che non per i lavoratori.  Una critica che, a quanto pare è largamente condivisa dalla base del partito. Dunque una connessione sentimentale con il sentire della base che ha premiato il giovane Miliband. Infatti, dall’impostazione della sua campagna si evidenzia una volontà di ridisegnare un New Left. Ed si dichiara socialista e critica la torsione ideologica che ha accompagnato la traduzione del Giddens pensiero e che ha portato i laburisti a perdere la loro identità e non per colpa del teorico della terza via. Quel che ha in mente il nuovo leader non ha nulla a che vedere con la paura dei compromessi finché ciò non comporti la svendita dell’anima. Va detto che, nel discostarsi dagli errori di Blair e Brown, Ed non rinega le cose buone che sono state fatte. Insomma, mentre la sinistra inglese decideva del proprio futuro, dalle nostre parti, ci si appassionava della proprietà del flat di Montecarlo. E l’unico fatto politico rilevante riguardava, a mio parere, il raduno dei grillini. Proprio quel movimento, bollato come populista e peggiore espressione di antipolitica, ci ha regalato un piccolo esempio di come la politica può essere intesa diversamente dai giochetti tra potentati. Infatti, il grillismo, con tutto i suoi limiti, è un approccio diverso alla politica che mira a scardinare la partitocrazia. Dunque antipartitismo e non antipolitica. So di toccare un tema scivoloso e non mi sfugge il ruolo dei partiti come meccanismi di rappresentanza democratica. Tuttavia ritengo sbagliato e persino temerario continuare a parlare di primato della politica esclusivamente in termini di primato dei partiti. Oggi, la partecipazione alla Polis assume anche forme diverse e fuori dal recinto della politica partitica. Non solo politicismo ma politica in senso lato. Oggi la crisi della politica vede come primo imputato il sistema dei partiti. Partiti che sono divenuti dei gruppi d’interessi paragonabili alle corporazioni. Perciò si registra un’effervescenza di movimenti politici che fanno fortuna sulla denuncia dei partiti e del complesso politico-affaristico. Oggi c’è da riformare la politica ridandogli dignità. In questo senso non sottovalutare né demonizzare fenomeni come  il grillismo che intercettano una domanda di politica nuova.  Servono progetti  e nuove facce che gli danno credibilità. Questione di innovazione!

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