L'Appunto di Aly Baba Faye

L’Italia non è un paese razzista ma un paese con tanto razzismo

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“L’Italia non è un paese razzista. L’Italia è un paese che oggi è attraversato da un rigurgito razzista e da un’onda xenofoba”. E’ quel che ho detto ad un giornalista in risposta alla denuncia dell’Osservatore Romano. Una denuncia assai forte se si considera l’autorevolezza della fonte e il suo tradizionale moderatismo (nel senso buono della parola). Capisco la denuncia e la condivido nella sostanza ma credo che le parole usate risentono di una provocazione volta a scuotere la coscienza civile del paese. Ma letteralmente non è corretto dire che l’Italia è un paese razzista. Un paese viene definito razzista se ha un ordinamento basato sulla segregazione razziale. Per intenderci la Germania nazista, gli Usa ante-diritti civili oppure il Sudafrica ai tempi dell’Apartheid. L’Italia è un paese democratico (o “a democrazia limitata”) e che ha formalmente una Costituzione inclusiva e antirazzista. Detto ciò oggi in Italia c’è un rigurgito razzista e un’ondata xenofoba con proporzioni mai viste prima d’ora. Ma ciò non autorizza nessuno a bollare tutto il popolo italiano come razzista. Il razzismo è un sentimento soggettivo e perciò non si può fare di tutta l’erba un fascio.  Certo  non si può negare che  negli ultimi anni sia passata in maniera subdola ed è stata metabolizzata in ampi settori della società italiana l’idea che  gli immigrati siano persone di serie B le quali non hanno la stessa dignità degli italiani.  E’ innegabile  l’acuirsi di  un sentimento di chiusura e di ostilità come reazione alla presenza degli immigrati. Sul piano dell’ordinamento giuridico sono evidenti le innovazioni negative che hanno stabilito un doppio binario di trattamento come nel caso dell’introduzione della detenzione per illeciti amministrativi, che rappresenta un grande vulnus nella civiltà giuridica del paese. A ciò hanno contribuito sia le speculazioni politiche che le campagne allarmistiche (vedi qui). Ora quel che è successo a Rosarno ci deve indurre ad agire per arginare il razzismo strisciante e a riflettere su un nuovo progetto paese. Serve una nuova pedagogia del “fare comunità” per cominciare ad assumere una nuova visione cosmopolita come cimento di un destino comune. A questo dovrebbe servire una classe dirigente: Questione di lungimiranza!

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Written by Aly Baba Faye

13 gennaio 2010 a 16:27

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