L'Appunto di Aly Baba Faye

Emigrazioni: esempi di sogni infranti

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Qui di seguito due storie che riguardano due miei connazionali. Entrambi “emigrati” delusi che cercano di ritornare a casa. Di seguito le due storie.

Stanco di vivere in Italia

Nel 2003 era arrivato dal Senegal in Italia, probabilmente come clandestino. Poi era riuscito a mettersi in regola con il permesso di soggiorno. Sognava un lavoro, una famiglia e un’esistenza normale, ma da qualche tempo le vicissitudini della vita e la crisi economica lo avevano messo in ginocchio. Senza lavoro e senza casa era precipitato sempre più in basso. Viveva per strada arrangiandosi in qualche modo per sopravvivere. Senza fissa dimora e senza occupazione dal 2007 quindi non aveva più potuto chiedere il rinnovo del permesso di soggiorno. La Polizia lo avevano fermato solo una volta ed essendo senza permesso era stato colpito da un ordine di espulsione, al quale non aveva ottemperato. Nessun precedente penale a suo carico. Nei giorni scorsi si è autodenunciato alla questura di Brescia. “Non ce la faccio più a continuare così”, ha spiegato agli agenti, “sono stanco di vivere in Italia e stanco di vivere in questo modo”. Così S.A. senegalese di 39 anni, ha chiesto di essere rimpatriato. Gli agenti lo hanno accompagnato a Malpensa ed un volo lo ha riportato in Senegal.
Fonte: il Blog L’Antefatto (il Fatto quotidiano 2 settembre 2009)

 

Clandestino senegalese vuole lasciare l’Italia ma viene arrestato all’aeroporto

Khadim stava tornando in Senegal ma è finito in manette per non aver lasciato l’Italia, ora sarà 7 mesi a nostre spese; una storia incedibile: dal carcere aveva fatto richiesta per lasciare l’Italia ma non gli è stato consentito perché deve scontare una pena per non aver lasciato il nostro paese.Dopo otto anni da clandestino in Italia, aveva deciso di tornare a casa sua, in Senegal, acquistando di tasca propria un biglietto aereo. Ma secondo le leggi dello Stato può tornare in patria solo da espulso. Cioè fra sette mesi, dopo un regolare arresto, il tutto a spese della collettività.
Questa la storia, tra dramma e barzelletta di Khadim, cittadino senegalese di 41 anni. L’ha denunciata Angiolo Marroni, Garante dei detenuti del Lazio .
Giunto in Italia otto anni fa dal Senegal, Khadim ha vissuto e lavorato a Napoli senza essere messo in regola, perché il permesso di soggiorno non lo ha mai avuto. Non ha mai commesso reati e ha tentato di costruirsi una vita sociale. Ma nonostante questo Khadim viene raggiunto da diversi decreti di espulsione che portano alla condanna di sette mesi di reclusione, senza che lui ne abbia mai avuto conoscenza. Quando decide di tornare in Senegal, viene aiutato dagli amici italiani a comprare il biglietto dell’aereo. Ma all’aeroporto di Fiumicino è tratto in arrestato e trasferito al carcere di Civitavecchia. Qui deve scontare la condanna a 7 mesi per non aver ottemperato ad una espulsione che, per altro, stava volontariamente eseguendo.
In carcere Khadim chiede l’espulsione come misura alternativa sperando di porre fine a questa sfortunata avventura. Ma la sua istanza viene respinta dai magistrati sul presupposto che, per la “Bossi-Fini”, questo tipo di misura alternativa non può essere concessa a chi non ha ottemperato all’espulsione.
«In sostanza – ha detto il Garante dei detenuti Angiolo Marroni – Khadim che stava lasciando l’Italia è ora recluso in un carcere per non aver lasciato il nostro paese. Dal carcere ha fatto richiesta per lasciare l’Italia ma non gli è consentito perché deve scontare una pena per non aver lasciato l’Italia. Quella che denunciamo sembra una storia senza senso ma è la realtà di una legislazione che, in tema di immigrazione, fra carcere e C.I.E., sembra accanirsi contro i cittadini stranieri fino a prevedere inutili pene afflittive ed ulteriore sofferenza. Forse sarebbe necessario studiare maggiormente gli effetti pratici di alcune leggi, per evitare, ancora una volta, di risolvere un fenomeno di rilevanza sociale ed economica come l’immigrazione facendo ricorso al carcere».
Fonte: Dal Blitz quotidiano

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Written by Aly Baba Faye

4 febbraio 2010 a 11:09

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