L'Appunto di Aly Baba Faye

Touadi lascia IDV e approda al PD!

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 Touadì lascia l’IDV e approda al PD. Che dire? Per me non è una bella notizia. Non tanto per il fatto in sè. Ma per le motivazioni avanzate dal deputato originario del Congo. Dunque mi sento spiazzato. Prima di tutto perché si tratta di Jean Leonard Touadi, il primo deputato originario dell’Africa subsahariana. Secondo perché il suo gesto o meglio la spiegazione con la quale lo motiva suscita tante perplessità. Terzo perché non è dato sapere se l’approdo al PD comporta le sue dimissioni da parlamentare eletto con IDV. Ma questa zona d’ombra sulla sua vicenda è quanto meno imbarazzante. Su questa vicenda sono stato interpellato da molti. Persone che sanno più o meno del mio rapporto personale con Touadi. Molti tra gli africani che avevano firmato il sciagurato appello anti-Touadi durante le ultime elezioni politiche e con i quali ho polemizzato. Dunque, quando sono stato interpellato sulla vicenda, non sapevo neanche cosa fare. Se continuare a difenderlo, in quanto fratello, da insinuazioni (voltagabbana, opportunista, vassallo ecc..) oppure sorvolare come ho fatto, nascondendomi dietro frasi fatte del tipo la politica è politica, ognuno è libero di fare le proprie scelte ecc.. Ma man mano che ricevevo telefonate al riguardo, il mio disagio cresceva. In me sorgevano interrogativi che, al di là di Touadi e del suo gesto, richiamavano la mia coscienza di uomo, i miei valori. Come dire una riflessione sul mio attegiamento, sul senso di pudore che quasi come un tabù mi impediva di commentare liberamente questo atto pubblico. Mi immergo in un dubbio ontologico. E scopro insostenibile la leggerezza dell’essere! Dunque una serie di interrogativi del tipo: Perché dovrei difendere Touadi solo perché è un “fratello”? Può la fratellanza giustificare anche la difesa ad ogni costo di atti ripovevoli? che so, il comportamento di un dittatore piuttosto che di un mafioso o un politico violento che gioca sporco per il potere? Non sarà anche questo tipo di atteggiamento una forma di razzismo? Un altra faccia del razzismo! Orrore! No, non mi ci vedo. Non mi ci ritrovo nella prospettiva di accettazione acritica della “bontà razziale”? Non ci sto a cantare l”inno dell’omertà o ad assecondare forme di giustificazionismo fraterno degli amici o compagni che sbagliano. No! non mi ci vedo in questa veste. Non è questa la mia storia. Poi per uno come me che ha la fama di essere uno senza peli sulla lingua, questo senso di pudore, questo tabù è inespiegabile. Soffoca la mia libertà e mette in crisi il mio culto per la verità. Mi domando se vale anche nei confronti degli amici l’esercizio della libertà espressione, il diritto alla critica, l’autonomia del giudizio? Poi che cos’è che mi impedisce di esplicitare quel che penso? Perché mi astengo del giudizio? Mica sarei diventato un convertito al “politically correct” nella sua versione di “racially correct” o peggio che stessi perdendo la sincerità, il gusto per la verità? Mica avrei paura del giudizio di coloro che in questi casi declinano ogni cosa in termini di gelosia personale? Insomma un vero travaglio! E naturalmente non mi riferisco al mitico Marco. A proposito perché non dovrei, come Marco, chiamare le cose con i loro nomi. Ma davvero quando si tratta dei fratelli non bisogna operare la distinzione tra merda e cioccalto? Se così fosse allora diventerei solo un corpo senza anima. No! non posso perdere l’anima. E dunque viva la sincerità. Viva la libertà. Allora devo pronunciarmi liberamente, dire con sincerità la mia opinione con sincerità e senza captio benevolentia. Conscio del fatto che il confine tra personale e politico è a volte molto labile, mi auguro che Touadi non la metta sul personale. In ogni caso, al fratello dico che non mi è piaciuta la motivazione del suo gesto. Al netto della sua libertà di scelta, non condivido il suo approccio alla politica. Quello che trappella dall’argomentario cui ha fatto ricorso per spiegare il suo getso. Da lui certe cose non me le sarei mai aspettato. Ho sempre creduto alla politica alta! Ho sempre coltivato l’idea di una “sacralità” delle istituzioni. Non ho mai abbandonato il mio approccio “républicain” alle cose pubbliche. Pertanto mi risulta difficile accettare l’argomento usato dal fratello.  Al di là della sua personale indignazione per le “offese” alla sua sensibilità scaturite, a suo dire, dagli eccessi di Piazza Navona, e la “non-nettezza” delle prese di distanza da parte del partito che lo ha eletto, non mi convince la sostanza politica delle sue motivazioni. Touadi dice di aver fatto appello alla sua “coerenza” e  al dovere di “leatà” nei confronti di colui che lo “ha inventato politicamente”  cioè Veltroni. Dice di aver scritto una lettera a Di Pietro per significarli che la “rottura totale con Walter” non se po fà. Dunque questa occasione è buona per riconguingersi con il suo “creatore” politico. Dunque, questa è la sua coerenza, la sua lealtà! Forse si tratta di fede e perché no di devozione! Leggendo le sue dichiarazione avevo in mente l’immagine di un altro fratello: il mitico Milingo, l’ex-arcivescovo di Lusaka, l’uomo degli esorcismi. L’uomo nero che sfidò le gerarchie ecclesiastiche perché voleva ricongiungersi con il suo Signore, senza intermediazioni. Per questo aveva sposato Maria Sung destando scandalo nel mondo cattolico. Dunque, al di là della somiglianza fisica, quello di Touadi mi ha ricordava il comportamento di Monsignor Milingo. Touadi afferma che Veltroni è colui che lo ha creato (politicamente parlando). Perché l’ha voluto al comune di Roma! Ma mi domando se quel che Touadi scriveva sui giornali e diceva nelle conferenze aveva un valore politico o no? Personalmente ho sempre considerato queste cose non come un esercizio meramente intelletualoide, ma degli atti degni di un vero impegno poltico. Dunque dire che Veltroni è il suo “dio” politico non mi trova d’accordo. La politica non può esaurirsi nella presenza dentro le istituzioni. Poi resta di sapere del perché non si è candidato con il PD, il partito di cui il suo “dio” politico è segretario. Poi che cosa intende quando parla di ritorno all’identità da parte di Italia dei valori? Che tipo di identità attribuisce al PD? Solo l’essere il partito del suo “dio” politico? Dunque il PD sarebbe Veltroni? Nasce e finisce con il suo leader? Se questo è l’approccio di Touadi alla politica mi domando che cosa ci stava a fà lì nelle liste dell’IDV? Tante domande che andrebbero chiarite! Quando parla poi di lealtà che cosa vuol dire? che è pronto a restituire il seggio occupato? Per lealtà e coerenza! Oppure la lealtà non vale per Di Pietro e per gli elettori che hanno contribuito alla sua elezione?  Se lealtà e coerenza sono valori cui si riferisce allora dobbiamo aspettare le sue dimissioni da deputato? Cosa comporta la sua adesione al PD? Un’adesione al gruppo parlamentare oppure come Ercules all’avventura in un nuovo percorso nell’Olimpo della militanza? Staremo a vedere! Fin d’ora posso dire che, se la sua scelta è solo un trasloco da un gruppo parlamentare ad un altro, non è bella questa asimmetria dei valori. A proposito di lealtà, un conto è dimettersi da IDV e approdare al PD (scelta legittima), un altro è farsi baffo degli elettori che ti hanno eletto. Dunque per coerenza e senso di lealtà Touadi dovrebbe dimettersi da parlamentare. Gli giuro che ciò non impedisce in nulla la possibilità di continuare a fare politica nel PD. E forse il suo contributo sarebbe anche prezioso sui temi dell’immigrazione considerando la deriva sicuritaria nel paese che proprio il segretario del PD ha lanciato aprendo la strada alla deriva razzista. Lo sdoganamento del razzismo in quell’ottobre del 2007 è una faglia che difficilmente si risolverà. Non basta la sua presenza simbolica per salvare la coscienza ai razzisti per bene. In questo senso nel PD Touadi avrebbe un lavoro enorme da fare. Infine voglio ribadire che non condivido questo accento personalistico della politica, per cui una rottura con Veltroni è insostenibile. E il merito dov’è? No! fratello non sono d’accordo. Il merito conta. E walter non ha il monopolio della ragione. Gli capita di sbagliare come quando sulle colonne di Repubblica aveva dato ragione a Poverini, il famoso elettore di sinistra che ci ammoniva della sua conversione razzista solo perché testimone di un atto di maleducazione da parte di una ragazza nera. Oppure quando in seguito al barbaro assassinio di Francesca Reggiani dichiarò “il problema sono i rumeni” criminalizzando tutto un popolo. No a Walter non è concesso la dottrina di infallibilità. Il merito conta, i comportamenti vanno giudicati. Infine, nel fare gli auguri a Touadi per il  suo trasloco nel PD mi permetto di raccomandargli di portarsi le problematiche di cui soffrono molti frattelli immigrati e di fare in modo che non siano carne da macello per il consensualismo. Sarebbe un’ottima base di partenza per una militanza attiva fuori dal Parlamento. Altrimenti  le insinuazioni che gravano sulla sua persona si confermerebbero. E per chi ha sempre creduto in lui sarebbe un peccato scoprire che in lui vive una sorta di sindrome di “uncle Tom”. Dunque, Touadi, a mio avviso, farebbe bene a dimostrare la sua diversità, non di natura fenotipica, ma sui valori morali ancora prima che politici. Questione di fede!

 

 

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Written by Aly Baba Faye

11 luglio 2008 a 20:46

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