L'Appunto di Aly Baba Faye

Serracchiani: espiazione di colpa?

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serracchiani Mi sono imbattuto in un post della Debora Serracchiani rispetto alla sua candidatura alle elezioni europee. Pare che siano in molti a chiederle di rinunciare e di evitare di cavalcare l’onda di popolarità che l’intervento all’assemblea dei circoli del suo partito le ha dato. Insomma niente “audacity of hype” sembrano dire alcuni che sono perplessi rispetto a come nasce questa sua candidatura. Da osservatore dei processi politici credo nel contesto attuale e per quel che è rimasto dei partiti lei faccia bene a candidarsi anche perché si tratta di una richiesta di disponibilità che proviene dal suo territorio. La sua sarebbe una candidatura che maturerebbe dal basso essendo lei priva di “big sponsor”. Certo i new media l’hanno reso popolare da youtube e da internet. Dunque a mio avvio Debora ha il dovere di metterci la faccia anche in coerenza con quel che va dicendo. Vada come vada l’accetazione da parte sua è un atto di coerenza oltrecché di generosità politica. Chi invece le chiede di non accettare questa candidatura, oltre a sospettare un cavalcare l’onda di popolarità appunto “the Audacity of Hype”, solleva obiezioni che meritano qualche attenzione. E questo ci porta diritto in una discussione su come nascono le candidature. Insomma, non è il caso di trattare qui le forme tradizionali del “clanismo politico” o della pastorizia dei capi correnti. Mi permetto di ricordare alcune candidature che non sono rientrate nella normale militanza partitica ma frutto di cooptazione. Nella storia recente hanno beneficiato di candidature “risarcitorie” mogli e familiari di “martiri” della Repubblica (con tutto il rispetto per Olga D’Antona o Rosa Calipari!) o di riconoscenza (magistrati e giornalisti amici per servizio reso da Ayala a Gambescia, Santoro, Lilli Gruber ecc) o infine le candidature di espiazione della colpa (l’operaio della Thyssen oppure il caso della Dacia Valent che fu portata al Parlamento europeo come risarcimento della violenza razzista che l’aveva colpita!).  Quella della Serracchiani rientra nella logica di cooptazione risarcitoria di fronte al blocco generazionale dei sessantottini che hanno sequestrato il potere politico in questo paese. Da questo punto di vista la Serracchiani servirebbe per espiare il loro “senso di colpa”, insomma una sorta risarcimento che rischia di essere solo un contentino simbolico per rinviare sine die un vero dibattito sul rinnovamento della classe dirigente, sui meccanismi di selezione della medesima. Dico “en passant” che il rinnovamento non è un fatto meramente anagrafico ma la capacità di promuovere una nuova politica nel XXI° Secolo. Una politica nuova nei linguaggi e nei suoi strumenti. Detto questo credo che Debora Serracchiani debba accettare la sfida e mettere questa sua candidatura al servizio appunto di un vero rinnovamento! Buona fortuna Debora!

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Written by Aly Baba Faye

5 aprile 2009 a 20:10

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