L'Appunto di Aly Baba Faye

Milano: City Jungle!

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Guerriglia urbana e faide tra bande. Un’altra scenografia di un film già visto. Milano come teatro di violenza e guerriglia (vedere qui). Una metropoli che diventa una sorta di “City Jungle”. Questa volta, però, a via Padova, la zona più multietnica di Milano, la guerriglia ha qualcosa di inedito. Questa volta, anche se la trama sembra la stessa, i protagonisti della faida vede contrapporsi giovani provenienti dall’immigrazione. Dunque, non è il “classico” scontro  tra  indigeni e allogeni, tra il classico “Noi” e “Loro” (come riportato qui). Questa volta il conflitto non coinvolge gli indigeni se non indirettamente. Questa volta non è la solita contesa sul controllo del territorio a cui siamo stati abituati (vedere qui). Questa volta le opposte fazioni sono nordafricani e sudamericani e sempre nella logica di un “Noi” che si oppone ad un “Loro”. Era prevedibile che la conflittualità sociale ripercoresse la linea delle appartenenze etnico-culturali in un contesto dove tutto sembra si misuri con il metro dell’identità e dell’appartenenza.  Nel dominio della “padanità” e del Dio Po, il feticcio dell’identità è diventata una malattia contagiosa. La grande metropoli nella sua dimensione di “città infinita” non riesce a governare la moltitudine. E Milano da potenziale capitale globale sta assumendo sempre più le sembianze di una periferia globalizzata.  E sembra che il nesso tra locale e globale  stia soltanto in un rapporto mercantile (vedere qui). La politica, in particolare quella della Lega Nord, ha voluto inalzare barriere culturali e etniche. Ciò non ha prodotto un’integrazione tra diversi ma soltanto delle “enclave” etniche. Una metropoli satellitare dove le appartenenze sono esclusive e confliggono nelle mille rivoli di un sistema di relazionismo molecolare. Non c’è  progetto nel senso di proiezione futura che vada oltre la rendita politica. Non c’è programmazione né pianificazione, cioè quella che una volta veniva definita “ingegneria sociale” e che dovrebbe essere funzione primaria della politica. E’ mancata la buona politica.  Una politica che non si ferma all’ostracismo e alla demonizzazione. Una politica che cerca di dare soluzioni sostenibili nell’interesse generale. Dispiace dire che sull’immigrazione, purtroppo, di quella buona politica non c’è ombra. Nè a Milano né a Rosarno. La questione dell’immigrazione è il segno più evidente del fallimento di un’intera generazione politica. Una generazione che si è trovata cosmopolita senza saperlo o senza volerlo. Manca un progetto di società che si faccia carico del pluralismo etnico-culturale.  C’è tanta improvvisazione e a volte persino del sabotaggio. C’è tutto e il contrario di tutto. Un pò di comunitarismo, un pò di assimilazionismo. Sta di fatto che ad oggi non c’è una via italiana all’integrazione. Le politiche abitative sono lasciate al mercato e ciò produce  forme di insediamenti che sono dei veri e proprio ghetti. Si impedisce la costruzione di moschee e proliferano luoghi di culto clandestini e dunque fuori da ogni controllo sociale.  Si vuole lottare contro le migrazioni clandestine ma non si dà possibilità di ingressi legali. Nel mercato del lavoro si fa finta che vi sono delle regole. Ma la realtà è nota: l’Italia  attira immigrazione clandestina propria perché è più facile trovare un lavoro irregolare che un lavoro regolare. Potrei continuare a ripetere cose che ho avuto modo di ripetere fino alla noia in 25 anni di impegno. Ma fatti come questi mi danno la sensazione che le mie erano  prediche  nel deserto. Ora  che i nodi stanno venendo al pettine,  mi rincresce constatare che il cinismo della politica porti alla sua inconcludenza. Se non si inverte la rotta, se non facciamo prevalere un umanesimo della speranza sulla diaspora della disperazione c’è il rischio che le prossime generazioni si ritrovino a vivere in una società medioevale. Questione di cecità!

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Written by Aly Baba Faye

14 febbraio 2010 a 20:01

Una Risposta

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  1. ciao Aly Baba faye. mi ha fatto piacere trovare questo tuo blog (tramite FB). Anche noi abbiamo scritto qualcosa su PENELOPE VA ALLA GUERRA, qui in wordpress… Insieme ci possiamo far sentire. Affinchè le parole non vadano disperse…
    Francesca cenerelli da PENELOPE VA ALLA GUERRA

    scriviapenelope

    16 febbraio 2010 at 11:44


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