L'Appunto di Aly Baba Faye

La Lega e il suo vocabolario

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Vittorio Foa in uno dei suoi ultimi articoli ci ammoniva sui rischi di quel che ha chiamato l’irreverenza della parola.   Con questa espressione egli intendeva il fatto che le parole non sono mai neutre e un loro uso disinvolto può produrre effetti destabilizzanti per la vita civile. Come dargli torto! Se il linguaggio è  mezzo d’espressione del pensiero, e se il pensiero prefigura e guida l’azione allora il monito di Foa sulla violenza del linguaggio va preso molto sul serio. Dunque il linguaggio e la comunicazione pubblica raffigurano i connotati del nostro agire collettivo.  E questa semplice verità giustifica il fatto che la propaganda sia come una seconda gamba dell’azione politica. Ne hanno dato prova tutti grandi dittatori da Hitler a Mussolini passando per Stalin. L’impianto della propaganda (e agitazione) serviva per acquisire il consenso delle masse facendo passare come giuste e condivisibili il loro piano diabolico. Oggi, il monito di Foa rimanda anche al progressivo sgretolamento dei valori di fondo e dei principi della Costituzione Repubblicana. La violenza linguistica che ha invaso il dibattito pubblico ha giustamente suscitato  un richiamo al dovere di moderazione dei toni. Ma sappiamo che non è solo questione di toni ma di linguaggio. Negli ultimi anni, l’ansia che caratterizza l’approccio al fenomeno dell’immigrazione è forse la più grande fonte di violenza verbale nella sfera pubblica. Media e politica hanno fommentato in Italia un clima di paura e di odio nei confronti degli immigrati. I rigurgiti di razzismo galoppano di pari passo con la banalizzazione del razzismo stesso. La Lega, pur non essendo l’unica,  è tra le forze più competitive nel mercato della speculazione politica sulla paura e sulle domande (indotte) di sicurezza. La feticcizzazione dell’identità e la retorica della minaccia che incombe su di essa, hanno portato al progressivo consolidamento dell’idea di comunità chiuse e in guerra con gli invasori. Il securitarismo ha sviluppato un  vero e proprio impianto comunicazionale retto da un linguaggio da guerra: difesa delle radici, l’essere padroni a casa propria,  fare resistenza contro gli immigrati invasori, contro  la minaccia islamica, e  poi le pozioni magiche come la militarizzazione del territorio,   le ronde anti-immigrati, pulizie etniche, derattizzazione, White Christmas, tolleranza zero ecc…  E poi il non detto, ovvero il silenzio, il consenso, la complicità, la banalizzazione.  Ecco, non è allarmismo ma la Lega è l’emergenza democratica di questo paese ed è ora di fermarla (vedere qui). Questione di Civiltà!

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Written by Aly Baba Faye

22 dicembre 2009 a 12:02

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